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Scritto da Adriano Segatori   
Martedì 17 Luglio 2018 00:15


sono pericolosissimi
Parlare di buonismo in tema immigrazione è come sparare sulla Croce Rossa. Attaccare i decoratori con i gessetti colorati, i bambinoni con le barchette nelle fontane o gli indossatori delle camicie rosse è un’azione ormai vile perché questi bizzarri scherzi della natura fanno più schifo che spavento.
Terribile, invece, è il comportamento delle istituzioni, italiane in particolare ed europee in generale, di fronte alla drammatica invasione in atto e all’esplosiva pericolosità nelle enclaves già da tempo stanziali nei diversi territori.
Cominciamo con una metafora generica per inquadrare l’argomento.
«Il medico pietoso rende la ferita infetta», avvertiva un grande clinico chirurgo dello scorso secolo, ammonendo come certe attenzioni determinate più dal sentimento e da una distorta sensibilità che non dalla valutazione reale di una situazione oggettiva portino solo danno nella mancata risoluzione del problema. Risoluzione che al di là del dolore immediato e della radicale decisione ha come scopo il benessere, in questo caso della persona, e con esso una guarigione ed una migliore aspettativa di vita.
Questa indicazione operativa con la finalità di salute dovrebbe essere trasporta a quel bene se vogliamo superiore, trascendente il singolo, e che interessa una intera comunità. Ma non sembra sia così. Anzi, certe posizioni politiche che si evidenziano nel trattare la questione migratoria sembrano andare esattamente nella direzione opposta.
In un saggio interessante di Guido Olimpo intitolato “Terrorismi”, ci sono alcuni spunti molto interessanti che chiariscono il concetto medico esposto e, soprattutto, portano ad una argomentazione politica di estrema importanza a riguardo della sicurezza e della prevenzione e in riferimento all’ordine pubblico.
Ecco alcune chicche: su millecinquecento ordini di espulsione, in Francia, ne sono stati eseguiti solo centoundici nel 2016; sempre in Francia «le cifre dei potenziali sospetti di terrorismo sono spaventose… quasi ventimila nel 2017»; «i jidhaisti sputano sui nostri sistemi, li dileggiano e li vogliono distruggere»; Youssef Zaghba, uno dei tre attentatori del London Bridge viene fermato e rilasciato all’aeroporto di Bologna, dove vive la madre, poi a Londra sempre rilasciato; i due attentatori alla stazione di Parsons Green di Londra, un siriano ed un iracheno, erano accolti «in una casa famiglia che ha dedicato la vita ad assistere il prossimo; a riguardo della vita integrata con comportamenti anche trasgressiva nel cibo e nelle bevande, l’attentatore siriano ha detto «Dio lo sa e loro non lo sanno», riferendosi alla tattica di dissimulazione per nascondere le strategie di morte, «una tattica già emersa fin dagli anni novanta tra gli estremisti nordafricani».
Riassunto: sono più di vent’anni che si riconosce il pericolo del terrorismo islamico; si è a conoscenza della loro infiltrazione attraverso il metodo degli sbarchi e non solo; si ha un monitoraggio piuttosto preciso delle loro intenzioni e dei loro spostamenti e, fino ad ora, le risposte sono nulle per efficacia giudiziaria e militare.
Passi l’untuosa e idiota bontà dei singoli apostoli dell’accoglienza, dei cascami sinistrorsi dediti a raccattare ogni rifiuto dell’umanità, dei masochisti cultori dell’amore verso il prossimo: hanno problemi, e anche gravi, di identità e di senso dell’esistenza. Passi anche il carattere ignobile degli attivisti, gli esaltati della diserzione per i quali il tradimento della Nazione lo hanno geneticamente impresso dai loro nonni e dai loro padri. Passi pure l’interesse mafioso delle cricche dell’ospitalità milionaria, degli sfruttatori degli schiavi e patetici operatori del sociale allogeno.
Quello che è incomprensibile - ovvero è comprensibile limitatamente per chi non ha buttato il cervello all’ammasso e ha integra la capacità di intendere e di volere - è l’assenza dello Stato nella gestione del fenomeno.
Ma la cosa è spiegabile con quello che potremmo definire ‘buonismo di Stato’, e che è riassunto proprio dal giornalista Guido Olimpio il quale, dopo la perfetta disamina della pericolosità e della gravità della situazione terroristica afferma: «Garanzie, rispetto del cittadino, prerogative irrinunciabili in uno Stato di diritto, assumono la funzione di scudo dietro al quale si nascondono gli assassini. Guai a sacrificarli in nome della sicurezza, come qualcuno auspica».
A leggere queste righe le sensazioni sono diverse, e vanno dalla percezione della presa in giro in attesa di una più seria sorpresa, alla necessità di un Trattamento Sanitario Obbligatorio per la salute di lui e della comunità intera. Però, quanto espresso, trova conferma nella realtà quotidiana.
Siamo all’interno di un sistema affetto da un buonismo criminale che ammette la sua debolezza favorente i terroristi che vogliono distruggerlo, ma non concepisce una reazione di contrasto efficace perché sconveniente rispetto al suo ideale democratico, anche se masochista e mortifero.
Non posso che confermare, quindi, quanto già espresso in altri tempi e in altri luoghi: lo Stato non esiste, e non esiste perché mancante del senso della Nazione e anche della minima volontà sovrana.
«Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione», afferma Carl Schmitt, e solo in questi termini è possibile intervenire nel dramma che stiamo collettivamente vivendo. Ormai non è più una emergenza la quale, per definizione, ha un tempo ed un percorso definito, ma una alterazione strutturale e premeditata della vita del singolo e della società di appartenenza.
Gli assassini sono tra noi, lo dicono gli esperti e lo rivendicano gli stessi terroristi. I fallimentari diritti e le scellerate tutele devono essere sospese per il futuro nostro e delle generazioni a venire. La «clase de habladores y de conversadores», per riferimento a Donoso Cortes, deve chiudere finalmente la bocca, finirla con le chiacchiere e le disquisizioni da azzeccagarbugli, e stabilire - tanto per fare un esempio - che la Marina Militare è a difesa delle acque territoriali, e non la tassista di finti profughi e reali schiavi.
È in gioco il destino della Nazione, e la Storia futura chiederà il conto di questo ennesimo tradimento.
Per finire, una esortazione con le parole del compagno Guccini: "Da chi ti paradisa dicendo ‘è per amore’ / libera nos Domine"

 

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