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La ragazza provocava, aveva la minigonna PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Ferrara   
Giovedì 08 Novembre 2018 00:38


Ricordate? Ora le femministe ragionano così

“Tre degli stranieri accusati di aver ucciso Desirée nel palazzo occupato di San Lorenzo – attraverso i loro avvocati – hanno presentato istanza al tribunale del Riesame per chiedere la revoca o la sostituzione delle misure cautelari. Il tribunale della Libertà fisserà udienza nei prossimi giorni, forse già entro la fine della settimana.
Nei confronti di Mamadou Gara di 27 anni, del 43enne Brian Minteh e di Chima Alinno, 46 anni, la procura contesta i reati di omicidio, violenza sessuale e cessione di stupefacenti.
Stessi reati sono contestati a Yusif Salia, il cittadino ghanese di 32 anni attualmente detenuto a Foggia e per il quale il gip pugliese ha convalidato il fermo, anche se ora la Procura di Roma dovrà rinnovare la richiesta della misura cautelare al giudice per le indagini preliminari capitolino”.
Questa notizia è riportata in un trafiletto dal sito online di ”ImolaOggi”.L’unico sito che riporta la notizia.
Ora, aldilà delle normali questioni procedurali in materia penale che ci interessano relativamente, quel che balza agli occhi è che a due settimane dal feroce omicidio di Desirée, la vicenda sembra essere scomparsa dai radar mediatici.
Non solo non si registrano reportage sulla prosecuzione delle indagini che appaiono ancora lontane dal fare luce sull’intera vicenda e sulle responsabilità degli altri soggetti coinvolti, ma sembra emergere una forte volontà di “rimozione” del fatto da parte dell’intero apparato giornalistico italiano.
Eppure l’efferratezza del fatto, le dinamiche ancora da accertare interamente, il fatto che altre persone potrebbero dare un contributo utile a far luce su quanto successo a San Lorenzo quel maledetto 18 di ottobre , sembrano non interessare più di tanto i nostri cacciatori di “nera”, sempre attenti a mantenere accesi i riflettori su altri delitti, anche a distanza di anni.
Sorge il sospetto che la vicenda di Desirée sia da derubricare ad un delitto di serie B, maturato in torbidi contesti, si sarebbe detto una volta, dove tutti sono vittime e carnefici e dove tutti hanno delle responsabilità. Un “concorso di colpa” in termini assicurativi.
Di qui la vergognosa campagna stampa scatenatasi all’indomani dell’orribile scempio, tesa a dimostrare come la ragazza avesse intrapreso una via sbagliata che non poteva che portarla ad essere uccisa e stuprata, come sostenuto neppure tanto sommessamente da esponenti dell’intellighenzia “illuminta” come Lerner e Mughini o da esponenti di Potere al Popolo.
Ora l’unica “colpa “di Desirée, lo diciamo chiaramente, era di essere italiana e bianca e di essere stata stuprata ed assassinata da spacciatori irregolari di colore, ergo la nuova “categoria etico-sociale” protetta dall’ipocrisia solidaristica catto comunista che ancora impazza nelle redazioni dei grandi mezzi di comunicazione.
Non è un bello spettacolo quello che dà il mondo della cd informazione, che più che “informare” rimuove e censura quando i morti fanno più paura dei vivi, perché raccontano l’evidente fallimento del modello forzato di “integrazione” che gli italiani vivono sulla propria pelle, nel senso letterale del termine.

 

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