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Scritto da ladige.it   
Mercoledì 23 Gennaio 2019 00:15


I canti di montagna? Troppo maschilisti, vanno effemminati!

Le canzoni popolari, specie quelle di montagna, sono maschiliste. Non tutte, chiaramente, ma alcune ricacciano la figura femminile in secondo piano e a volte la dileggiano. Troppo per non cercare di invertire la rotta e riportare anche il canto corale ad un «politically correct» dove venga garantita la parità di genere. Perché anche un aspetto culturale assai diffuso come la canzone dei gruppi vocali deve rientrare negli stilemi della società moderna. Di questo è convinto il presidente del coro Sant’Ilario Andrea Mardocchi, una delle eccellenze del settore. Che, non a caso, sta riordinando il repertorio del sodalizio inserendo brani al femminile.
«Penso sia giunta l’ora di far rispettare la donna anche nei canti corali. - spiega - Come coro Sant’Ilario stiamo lavorando ad un progetto, che andrà in scena a fine anno, sulle donne e sul femminicidio, una piaga che purtroppo è sempre più diffusa e che va combattuta con tutti i mezzi».
Ma davvero i canti popolari, specie quelli di montagna, sono maschilisti? «Alcuni decisamente, anche perché sono stati scritti in un’epoca dove la donna era relegata davvero ad un ruolo secondario. Ci sono pezzi popolari, classiconi del repertorio di tutti i cori, dove la donna è trattata male. I più non ci fanno caso perché sono abituati a cantare o ascoltare queste canzoni e il testo si ripete a memoria, senza pensarci e in modo goliardico. Penso a strofe che, per esempio, dicono “se ti trovo con un altro ti ammazzerò”. Non va più bene, la società è cambiata».
Il progetto di canti al femminile, al momento, è in fase embrionale ma sarà l’asse portante del 2019 del coro Sant’Ilario, quello dei festeggiamenti per i 40 anni di attività.
I classici del canto popolare corale saranno rivisti e corretti? «No, quelle sono canzoni tradizionali e non si possono cambiare. Possiamo però abbinare a quelle nuovi brani con testi che tutelano la donna. Lo spettacolo che stiamo studiando è proprio questo: far sentire la differenza tra canzoni popolari di 50-60-70 anni fa e quelle moderne. Soprattutto con pezzi nuovi che saranno scritti proprio da donne».
Canzoni che sostituiranno i cosiddetti «evergreen»? No, non sarà così. «Dobbiamo portare avanti le esperienze come coro, la tradizione non va persa ma troviamo giusto affiancare canzoni nuove firmate dalle donne. Nelle canzoni di montagna e in quelle popolari, d’altro canto, si parla sempre di uomini, sono loro i protagonisti. Questa tradizione, ripeto, non va cancellata ma dobbiamo renderci conto che la società è cambiata».
Insomma, il coro Sant’Ilario - dopo quattro decenni di successo popolare - vuole giocare la carta della società moderna e più rispettosa nei confronti di quello che un tempo si chiamava sesso debole. E questo è pure un modo per rilanciare la coralità che, par di capire, soffre un po’.
«I nostri cori, purtroppo, stanno perdendo un po’ alla volta pubblico. La tendenza è che c’è meno gente che ascolta i concerti e c’è una grande difficoltà dei giovani a venire a cantare, a garantire il ricambio generazionale. I cori cantano canzoni di 50 anni fa che ormai sono roba di nicchia; anche per questo è necessario modernizzare il repertorio per avvicinare nuovo pubblico».
Lo spettacolo che, come detto, sarà pronto per novembre sarà il primo progetto del nuovo maestro Federico Mozzi che è subentrato ad Antonio Pileggi.
Che sia proprio il coro Sant’Ilario a portare la parità di genere nella canzone popolare, poi, è l’ennesima conferma dell’eccellenza del sodalizio. Da quando è nato, nel 1979, ha sempre dimostrato di essere un passo avanti a tutti. A tal punto da arrivare ad esibirsi sul palco del Festival del Sanremo con Antonella Ruggiero (con il brano «Canzone fra le guerre»), in diretta radiofonica su Radio2, chiamato per cantare la sigla della trasmissione più seguita del palinsesto, «Il Ruggito del Coniglio» e perfino alla chiusura dell’Expo di Milano dove hanno intonato «Volare». Ora tocca alle donne essere celebrate nelle canzoni e alla cultura canora popolare combattere una singolare battaglia contro il femminicidio.

 

 

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