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Scritto da repubblica.it   
Giovedì 02 Agosto 2018 00:17


Il governo deve far cassa. Anche con i musei

Dopo l'estate elimineremo le prime domeniche del mese gratuite nei musei". Lo ha annunciato il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, nel corso della sua vista alla Biblioteca Nazionale di Napoli. "Le domeniche gratis - ha spiegato - andavano bene come lancio pubblicitario, ma se continuiamo così, a mio avviso andiamo in una direzione che non piace a nessuno. Per l'estate non cambia nulla, ma poi le cose cambieranno". La gestione, nella sua visione, passerà ai singoli musei: " Ho ascoltato i direttori, registrando un'opinione unanime sulla necessità di superarle. Per questo motivo ci stiamo orientando nella decisione di abolirle. Lascerò loro maggiore libertà, se vogliono mettere una domenica gratuita non c'è niente di male, ma quando obbligo a farla non va bene".
"Penso ad esempio - ha aggiunto Bonisoli - a Pompei: chi ci va a novembre? Magari la prima o tutte le domeniche di quel mese si può aprire gratis perché non c'è tanta gente. Il problema è quando si viene costretti dal ministero ad aprire la prima domenica di agosto, con migliaia di turisti stranieri che arrivano e pensano che gli italiani sono pazzi perché li fanno entrare gratis". E ancora: "Se uno pensa di pagare una cosa e improvvisamente diventa gratis sembra un pò una fregatura: portare avanti questo progetto ben oltre il periodo per cui era stato pensato non va bene".

Idee, queste, non nuove: il ministro aveva annunciato la sua ipotesi di abolire le prime domeniche del mese gratuite già in Parlamento. Stavolta, però, è stato più esplicito e articolato, nel bocciare il progetto che è stato uno dei fiori all'occhiello del suo predecessore, Dario Franceschini. Progetto che, ricordiamolo, ha avuto sui grandi numeri molto successo, con un aumento di visitatori in tanti splendidi luoghi d'arte del Belpaese. Nell'elenco dei 480 musei coinvolti - tutti statali (elenco completo) - ci sono la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo vinciano, il parco archeologico del Colosseo, le terme di Caracalla, Ostia antica, gli Uffizi a Firenze e Pompei, solo per elencarne alcuni.
E infatti, non a caso, a stretto giro è arrivata (via Facebook) la replica di Franceschini.  "In questi mesi - ha scritto - ho scelto di non parlare del ministero che ho guidato per 4 anni e di non commentare le scelte e i programmi del mio successore. Ma questa volta non posso tacere perché le domeniche gratuite non sono una cosa che riguarda me un fatto culturale e sociale che ha coinvolto circa 10 milioni di persone dall'estate del 2014 ad oggi, centinaia di migliaia da Sud a Nord ogni volta, gran parte delle quali è andata in un museo per la prima volta nella vita portandoci i figli o i nipoti. Perché smettere, ministro Bonisoli? Ci ripensi. Le cose giuste e che funzionano non hanno colore politico. Non faccia pagare un desiderio di discontinuità politica alla cultura e agli italiani". Poco dopo, con i giornalisti, è stato ancora più tranchant: "Abolirle non ha alcun senso logico".

Critiche sono arrivate poi dal segretario del partito di Franceschini (il Pd), Maurizio Martina: "Solo nel 2017 più di 3,5 milioni di persone hanno potuto visitare gratis il nostro patrimonio artistico e culturale. Vogliono le bellezze d'Italia solo per pochi e non come bene pubblico. È già pronto lo slogan: meno cultura per tutti". E dall'ex premier Matteo Renzi: "Hanno azionato la ruspa contro la cultura.  E per prendere le distanze dal governo dei mille giorni, fanno un dispetto agli italiani, non a noi. E ti dicono: si va avanti anche senza le domeniche al museo. Vero, ma si va avanti un pò più poveri dentro". Contraria anche Mariastella Gelmini, capogruppo Fi alla Camera: "Trovo profondamente sbagliata l'idea: non vorremmo che il governo del no alla Tav, all'Ilva e alle grandi opere, diventi anche il governo del no alla cultura".
A difesa del ministro, invece, sono intervenuti parlamentari M5s delle commissioni Cultura di Camera e Senato: "Il superamento dell'iniziativa, annunciato dal ministro Bonisoli già in sede di audizione in commissione, significa farsi carico delle criticità e individuare soluzioni più efficaci e razionali concordate insieme ai direttori delle strutture. Il metodo dell'ascolto e della partecipazione viene confermato, dunque strumentali e sterili appaiono le polemiche seguite all'annuncio".



 

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