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Scritto da Administrator   
Martedì 24 Luglio 2018 00:06


Il populismo non riesce proprio a liberarsi dalla tutela

Il viaggio di Viktor Orban in Israele getta una luce particolare sul leader ungherese, che trova un’accoglienza fredda dell’opinione pubblica e della stampa ma calorosa da parte del premier Benjamin Netanyahu. Nonostante le accuse di antisemitismo rivolte nei confronti del premier ungherese, il suo viaggio è stato invece caratterizzato da una forte intesa con il suo omologo israeliano. E molti vedono delle importanti analogie fra la destra nazionalista ungherese e quella israeliana, rappresentata appunto dai due attuali capi di governo.
Netanyahu e Orban, un rapporto antico

Netanyahu e Orban hanno molto in comune. Come ricordato dal quotidiano Haaretz, entrambi i leader nascono politicamente negli anni Novanta ed entrambi sono stati i premier più giovani della storia dei rispettivi Paesi quando furono eletti. Entrambi hanno perso le elezioni dopo la prima volta rimanendo per circa un decennio fuori dal governo. E tutti e due hanno riconquistato la guida dell’esecutivo per tre mandati consecutivi.

Le similitudini si notano anche in altri elementi che caratterizzano i loro governi. I due leader governano nazioni piccole, con una popolazione intorno ai nove milioni di abitanti. E questi due Paesi, con storie radicalmente diverse, hanno ottenuto nel tempo una posizione di fondamentale importanza nelle rispettivi regioni. E i loro leader, appunto Netanyahu e Orban, hanno raggiunto un livello di importanza politica che li rende le spine nel fianco delle maggiori potenze coinvolte nelle rispettive aree di competenza.

Il capo di governo israeliano che incontra Vladimir Putin e Donald Trump e detta le condizioni per la Siria e l’Iran. Il premier ungherese, invece, è diventato l’uomo forte dell’Europa orientale, in sostanza del gruppo di Visegrad, ma anche colui che, attraverso la questione migranti, ha cambiato il corso della politica europea.

Ma i loro legami si perdono negli anni. Entrambi hanno avuto come consulente Arthur Jay Finkelstein, repubblicano americano che ha costruito le campagne elettorali di gran parte dei leader della destra mondiale, dagli Stati Uniti all’Europa orientale. Ed i partiti di riferimento, cioè Fidesz e Likud, hanno da molti anni contatti e scambi continui, anche a livello di imprenditori che ne fanno parte.
Israele, Ungheria e i rapporti difficili con l’Ue

Israele e Ungheria hanno in comune anche un difficile rapporto con l’Unione europea. Entrambi i Paesi hanno come maggiori partner commerciali i Paesi europei. Ma entrambi i governi sono attaccati da Bruxelles per motivazioni politiche.

Netanyahu per la questione palestinese e per il riconoscimento di Gerusalemme come capitale, che l’Ue boccia in quanto ritiene contraria al diritto internazionale. Orban è particolarmente inviso a Bruxelles e ad alcuni governi europei per la politica migratoria e per alcune scelte politiche sull’impronta che vuole dare all’Ungheria. Per certi versi, la nuova legge su Israele come Stato ebraico rappresenta un processo non troppo dissimile da quello intrapreso da Orban per affermare l’Ungheria come Stato etnico.

Entrambi i leader inoltre hanno un forte rapporto con Donald Trump. Gli Stati Uniti sono partner storici di Israele. E rappresentano per l’Ungheria un prezioso alleato politico e militare all’interno della Nato ma anche come elemento di rottura nei confronti dell’Unione europea.

Non è un mistero che Trump apprezzi sia Netanyahu che Orban. Sul primo ci sono innumerevoli interviste e incontri in cui si è reso evidente il rapporto privilegiato fra i due leader. Ma anche con il premier ungherese, Trump ha ottime relazioni, dovute sia al nemico comune (l’Europa a trazione tedesca e Angela Merkel) sia per la politica conservatrice e rivolta alla protezione dei confini contro l’arrivo di massa dei migranti.

L’obiettivo comune, cioè l’Unione europea, è qualcosa unisce questo particolare triangolo i cui vertici sono Israele, Stati Uniti e Ungheria. E il viaggio di Orban a Gerusalemme l’ha dimostrato in maniera inequivocabile. Così come l’hanno dimostrato i legami sempre più saldi fra il governo israeliano e i Paesi dell’Europa orientale. Il fatto che Netanyahu abbia definito il suo omologo ungherese “un vero amico di Israele” chiarisce che sulla questione antisemitismo, i primi a esserne disinteressati sono proprio i funzionari israeliani.

 

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