Le cinque stele aggiungeranno una punta Stampa
Scritto da Administrator   
Martedì 09 Luglio 2019 00:44


Una sorta di assicurazione per governare comunque, magari con il Pd

Sulla locandina del convegno “Le relazioni Italia-Israele” c’è il simbolo del Movimento 5 Stelle. Impensabile fino a poco tempo fa, quando Luigi Di Maio era andato in Israele per portare solidarietà a Gaza e allo stato palestinese di Hamas non sapendo che non si può entrare nella Striscia. Ora la svolta è totale.

Come al solito è il vicepremier grillino che vira verso posizioni eterodosse rispetto alle origini M5s, e in parte non condivise da quell’ala del partito filo palestinese guidata dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Sta di fatto che il nuovo corso ha avuto inizio, dopo un lungo lavoro di dialogo intrapreso nell’ultimo anno dal capo politico con la comunità ebraica romana e italiana.

L’apice di questo dialogo potrebbe essere una visita del vicepremier M5s in Israele. Ovviamente non per sposare la causa palestinese come fu nel 2016. Durante il convegno organizzato dai deputati Antonio Zennaro e Paolo Lattanzio, a Montecitorio, con il placet di Di Maio e il forte sostegno della Comunità Ebraica di Roma, l’ambasciatore israeliano Ofer Sachs ha infatti “invitato” pubblicamente il vice presidente del Consiglio in Israele. Il diplomatico ha detto che su alcuni dossier può “non essere d’accordo” ma “è molto importante che venga a vedere”.

In fondo che qualcosa sia cambiata radicalmente lo hanno spiegato Lattanzio e Zennaro: “C’è una sensibilità nuova nel Movimento 5 stelle. Il Movimento è una forza politica in evoluzione che sta crescendo e sta imparando perciò anche su queste questioni non possiamo permetterci di essere ideologici e non lo siamo”. E poi ancora dice Lattanzio, capogruppo in commissione Cultura: “L’evento di oggi ha anche questo obiettivo – spiega - partire dal confronto con uno stato amico, fondamentale nell’area mediterranea e sullo scenario politico globale, senza rimanere bloccati solo sui temi geopolitici”.


Per l’altro organizzatore del convegno, Antonio Zennaro, “Israele oggi rappresenta un esempio in tanti ambiti, è ai primi posti per investimenti in tecnologia, raccolta di capitali, registrazione di startup, e rappresenta un esempio per i settori universitario, dell’informatica e della cyber security”. Siamo lontani quindi da quel “Israele ci vieta di entrare a Gaza”, pronunciato da Di Maio con al fianco Manlio Di Stefano. Adesso anche i due, su questo tema, sembrano distanti. Per non parlare di Alessandro Di Battista che nel 2014 voleva richiamare da Tel Aviv l’ambasciatore italiano per a Gaza, diceva l’allora deputato, era in corso un genocidio.