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Scritto da insideover.com   
Venerdì 10 Luglio 2020 00:20


Il chip anti covid: è già realtà

No, non siamo in un film di fantascienza o in un futuro distopico descritto da Philip K. Dick o Isaac Isamov. Né stiamo tantomeno discutendo di una fake news “complottista”. Stiamo parlando del microchip sottocutaneo che può aprire le porte di casa e dell’ufficio, consentire l’accesso a dispositivi digitali, mostrare il proprio titolo di viaggio sul treno e anche pagare gli acquisti come già si fa oggi utilizzando una normale carta di credito contactless. Uno strumento futuristico descritto dalla manager svedese Ilgi Evecan in un’intervista rilasciata a La Stampa. Evecan, infatti, è stata una delle prime a farsi fare l’impianto due anni fa: e ora, stando almeno a quanto dichiara, non tornerebbe più indietro. “Mi sono fatta impiantare il chip per semplificarmi la vita e perché sono molto curiosa, adoro le novità e l’esplorazione delle potenzialità della tecnologia. Sono svedese, sono banalmente pragmatica, e il chip mi fa risparmiare tempo e pensieri”. Con il microchip impiantato sottopelle, Ilgi, spiega La Stampa, entra in palestra, paga il treno, prenota biglietti al teatro, al cinema, lo usa al posto del badge per entrare in ufficio, effettua pagamenti (per ora limitati).

È sufficiente appoggiare la mano chippata sullo smartphone su cui vuole scaricare i dati e il destinatario, attraverso una app, riceve contatto, presentazione e qualsiasi informazione Ilgi decida di condividere. “L’impianto è praticamente indolore, come un leggero pizzicotto. Me lo ha fatto un tatuatore durante un Nordic Technologic Summit a Stoccolma” spiega la manager svedese. Costo? 100 euro e il microchip viene impiantato in 5 minuti.


La Svezia, avanguardia del microchip sottocutaneo
Come riporta Euronews, sono migliaia gli svedesi che fanno già uso di microchip che vengono impiantati sotto la pelle della mano. Una tecnologia che viene utilizzata, proprio come spiegava Ilgi, per le attività quotidiane, come accedere allo smartphone, aprire la porta di casa o impostare la sveglia. Per rendere la vita “più semplice”. Si tratta di un mercato che dalla Svezia vorrebbe aprirsi anche al resto d’Europa. Come spiega Euronews Eric Larsen, che guida Biohax Italia, il microchip è in attesa di approvazione in Italia da parte dei centri medici e del ministero della salute. Larsen, infatti, prevede di impiantare un chip in circa 2.500 persone nei primi 6-8 mesi a Milano e Roma. A dirla tutta, anche senza la certificazione del ministero della salute, Biohax Italia è già stata in grado di impiantare questi chip in poche centinaia di persone con l’aiuto di un centro medico.

“È un passo verso il futuro. È estremamente futuristico, sebbene stia già accadendo. Questa tecnologia è nata per aiutarci, per darci piccoli superpoteri”, ha detto Larsen a Euronews. Ma le problematiche e i pericoli non mancano. I microchip sottopelle, infatti, utilizzano la Near Field Communications (Nfc) e l’identificazione a radiofrequenza (RFID) per comunicare con un sistema. È “essenzialmente la stessa” tecnologia presente nel telefono o nella carta di debito”, spiega il dottor Rob van Eijk, amministratore delegato per l’Europa del Future of Privacy Forum, quando lo si tiene vicino a un sensore. Presenta gli stessi problemi noti di protezione dei dati, inclusa la possibilità che qualcuno possa captare il segnale. “Potrebbero anche sorgere ulteriori problemi di privacy se le future versioni di questi chip monitorano la tua salute o altre informazioni”, ha sottolineato Eijk a Euronews.

“Microchip utile per il Covid-19”
Non è certamente l’unica ma è una delle più conosciute, anche sui media internazionali: la start-up a cui si è rivolta la manager svedese Ilgi Evecan, citata anche dal Guardian, si chiama Dsruptive e il suo mentore è Hannes Sjöblad, associato alla comunità transumanista in Svezia e co-fondatore della rete di Bionyfiken. È inoltre un bodyhacker, e la sua visione è quella di un futuro in cui il corpo umano avrà capacità “radicalmente diverse” rispetto a oggi. I microchip di Dsruptive, infatti, vanno ben oltre ciò che aveva descritto la manager svedese nell’intervista a La Stampa perché si occupano anche di salute. Come si legge sul sito della start-up, “abbiamo sviluppato una piattaforma per la registrazione della salute con la diagnostica remota. Applichiamo impianti sottocutanei di piccole dimensioni, passivi e dotati di sensori che consentono agli utenti di verificare i parametri vitali in qualsiasi momento e in qualsiasi ambiente semplicemente scorrendo l’impianto con il telefono”.

Un microchip capace di monitorare la diffusione del Covid-19: “La nostra piattaforma può essere applicata per la diagnosi precoce della febbre sia a livello individuale che a livello di popolazione. Potrebbe essere usato per monitorare la diffusione di un’epidemia come il virus Covid-19 e altre epidemie influenzali”. Il che rientra perfettamente nell’ottica del transumanesimo, che come come nota Gianfranco Ravasi su Avvenire, è obbediente al sistema sperimentale della scienza e della tecnica, senza porsi – almeno a livello sistematico – interrogazioni e premesse consistenti e qualificate di indole filosofica e tanto meno teologica. E questo può rappresentare un grave rischio.


 

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