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Inquinamento nucleare PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Lunedì 16 Aprile 2018 00:00


nelle acque lucane

Inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Sono i reati ipotizzati nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza che venerdì scorso ha sequestrato tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico dall'impianto nucleare Itrec di Rotondella (Matera). L’ordinanza “preventiva” serve ad evitare che continui lo scarico nel mare Jonio di acqua contaminata proveniente dal sito  il cui smantellamento potrà proseguire.
In seguito al referendum sul nucleare, l’ex centro di ricerca Enea di Rotondella è stato avviato alla fase di decommissioning. Alla Sogin è stato affidato l’incarico dello smantellamento e del monitoraggio dell’area circostante.
• IL SEQUESTRO
Il sequestro riguarda anche l'impianto "ex Magnox", che si trova nella stessa area. Le indagini sono cominciate dal "grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche" - cromo esavalente e tricloroetilene, che sono cancerogene - in cui si trova la falda acquifera sottostante il sito nucleare. Le sostanze sono usate per il riprocessamento di barre di uranio-torio. Secondo le risultate dell'inchiesta, l'acqua contaminata "non veniva in alcun modo trattata": attraverso una condotta, "dopo aver percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare Jonio". Di conseguenza, "in via d'urgenza" la Procura distrettuale di Potenza ha disposto il sequestro, eseguito dai carabinieri del Noe. Lo smantellamento dell'Itrec "obbligherà" comunque "i responsabili dei siti - sotto la diretta vigilanza della Procura della Repubblica di Potenza - ad adottare le indispensabili misure a tutela dell'ambiente e della salute pubbliche che fino ad oggi non erano state prese".
• IL SINDACO
La notizia ha subito destato le preoccupazioni dei cittadini, degli operatori turistici della costa ionica e degli imprenditori agricoli. Appena ricevuta la notizia attraverso gli organi di stampa il sindaco di Rotondella Vito Agresti si è recato sul posto per verificare la situazione. “Ho piena fiducia nella magistratura – afferma - Qui abbiamo due questioni da affrontare, una è la messa in sicurezza dell’impianto e l’altra è l’inquinamento rinvenuto per sostanze chimiche. Stiamo monitorando il territorio. Due giorni fa si è tenuta una Conferenza di servizio proprio per l’ampliamento della rete di protezione per autorizzare i lavori di bonifica da sostanze chimiche. Dalle analisi Arpab non mi sembra ci siano problemi. A Rotondella abbiamo rilevato anche dei miglioramenti dell’area, grazie al monitoraggio quotidiano dell’Arpab. Sto aspettando informazioni precise sia dalla società sia dalle istituzioni preposte al controllo, Arpab e Ispra”.
• LA SOCIETA'
Intanto la società rassicura che "l'analisi di rischio avviata nel 2015 e approvata il 10 aprile 2018 dalla Conferenza di Servizi e in attesa dell'ultimo parere dell'ente provinciale, ha individuato come probabile fonte primaria di contaminazione una sorgente esterna al perimetro delle attività di Sogin" e che "si è in attesa delle determinazioni per procedere all'avvio delle attività di bonifica". La Sogin informa anche che "la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza le ha notificato il decreto di sequestro preventivo riguardante il bacino di raccolta acque dell'Itrec (gestito da Sogin), costituito da tre vasche aperte all'interno dell'area di proprietà Enea; la condotta di scarico a mare, in gestione a Sogin; il serbatoio interrato e relativa condotta in ex area Magnox, all'interno dell'impianto in area Enea, non in gestione a Sogin". Infine le strutture sequestrate in gestione a Sogin "sono utilizzate, secondo quanto previsto nel Rapporto finale di sicurezza della licenza di esercizio, per emungere, convogliare e quindi scaricare l'acqua di falda soggiacente il sito per evitare che la stessa interferisca con le strutture dell'impianto".La Sogin ricorda che "nel 2015 le analisi di laboratorio sui campioni d'acqua di falda hanno evidenziato in alcuni punti il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) per alcuni parametri chimici, non radiologici (trielina, cromo esavalente, ferro, idrocarburi totali), rispetto ai valori massimi consentiti dalla normativa vigente". La società ha quindi "immediatamente attivato le procedure previste dalla normativa notificando, assieme ad Enea, agli Enti preposti (Prefettura di Matera, Regione Basilicata, Arpa Basilicata, Provincia di Matera e Comune di Rotondella) quanto riscontrato".
• LA STORIA DEI CAMPIONI CONTAMINATI
È il 9 agosto del 2017  quando Sogin consegna all’Arpa Basilicata i risultati delle analisi che ha eseguito sui campioni di suolo e di acqua di falda provenienti dal sito dell’Enea. In diversi pozzi di prelievo si registrano concentrazioni di metalli e idrocarburi ben oltre la soglia di legge. In particolare il tricoloroetilene arriva a superare fino a 500 volte la soglia prevista. Nel rapporto dell’Arpab per il 2017 si legge, inoltre, che l’eccesso di cromo VI (13 µg/l contro un massimo di 5 µg/l), segnalato da un piezometro al confine dell’area Enea (SP35), a valle del complesso, rende “necessario ed urgente predisporre una tempestiva sicurezza operativa per le acque sotterranee al fine di scongiurare la migrazione del cromo esavalente verso l’esterno del sito”. È subito allarme. Il 14 settembre l’Azienda sanitaria di Matera (ASM) scrive al sindaco di Rotondella pregandolo di vietare ai residenti di estrarre l’acqua dalla falda. Il giorno seguente il Comune vara l’ordinanza  e convoca una riunione d’urgenza per 19 settembre.
Anche in quella occasione Sogin fece sapere che “le sostanze rinvenute nella rete di monitoraggio delle acque della falda superficiale non sono in alcun modo riferibili alle attività di decommissioning e gestione dei rifiuti radioattivi che, dall’agosto 2003, Sogin svolge nell’impianto Itrec di proprietà Enea”.
Sogin spiegò che la società non era "responsabile dell’inquinamento poiché la sorgente primaria, potenzialmente attiva, è costituita da un impianto che era ubicato nell’area del Centro ricerche dell’Enea, attualmente in disuso, il cui processo industriale comportava l’utilizzo di trielina ed acido cromico. Nell’anno 2015, dalla rete di monitoraggio sono emersi valori anomali di alcune sostanze. Conseguentemente, Sogin ed Enea hanno presentato la prescritta comunicazione alle competenti autorità” e “nell’ambito della Conferenza di Servizi, a fine dell’anno 2015, Sogin ha assunto, sempre volontariamente, l’onere di redigere e realizzare il piano di caratterizzazione, come definito dalla conferenza stessa". All’esito della campagna di monitoraggio ambientale, Sogin aveva inviato "con tempestività, nella prima metà di agosto 2017, i risultati ad Arpa Basilicata. Gli esiti della indagine di caratterizzazione, trasmessi da Arpa Basilicata agli enti competenti confermano quanto emerso già nel 2015, quando Sogin denunciò per la prima volta questi valori anomali. Le analisi di laboratorio sui campioni prelevati hanno evidenziato, in alcuni punti, il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per alcuni parametri chimici, non radiologici, rispetto ai valori previsti dalla normativa vigente”.Il 4 giugno del 2015, in effetti, un rilievo eseguito nello stesso posto aveva già mostrato la presenza di tricloroetilene e cromo esavalente in concentrazioni superiori a quelle consentite, a cui è seguito il piano di caratterizzazione ambientale e il piano di analisi ambientale del 2016.
• L'INTERVENTO DELLE ASSOCIAZIONI
Solo qualche giorno fa le associazioni Cova Contro, Movimento “Policoro Futura” e Mediterraneo No triv hanno inviato una comunicazione alla Sogin, ad Arpa Basilicata, a Ispra, alla Regione Basilicata e alla Prefettura di Matera per interrompere le attività di taglio del monolite nell’Itrec di Rotondella chiedendo chiarimenti sia “sulle analisi radiochimiche sul percolamento di liquido radioattivo dal monolite dell’agosto 2014”  sia sulla “conformazione delle falde sotto tutto il sito Itrec”, oltre al  piano di emergenza esterno che non sarebbe stato aggiornato. Le stesse associazione, dopo la diffusione dei dati Arpab, avevano anche fatto formale richiesta di accesso agli atti.

 

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