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Scritto da lastampa.it   
Lunedì 18 Settembre 2017 00:08


La terapia contro la sclerosi multipla e vari danni spinali si arena nella burocrazia idiota

Da troppo cara per chi la compra, a troppo poco conveniente per chi la vende. Così a rimetterci sono sempre i malati. Dietro prescrizione medica, è possibile acquistare cannabis a scopo terapeutico nelle farmacie, nelle Asl e negli ospedali. Almeno sulla carta si può scegliere tra cinque diversi preparati importati dall’Olanda - Bedrocan, Bediol, Bedica, Bedrobinol e Bedrolite - e la Fm2, l’unica varietà made in Italy. In Italia la possibilità di ricorrere a farmaci cannabinoidi esiste infatti dall’aprile del 2007: in questi dieci anni però i - pochi - pazienti hanno potuto servirsi solo dei prodotti della Bedrocan, l’azienda che produce le infiorescenze usate in tutta Europa come terapia, con prezzi che potevano arrivare anche ai 50 euro al grammo. 
Il via libera arriva nel 2014, con un protocollo di intesa tra ministero della Difesa e della Salute che ha affidato all’Istituto Farmaceutico militare di Firenze la produzione di cannabis terapeutica: tra gli obiettivi c’è anche quello di evitare i costi dell’esportazione e garantire che la materia prima sia sempre disponibile. Secondo le stime dell’Istituto fiorentino, il fabbisogno è passato dai 20 chilogrammi tra il 2014 e il 2016 agli oltre cento dello scorso anno. Non basta. Come annunciato dal direttore dell’Istituto, il colonnello Antonio Medica, sono già state predisposte nuove serre per arrivare a 300 chilogrammi l’anno. Basterà a soddisfare le richieste dei sempre più numerosi pazienti? Difficile saperlo. «A novembre dell’anno prossimo, chiusa la fase pilota del decreto Lorenzin, il ministero della Sanità sarà in grado di dare i primi numeri - spiega Marco Perduca, che segue il tema per l’associazione Luca Coscioni -. Il problema è che non tutte le Regioni comunicano i numeri delle ricette al database nazionale e non tutti i medici seguono le disposizioni alla lettera. Solo nella zona di Bari, i pazienti sono circa trecento. Il problema però è che a causa della mancanza di formazione del personale sanitario, siamo comunque a un decimo delle potenziali prescrizioni, che sono in costante aumento». 
La tariffa nazionale
A giugno il ministero della Salute ha stabilito per decreto il prezzo della cannabis: il costo massimo deve stare tra gli 8,50 e i 9 euro per grammo. «Un provvedimento necessario per uniformare le spese a cui sono sottoposti i malati - spiega Pier Luigi Davolio, farmacista e vice presidente della Sirca, Società italiana ricerca cannabis -, ma con questo prezzo fisso le farmacie non guadagnano nulla: ecco perché per i malati è sempre più difficile trovare la cannabis, che non conviene più. Restano soltanto gli ospedali, ma le diversità legislative regionali rendono la situazione dei malati molto complessa». 
Da Regione e Regione
L’unico caso virtuoso è il Trentino Alto Adige, che con delibera regionale ha alzato il prezzo della cannabis terapeutica a 12 euro al grammo, lasciando così un margine di guadagno alle farmacie. Spetta poi alle Regioni decidere quali patologie rientrano nella distribuzione gratuita e quali no. «La legge nazionale era chiara, con dei paletti pensati per impedirne l’abuso e agevolarne l’uso - continua Davolio -. Ma la mutuabilità spetta alle Regioni e non allo Stato, con tutte le incongruenze e disparità che ne conseguono». 


 

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