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Scritto da ilsole24ore   
Martedì 11 Giugno 2019 00:41


Famiglie, reddito e attività finanziarie

I giorni scorsi Istat e Banca d’Italia hanno pubblicato una serie di dati sulla ricchezza delle famiglie italiane, dai quali emergono alcuni aspetti interessanti. Anzitutto che la metà della ricchezza delle famiglie italiane è ancora rappresentata dalla casa. Le cosiddette “attività non finanziarie” cioè abitazioni, immobili non residenziali, apparecchiature, terreni, impianti, rappresentano i due terzi della ricchezza netta delle famiglie (6.200 miliardi di euro, di cui 5.246 miliardi di euro dalle abitazioni). Le attività finanziarie, cioè biglietti, depositi, titoli, prestiti, azioni, derivati, quote di fondi comuni, riserve assicurative e altri conti attivi, impattano sulle famiglie per 4.300 miliardi di euro.
Nell’ordine, il 48% della ricchezza del totale delle famiglie è oggi rappresentato dalla casa, il 12% dai depositi, il 9% dalle rendite delle azioni possedute, un altro 9% dalle riserve assicurative, il 6% da immobili residenziali, mentre tutte le altre voci incidono per meno del 5%. I terreni coltivati per esempio rappresentano mediamente il 3% della ricchezza delle famiglie italiane.
È importante precisare che questi dati riguardano solo i nuclei familiari. I dati sulle imprese non finanziarie (cioè esclusi gli istituti bancari) li racconteremo nella prossima puntata. A titolo di anticipazione, nel settore imprenditoriale sono aumentate le attività finanziarie delle imprese, mentre sono in calo quelle non finanziarie. A fine 2017 la ricchezza netta delle società non finanziarie è risultata pari a 1.053 miliardi di euro, poco più di un decimo rispetto alla ricchezza delle famiglie.
Quale ricchezza sta crescendo?
Il secondo dato è che le attività finanziarie delle famiglie sono sì cresciute, raggiungendo i 4.374 miliardi di euro a fine 2017, ma la loro incidenza sulla ricchezza netta è comunque inferiore a quella registrata in altre economie europee. Nel complesso nel corso del 2017 la ricchezza netta valutata ai valori correnti è aumentata dell’+1%, ma l’incremento riflette l’aumento delle attività finanziarie (+3,7%), che ha ampiamente compensato la riduzione delle attività non finanziarie (-0,7%), in diminuzione dal 2012, e l’aumento delle passività finanziarie (+1,4%).
La quota complessiva delle attività non finanziarie sul totale della ricchezza lorda era salita dal 57% al 65% dal 2005 al 2011 ma è scesa negli anni seguenti. All’interno del portafoglio finanziario si è registrato un aumento del peso sulle attività dei depositi (dal 10% al 13%) mentre si è ridotto il peso di azioni e altre partecipazioni (dal 12% al 10%) e, in misura maggiore, dei titoli (dall’8% al 3%).
Inoltre, negli ultimi dieci anni sono cresciute maggiormente le passività (+9,5%, dai 845 milioni del 2008 ai 926 milioni del 2017) rispetto alla ricchezza netta (+3%, dai 9.441 miliardi del 2008 ai 9.742 miliardi di fine 2017).
Primi per gap fra patrimonio e reddito
Terzo dato: l’Italia è il paese europeo con il gap maggiore fra patrimonio e reddito delle famiglie, che come è noto (pensiamo per esempio alle analisi di Piketty o di Stieglitz) è un indicatore di disuguaglianza sociale. La ricchezza  si produce e si accumula più velocemente a partire da un solido patrimonio rispetto al solo reddito da lavoro. A fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata 8,4 volte il loro reddito disponibile. In Germania appena 6 volte superiore, in Francia e Regno Unito meno di 8 volte superiore.  “Il livello elevato di quest’indicatore nel confronto internazionale è amplificato dal ristagno ventennale dei redditi delle famiglie italiane” spiegano gli autori del rapporto. Siamo l’unica nazione che non ha visto crescere la ricchezza pro capite dalla crisi del 2008 e oggi con 150 mila euro a persona siamo in penultima posizione fra i paesi europei analizzati di dimensioni simili alla nostra. La ricchezza netta familiare italiana misurata in rapporto alla popolazione è risultata superiore agli altri paesi nel 2008 e nel 2009, ma negli anni successivi essa si è mantenuta su valori stabili, mentre in altri paesi è aumentata.

 

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