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Tempi Moderni
Orrore e Disonore PDF Stampa E-mail
Scritto da di Tom Bosco da nexusitalia.com   
Lunedì 27 Settembre 2004 01:00

Mentre tutta l’Italia è ormai sull’orlo di una crisi di nervi, bombardata com’è da settimane da telegiornali e quotidiani che inondano l’opinione pubblica con notizie, voci, comunicati, smentite e via dicendo sulla sorte delle “due Simone”, dall’Iraq giungono notizie talmente raccapriccianti e incredibili da mostrare, una volta di più e se ancora ce ne fosse bisogno, il vero volto di questa guerra: un orrore senza fine.

Sono curioso di vedere se questa storia diventerà di dominio pubblico, se ci sarà un‘inchiesta e, qualora fosse così, quale sarà la reazione del popolo americano. In breve, sembra che a Falluja sia stata trovata una fossa comune con sedici cadaveri apparentemente appartenenti alle forze di occupazione, probabilmente soldati americani

(http://www.albasrah.net/images/3loj/mass-g...us-soldiers.htm).

La fossa si trova nel settore nord-occidentale della città, e contiene i resti di sedici individui di aspetto straniero , con un taglio di capelli tipicamente militare.

Una storia simile sembra accaduta anche a Ramadi, dove sarebbero stati trovati seppelliti i resti di numerosi soldati, senza uniformi o piastrine di riconoscimento, rinchiusi nei famigerati “body bags”, quei sacchi neri tristemente famosi sin dalla guerra del Vietnam. All’apparenza erano sepolti lì da mesi.

I corpi sono stati rimossi dai membri dell’Esercito Islamico dell’Iraq e verranno appena possibile consegnati alla Croce Rossa, che cercherà di restituirli alle rispettive famiglie.

Fra le altre cose, questo video che documenta la scoperta dichiara che questi soldati sarebbero stati seppelliti per nascondere le reali cifre delle perdite statunitensi in Iraq, domandando se è questo il modo in cui l’amministrazione americana tratta i suoi uomini e puntando il dito ad un altro scandalo, un nuovo crimine di guerra perpetrato dai governi statunitense e britannico. Suggerisce alle famiglie in cerca di notizie dei propri cari di rivolgersi alla Croce Rossa o altre organizzazioni, piuttosto che alle amministrazioni militari delle truppe di occupazione.

 
Agente Orange PDF Stampa E-mail
Scritto da Disinformazione.it   
Lunedì 27 Settembre 2004 01:00

La guerra del Vietnam ancora una volta compare sulle prime pagine dei quotidiani americani grazie alle elezioni presidenziali. Entrambi i candidati sono intenti ad accusarsi di servizi o disservizi forniti alla nazione in tale occasione. Un’altra storia sul Vietnam, apparsa alle cronache la scorsa settimana, ha ricevuto da parte dei media molta meno attenzione. La CNN ha riportato che un gruppo di 100 cittadini vietnamiti si sono uniti in un’azione legale nei confronti di oltre 30 industrie chimiche chiedendo un risarcimento per essere stati esposti durante la guerra ai bombardamenti di un’ erbicida impiegato come defogliante chimico e conosciuto come Agente Orange.

Questa e’ la prima volta che una tale causa legale viene avviata da parte di cittadini vietnamiti a distanza di oltre 30 anni dall’ultimo bombardamento chimico da parte degli aerei militari americani su foreste, campi dei contadini e bacini idrici in Vietnam. [ .. ]
In totale furono spruzzati sul Vietnam circa 40 milioni di litri di Agente Orange: il defogliante contiene sostanze chimiche ritenute dalla World Health Organization altamente tossiche. Una di tali tossine, una forma di diossina conosciuta come TCDD (1), e’ particolarmente mortale: 80 grammi di TCDD potrebbero uccidere l’intera popolazione di New York City se versati nelle riserve d’acqua. Recenti ricerche hanno rivelato che circa 170 kilogrammi di TCDD furono versati sul Vietnam.
Le prime segnalazioni degli effetti nocivi sulla salute derivanti dall’esposizione all’Agente Orange furono fatte dai veterani americani: furono segnalati vari tipi di cancro, seri problemi gastrointestinali e malformazioni nei bambini nati da veterani della guerra nel Vietnam. Il governo degli Stati Uniti si e’ a lungo astenuto dall’approfondire la questione, fino a quando l’ammiraglio Elmo Zumwalt, sicuro che la morte del figlio per cancro fosse dovuta alla lunga esposizione all’Agente Orange durante le missioni di pattuglia in Vietnam, ottenne l’attenzione del governo americano.

Uno studio effettuato recentemente ha collegato l’Agente Orange con quasi tutti i tipi di cancro conosciuti sugli uomini e con molte altre disfunzioni letali. I veterani che parteciparono alla guerra in Vietnam ricettevero un risarcimento di $180 milioni nel 1984.
La Croce Rossa Vietnamita ha registrato circa un milione di persone disabili a seguito della esposizione all’Agente Orange e, da alcune stime, si calcolano circa 2 milioni di persone affette da problemi di salute derivanti dalle tossine spruzzate.
Va notato come, numerosi studi condotti dal governo americano insieme ad alcune delle industrie chimiche coinvolte, abbiano portato alla conclusione che non ci siano prove di una diretta connessione tra l’Agente Orange e i problemi di salute che gli vengono attribuiti e che le componenti chimiche hanno comunque vita breve nell’ambiente.
Nuovi studi effettuati, incluso quello del Journal of Occupational and Environmental Medicine (2), riportano che le componenti chimiche come il TCDD rimangono tuttora concentrate nel terreno, e quindi nella catena alimentare, in molte parti del Vietnam.

Il capitolo finale di questa tragedia non e’ ancora stato scritto, le sofferenze dovute all’uso all’Agente Orange documentate in molti rapporti redatti da fonti indipendenti, incluse le sopra citate e molte altre, continuano e, se questi rapporti sono corretti, continueranno certamente ad essere presenti nelle vite delle prossime generazioni non ancora nate.
L’accusa non sta chiedendo un preciso ammontare economico a scopo di risarcimento: se le dichiarazioni delle vittime venissero accolte dal tribunale, tutti i beni delle 30 industrie chimiche messi insieme non sarebbero sufficienti a risarcire il danno compiuto. Ogni risarcimento avra’ un valore puramente simbolico, come riconoscimento di un grande danno compiuto, mai ammesso e da molti dimenticato.
Questo potreb

 
Ma allora Dio esiste! PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Lunedì 27 Settembre 2004 01:00

Finalmente una buona notizia: i VIP in decadenza che abitano l’ “Isola dei Famosi” mangiano frutti esotici e vengono colti da dolori addominali e conati di vomito. Ma forse non gli sarà nemmeno dispiaciuto: vomitare in diretta, in fin dei conti, fa pur sempre audience.

ROMA - Un altro uragano si abbatte sull'Isola dei famosi. Questa volta però non si chiama Jeanne ma mal di pancia: sette concorrenti sono stati ricoverati per intossicazione alimentare e sottoposti a infusioni di fleboclisi. All'origine dell'incidente, l'ingestione di alcune nocciole trovate sulla spiaggia.

I primi ad avvertire i disturbi sono stati Sergio Muniz e Alessia Merz, seguiti subito dopo da Kabir Bedi, Ana Laura Ribas, Totò Schillaci, Patrizia Pellegrino e Rosanna Cancellieri. I "naufraghi" sono stati colti da dolori addominali e conati di vomito ed è stato necessario l'intervento del dottor Diego Filippini, medico della produzione, che attraverso una flebo ha reidratato i malcapitati, ha refertato l'intossicazione ed ha prescritto loro una corretta alimentazione e qualche ora di riposo.

I "malati" sono stati trasportati tutti in un residence a Samanà, per recuperare le forze. Il personale locale ha riferito che ingerendo quel genere di nocciole non si incorre in alcun tipo di avvelenamento ma si possono verificare intossicazioni molto dolorose.

Le condizioni sono migliorate per tuti, tranne che per Kabir Bedi, che sta ancora male. Immuni solo Paolo Calissano (però già infortunato ad un ginocchio), Aida Yespica, Antonella Elia e DJ Francesco. Immune, naturalmente, anche Valerio Merola, abbandonato, da venerdì 24 settembre, da solo sull'isolotto deserto. Pare che trascorra il proprio tempo in lacrime, a pregare.

 
Non c'è più religione PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Lunedì 27 Settembre 2004 01:00

La proposta è quella di abolire il celibato per gli ecclesiastici. Lo vorrebbe un vescovo austriaco per incentivare i giovani a intraprendere la "carriera" ecclesiastica. Finiti i tempi della vocazione irresistibile ?

VIENNA, 27 SET- L'abolizione del celibato per gli ecclesiastici cattolici potrebbe essere una 'via praticabile', dice Manfred Scheuer, vescovo di Innsbruck. Mons. Scheuer, in una intervista a Tirol Heute, ha affermato che permettere il matrimonio ai sacerdoti potrebbe incentivare nuove adesioni alla carriera ecclesiastica, scarsamente presa in considerazione dalle nuove generazioni. Parlando di coloro che escono dalla Chiesa cattolica, Scheuer ha indicato che per questi si e' trattato di 'una scelta dolorosa'.

 
Caccia al ladro! PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Lunedì 27 Settembre 2004 01:00

Una sentenza della Cassazione stabilisce che è un diritto del privato cittadino difendere la sua proprietà o quella d'altri bloccando il malvivente in fuga. In questo modo viene punito un borseggiatore extracomunitario che aveva denunciato la sua vittima per averlo trattenuto dopo il furto. L’iper-garantismo degli ipocriti subisce una battuta d'arresto

Roma- I privati cittadini hanno il diritto di difendere la loro proprietà e quella di terzi dagli attacchi dei malfattori. Quindi, i ladri possono essere inseguiti e bloccati anche se si sono liberati del bottino e se il reato compiuto prevede solo l'arresto facoltativo da parte della polizia giudiziaria. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza 37960 ha dichiarato "inammissibile" il ricorso di Moustapha O., un borseggiatore extracomunitario.

Il ladruncolo aveva rubato il portafogli a una giovane bolognese, ma lo aveva subito gettato a terra perché si era accorto che un passante, Marco S., lo aveva visto.
Tuttavia, nonostante il bottino fosse recuperabile, Marco S. si era dato all'inseguimento del ladro, lo aveva agguantato e lo aveva trattenuto, fino all'arrivo della polizia. Che dopo l'identificazione aveva proceduto all'arresto.

Secono Moustapha O., però, l'intervento del passante era stato "illegittimo", perché "per il furto aggravato non è concessa al comune cittadino la facoltà di arresto". Ma la Suprema Corte ha del tutto disatteso questo punto di vista, affermando che "il privato, pur se non ricorrono le condizioni previste dal combinato disposto degli articoli 383 e 380 cpp, e quindi anche se non ha la facoltà di procedere all'arresto in flagranza", ha tuttavia "il diritto di difendere la sua proprietà e quella dei terzi dagli attacchi dei malfattori", e quindi di inseguire un ladro al fine di recuperare la refurtiva e di consentirne l'identificazione e l'eventuale arresto".

Sulla scia di questo principio di diritto la Cassazione ha reso definitiva la condanna a tre anni e un mese di reclusione, oltre 600 euro di multa, nei confronti dell'extracomunitario, confermando la sentenza già emessa, nel 2003, dalla Corte d'appello di Bologna. Non ha avuto quindi nessun successo "la tesi difensiva che vorrebbe addirittura criminalizzare l'encomiabile operato di un soggetto intervenuto in difesa di un diritto altrui".

(27 settembre 2004)

 
Addio pausa caffè PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Lunedì 27 Settembre 2004 01:00

Una società americana inventa un software che permette alle aziende di controllare, in ogni momento, la posizione dei propri impiegati, semplicemente guardando sul cellulare. Il software, non ancora commercializzato, è già stato ordinato da centinaia di società. Nell'era del Grande fratello la privacy è un lusso che sta scomparendo

NEW YORK, 27 SET - Una societa' Usa ha prodotto un nuovo software Gps che permette alle aziende di controllare la posizione dei dipendenti con il cellulare.La Xora software ha rilasciato una sua versione del servizio 'Nextel GPS'. Il servizio, gia' prenotato da 1600 societa', incorpora la tecnologia 'geofences' che attiva un allarme telefonico se l'impiegato entra in un'area proibita, come il bar. 'Per il momento non e' previsto l'elettroshock' ha detto scherzando un dirigente della Xora.
 
Non hai sonno ? Te lo fanno venire le elezioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Lunedì 27 Settembre 2004 01:00

La politica di palazzo non convince più nessuno,gli indecisi salgono al 20% il polo delude e la sinistra non aggrega. L’elettore è sempre più anestetizzato e annoiato. Piccoli effetti collaterali della democrazia

I partiti, a destra come a sinistra, non smettono di polemizzare tra loro, anche se alleati nella stessa coalizione. Spesso su questioni lontane dagli interessi prevalenti nell'elettorato o comunque relativamente poco comprensibili da quest'ultimo. E trascurando talvolta temi che, viceversa, coinvolgono maggiormente i cittadini. Anche da qui, forse, derivano i nuovi segnali di disaffezione dalla politica che emergono da questo sondaggio. Ciò che colpisce è soprattutto il diffuso ritorno dell'indecisione, persino tra chi non esita a dichiarare l'opzione di voto espressa alle Europee.
Contrariamente a quanto spesso accade nelle indagini elettorali, non ci troviamo dunque di fronte a reticenza, ma a una vera perplessità sulle scelte politiche da compiere. Ben un elettore su cinque, tra quanti si sono recati alle urne a giugno (escluso quindi chi si era astenuto già in quella occasione), afferma di essere oggi incerto. A costoro si può forse aggiungere quel 7% che è pronto addirittura a cambiare la coalizione scelta a suo tempo. In definitiva, resta stabile nella propria preferenza di partito "solo" grossomodo il 70% di chi ha votato alle Europee. Le donne risultano tendenzialmente più «mobili», con una ulteriore accentuazione tra quella che, da tempo, costituisce la nuova generazione degli indecisi, relativamente lontani dalla politica: i 30-40enni. Ancora, la mobilità potenziale è, come di consueto, maggiore tra i laureati, spesso critici e pronti a cambiare opinione.

Ma le differenziazioni più rilevanti dipendono dall'orientamento politico. Sia il flusso verso l'indecisione, sia - ciò che è forse più significativo, anche se di dimensioni quantitative minori - quello verso la coalizione opposta, risultano relativamente più intensi tra i votanti per il centrodestra. Come si sa, già in occasione delle Europee, la coalizione di governo aveva subito i malumori di parte del proprio elettorato. Questa tendenza pare proseguire, sia pure in dimensioni più limitate. Resta il fatto che nel centrodestra quasi un elettore su quattro esprime perplessità nel riconfermare la scelta di voto del giugno scorso. Con differenze tra un partito e l'altro. Gli elettori della Lega e specialmente quelli di Alleanza nazionale risultano relativamente piu fedeli. Con, di converso, una più accentuata mobilità potenziale tra chi ha votato Forza Italia e Udc.
Ma la stabilità relativamente maggiore nel centrosinistra non significa che le forze di opposizione - specialmente alcune - non abbiano i loro problemi. Anche perché il maggior tasso di fedeltà qui rilevato dipende anche da un fatto meramente tecnico: l'esistenza alle Europee della lista «Uniti nell'Ulivo» porta a considerare stabile chi, avendola votata a giugno, dichiara di scegliere oggi una delle sue tre componenti. Mentre la maggiore frammentazione originaria nel centrodestra implica inevitabilmente una più elevata mobilità potenziale.
Anche per questo, il quadro complessivo delle intenzioni di voto muta, rispetto alle ultime Europee, forse meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Certo, il centrodestra appare subire una qualche erosione, mentre il complesso del centrosinistra mostra un tendenza alla crescita. Ciò è dovuto, come si è detto, assai più alla presenza di indecisi - più rilevante fra gli elettori della Casa delle Libertà - che a veri e propri flussi da una coalizione all'altra, che pure coinvolgono il 7%. Ma il vantaggio del centrosinistra è in parte attenuato

 
Parla la Resistenza Irakena. Quella vera. PDF Stampa E-mail
Scritto da La Stampa   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Un esponente del Baath – laico, nazionalista e socialista – esce allo scoperto e racconta la sua verità, distinguendo la rivolta di popolo dalle azioni dei macellai tagliagole, la cui identità viene definita “misteriosa”. Di certo non è un mistero a chi facciano comodo gli atroci filmati del terrore: ai fomentatori dello scontro di civiltà ed ai loro servitori.


BAGHDAD. La «resistenza» irachena esce allo scoperto, e lo fa con un’intervista all’inviato della Stampa in Iraq. L'incontro, dopo mesi di contatti e rinvii, avviene in una villetta semicentrale di Baghdad. L’uomo, che si fa chiamare con il nome di battaglia Abu Moussa, non è armato: dicono avesse ricoperto alti incarichi nell'esercito di Saddam, forse comanda la guerriglia a Baghdad o forse ne è autorevole portavoce. Verificarlo è impossibile, però le cose che l'uomo senza nome rivela sono di estremo interesse. «Il nucleo della resistenza irachena - dice - è attivo dal 1998. Fu allora che il presidente Saddam, ritenendo ormai inevitabile una guerra, decise di creare una struttura segreta selezionando 15 mila uomini, i migliori elementi del "Baath" e la crema di esercito e corpi speciali ». Distingue la guerriglia dai terroristi: «Noi uccidiamo solo chi collabora con gli invasori. Quanti siamo? Ora un milione, forse di più: batteremo gli americani e li cacceremo dall’Iraq»
«Noi siamo la resistenza, non quelli che sequestrano e sgozzano»: l'iracheno, che si fa chiamare con il nome di battaglia di Abu Moussa e lancia questo messaggio, è un uomo di mezz'età che ci sta parlando con tono tranquillo rivelando vicende straordinarie. Contatti trascinati per mesi d'un tratto sfociano nell' incontro, in questo momento colui che appare come il leader della guerriglia a Baghdad ha accettato l'intervista con tanta facilità da far pensare all'inizio di una campagna mediatica.
Per ragioni ancora non del tutto chiare la resistenza irachena deve aver deciso di uscire allo scoperto: lo fa per distinguersi dalle bande di macellai che sommergono il Paese, ma anche perchè probabilmente si sente abbastanza forte e vuole ribadire una "leadership" che è già nei fatti. L'uomo che ci sta parlando in una villetta semicentrale di Baghdad non è armato, anche se le camice a quadri o i "disdasha" dei suoi mostrano chiari rigonfiamenti ascellari: dicono avesse ricoperto alti incarichi nell'esercito di Saddam, forse comanda la resistenza a Baghdad o forse ne è autorevole portavoce, verificarlo è impossibile, pero le cose che l'uomo senza nomè rivela sono di estremo interesse.
Domanda iniziale: voi siete "la resistenza", poi ci sono i terroristi islamici poi le bande di Al Qaeda poi i semplici banditi. Come si fa a distinguervi?
«Mi piacerebbe risponderle che ad un occidentale sarebbe più utile capire anzitutto cosa ci unisce. Pochi giorni dopo l'ingresso delle truppe americani a Baghdad mi trovavo in auto fermo ad un "check point". E dinanzi alla mia era l'automobile di un commerciante molto noto, proprietario di una catena di pasticcerie che accompagnava il figlio e la sua fidanzata a fare acquisti in vista del matrimonio, un matrimonio rimandato a quando la guerra fosse finita. In un cassetto dell' auto aveva 15mila dollari, s

 
Toh, colpiscono ancora la Francia! PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Francese ucciso in strada da un colpo d'arma da fuoco a Riad. A rivendicare il gesto di nuovo un gruppo vicino ad Al Zarqawi (che a quanto pare è onnipotente e dotato del dono dell’ubiquità come il suo amico Osama…). Sta di fatto che è di nuovo la Francia ad essere colpita. Indovinate tutto questo a chi giova?

GEDDA - E' stato un gesto terroristico l'uccisione, ieri sera a Gedda, in Arabia Saudita, di un cittadino francese, dipendente di una società di elettronica Thomson. Lo ha confermato il ministero degli Interni saudita. La vittima si chiamava Laurent Barbot, aveva 41 anni ed era residente nel regno. L'omicidio è stato rivendicato con comunicato diffuso sul sito internet islamico alezah.com, dove si afferma che si è trattato di una vendetta per l'uccisione, il 23 settembre, di un responsabile di Al Qaeda in Iraq, Abu Anas al Shani, legato al gruppo di al Zarqawi "Al Tawhid wal Jihad'.

La tecnica utilizzata aveva fatto pensare subito ai recenti attacchi contro occidentali in Arabia: con modalità analoghe (era il 3 agosto scorso a Riad) era stato ucciso un ingegnere irlandese, Tony Christopher. L'azione era stata rivendicata dal ramo saudita di Al Qaeda.

Era passata da poco l'una di notte, Barbot stava salendo sulla sua automobile parcheggiata davanti a un supermercato aperto fino a tardi, quando qualcuno lo ha avvicinato e gli ha sparato. L'uomo è stato raggiunto da almeno un colpo al torace ed è morto durante il trasporto in ospedale. La zona dell'omicidio è stata transennata dalla polizia saudita.

Nel comunicato di rivendicazione si legge che "l'assassinio dei diplomatici occidentali è un nuovo piano e un nuovo metodo che adotteranno i mujaheddin per rispondere all'assassinio dei responsabili di Al Qaeda da parte delle forze crociate ovunque nel mondo". Il gruppo minaccia un attacco militare duro e mortale contro la Danimarca se il paese non annuncerà un calendario per il ritiro delle sue truppe dall'Iraq. "Il mondo intero sa ora che la parola del gruppo Ansar al Zawahri è come una spada, e che quando minaccia esegue".

 
Tappa di avvicinamento alla Siria PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Si diceva: dopo l'Iraq, l'Iran e la Siria. E così Israele inizia a lanciare qualche pietra nascondendo la mano. Non aspetta altro che la risposta della Siria e degli islamici ai suoi attacchi terroristici, poi darà l'ordine e gli Usa interverranno con un'altra guerra preventiva.

DAMASCO - Un alto dirigente del gruppo estremistico palestinese Hamas è rimasto ucciso nell'eplosione della sua automobile a Damasco in Siria. L'estremista ucciso è Izzedin Shiekh Khalil, dirigente insieme con Imad al Alami della base a Damasco del Movimento per la resistenza islamica. Un portavoce di Hamas, che a Beirut ha confermato l'uccisione, non ha dubbi su chi abbia confezionato l'ordigno che oggi, nella capitale siriana, ha ucciso il suo dirigente: "E' stato Israele".

Durissime le reazioni da Damasco: "Questo atto di
terrorismo - ha detto una fonte ufficiale del regime siriano, ripresa dall'agenzia ufficiale di informazione Sana - rappresenta uno sviluppo grave, di cui Israele porta la responsabilità, poichè sottolinea la sua intenzione di scuotere la sicurezza e la stabilità nella regione". L'attentato dei servizi segreti israeliani, aggiunge la fonte ufficiale siriana, è stato compiuto "in un momento in cui vengono effettuate iniziative internazionali e regionali intese a ridurre la tensione" delMedio Oriente

Dalla sede di Gaza del Movimento per la resistenza islamica è partito un vero e proprio atto di accusa nei confronti dello Stato ebraico: "L'attentato è un crimine codardo del sionista Mossad". Parole accompagnate dalla promessa di attentati in Israele. E, anche, da minacce di colpire "obiettivi isareliani all'estero".

Intanto il ministro per la sicurezza interna di Israele Gideon Ezra si è rallegrato oggi della notizia, ma ha affermato di "non sapere nulla" di possibili responsabilità dello stato ebraico nell'attentato. "Ne sono lieto" ha detto Ezra ai cronisti, aggiungendo però di "non sapere nulla in proposito".

Khalil era stato espulso da Israele 12 anni fa. Secondo un rapporto diramato dal dipartimento di Stato americano nel 1997, dirigeva insieme con Imad al Alami la base di Damasco di Hamas e da lì avrebbe ordinato diversi attentati contro obbiettivi israeliani. L'attentato in cui è morto è stato compiuto nel quariere al Zahraa della capitale siriana.
 
Odiosa bufala PDF Stampa E-mail
Scritto da tgcom.it   
Sabato 25 Settembre 2004 01:00

Ma quale arresto dei carcerieri delle due italiane!? Era solo una bufala che si è voluto far circolare. A compiere l'arresto erano stati gli americani ed essendo probabilmente loro la fonte, tutti ci chiediamo: perchè dare notizie false? Ma non è la prima volta che accade. Il gioco è sempre lo stesso: dichiarazioni bomba e susseguente smentita. Lo scopo? Arricchire lo spettacolo globale in Iraq e spostare l'attenzione dai crimini commessi quotidianamente dai "liberatori".

Nessuna relazione tra le persone arrestate nel blitz americano e gli ostaggi italiani. Lo dice il comando della forza multinazionale in Iraq. Una doccia fredda su quanti speravano che i due arrestati fossero i carcerieri delle due Simone e la liberazione delle ragazze italiane potesse così essere più vicina. Anche la Farnesina aveva dimostrato molta cautela dopo la diffusione della notizia da parte della tv Al Arabiya.

Siè aperta quindiuna nuova giornata di angoscia per la sorte delle due volontarie italiane dopo che le speranza accese dalla notizia sulla cattura di due presunti carcerieri sono state gelate da una smentita. Nella notte, infatti un comunicato diffuso dalle forze della coalizione a Baghdad ha precisato che "le informazioni sull'arresto di due uomini operato dalle forze americane non
sono da mettere in alcun modo in correlazione con le due donne italiane tenute in ostaggio".

"La forza multinazionale sa che non vi sono connessioni tra i due prigionieri e il luogo o le condizioni delle italiane - si legge ancora nella nota - ulteriori informazioni saranno fornite appena disponibili".Del resto era stata accolta dagli osservatori e dal governo italiano con molta cautela la notizia diffusa dalla tv satelittare Al Arabiya secondo cui il capo tribù iracheno Hatem Mutni al Awad e il figlio Uday, catturati dopo uno scontro a fuoco con le forze Usa, sarebbero stati i carcerieri delle due Simone.

 
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