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Quando le donne avevano la coda PDF Stampa E-mail
Scritto da la verità   
Mercoledì 26 Settembre 2018 00:16

 

Cacciato dai giornali universitari per aver scritto che «le donne non hanno il pene». La ragione dell’epurazione? Quel commento è stato bollato dai gruppi Lgbt come transfobico, cioè discriminatorio verso transessuali e transgender.
È accaduto ad Angelos Sofocleous, postgraduate student (l’equivalente nel mondo anglosassone del nostro laureando magistrale) in filosofia e psicologia all’Università di Durham, nel Nord dell’Inghilterra, a poco più di 100 chilometri dal confine con la Scozia. Si tratta di uno dei più gettonati atenei britannici, entrato nel 2012 nel Russell Group, una rete che riunisce ventiquattro istituti d’eccellenza paragonabile all’Ivy league statunitense. Il Free speech university rankings, il rapporto sulla libertà di parola nei campus britannici redatto dal magazine online Spiked, assegna all’Università di Durham il colore giallo, che identifica quegli atenei in cui l’intervento dall’alto ha limitato la libertà di parola. In queste condizioni vivono il 40% dei centoquindici istituti investigati. Rossi, dove invece le idee scomode vengono censurate, sono invece il 54%. Il restante 6% è verde, colore che identifica la piena libertà di parola.
Quest’episodio di censura nasce su Twitter, il social network su cui Sofocleous ha condiviso un articolo del settimanale conservatore The Spectator dal titolo «Is it a crime to say women don’t have penises?» («È un crimine dire che le donne non hanno il pene?»), con il commento «Condividi se pensi che le donne non abbiano il pene».
Il pezzo è firmato da James Kirkup, editorialista del giornale e direttore della Social market foundation, un centro studi liberale che negli anni Novanta si è avvicinato al Partito laburista di Tony Blair e Gordon Brown pur rimanendo agganciato all’ala centrista del Partito conservatore. Nel suo intervento, Kirkup racconta l’indignazione dei gruppi arcobaleno, arrivati a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, per alcuni adesivi che recitavano «Le donne non hanno il pene» e che sono comparsi in alcune città del Regno Unito, tra cui la capitale Londra e Liverpool.
A Sofocleous è bastato condividere quell’articolo per mettere in moto la macchina dell’epurazione. Il ventiquattrenne originario di Nicosia, Cipro, è stato licenziato sia dal giornale di filosofia dell’università, il Critique, di cui era vicedirettore, che dal magazine online dell’ateneo, The Bubble, di cui era direttore. Inoltre, è stato costretto a dimettersi da presidente dell’associazione Humanist students, un gruppo studentesco che promuove il dibattito filosofico, morale e scientifico in chiave umanista e laicista. In prima linea nella battaglia contro quel tweet di Sofocleous, poi cancellato, l’associazione Lgbt humanists, il cui ex presidente, Christopher Ward, ha poi bollato il commento come «orribile merda transfobica» e si è spinto fino a definire quel post «fattualmente errato». Siamo davanti a una battaglia tra umanisti e laicisti, e non, come ci si potrebbe immaginare, a uno scontro tra ultracattolici e atei arcobaleno.
A cacciarlo, come ha spiegato Sofocleous a La Verità, sono state due associazioni studentesche (quella di filosofia e quella del magazine). «La questione ora è sotto indagine da parte del sindacato studentesco di Durham», spiega il ragazzo, aggiungendo che «l’università non ha nulla a che fare con la faccenda».
A Sofocleous è stato offerto uno spazio per spiegare le ragioni del suo licenziamento anche sul sito dello Spectator, il giornale conservatore da cui tutto è nato. Nel suo intervento ha spiegato che il motivo fornitogli per il licenziamento da Critique è stato «aver sminuito le esperienze trans». La ragione, invece, della cacciata da The Bubble, era la richiesta di imparzialità: «Essere imparziale, tuttavia, significa non avere alcuna posizione. Almeno sul gender». Il ministro per le Uguaglianze del governo britannico, Penny Mordaunt, ha annunciato una consultazione del governo sul gender, sostenendo che il punto di partenza è che le donne trans sono donne. Ma chi non è d’accordo? «Nel mio caso», scrive Sofocleous in conclusione del suo articolo, «ho scoperto la dura verità: per chi non aderisce alla nuova ortodossia sul transgender, la punizione arriva veloce».
Per Sian Griffiths, capo della sezione educazione del Times di Londra, «questa è una storia allarmante. Le università e i giornali degli studenti sono luoghi in cui è sempre stato libero e bello esprimere punti di vista diversi». Sarebbe bello, oltre che un diritto, ma ciò non sempre accade, come spiega Sofocleous a La Verità. «Mettono a tacere le idee che non piacciono. Anche quelle, come ciò che ho scritto condividendo l’articolo di Kirkup, che sono verità biologiche». E un clima politicamente corretto che appare evidente nelle parole del nuovo direttore di Critique, Sebastian Sanchez-Schilling, che su Twitter si è detto «felice di annunciare» che la pubblicazione non avrebbe tollerato «femminismo radicale transescludente né si sarebbe piegata a certe pressioni».
Sofocleous sostiene che il suo caso «rivela un problema più ampio all’interno delle università del Regno Unito, dove gli studiosi hanno paura di pubblicare le loro ricerche o promuovere particolari temi che non rientrano nei severissimi limiti che il mondo accademico sta imponendo».
Decine di studiosi hanno espresso il loro sostegno e hanno anche ammesso di aver avuto esperienze simili nelle loro università, racconta il ragazzo, secondo cui «c’è una tendenza politicamente corretta nelle università del Regno Unito che ha un forte impatto sulla libertà di parola e sulla ricerca accademica. Purtroppo, sembra che questo stia diventando la regola che l’establishment vuole imporre. E passa dall’essere una tendenza a una cosa che viene applicata dall’alto».

 

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