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Italia tiepida PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 11 Gennaio 2019 00:08


Niente pià passioni, neanche letali

I decessi per suicidio in Italia sono in diminuzione sia in valori assoluti sia in percentuale sulla popolazione. Il dato è contenuto nell'Annuario Istat 2018, relativo all'anno 2015.
Il trend, analizza lo psichiatra e direttore del Dipartimento di salute mentale Asl Roma 2 Massimo Cozza, è "chiaramente in calo: i suicidi sono infatti passati dai 4.291 nel 2013 (7,1 su 100mila abitanti) ai 4.147 nel 2014 (6,8 su 100mila abitanti) fino ai 3.989 del 2015 (6,6 su 100mila abitanti)".
I mezzi e le modalità più utilizzate sono l'impiccagione e la precipitazione (quasi un suicidio su due), e al terzo posto per gli uomini le armi da fuoco e per le donne l'avvelenamento.
"Si tratta di un dato in diminuzione - rileva lo psichiatra - che si inserisce in un quadro mondiale nel quale si evidenzia, dopo il picco dei suicidi nel 1994, un declino del 38% per un totale mondiale di 4 milioni di vite salvate, e per il quale vengono date spiegazioni economiche e sociali di differente lettura nei diversi continenti".
Anche il dato italiano è di difficile spiegazione: "Si possono fare solo delle ipotesi - sottolinea lo psichiatra - a partire dalla constatazione che nel triennio preso in considerazione c'è stata una costante crescita del Pil reale. Ma il dato fondamentale da considerare - precisa - resta la multifattorialilità del suicidio e l'unicità di ciascuna persona". I disturbi psichiatrici infatti, spiega, "sono solo uno dei tanti fattori di rischio per i comportamenti suicidari, tanto che è stato rivelato dall'analisi dei certificati di morte nel triennio 2011-2013 che solo nel 15,1% c'è stata le menzione di una malattia mentale".
Al contrario, in una recente metanalisi di 50 anni di ricerche scientifiche in questo campo sono stati individuati oltre 50 fattori di rischio, molti dei quali sono temporanei. Tra questi l'isolamento sociale e gli eventi stressanti.

 

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