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Non da questa parte della galassia PDF Stampa E-mail
Scritto da huffingtonpost.it   
Mercoledì 24 Giugno 2020 00:30


Qui ogni intelligenza è perduta

“Zuckerberg ci vuole morti”: il commento di Annina riassume l’angoscia del web per il blackout di Whatsapp sull’ultimo orario di connessione e sul logo “sta scrivendo…”. È durato qualche ora, ma è bastato a scatenare l’angoscia sulla rete e la cifra record di 152mila tweet sul tema. Per un pomeriggio abbiamo creduto di non poter più sapere se l’oggetto del nostro desiderio, un partner o piuttosto un figlio o, ancora, un amico, fosse connesso o no, e se stesse rispondendo al nostro messaggio.
I post sui social hanno raccontato per un paio d’ore il panico, almeno fino a quando il sistema di messaggistica più famoso al mondo non ha ripristinato tutte le sue funzioni. L’allarme allora è cessato. Dandoci tuttavia prova di quanto radicata sia la dinamica di controllo che la tecnologia riattiva in forma regressiva. E che coincide con il ritorno a quella fase orale messa bene a fuoco dalla psicanalisi postfreudiana. L’internauta contemporaneo dipende dall’altro come un neonato dal seno materno.
Eppure, a ben pensarci, la privacy del ricevente sarebbe stato un taglio netto di quel cordone ombelicale che abbiamo instaurato nelle relazioni virtuali sulla rete. Sarebbe servito a erigere una paratia tipica di una società liberale, nella quale l’interno si distingue dall’esterno, e quello che accade dentro di me, prima che lo manifesti, rimane un processo insondabile. Se invece l’orario dell’ultima connessione sdogana una forma di spionaggio, l’avviso che l’altro “sta scrivendo…” è una finestra aperta sulle intenzioni. Whatsapp li offre entrambi. Il popolo del web li pretende d’istinto ed entra in crisi quando crede, per errore, di averli perduti.
Ma non è la tecnologia a creare il loro bisogno. Qualunque forma di relazione umana sottende la fantasia di violare il mistero dell’altro. Il limite a questa tentazione è dato dall’educazione. Se i social lo varcano è perché una retorica comune legittima il loro sconfinamento. È l’idea che tutto, dalla democrazia dei parlamenti a quella degli affetti, sia una casa di vetro, dove ogni cosa, ogni dettaglio esteriore e interiore devono essere visibili. C’è un fil rouge che lega la pretesa di controllo sulla vita degli altri all’idea che sia giusto conoscere le intercettazioni penalmente irrilevanti perché illuminano il lato oscuro dei politici. Così la casa di vetro è già una casa degli orrori.
In un bel libro scritto ormai più di vent’anni fa, quando Internet era appena nata e le intercettazioni a molti sembravano un’occasione, Maurizio Ferraris e Jacques Derrida difendevano il gusto del segreto contro l’equivoco di una società in cui il mito della trasparenza rischia di rovesciarsi nel suo opposto. La profezia dei due filosofi si è avverata. Nel panopticon totalitario dei social, la tecnologia frantuma il controllo di un unico occhio in una reciprocità che somiglia a quella di certe case olandesi senza persiane e senza tende. Cioè senza pudore. Tutti vedono e giudicano tutti.
Il neo puritanesimo è la religione di gran parte del popolo del web. Caino non si nasconde dal giudizio di Dio, ma da quello che Sartre chiamava “l’inferno degli altri”. L’oggettivazione a cui costringe il loro sguardo sulla rete azzera l’identità del soggetto. Ripristinare una disgiunzione significa prendersi una libertà dallo sguardo dell’altro. Un diritto alla disconnessione. Che non basta garantire, occorre promuovere.
Il neopuritanesimo virtuale non conosce ironia, lubrificante di ogni relazione umana. Somiglia all’integralismo comunista che, ne “Lo Scherzo” di Milan Kundera, sfigura la vita dello studente Ludvik per una cartolina ilare, inviata a una compagna di studi che prende tutto sul serio. Perciò lo “scherzo” di Whatsapp non fa sorridere gli internauti, privati del controllo sugli altri. Quando l’orario della connessione e la frase “sta scrivendo…” riaffiorano dal buio internettiano, uno di loro si rivolge a Zuckerberg, a cui dalla cirrosi epatica alla morte violenta è stato augurato ogni esito possibile, e gli dice serio: “Ci hai fatto passare un brutto pomeriggio”. C’è tutto in queste parole.


 

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