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Scritto da La verità   
Lunedì 25 Settembre 2017 00:13


Nel senso che li toglieranno letteralmente a noi

«Passare dal contante ai pagamenti digitali migliora la vita della gente» è il motto che campeggia sul sito della Better than cash alliance, un’organizzazione internazionale con sede a New York e legata a doppio nodo alle Nazioni Unite. Lo sfondo della homepage mostra un contadino di un Paese in via di sviluppo intento a tagliare le verdure del suo campo. La foto richiede un grosso sforzo di fantasia per immaginare un Pos nel raggio di qualche centinaia di chilometri, ma ancora più arduo risulta capire che tipo di beneficio potrebbe ricavarne l’ortolano. Messi da parte questi maliziosi interrogativi, è sufficiente passare alla sezione «Chi siamo» per capire che il progetto in questione è tutt’altro che un’opera gestita in modo discutibile.
L’alleanza
I principali finanziatori di questa alleanza contro il contante sono nientemeno che la Bill & Melissa Gates foundation, Visa, Mastercard, Citi (il più grande gruppo finanziario mondiale) e il gigante indiano della filantropia Omidyar network. Aderiscono al progetto molti Stati dell’Africa, del Medio Oriente e del Sudamerica, oltre a diverse ONG come Usaid e Save the children.
La Better than cash alliance sta al contante come un esorcista all’indemoniato. Non deve dunque stupire se tra chi foraggia questo meccanismo perfettamente oliato sono presenti alcuni dei colossi mondiali del credito e dei sistemi di pagamento. Aziende private eccitate dalla prospettiva di bancarizzare i mercati vergini e che vedono il contante come un ostacolo all’incremento dei loro profitti, costituiti in buona parte dalle commissioni sulle transazioni delle carte di credito e di debito. Quella di pagare cash è un’abitudine dura a morire anche negli Stati Uniti, dal momento che l’11% degli abitanti preferisce mostrare i biglietti verdi al momento di saldare il conto. Una tendenza addirittura in lieve rialzo rispetto agli anni passati. Colpisce in particolare il dato anagrafico: un giovane under 24 su cinque preferisce le banconote rispetto agli altri metodi di pagamento (dati Us consumer payment study, T-sys del 2016).
Percentuali completamente diverse da quelle dell’India, dove il 78% delle transazioni si svolge abitualmente in contanti. Sul finire del 2016 il governo guidato da Narendra Modi ha deciso di abolire dal giorno alla notte le due banconote da 500 e 1. 000 rupie (rispettivamente pari a circa 7 e 14 euro), di fatto sopprimendo quasi il 90% dei liquidi in circolazione. Una mossa choc che ha provocato drammatiche file agli sportelli delle banche nel tentativo di cambiare il denaro. La scusa ufficiale è sempre quella: contrastare la corruzione, l’evasione fiscale e il malaffare. La stessa e identica motivazione per cui anche nel nostro Paese negli ultimi anni le soglie all’uso del contante sono state al centro del dibattito politico e normativo. Quando però il sottosegretario Maria Elena Boschi parla di «aggredire il contante che è presente nelle case» il problema non si riduce a una semplice questione fiscale.
L’ideologia dietro a questa crociata prende di mira il concetto di proprietà privata e il sacrosanto diritto del cittadino di disporre liberamente del proprio denaro. Lo stesso diritto che i nostri padri costituenti intendevano difendere quando hanno scritto l’articolo 47 della Costituzione, il quale impone alla Repubblica il dovere di incoraggiare e tutelare il risparmio «in tutte le sue forme». Il secondo aspetto, non meno grave, è quello del controllo. Come ha scritto Sarah Jeong sul periodico The Atlantic, «in una società senza contante, quest’ultimo è convertito in numeri, segnali e impulsi elettrici».

 

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