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Il diavolo di nuovo in Champions League PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Risé x la Verità   
Mercoledì 20 Febbraio 2019 00:27


Sempre più presente oggi

È tornato il diavolo. Solo ieri composti prelati ce lo presentavano come un «personaggio mitico» lontano dalla realtà attuale, e ora nella diverse chiese del mondo si scrivono nuovi manuali dell’esorcista per la liberazione dai demoni, che a quanto pare infestano numerosi le donne e gli uomini della tarda modernità. La credenza nel diavolo si accompagna (come è sempre accaduto) al ritorno della fede in Dio. Insomma si torna finalmente a credere nel bene e nel male. Ad ogni sondaggio su fedi e pratiche religiose infatti, il numero di chi dichiara di credere in Dio è da anni in costante ascesa; malgrado i grandi media si affannino a far credere il contrario. Gli intervistati ammettono che in chiesa ci vanno poco e niente, e spiegano che fanno così perché oggi nelle chiese si parla troppo poco di Dio, e troppo di economia, politica, spettacolo.

Studiare il male

Tanto è attuale il diavolo che per raccontarcene il ritorno ha scritto un libro Francis Young, ricercatore dell’università di Cambridge, dove è specializzato in storia delle credenze soprannaturali (Possessione. Esorcismo ed esorcisti nella storia della Chiesa cattolica, Carocci editori). Anche se del soprannaturale Young parla con distacco e oggettività professorali, il ritorno dei demoni sembra aver sorpreso il pur distaccato ambiente dell’università di Cambridge, abituata da secoli a non sorprendersi di niente, e ancor meno di diavoli e spiriti.
È un’onda lunga, quella che accompagna il ritorno del diavolo e di Dio, e comincia negli anni Settanta. Secondo Young la data emblematica è il 1971, quando lo scrittore William Blatty sconvolge il mercato editoriale mondiale con la pubblicazione del suo romanzo, L’esorcista, ispirato da un fatto reale: il difficile esorcismo a un ragazzo quattordicenne, guarito attraverso una dura lotta da un’incurabile forma di possessione diabolica. Il best seller genererà poi nel 1974 la gigantesca e accurata produzione hollywoodiana con lo stesso nome, diretta da William Friedkin con Linda Blair e Max von Sydow, che vincerà tutti gli Oscar di quell’anno e sconvolgerà il mercato cinematografico inaugurando un nuovo genere di film (1’«horror religioso»), alimentato anche con i suoi numerosi sequel. Con L’esorcista il diavolo entra in grande spolvero nella cultura popolare del Novecento, da cui era stato per tutto il secolo accuratamente tenuto lontano.
C’è entrato però perché era già molto presente nella vita quotidiana dell’uomo moderno, come provava la crescente richiesta di esorcismi sia in Europa che negli Stati Uniti. Nel resto del mondo, invece, pratiche e riti religiosi per liberare dai demoni cose, animali e persone non erano mai diminuite né scomparse. Il «processo di secolarizzazione», ci ricorda Young, che aveva rimosso dal 1700 in poi dalla vita dell’uomo il mondo del sacro, Dio e diavolo, il bene e il male, lasciando come unica divinità la scienza, è una specialità occidentale. Il resto del mondo non ci ha mai creduto ed è andato avanti con i suoi dèi, i suoi demoni e i suoi antenati, sempre presenti e considerati indispensabili per l’equilibrio della vita umana.
Negli anni Settanta però anche in Occidente si è riaperto il confronto spirituale con le forze sataniche. L’ex gesuita Malachi Martin ha sostenuto nel suo In mano a Satana che negli Usa l’ostilità dei vescovi cattolici a lottare apertamente contro il demonio aveva creato un vero e proprio mercato sotterraneo di esorcismi, con riti celebrati in soluzioni fai da te e al di fuori della gerarchia ecclesiastica. In effetti la forte domanda degli antichi riti - spiega Young - trasformò le antiche pratiche contro il demonio in un «prodotto spirituale, un’industria di servizi che ha finito con l’esistere senza bisogno di un legame formale con la Chiesa cattolica».
In questa ripresa di pratiche e rituali, cui si ricorreva dopo lo spesso inefficace ricorso agli psicofarmaci, Young riconosce l’importanza avuta dal lavoro pratico e dalle riflessioni teoriche da padre Gabriele Amorth, una delle personalità più rilevanti a livello internazionale nel movimento di rilancio e aggiornamento della tradizione delle pratiche demonologiche cattoliche, stupidamente derisa dalla provinciale intellighenzia italiana.
Amorth fu innanzitutto un uomo di fegato: entrò nelle resistenza a diciotto anni, nel Modenese dove la lotta partigiana non era uno scherzo, divenne comandante di battaglione, ed ebbe una croce di guerra al valor militare. A un giornalista che, quando era prete e esorcista famoso, gli chiese se non aveva paura del diavolo, rispose: «Io paura del diavolo? È lui che deve avere paura di me». E in effetti si dedicò a questa lotta per tutta la vita, con grinta, passione e competenza. Al Sunday Telegraph, nel 2000, dichiarò di aver praticato più di cinquantamila esorcismi, nel 2007 erano oltre settantamila, nel 2016 quando morì, chissà. Ma a parte gli interventi diretti Amorth fu uno straordinario organizzatore della «buona battaglia» (accompagnata dalla devozione a Maria Immacolata), condotta anche attraverso l’Associazione internazionale degli esorcisti, da lui fondata.
Amorth cercò di riportare la Chiesa cattolica a presidiare un campo, quello dei rapporti con il demonio, da cui si era in parte ritirata, malgrado la posizione impegnata dei Papi su questo terreno. Gli stessi Pontefici, infatti, ne ricordarono l’urgenza: Paolo VI dichiarò che il fumo del diavolo era arrivato fino in Vaticano, Benedetto XVI parlò da subito di «ripulire la sporcizia dalla Chiesa», e Francesco iniziò il suo pontificato ricordando il detto: «Chi non prega Dio, prega il diavolo».

Circo Milingo

Del resto non si poteva più fare finta di niente. Ormai si erano risvegliate pratiche, curiosità, conoscenze, che le persone e gli stessi nuovi movimenti (in parte ripresi dalle chiese protestanti) tendevano a gestire per conto proprio.
Uno dei casi lampanti della difficoltà di riacciuffare il demonio ormai in campo fu quello di Emmanuel Milingo, arcivescovo di Lusaka, nello Zambia. Milingo fondò nel suo Paese un «culto esorcistico» in cui fondeva il cattolicesimo con aspetti dei culti animistici locali. Dopo manifestazioni con grandi partecipazioni di massa, Milingo finì poi però con il rompere del tutto con la Chiesa cattolica e sposare una donna sudcoreana con il rito della Chiesa dell’unificazione, coreana. Anche in questa vicenda si vide come la liquidazione affrettata dei forti strumenti di contenimento demoniaco della tradizione cattolica, per puntare tutto sulla secolarizzazione ormai data per vincente, aprisse le porte alla confusione e al caos. Mentre in una situazione dove comunque gli incontri tra varie culture si facevano più frequenti occorreva conoscere bene i propri strumenti. Impossibile affrontare l’incontro con le altre religioni del mondo abbandonando le proprie armi. Soprattutto nel concretissimo campo della lotta al demonio e delle sue incursioni nella vita quotidiana.
La globalizzazione con le sue ristrette élites offrì poi nuovi terreni di sfida. La liberalizzazione degli scambi aprì nuove possibilità di grandiosi e veloci guadagni, assicurati anche da nuovi «patti con il diavolo» che garantivano enormi ricchezze in cambio dell’anima. Negli ambienti finanziari circolarono racconti su alcuni di questi patti (che coinvolsero il benessere di interi gruppi sociali), apparentemente confermati dalle drammatiche vicende personali e di gruppo successivi alla loro stipula. Fumi satanici circondarono (è noto) anche l’impiccagione nel 1982 del presidente del Banco ambrosiano, Roberto Calvi, sotto al ponte sul Tamigi detto dei Frati neri (Black friars).

Esorcisti cercansi

Oggi diverse università pontificie (come la Regina Apostolorum di Roma) hanno avviato corsi sull’esorcismo, e all’università di Navarra insegna la personalità di maggior spicco nel campo: José Antonio Fortea, allievo e continuatore di Amorth, persona di grande esperienza in campo demonologico. È sua la Summa demonologica che, ricorda Young, «segue consapevolmente stile e struttura dei manuali esoterici del 1600», prima della grande ubriacatura illuministica. È un lavoro che analizza natura e diagnosi della possessione, tenendo conto anche dei suoi aspetti psichiatrici. Anche Fortea (come molti uomini d’affari) crede nell’esistenza di patti satanici, settore in cui la ditta infernale sarebbe molto attiva.
Il diavolo è ormai da tempo nelle prime pagine dei giornali. Meglio che ne tenga conto anche la psicologia (anche se Emilio Servadio, fondatore con Cesare Musatti della Società psicoanalitica italiana, e della Società italiana di parapsicologia, e membro del Gruppo di UR con Julius Evola, lo sapeva già perfettamente negli anni Trenta del Novecento). Soprattutto, è importante che se ne ricordi la Chiesa. Senza illudersi che il Nemico abbia smobilitato. È sempre lì, e l’aspetta.

 

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