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Scritto da corriere.it   
Giovedì 28 Giugno 2018 00:01


Nel senso che in Italia ti salvi se risiedi in qualche regione

 

Sono uno strumento per la presa in carico del paziente oncologico, dal momento in cui riceve la diagnosi di tumore all’accesso alle terapie, e lungo tutte le fasi della malattia. Laddove le reti oncologiche regionali funzionano e sono attivi i pdta, ovvero i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, i pazienti colpiti dal cancro guariscono di più rispetto al resto d’Italia, possono accedere alle cure migliori con trattamenti uniformi sul territorio senza spostarsi dal proprio domicilio per affrontare i viaggi della speranza, gli ospedali sono utilizzati solo per le terapie più complesse, e le liste di attesa sono dimezzate. E c’è anche un minor spreco di risorse per il servizio sanitario. Eppure, le reti oncologiche ad oggi sono attive solo in sette Regioni. Per cercare di armonizzare i pdta e le reti esistenti e spingere anche per la creazione delle reti nelle Regioni dove ancora non esistono, un gruppo di oncologi, con un ruolo chiave nelle reti regionali già operative, ha creato una futura “Rete delle reti” attraverso il progetto Periplo onlus. Il punto sulle reti regionali e sui passi futuri è stato fatto in occasione del tavolo tecnico “Periplo Incontra”, svoltosi a Roma, col supporto non condizionante di MSD.

Migliorare l’intero percorso di assistenza

«Con questa iniziativa - spiega il presidente di Periplo, Pierfranco Conte, direttore della rete oncologica Veneta e direttore della divisione di oncologia medica 2 all’Istituto Oncologico Veneto - vogliamo rendere l’intero percorso del paziente oncologico di migliore qualità e omogeneo sul territorio nazionale, riducendo anche la migrazione sanitaria, attraverso il confronto dei percorsi assistenziali tra le Reti esistenti in modo che possano essere applicati, già pronti, in quelle future, considerato che tutte le Regioni dovranno provvedere nel più breve tempo possibile ad attivare le Reti e i pdta. In sostanza - continua Conte - la rete deve funzionare e fornire dati utili. Una volta definito il pdta e resi rilevabili e omogenei gli indicatori di efficienza, sarà possibile anche stimare il costo vero di un paziente, riferito alla propria patologia oncologica. Abbiamo concluso il percorso di lavoro nell’ambito del tumore del seno, ora è in corso quello sul tumore del polmone, l’altra grande area oncologica dove negli ultimi anni si sono registrati i maggiori passi avanti nelle terapie».

Regioni virtuose e alleanza AMORe

Ad oggi sono attive sette reti in otto Regioni: Piemonte e Valle D’Aosta (unica rete), Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento e Lombardia (in attesa di riorganizzazione e della nomina del referente regionale da oltre un anno). Invece, le reti risultano solo sulla carta in Sicilia, Lazio, Calabria, Sardegna, Basilicata. Mancano notizie dettagliate sul loro avvio nelle Marche, nella Provincia autonoma di Bolzano, in Molise e in Friuli Venezia Giulia, mentre in Emilia Romagna, al momento, esistono la rete regionale dei centri di senologia e la rete oncologia Romagna. In Campania e Puglia le reti sono state deliberate e sono ai nastri di partenza. «In Campania sono stati definiti 13 Pdta che coprono il 75 per cento delle patologie tumorali, approvati con decreto regionale, cui si affianca un progetto con tutti i farmacisti regionali per ottimizzare i consumi dei farmaci immunoterapici - spiega Attilio Bianchi, che dirige l’Istituto Pascale di Napoli -. Abbiamo creato una piattaforma informatica che consente, a regime, di seguire, attraverso il case manager, tutti i pazienti in trattamento, e di garantire la presa in carico e la continuità assistenziale dai territori alle aziende di riferimento, e al rientro sui territori - prosegue Bianchi -. Abbiamo stretto anche una alleanza di collaborazione tra Regioni, AMORe, acronimo di Alleanza Meridionale Oncologica in Rete, con la Puglia e la Basilicata, cui presto si aggiungerà la Calabria, una sorta di “Rete delle reti” del Sud Italia».

Modello per l’oncologia

«La rete è “il sistema”, l’unico, che il Ministero della Salute ha definito come il miglior modello per l’oncologia - precisa il vicepresidente di Periplo, Gianni Amunni, direttore operativo dell’Istituto Toscano Tumori e della rete oncologica Toscana -. Quindi, ora è necessario che le Regioni in cui la rete ancora non esiste si impegnino a costituirla, secondo criteri di compatibilità e omogeneità rispetto a quelle delle altre Regioni, in modo da poter entrare a far parte della rete delle reti nazionale. Periplo serve anche per questo: offrire un posto dove le esperienze già consolidate si confrontino con quelle in arrivo, definiscano le possibili collaborazioni e creino le condizioni perché non vi siano errori».

Facilitare la vita dei pazienti

«L’organizzazione per reti avrà l'importante ruolo di gestire gli spostamenti dei pazienti da Regione a Regione - spiega il segretario di Periplo, Oscar Bertetto, direttore del la Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta -. Per alcune forme particolarmente gravi di tumore (pancreas, esofago, sarcomi e altri tumori rari), infatti, alcune Regioni non potranno pensare di avere a disposizione tutte le competenze e le tecnologie per poterle affrontare. In questo senso un accompagnamento coordinato del paziente, in una struttura ad alta specializzazione di un’altra Regione, avverrà con tutte le informazioni corrette e necessarie. La collaborazione tra le reti potrebbe anche facilitare la vita dei pazienti tra territori confinanti».

Revisione delle Linee guida

In ottemperanza a quanto previsto dal Decreto ministeriale n. 70 del 2015 sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, l’Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha recentemente elaborato un documento di revisione delle «Linee guida organizzative e delle raccomandazioni per la rete oncologica». Spiega Alessandro Ghirardini, referente di Agenas per la revisione e il monitoraggio delle reti cliniche e lo sviluppo organizzativo: «Le linee guida sulle reti oncologiche delineate dal tavolo istituzionale, coordinato da Agenas, disegnano un modello omogeneo declinato in connessioni e nodi necessari a garantire al paziente oncologico, ovunque si trovi, equità di accesso alle cure e la sua precoce presa in carico, in particolare promuovendo tra i professionisti coinvolti la collaborazione e la sinergia nella diffusione di conoscenze e la condivisione collegiale di percorsi, valorizzando le migliori evidenze e le pratiche già disponibili in alcune realtà regionali. Altro aspetto saliente del modello designato - continua Ghirardini - è il totale supporto al paziente gestendo e risolvendo eventuali problemi burocratici, dandogli la possibilità di potersi concentrare e dedicare esclusivamente alle cure cui sarà sottoposto. Insomma, una rete con il paziente oncologico al centro».

 

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Giugno 2018 11:04
 

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