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L'eterofobia non esiste PDF Stampa E-mail
Scritto da ilgiornale.it   
Lunedì 14 Dicembre 2020 00:12


L'omocrazia e la femminocrazia prossime voci giuridiche?

A breve andrà rivista la sigla che identifica le persone omosessuali, trans, qeeer eccetera eccetera.
Non basterà più quel Lgbtq+ (non so se ne hanno aggiunto altre lettere): andrà trovato un modo per definire le “bandierine gay”. Giuro che non avrei mai pensato di dover scrivere un pezzo del genere. È surreale. E per quanto in Italia non ne abbia parlato praticamente nessuno, in Inghilterra da qualche giorno si discute dell’esultanza “omofoba” di Jamie Vardy, attaccante del Leicester City. Dunque dedichiamogli qualche minuto.
Breve descrizione dei fatti. Allo Sheffield Stadiudm il Leicester e la squadra di casa sono sull’1 a 1. Minuto 89esimo. Vardy scatta sul filo del fuorigioco, si invola verso la porta avversaria e insacca magistralmente la palla in rete. Ospiti in vantaggio, tre punti conquistati e terzo posto in classifica. Vardy è fuori di sé, la gioia incontenibile. Corre verso il calcio d’angolo e in stile Cassano entra in scivolata sulla bandierina del corner. Devastandola in due pezzi. L’arbitro ammonisce il calciatore, che sa di averla fatta fuori da vasino. Ma la roba finirebbe lì se non fosse che quel giorno la bandierina era colorata di arcobaleno in sostegno al movimento Lgbtq+(eccetera eccetera).
In un mondo normale la faccenda non sarebbe una notizia. Ma evidentemente l’Universo deve avere dei problemi di funzionamento. Sui social è scoppiata una polemica molto radical chic perché qualcuno ha letto nel gesto di Vardy qualcosa di “orribile”. Addirittura di “omofobo”. “Non lo aveva mai fatto prima ad una normale bandiera del calcio d’angolo”, ha scritto un utente su Twitter. Uno tra tanti. “Bandierina normale”, capito? Vardy alla fine è stato più o meno costretto a scusarsi. Ha risolto la faccenda scrivendo un messaggio di sostegno alla causa Lgbt dei “Rainbow Laces”: “Foxes Pride, continuate così”. Bandierina firmata, pratica chiusa e tanti saluti al buon senso.
Per evitare altre inutili accuse diremo che l’omofobia (quella vera) è da condannare. Speriamo così di essere al riparo da ogni inquisizione. Qui però il problema è chi definisce quando un atto è omofobo o meno. Ne parliamo su questa rubrica perché se una certa cultura radical chic prenderà il sopravvento, finiremo col considerare "omofobo" ogni tipo di comportamento che non rientri nei canoni di chi si erge a giudice supremo. Se pure dare un calcio per gioia ad una bandierina finisce con l’apparire offensivo per la comunità Lgbtq+, come si potrà - che so - anche solo pensare di sostenere la causa di chi si oppone ai matrimoni gay, alle adozioni e all'utero in affitto? Seriamente, ragioniamoci. Non siamo ancora a quel punto, ma forse un giorno ci troveremo con il cartellino arcobaleno in campo. Dietro la porta c’è un cartellone pubblicitario arcobaleno e un tiro fuori dai pali lo rompe? “Omofobia”. Fai un fallo contro un giocatore dichiaratamente omosessuale? “Una cosa orribile”. Distruggi una bandierina Lgbt? “Messaggio sbagliato”. Diamoci una calmata, please.

 

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