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Scritto da huffingtonpost.it   
Mercoledì 20 Maggio 2020 00:33


Ognuno per sé e tutti contro tutti


Non appare felice la scelta di riconoscere alle Regioni, e perfino ai sindaci, il potere di ampliare o restringere le misure poste dallo Stato. Vedremo come sarà resa sul piano normativo. Ma è lo Stato il responsabile del bilanciamento tra ragioni dell’economica nazionale e la tutela di diritti diversi da quelli economici. Solo lo Stato è “sovrano”. C’è anche giurisprudenza costituzionale sul fatto che spetti allo Stato l’esclusiva responsabilità in tema di economica nazionale, ed è sempre lui a detenere le detiene competenze essenziali in tema di diritti fondamentali. Certamente dovrebbe essere previsto un procedimento per coinvolgere le Regioni nelle scelte, in quanto enti di governo di porzioni del territorio nazionale, ma è lo Stato che dovrebbe assumersi la responsabilità di decidere, anche con soluzioni differenziate sul livello nazionale.
Diverso il discorso dei Comuni, a cui dovrebbe essere riconosciuto il potere di intervenire con ordinanze di fronte a situazioni straordinarie di portata esclusivamente locale nei casi previsti dalla legge.

Il punto maggiormente dolente ancora una volta è il regionalismo, e la sua visione confusa coltivata anche da Roma. Materie così delicate e per di più tempi emergenziali non dovrebbero vedere lo Stato in un ruolo meramente dispositivo, che detta regole e poi le messe a disposizione dei territori, e semmai interviene in via sussidiaria esercitando un potere sostitutivo ove necessario. Il prezzo di questa scelta può essere molto caro sia in termini economici (in alcuni contesti) che in termini umani (in altri), anche perchè il Covid-19 ha un tempo di incubazione significativo e i dati di cui disponiamo sono tuttora non molto affidabili perchè non sono frutto di una precisa strategia nazionale finalizzata ad avere dati attendibili.

Probabilmente il Governo adotta questo approccio, debole, per condividere la responsabilità delle scelte, allargarne la base politica, e diciamo anche offuscare la responsabilità per i possibili problemi e - speriamo di no - fallimenti di domani.
Le nostra vite, i nostri diritti fondamentali, saranno regolati da un patchwork di “Linee guida” nazionali e mutevoli e diversi e comunque mutevoli “Protocolli” regionali. C’è il rischio che trionfi la confusione, e che allo scempio della civiltà del diritto di essere governati da d.p.c.m., f.a.q., “linee guida” e “protocolli”, si abbia non solo un danno in termini di legalità e di garanzie ma anche in termini di efficacia delle soluzioni.
Ricordando che gli avversari sono due: il virus e la cattiva politica e amministrazione, con procedure barocche, norme scritte male, ripensamenti continui, soluzioni prive di senso.
Per avere un assaggio del futuro basta guardare alla Regione di chi scrive, la Campania, che è stata peraltro anche piuttosto efficiente sul piano dagli aiuti economici, ma molto meno sul piano delle regolamentazioni. Dal 24 febbraio 2020 ad oggi, in tre mesi, quarantasette ordinanze e venticinque chiarimenti. Moltiplicatelo per le ventuno regioni (incluse le province autonome), tenete a mente che l’economia nazionale è una sola e traetene i possibili esiti.

 

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