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Il falso bene ha bisogno di spauracchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Segatori (electoradio.com)   
Giovedì 07 Giugno 2018 00:22


La Giunta Regionale del Friuli-Venezia Giulia si è tolta dalla Rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni antidiscriminazione per orientamento sessuale e identità di genere (Re.a.dy), sottolineando che leggi in tal senso ci sono e non è necessaria questa continua campagna informativa dalle prime scuole, con un carattere di indottrinamento e di condizionamento.
In contemporanea, viene attaccato il Ministro Lorenzo Fontana per avere auspicato più bambini e meno aborti.
Insomma, come le iene ridono e si aggirano attorno alle carcasse, così la sinistra progressista, dove c’è morte, lordura, perversione, masochismo e altre deformazioni anche della realtà, gode.
Come ha scritto Philippe Muray, autore di questo titolo: “Mai come oggi il Bene ha avuto bisogno del Male. Il finto Bene ha bisogno di spauracchi”, e questi spauracchi sono rappresentati dal Fascismo, dal razzismo, dalla discriminazione e da altre invenzioni radical-chic.
Il commovente pensiero debole, per il quale nulla ha valore se non la singola interpretazione del fatto e l’egoistica gratificazione di qualsiasi voglia, pretende dagli altri - dai non omologati e pensanti - il patentino della bontà e della tolleranza.
E guai ad opporsi a queste agguerrite e ricattatorie minoranze, perché “la libertà di pensiero è [considerata] una malattia [e] chi non declama il catechismo collettivo è additato come pazzo”.
Negando la più banale realtà e la più spicciola legge di natura, il pensiero debole e unico, lautamente sovvenzionato dalle multinazionali, dalle banche di affari e dalla finanza transnazionale, pretende il livellamento di ogni differenza fino all’annullamento anche delle identità.
E chi meglio dell’androgino potrebbe rappresentare questa perversa società?
La patetica farsa di questa carnevalata sessual-retorica, ben coperta dall’ombrello onnicomprensivo della “Banca mondiale dei diritti dell’uomo” punta sempre poi a denunciare la decisione ideologica degli altri, come se la campagna contro la lesbo-omo-bi-transfobia non fosse supportata dall’ideologia, ma soltanto dall’amore e dalla comprensione.
Niente di più falso.
Innanzitutto perché è in corso da decenni una vera e propria trasformazione linguistica: basti pensare che in opposizione a ‘transgender’ non c’è il termine ‘normale’, o ‘etero’, ma ‘cisgender’, cioè colui che si sente in corrispondenza e in equilibrio con il suo attributo di natura e la sua correlativa organizzazione psichica.
E l’apparato linguistico è il primo dispositivo dell’ideologia attraverso il quale far passare idee e condizionare in maniera più o meno subliminale le menti. Poi, perché questa campagna di assuefazione delle coscienze e di obnubilamento della ragione, di una vera e propria decostruzione della realtà, fa parte della più complessa strategia mondialista la quale, vinta la globalizzazione finanziaria e la sovranità delle nazioni, ora ha l’ultimo ostacolo da superare per definitivamente festeggiare il Nuovo Ordine Mondiale: la risolutiva distruzione dell’identità e, con essa, della famiglia, per ridurre l’uomo a cosa omologabile, intercambiabile e, sostanzialmente, nullo, a-morfo, senza forma.
E così che la sinistra progressista, sostituendo il feticcio dell’internazionalismo proletario con il miraggio antropologico del diverso, istituisce tribunali mediatici per giudicare i livelli della tolleranza e dell’accoglienza in nome dell’amore universale.
Ma noi siamo all’erta, perché sappiamo come “sono sempre state le peggiori carogne a presentarsi con il cuore in mano”.

 

 

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