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Tempi Moderni
Sistema a delinquere PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 05 Ottobre 2004 01:00

Quello messo in piedi con la complicità di banche, società e partiti. Oggi parte il processo, ma i cittadini hanno già pagato. Si faranno più furbi...

ROMA - I veri protagonisti del processo Parmalat che si apre oggi a Milano sono i risparmiatori. Oltre 135 mila persone (tra azionisti e obbligazionisti) beffate dai titoli che la società di Calisto Tanzi ha emesso allegramente negli anni senza alcuna solida copertura. Gente che in molti casi ci ha rimesso la liquidazione o i risparmi di una vita. Sono arrivati davanti al palazzo di giustizia questa mattina. Un esercito di gente arrabbiata che ha un'unica speranza: vedersi restituire almeno parte dei soldi persi.

Qualcuno è arrivato solo, qualcuno con il suo avvocato. Sostano davanti alla grande porta a vetri, prima di entrare e raccontano. "Grazie ai consigli che mi sono stati dati in banca - dice un pensionato di 76 anni - ho investito tutto quanto avevo accumulato durante la mia attività lavorativa". C'è invece chi inveisce contro le banche: "Sono i più grossi truffatori d'Italia. Ho investito 100 mila euro perché me l'hanno consigliato loro, in un momento per giunta in cui sapevano tutto: era l'ottobre del 2003", racconta una signora accompagnata dal marito. Le donne sono le più arrabbiate. "A quelli che ci hanno mangiato i soldi devono tagliare la testa", grida una signora che nell'affare Parmalat ha perso 20 mila euro. Sono tutti qui, per costituirsi parte civile, ma anche per far sentire la loro voce. Non ci stanno a rimanere a casa, in attesa delle decisioni.

E' una prima udienza quella che si è svolta a porte chiuse oggi nell'aula Magna del Palazzo di giustizia di Milano. Nel corso di questo primo appuntamento il gup Cesare Tacconi ha riaggiornato l'udienza al prossimo 29 ottobre sempre nell'Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Milano. Il gup ha anche fissato il calendario delle udienze che si terranno il 5,16, 19, 23 e 30 novembre e il 3 dicembre. "E' stata un'udienza burocratica - ha detto il difensore di Calisto Tanzi, Gianpiero Biancolella - fatta di valige di atti. Un inno alla burocrazia senza contenuti".

Tra le pratiche che il gup deve smaltire ci sono le prime richieste di costituzione di parte civile che, stando sono numerosissime. E probabilmente non saranno solo quelle dei risparmiatori. Da quanto si apprende la ex Grant Thornton, ora Italaudit si è costituita parte civile nei confronti di tutti gli imputati. Anche la Consob guidata da Lamberto Cardia ha deciso di rompere gli indugi e di chiedere i danni a Calisto Tanzi per quei bilanci truccati e quelle comunicazioni fasulle che ha ricevuto nel corso degli anni, quando tra l'altro Cardia non era ancora alla guida della Consob.

Lo stesso sta meditando di fare la sede centrale della Bank of America che da accusata diventerebbe così parte lesa. Tre dipendenti della sua sede milanese sono infatti accusati dalla procura. La notizia è trapelata durante lo svolgimento dell'udienza: alcuni difensori chiederanno al gup Cesare Tacconi i termini per poter analizzare le richieste di costituzione di parte civile.

Per ora le richieste di costituzione di parte civile sono arrivate a un migliaio, comprese quelle del commissario straordinario di Parmalat, Enrico Bondi, della Consob, e dell'associazione consumatori Adusbef, in rappresentanza di circa 4 mila risparmiatori e di Altroconsumo, che rappresenta 2500 risparmiatori nella class action americana. Un'altra decisione il gup di Milano Cesare Tacconi, l'ha già presa. Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi, i revisori della società di Grant Thornton saranno giudicati con il rito immediato, come avevano richiesto. Data della prima udienza il 29 gennaio prossimo.

Parte all'attacco intanto il Codacons. L'associazione dei consumatori chiede che Enrico Bondi, commissario straordinario della Parmalat, venga lasciato fuori dal processo e non si costituisca parte civile. "I veri responsabili di tutto - accusa Marco Maria Donzelli, presidente del Codacons - sono le banche. Ci opporremo alla costituzione di parte civile di Bondi perché era amministratore di Par

 
L'invasione dei Liberali Giganti PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Manifesto (26-9) - Alessandro Robecchi   
Martedì 05 Ottobre 2004 01:00

Le idee liberali andrebbero vendute in farmacia. Con l'attuale mercato selvaggio, chi si nutre di idee liberali ne vuole di più, poi ancora di più, vuole aumentare le dosi, non gli basta mai, finisce col fregarti la pensione per comprarsi il liberismo.

Seguo quindi con una certa ansia l'invasione dei Liberali Giganti, la cui missione è ovviamente conquistare il mondo, abbattere a testate il welfare e sostituirlo al più presto con le mirabilie del mercato. La storia è vecchia e gira sempre intorno alle stesse parole: (sociale, libertà, eccetera) e in certe analisi il liberissimo mercato pare proprio un paradiso con i fiumi di latte e miele. Tanto bello e mirabolante che una domanda viene spontanea: dov'è la sòla? Come spiega Giuseppe De Rita (sul Corriere), due concezioni del «sociale» si danno battaglia in campo aperto. Una, vecchia, barbogia e polverosa (lui dice «declinante») sarebbe quella che vuole il sociale come «impegno alla copertura pubblica dei bisogni collettivi». Cioè lo stato sociale: tu paghi (in proporzione) e lo stato ti assicura scuole, sanità, pensioni e altri servizietti dannatamente illiberali (mi consenta). L'altra concezione del sociale è invece più moderna e luccicante: «l'accesso popolare a beni e servizi resi sempre meno costosi dal mercato e dalla concorrenza».

Insomma si dibatte su cos'è veramente sociale: avere un ospedale a portata di mano oppure comprarsi il letto svedese in truciolato per cento euro? Prendere una pensione dopo quarant'anni di lavoro oppure volare a Londra con cinquanta euro? Tutti aspettiamo il momento del Grande Baratto, quando ci verrà detto chiaro e tondo: ehi, amico, vorresti anche la scuola pubblica? Non essere avido, ti abbiamo già dato la tendina della doccia a soli 9 euro e 90!

Lascerò perdere qui, per carità di patria, la boutade del professor Padoa-Schioppa (sempre sul Corriere) che i Liberali Giganti prendono tanto sul serio. Papale-papale: «Oggi la giovane coppia che vive con mille euro al mese può arredare casa, ascoltare ottima musica o andare con facilità a Londra grazie ai prezzi di Ikea, Naxos e Ryan Air... Dove sta il sociale?».

Capito che culo, gente? Vivete in due con mille euro, magari con contrattini chewingum, precari, a termine o a progetto, però dovete ammettere che vi vendiamo i dischi con lo sconto. Ganzi, eh! Cominciavo a preoccuparmi. Com'è - mi dicevo - che queste lungimiranti teorie non vengono al più presto riprese e rilanciate? Detto, fatto. Ecco Piero Ostellino che (sempre sul Corriere, è un'epidemia!) ci invita a «pensare liberale» e rilancia alla grande, passando dal supermarket alla filosofia. Cosa ci impedisce di essere liberali?

Il nostro ottuso identificare l'idea di benessere con l'idea di libertà, mentre è chiaro ai Liberali Giganti che bene

 
Strage di aspiranti schiavi PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Lunedì 04 Ottobre 2004 01:00

Forse oltre sessanta le vittime di una tragedia del mare che ha coinvolto un equipaggio di braccia a basso costo che i mercanti di schiavi conducevano sulle nostre rive. In nome di quella "civiltà" che il Crimine Organizzato inquadra mediante le multinazionali e l'U.S. Army

Nuova tragedia dell'immigrazione clandestina: 17 persone sono annegate e altre 47 risultano disperse dopo che una barca diretta verso l'Italia si e' capovolta ed e' affondata davanti alla costa tunisina. Lo ha reso noto la Marina militare di Tunisi, che e' riuscita a trarre in salvo 11 clandestini. A bordo c'erano in tutto 75 nordafricani, 70 marocchini e 5 tunisini. L'affondamento e' avvenuto ieri poche ore dopo la partenza al largo di Chott Meriem, 170 chilometri a sud-est di Tunisi.

 
Dà fuoco alla mamma PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 04 Ottobre 2004 01:00

Per una questione di soldi. La donna è ustionata grave, il figliol poco prodigo ora è carcerato.

ALESSANDRIA, 4 OTT - Nel Tortonese un uomo di 40 anni e' stato arrestato dopo che ha dato fuoco alla madre 72enne durante una lite per questioni di soldi.La donna, Piera Bavastri, di 72 anni, ha riportato gravi ustioni, lui, Maurizio Spinolo, 40 anni, e' accusato di tentato omicidio. La donna, vedova e parzialmente non vedente, e' ricoverata in gravissime condizioni al centro Grandi Ustionati di Genova. Tra lei e il figlio da tempo esistevano dissidi, sempre legati a problemi di denaro.

 
Così non c'è nemmeno bisogno del velo PDF Stampa E-mail
Scritto da Adnkronos   
Lunedì 04 Ottobre 2004 01:00

Sembrerebbe che inizi a diffondersi un nuovo sistema per intraprendere rapporti di coppia: vedersi senza vedersi. Cene al buio fra sconosciuti. Ci mancava una trovata del genere per rimembrare l'eros ai più sfuggito da tempo.

Milano, 3 ott. - Dopo il fenomeno degli incontri e degli amori nati sul web, gli italiani scoprono un modo tutto nuovo di sedurre: la cena al buio. La formula e' semplice: un appuntamento tra sconosciuti che, tra un piatto caldo e un bicchiere di vino, si conoscono, si scambiano confidenze e si divertono per di dare vita a nuove amicizie e, magari, a nuovi amori. Fenomeno stigmatizzato nell'ultima pellicola di Carlo Verdone, la cena tra sconosciuti sembra dilagare da Nord a Sud, generando un connubio tra il piu' classico dei piaceri, quello della tavola, e l'opportunita' di conoscere gente nuova. Le regole stanno nel semplice rispetto dei posti assegnati e nella piacevolezza dei modi e della presenza, mentre i costi si aggirano intorno ai 20 euro per gustare un primo, un secondo, acqua, vino, caffe', oltre all'isolita compagnia di altri 49 sconosciuti. I partecipanti sono cinquanta, equamente suddivisi in uomini e donne. I posti sono assegnati in base all'eta' dei commensali per consentire la partecipazione ad una larga fascia di persone. ''L'impatto iniziale puo' essere imbarazzante, ma poi -spiega Roberto Dellanotte, pierre milanese pioniere delle cene al buio- il ghiaccio si rompe quasi immediatamente e inizia una splendida serata all'insegna del buon umore''. L'eta' media dei partecipanti si aggira tra i 30 e i 50 anni. ''Le cene al buio -afferma il pierre milanese- di solito sono frequentate da gente separata, divorziata, oppure da gente che approda in citta' per lavoro e ha bisogno di stringere nuove amicizie''. Tuttavia, sembra che Cupido non ami frequentare le cene tra sconosciuti poiche', solitamente, in questi incontri piu' che grandi amori nascono nuove amicizie.

 
Economia a pezzi ma investimenti a gonfie vele PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Lunedì 04 Ottobre 2004 01:00

Pirati della strada: oltre tre casi al giorno da quando esiste la patente a punti. Ti travolgono e fuggono via: questo lo stadio di civiltà cui ci ha condotto in pochi decenni l'italietta antifascista.

ROMA - Una decina solo nell’ultima settimana: una strage senza fine. Due anche ieri i pirati della strada che hanno causato gravi incidenti, a Roma e a Rovigo. In quest’ultimo caso con un morto.
Qui il pirata è fuggito dopo aver investito tre persone che camminavano a piedi lungo la strada provinciale 6 all'altezza di Occhiobello, provincia di Rovigo, uccidendo un uomo e ferendone un altro. È rimasta illesa invece la donna che era con loro. I tre stavano tornando, a piedi e in fila indiana, al residence dov'erano ospiti dopo aver trascorso la serata in un locale poco distante. Improvvisamente gli si è parata di fronte un'automobile, che ha investito J.B., ultimo della fila, facendolo finire nel fossato che costeggia la strada. I due amici che erano con lui, invece, hanno fatto in tempo a buttarsi di lato per evitare l'impatto. J.B, 36 anni, era originario di Siracusa ma si trovava da tempo nel Rodigino per lavoro.
E’ l’ennesima sciagura. Allarmanti i numeri che risaltano se diamo uno sguardo al recente passato. Nei 14 mesi del dopo “patente a punti” sono state 762 le fughe dopo un incidente i cui conducenti sono stati identificati e sanzionati da Polizia e Carabinieri. I dati arrivano dall’Asaps, l'Associazione amici della Polizia stradale che, inoltre, precisa: «A questi numeri si devono aggiungere i casi perseguiti dalle Polizie Municipali». Non è tutto. Infatti le statistiche assumerebbero dati ancora più spaventosi se comprendessero anche gli incidenti causati da pirati mai rintracciati dalle forze dell’ordine. In pratica i casi raddoppierebbero. Nessuno, infatti, lo vuole affermare ufficialmente, perché non esistono dati certi, ma sono in molti anche in seno alla Polizia Stradale ad ipotizzare che i casi di piraterie sulla strada, almeno uno su due, non vengano mai scoperti. «A volte non esiste nemmeno un indizio - è la puntualizzazione - è quasi impossibile arrivare ad identificare il pirata». C’è di più. «Aumentano a dismisura soprattutto gli incidenti causati da ignoti con morti e feriti - precisa sempre l’Asaps - Assurda anche la norma che se il colpevole si presenta entro 24 ore scongiura l’arresto». Non è tutto. «Nei nostri dati parliamo solo dei casi in cui i responsabili sono stati identificati, quindi in totale sono molti di più» osserva infatti ancora l'Asaps per bocca del suo presidente Giordano Biserni, che torna ad invocare maggiore severità nelle sanzioni. Secondo l'Associazione «vanno previste le revoche (e non le sole sospensioni) della patente per tutti i casi di recidiva nella guida in stato d'ebbrezza da alcool e sostanze stupefacenti e per le piraterie al primo episodio. Con divieto assoluto di poter ripetere gli esami per almeno 5 anni e conseguenti condanne esemplari». E poi ancora. «Per le omissioni di soccorso, così come sta per fare la Svizzera - sostiene ancora Biserni - dovrebbe essere prevista la confisca del veicolo condotto dal pirata e la successiva rapida vendita con cessione del ricavato alla vittima o alla sua famiglia, come immediata provvisionale». L’Asaps chiede un giro di vite, quindi, soprattutto per prevenire queste tragedie, nella grande maggioranza dei casi causate da un eccesso di alcool o da un abuso di droghe. «Chiedo tolleranza zero in questi casi» aveva tuonato qualche mese fa il ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi, una volta conosciuto che gli incidenti e le piraterie stradali, dopo un’iniziale diminuzione con l’introduzione della patente a punti, avevano ripreso a risalire. E aveva promesso: «Dal prossimo autunno si cambia registro».

 
Stanno preparando i serial killer di domani ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 04 Ottobre 2004 01:00

Esperimenti sui topi per aumentarne l'aggressività mediante manipolazioni. Vuoi vedere che così si assicureranno docili soggetti terroristici anche in previsione di scenari politici piatti e scialbi ?

ROMA - Nel cervello dei topi trovata una possibile spiegazione del cosiddetto 'raptus' di violenza in cui talvolta sfociano liti o aggressioni. Infatti un team di scienziati Olandesi e Ungheresi ha dimostrato sui topi che stress e aggressivita' vanno a braccetto e si rinforzano a vicenda creando una spirale di violenza. I ricercatori dichiarano sulla rivista Behavioral Neuroscience di aver trovato il motivo fisiologico che rende piu' difficile in condizioni stressanti fermare l'escalation di violenza che spesso porta ad esiti spiacevoli.Secondo quanto riferito da Menno Kruk, stimolando elettricamente la zona del cervello sede dell'aggressivita', nell'ipotalamo, si innalzano i livelli degli ormoni dello stress nell'organismo e a sua volta quest'innalzamento stimola la regione nervosa dell'aggressivita'.
I ricercatori, presso il Leiden/Amsterdam Center for Drug Research e l'Institute of Experimental Medicine di Budapest, hanno eseguito su 53 topolini una serie di esperimenti. Dopo la stimolazione elettrica hanno misurato un innalzamento dei valori plasmatici di corticosterone, l'ormone dello stress corrispondente al cortisolo umano. Questo rilascio normalmente nei topi si verifica solo quando gli animali si trovano a fronteggiare un avversario, perche' tale ormone prepara l'organismo al combattimento o alla fuga agendo a sua volta sul cervello.In un successivo esperimento gli scienziati hanno asportato ai topolini la sorgente del corticosterone. Hanno cosi' visto che, a pochi minuti da una iniezione dell'ormone, questo aiuta le aree della aggressivita' precedentemente stimolate ad evocare un comportamento di attacco. Insomma si genera un vero e proprio circolo vizioso in cui aggressivita' e stress si aiutano mutualmente montando una spirale di violenza difficile da spegnere.
I risultati degli esperimenti sono significativi, hanno osservato gli esperti, perche' dimostrano che anche condizioni di stress non imputabili all'avversione verso una determinata persona possono comunque avere un ruolo nell'alimentare la violenza improvvisa verso quella persona.Se questi risultati fossero confermati negli esseri umani, hanno concluso gli scienziati, forse molti misteriosi casi di 'raptus della follia', come spesso erroneamente sono etichettati fatti di cronaca relativi a eventi cruenti improvvisi da parte di persone di indole insospettabile, sarebbero spiegati semplicemente da condizioni di stress gia' presenti e del tutto scorrelate dal motivo dell'aggressione: per esempio lo stress lavorativo puo' contribuire in certi casi a stimolare l'aggressivita' tra le mura domestiche.

 
Hasta el pentimiento. Siempre. PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Lunedì 04 Ottobre 2004 01:00

Dopo esser stato deferito alla Disciplinare Lucarelli ci ripensa: con i torti arbitrali subiti dal Livorno la politica non c’entra. Il “duro e puro” da operetta, il “comunistone” che si atteggia a rivoluzionario per far dimenticare la corposa busta paga, se la fa sotto davanti all’ipotesi di una squalifica. Peggio dell’imbecillità c’è solo l’imbecillità seguita dal pentimento ipocrita

ROMA - "Ho sbagliato, mi dispiace. Mi sono lasciato travolgere dalla delusione per la sconfitta". Cristiano Lucarelli si pente per le dichiarazioni rese al termine di Sampdoria-Livorno, partita persa dai toscani per 2-0. I centravanti aveva parlato di politicizzazione del calcio e di un disegno che prevedeva la retrocessione del Livorno in B in quanto tifoseria di sinistra. Per questo oggi è stato deferito alla Commissione disciplinare della Lega in quanto - si legge nella motivazione - "ha espresso pubblicamente giudizi gravemente lesivi di organismi operanti nell'ambito della federazione, negando la regolarità dello svolgimento dei campionati e ipotizzando che l'eventuale retrocessione del Livorno sarebbe attribuibile alle ideologie dei propri tifosi, come già avvenuto nella precedente stagione per Empoli, Perugia, Modena e Ancona". Anche il Livorno è stato deferito, per responsabilità oggettiva.

Nel pomeriggio Lucarelli ha affidato il suo merca culpa ad un lungo comunicato. Eccolo: "Ringrazio il Livorno Calcio che mi dà l'opportunità di interrompere il silenzio stampa per fare alcune puntualizzazioni dopo quanto accaduto ieri a Genova nel dopo partita. Ho sbagliato a voler parlare a caldo e poco dopo aver avuto un piccolo malore da stress al rientro negli spogliatoi. Sono troppo attaccato al Livorno e ho finito per lasciarmi travolgere dalla delusione e dal dispiacere per quanto accaduto in campo". "In quegli istanti -prosegue la nota- il bisogno di denunciare gli errori arbitrali nei confronti del Livorno per la quinta domenica consecutiva, mi ha spinto a voler richiamare con forza l'attenzione dell'opinione pubblica sulla ripetitività di certi episodi sfavorevoli".

Lucarelli specifica l'intento del suo intervento. "Il riferimento alla politica è scaturito proprio dal senso di impotenza e dalla incapacità di trovare una spiegazione logica ai torti subiti perfino da un arbitro che stimo come il signor Rosetti. Ripeto di non essere in grado di parlare di politica nè mi interessa. Vorrei tuttavia precisare che ho accennato solo a dei timori e di non avere certezze. Altrimenti avrei smesso di giocare da tempo. Sono convinto che il calcio sia pulito - scrive ancora Lucarelli - amo il mio mestiere e il mio principale pensiero in questo momento è per gli appassionati che vanno allo stadio. Per nessuna ragioneal mondo vorrei che il mio sfogo da tifoso di ieri venisse strumentalizzato o potesse costituire un alibi per scatenare episodi di violenza o antisportività. Ho già dimenticato quanto accaduto, lasciato alle spalle qualunque recriminazione e sono pronto a ripartire fin dalla prossima partita con piena fiducia nelle istituzioni che regolano il nostro mondo. Sono convinto che anche i tifosi livornesi - conclude - faranno altrettanto sostenendo con grande civiltà il Livorno in questo primo campionato di A dopo 55 anni".


(4 ottobre 2004)

 
Saremo scatole viventi PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 03 Ottobre 2004 01:00

In Cina si perepara un pesciolino-robot che dovrebbe esere utilizzato per ripulire, nuotandovi dentro, vene e arterie. Mutatis Mutanti

Un 'pesciolino' che si muove seguendo un campo magnetico potrebbe traghettare farmaci nel corpo umano o ripulire arterie ostruite nuotando nei vasi sanguigni del paziente.
Lo stanno costruendo Tao Mei dell'Accademia Cinese delle Scienze, a Pechino, e ricercatori dell'Universita' di Scienze e Tecnologia Cinese. L'annuncio e' arrivato dalla conferenza internazionale degli Intelligent Robots and Systems (IROS), tenutasi in Giappone a Sendai.
Non si tratta, certo, di un pesciolino vero, ma e' un robot minuscolo, lungo non piu' di 3 millimetri ed ha delle microscopiche pinne che sono sensibili al segnale magnetico applicato dall'esterno. Attraverso le pinne il robot decide la sua direzione e la sua velocita'. Il movimento delle pinne dipende dall'intensita' e da altre proprieta' fisiche del campo applicato.
Il prototipo e' gia' stato testato per dimostrare che non si muove passivamente ma e' soggetto al controllo remoto del campo magnetico, ma e' ancora in una fase iniziale di realizzazione, ammettono i suoi inventori. Inoltre i ricercatori hanno a cuore un altro intento, quello di diminuire le dimensioni del pesciolino meccanico in modo che possa penetrare anche nei luoghi piu' impervi e portare la cura attraverso un viaggio nei vasi sanguigni, dalle grosse vene ai capillari. Questo secondo gli esperti potra' essere fatto solo sfruttando le nanotecnologie. Virtualmente in futuro potrebbe essere possibile, cosa di inestimabile valore quando ad esempio si combatte un cancro, somministrare terapie miratissime solo al luogo dove il farmaco deve liberarsi ed agire.
 
Ti chiamo tì chiaamo... PDF Stampa E-mail
Scritto da Eurostat   
Domenica 03 Ottobre 2004 01:00

I telefonini e gli italiani: è vero amore. Siamo largamente in testa della classifica mondiale in questo genere voluttuario. Perchè adoriamo chiacchierare oppure perchè impera il controllo onnipresente delle mamme italiote ?

L'Italia detiene il primato europeo per il numero di possessori di telefonini. Secondo uno studio pubblicato da Eurostat, l'organismo europeo che sviluppa le statistiche per i Paesi dell'Unione Europea, nell'Yearbook 2004, l'Italia è il paese europeo in cui la crescita della telefonia cellulare ha registrato il maggiore incremento toccando il 91%.Nella graduatoria delle nazioni in cui è predominante la presenza della telefonia mobile, segue la Svezia l'89%, la Finlandia con l'87% ed il Lussemburgo con l'86%. Chiude la classifica, in ultima posizione, la Polonia con una percentuale di 36 possessori di cellulari su 100 abitanti, preceduta dalla Lituania con il 38% e dalla Slovacchia con il 58%. Tra le altre nazioni più grandi o geograficamente vicine al nostro Paese, troviamo il Regno Unito (85%), la Spagna (83%), Germania (72%) Francia con il 63%. La media delle tariffe più care è stata rilevata nella Repubblica Ceca ed in Ungheria (1,25 euro al minuto) seguite da Italia, Germania e Polonia con 1,22 euro al minuto. A Cipro, in Estonia e in Slovenia spettano gli onori delle tariffe più basse individuate rispettivamente a 0,17 euro, 0,25 e 0,28 euro al minuto. Interessante anche il dato generale di tutta l'Unione Europea in cui si rileva, dal 1998 al 2002, una netta crescita della telefonia mobile, con il passaggio da 24 a 78 cellulari ogni cento abitanti.

 
Le donne sono più intrigate dal sesso PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 03 Ottobre 2004 01:00

L'inutile chiacchierio di un popolo di spettatori è stato messo in cifre da Riza Psicosomatica. Esibizioni orali e vocalizzi futili e fugaci, così passa la giornata dell'italiano medio. Le donne parlano di sesso il doppio degli uomini, cui resta la consolazione di parlare di calcio. Ammesso che questo esista ancora.

ROMA - Tante chiacchiere e poco dialogo. Gli italiani parlano e parlano, ma comunicano poco. Ogni giorno dedicano 52 minuti delle loro chiacchiere al calcio, 37 minuti al lavoro, 20 minuti al sesso, solo 2 minuti alla politica e appena 30 secondi ai libri. A compilare la mappa degli argomenti prediletti, delle chiacchiere ma anche dei tabu' degli italiani e' il mensile Riza Psicosomatica che con il suo pool di psicologi e psicoterapeuti ha studiato l'attitudine alla comunicazione di circa 1000 italiani, maschi e femmine di eta' compresa tra i 25 e i 60 anni. E le sorprese non sono mancate.
Gli argomenti di cui si parla piu' spesso? Gli uomini, neanche a dirlo, parlano di calcio e sport in genere (74%), di lavoro (68%), di sesso (47%), di auto e motori (38%), di tv (34%), di diavolerie tecnologiche come computer e telefonini di ultima generazione (32%). Le donne parlano innanzitutto di shopping (77%), poi, anche loro, di lavoro (69%), di sesso (56%, piu' degli uomini), di gossip (49%) e di programmi e personaggi della tv (44%).Nella classifica del tempo dedicato a ciascun argomento, gli uomini parlano in media di calcio per 52 minuti, mentre le donne parlano di shopping che fanno o che vorrebbero fare per 50 minuti. Il resto e' una media unisex: 37 minuti della proprie chiacchiere quotidiane sono dedicate al lavoro (si sono considerate unicamente le ore extra-ufficio); per 35 minuti si fa un po' di pettegolezzo; per 32 minuti si discute animatamente di tv, di personaggi che piacciono e di vip piu' o meno insopportabili; a sorpresa, solo 20 minuti delle nostre conversazioni quotidiane sono dedicate al sesso, mentre per 18 minuti si parla di soldi. Argomento poco frequentato e' l'amore, se ne parla per circa 11 minuti al giorno, piu' della tavola e dei piaceri e doveri del cibo (10 minuti), degli argomenti di attualita' (6 minuti) e di politica e fatti internazionali (appena 2 minuti). Infine, un minuto delle proprie conversazioni quotidiane viene dedicato all'ultimo film visto al cinema e appena 30 secondi all'ultimo libro letto.Insomma, la comunicazione oggi sembra essersi trasformata in un incessante flusso di chiacchiere, che nulla hanno a che fare con il vero dialogo. Anzi, spesso parlare risulta davvero difficile. Sei italiani su dieci (63%) non riescono a comunicare con i figli, ma neanche con i colleghi d'ufficio con i quali si lavora gomito a gomito da anni (57%), mentre uno su due (46%) non riesce ad aprirsi nemmeno con i genitori. E con il partner? Molti si sforzano, ma per il 37% l'amore e la convivenza non bastano a sciogliere la lingua.Ci sono poi tutti gli argomenti difficili da affrontare. Il dolore e la malattia (61%), la morte (60%), temi culturali in genere (51%), i sogni e le aspirazioni (43%), l'amore e l'innamoramento (37%). In ogni caso, dei cosiddetti argomenti importanti, si preferisce parlare con gli amici (64%) piu' ancora che col partner (54%), coi nonni (46%) piu' ancora che con i genitori (32%), un dato che riguarda soprattutto i giovani. Solo il 17% degli italiani ricorre al sacerdote e il 24% a conoscenti.

 
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