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Tempi Moderni
Contreccezionale! PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Giovedì 21 Ottobre 2004 01:00

Sms alle 15enni di Birmingham: ricordatevi di prendere la pillola.

LONDRA - Le quindicenni di Birmingham si vedranno recapitare un messaggio sul cellulare che recita cosi': ''Hai preso la pillola oggi?''. Il mittente sara' l'Unita' sanitaria locale che fa capo al South Birmingham Primary Care Trust e rientra tra le misure studiate per contrastare il record britannico della piu' alta percentuale di mamme minorenni in Europa. Il Primary Care Trust, che gestisce le unita' sanitarie del sud di Birmingham, ha investito 5.000 sterline nel progetto (circa 8.000 euro) per inviare ogni giorno un messaggio a 300 ragazze della zona che abbiano aderito al programma. Chi di loro vuole essere sicura che i genitori non verranno a sapere che fanno uso di questo metodo contraccettivo possono richiedere un messaggio in codice, come ''Chiama Alex'' o ''Porta a passeggio il cane''.

A Birmingham, dove il tasso di gravidanza tra teenager e' pari a una su dieci, le voci discordanti non si sono fatte attendere. C'e' chi ritiene che l'iniziativa rischi di minare il rapporto tra genitori e figlie e c'e' chi teme che le ragazze trascureranno le misure di prevenzione per le malattie che si trasmettono per via sessuale. Dall'altra parte ci sono le statistiche. Secondo il dipartimento di Birmingham che da' assistenza alle teenager incinte, le giovani donne dimenticano di prendere la pillola otto volte all'anno: una dimenticanza che e' anche uno dei motivi principali della gravidanza tra le minorenni. Il Regno Unito non ha solo il primato di gravidanze tra minorenni, ma ha anche alte percentuali di aborti: uno su cinque coinvolge una ragazza con un totale di 3.500 gravidanze interrotte ogni anno da giovani sotto i 16 anni.

 
Quando il rapimento dà alla testa PDF Stampa E-mail
Scritto da Tgcom.it   
Lunedì 18 Ottobre 2004 01:00

Incredibile ma vero: Salvatore Stefio - uno dei quattro italiani rapiti tempo fa in Iraq in circostanze ancora non chiare - è stato nominato Cavaliere Templare. Ora ci manca solo che Agliana diventi samurai e Cupertino dichiari di essere Napoleone. La “Nuova Militia” fondata da San Bernardo ha fatto proprio una brutta fine

Salvatore Stefio, uno dei quattro ex ostaggi italiani in Iraq, torna far parlare di sè: con una cerimonia ufficiale nella chiesa di San Giovanni dei Napoletani, sede della Commenda di Palermo, è stato nominato cavaliere templare. Vestito con un mantello bianco con un croce rossa sul petto è entrato a far parte della congregazione nata nel 1119: "E' un momento significativo per me che ho vissuto la prigionia in terra islamica".

Insieme a Stefio sono stati insigniti altri sei cavalieri e due scudieri. Fra di loro avvocati, geologi, e una psichiatra. La cerimonia alla quale hanno preso parte anche la moglie dell'ex ostaggio, Emmanuela Nicolosi e il loro figlio, è stata celebrata dal Gran Precettore d'Italia e Commendatore di Palermo, Pietro Testa.

"I cavalieri - dice Stefio - sono stati un elemento di congiunzione tra il cristianesimo e l'islam in un ottica di missione di pace". "Da questo momento sarà compito dei cavalieri - ha aggiunto Testa - diffondere i nostri principi che sono il rispetto, la reciproca fiducia e assistenza, il dovere della carità e la disponibilità verso gli altri".

La congregazione dei templari della quale da ora fa parte Stefio si sviluppò nel 1119, a partire da una piccola formazione di nove cavalieri capeggiata dai crociati francesi Ugo des Payens e Goffredo di Saint Omer. Lo scopo dell'iniziativa, ben accolta da Baldovino II Re di Gerusalemme, era quello di proteggere i pellegrini che si recavano in Terra Santa, "lungo le insicure vie che conducono da Gerusalemme al Giordano".

Successivamente i Templari furono i principali difensori degli Stati latini (e non solo), prendendo attivamente parte ai combattimenti. Il nome dell'ordine deriva dal fatto che Re Baldovino posizionò i cavalieri nella moschea di Al-Aqsa, sulla spianata del distrutto tempio di Salomone. I templari ottennero l'approvazione papale, e nel 1128 al Concilio di Troyes fu stabilita per loro una regola, redatta da San Bernardo da Chiaravalle, ispirata alla regola cistercense.

Dai "fratelli" Cistercensi, i Templari ereditarono anche il colore del mantello: bianco. La gerarchia all' interno dell'Ordine prevedeva al vertice il maestro, la cui autorità era limitata da un capitolo composto dai dignitari (il siniscalco, il comandante del Regno di Gerusalemme, il drappiere, il comandante delle altre regioni).

 
Tu non sei il vestito che indossi! PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Lunedì 18 Ottobre 2004 01:00

La polemica – piuttosto ridicola, in verità – sui pantaloni a vita bassa delle adolescenti mette a nudo il vuoto interiore di un’intera generazione. Ci si veste tutti uguali per avere più personalità (?); oppure, semplicemente, si segue la corrente imitando i divi, nella certezza che non si sarà mai come loro. Cercasi disperatamente un'idea rivoluzionaria per riempire il vuoto.

INSEGNARE a scuola mette in contatto con le verità del giorno: è come raccogliere uova appena fatte, ancora calde, magari con il guscio un po' sporco. Gli storici interrogano i secoli, ma in una classe di una qualsiasi periferia italiana si ascolta il battere dei secondi. Ebbene, oggi una ragazza di quindici anni, un'allieva che non aveva mai rivelato una particolare brillantezza, ha fatto una riflessione che mi ha lasciato a bocca aperta.

Eravamo negli ultimi dieci minuti di lezione, quelli che spesso si spendono in chiacchiere con gli alunni. La ragazza raccontava di volersi comprare un paio di mutande di Dolce e Gabbana, con quei nomi stampati sull'elastico che deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Io le obiettavo che lungo la Tuscolana, alle sei di pomeriggio, passeggiano decine e decine di ragazze vestite così.

Non è un po' triste ripetere le scelte di tutti, rinunciare ad avere una personalità, arrendersi a una moda pensata da altri? E da bravo professore un po' pedante le citavo una frase di Jung: "Una vita che non si individua è una vita sprecata". Insomma, facevo la mia solita parte di insegnante che depreca la cultura di massa e invita ogni studente a cercare la propria strada, perché tutti abbiamo una strada da compiere.

A questo punto lei mi ha esposto il suo ragionamento, chiaro e scioccante: "Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l'ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio quel ragazzo moro o quell'altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe".

Tanta disperata lucidità mi ha messo i brividi addosso. Ho protestato, ho ribattuto che non è assolutamente così, che ogni persona, anche se non diventa famosa, può realizzarsi, fare bene il suo lavoro e ottenere soddisfazioni, amare, avere figli, migliorare il mondo in cui vive. Ho protestato, mettendo in gioco tutta la mia vivacità dialettica, le parole più convincenti, gli esempi più calzanti, ma capivo che non riuscivo a convincerla. Peggio: capivo che non riuscivo a convincere nemmeno me stesso. Capivo che quella ragazzina aveva espresso un pensiero brutale, orrendo, insopportabile, ma che fotografava in pieno ciò che sta accadendo nella mente dei giovani, nel nostro mondo.

A quindici anni ci si può già sentire falliti, parte di un continente sommerso che mai vedrà la luce, puri consumatori di merci perché non c'è alcuna possibilità di essere protagonisti almeno della propria vita. Un tempo l'ammirazione per le persone famose, per chi era stato capace di esprimere - nella musica o nella letteratura, nello sport o nella politica - un valore più alto, più generale, spingeva i giovani all'emulazione, li invitava a uscire dall'inerzia e dalla prudenza mediocre dei padri. Grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli. Oggi domina un'altra logica: chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori per sempre. Chi fortunatamente ce l'ha fatta avrà una vita vera, tutti gli altri sono condannati a essere spettatori e a razzolare nel nulla.

Si invidiano i vip solo perché si sono sollevati dal fango, poco importa quello che hanno realizzato, le opere che lasceranno. In periferia ho conosciuto ragazzi che tenevano nel portafoglio la pagina del giornale con le foto di alcuni loro amici, responsabili di una rapina a mano armata a

 
Troppi consumi, il pianeta è stanco PDF Stampa E-mail
Scritto da ANTONIO CIANCIULLO   
Sabato 16 Ottobre 2004 01:00

Auto, carta, energia: la corsa allo spreco continua a crescere.




Negli Stati Uniti ci sono più automobili che cittadini con patente, i grandi fuoristrada dai consumi spropositati tirano la volata delle vendite, le compagnie minerarie mangiano le montagne ridecendone l'altezza anche di decine di metri. E la Cina cresce a un ritmo impressionante: a questa velocità nel 2015 avrà 150 milioni di automobili, 18 milioni in più rispetto a quelle he giravano nel 1999 negli Stati Uniti.

Sono due dei flash contenuti nello "State of the World 2004", il rapporto del Worldwatch Institute appena uscito in Italia con le Edizioni Ambiente. Il rapporto ha cambiato formula: è diventato una monografia quest'anno dedicata ai consumi. Un settore caratterizzato da una crescita che non basta a far uscire l'economia da una lunga crisi strisciante ma che è sufficiente a produrre un impatto ambientale devastante il cui costo non viene inserito nei conteggi ufficiali.

Mentre due quinti della popolazione mondiale (2, 8 miliardi di persone) vivono con meno di due dollari al giorno, il mercato dei consumatori si allarga anche nei paesi in via di sviluppo e la pressione sugli ecosistemi cresce. Ad esempio l'uso della carta è sestuplicato tra il 1950 e il 1997 e raddoppiato dalla metà degli anni Settanta a oggi: gli Stati Uniti consumano un terzo della carta prodotta nel mondo, 300 chili l'anno a testa, contro un quarto di un indiano. Entro il 2050 - prevede il Worldwatch Institute - la produzione di carta e pasta da legno potrebbe arrivare a rappresentare più della metà della domanda mondiale industriale di legno.

Nell'arco di un terzo di secolo (tra il 1960 e il 1995) l'uso dei minerali è aumentato di due volte e mezza, quello dei metalli del 210 per cento, del legname del 230 per cento, dei materiali sintetici del 560 per cento. E contemporaneamente è cresciuta la potenza del sistema estrattivo: negli Stati Uniti tra il 1960 e i primi anni Novanta la capienza degli autotreni è aumentata di otto volte passando da 32 a 240 tonnellate; nello stesso periodo, sempre negli Usa, il minerale estratto da ogni minatore è triplicato; e gli impianti di lavorazione del legname sono arrivati a inghiottire fino a cento autotreni di legno al giorno.

E' un sistema che si regge su un doppio errore. Il primo è ecologico: i rifiuti vengono eliminati con scarsa attenzione all'impatto sugli ecosistemi producendo un inquinamento significativo. Il secondo è economico: il mancato riutilizzo degli scarti di produzione comporta un formidabile spreco, ad esempio per ogni tonnellata di rame utilizzata si creano 110 tonnellate di materiali di scarto.

L'alternativa alla cultura dello sperpero è il ciclo chiamato "dalla culla alla culla": anziché limitarsi a rincorrere la marea montante dei rifiuti, si punta a una struttura produttiva in cui "i cicli della natura fungono da modelli per un design umano a impatto solo positivo. All'interno di questa struttura possiamo creare economie che dipendano dalla disponibilità di energia solare, che non producano rifiuti tossici, che usino materiali sicuri e sani, che siano di alimento per la terra o che possano avere un riciclo illimitato".

Lo "State of the World 2004" non si limita a tracciare il profilo teorico del nuovo modello produttivo, ma elenca decine di esempi di innovazioni vincenti sia sotto il profilo economico che sotto quello ecologico. Si va dal successo del tessuto per tappezzeria Climatex Lifecycle, una miscela di lana priva di residui antiparassitari colorata e lavorata senza usare sostanze tossiche, alla moquette Zeftron Savant basata su una fibra illimitatamente riutilizzabile. Dalle potenzialità del riciclo (con i 32 miliardi di lattine buttate via nel 2002 dagli statunitensi si potrebbe ricavare l'alluminio necessario a ricostruire l'intera flotta aerea commerciale del mondo una volta e mezza) a quelle del passaggio dalla proprietà dell'uso de

 
In pieno nell’età oscura PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Gli scienziati avvisano: cresce l'inquinamento luminoso, in Italia addio alle notti stellate tra un quarto di secolo.

MILANO - Ci attende un cielo sempre più buio. Ancora 25 anni di luci sempre più intense, diffuse e accese per tutta la notte e la Via Lattea scomparirà dai cieli italiani. O, meglio, dalla nostra vista.

Già adesso per tre italiani su quattro la notte non scende mai e oltre la metà non riesce più ad ammirare il cielo: la colpa è dell'aumento delle sorgenti di luce artificiale, un fenomeno che, quando assume particolare concentrazione, viene definito «inquinamento luminoso». Dalle aree urbane si sta estendendo all'intera penisola. Astrofili, astronomi e ambientalisti si preparano quindi a scendere di nuovo in campo in difesa delle notti buie e stellate di un tempo, nella giornata nazionale contro l'inquinamento luminoso in programma sabato 16 ottobre.

GIORNATA NAZIONALE INQUINAMENTO LUMINOSO - La giornata, osserva l'Unione astrofili italiani (UAI), «è una delle occasioni durante le quali viene posta l'attenzione di tutti sullo spreco energetico perpetrato da quelle fonti che disperdono la luce verso l'alto: globi luminosi nelle città e nei parchi urbani, torri-faro che puntano verso il cielo e fari rotanti che contaminano le bellezze del firmamento». Luci della città sempre più intense e rivolte verso il cielo a cancellare stelle e costellazioni, tanto che in meno di 25 anni la nostra galassia, la Via Lattea, potrebbe diventare del tutto invisibile da qualunque punto del territorio italiano a livello del mare. Lo ha calcolato l'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'Inquinamento Luminoso (ISTIL), confrontando una mappa della luminosità del cielo ottenuta nel 1971 da tre astronomi della Specola Vaticana con i dati attuali, ottenuti utilizzando i dati forniti dai satelliti del Defence Meteorological Satellite Program dell'aeronautica militare statunitense, nell'ambito di un progetto finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

LE REGIONI PIU' PENALIZZATE - «Il cielo notturno in Italia è molto più degradato di quanto si creda normalmente», ha osservato l'astronomo Pierantonio Cinzano, che si occupa di ricerca sull'inquinamento luminoso presso l'università di Padova e l'Istil, autore del primo atlante dell'inquinamento luminoso insieme al fisico Fabio Falchi. Secondo i dati più aggiornati raccolti dall'Istil, un bel cielo stellato è ormai un ricordo in Lombardia, Campania e Lazio, dove la popolazione non riesce più a vedere la Via Lattea nemmeno nelle notti più serene. Troppo luminosi anche i cieli di Liguria, Emilia-Romagna e Toscana, e in Sicilia, Veneto, Piemonte, Puglia e Friuli Venezia Giulia un abitante su due non riesce a distinguere la

 
11 settembre, ed ora il marchio della bestia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Un codice a barra a impianto sottocutaneo per registrare l’identità di ogni individuo, oramai androide: questa la migliore trovata per dare corpo a quella “civiltà” che si sarebbe scontrando con la barbarie… Ufficialmente per combattere il terrorismo, questa misura spiega in realtà una delle ragioni per cui è stato alimentato il terrorismo laddove si puote quel che si vuole

WASHINGTON - Ci aveva gia' pensato Steven Spielberg in 'Minority Report'. Il governo messicano ne ha munito un migliaio di persone, tra cui 200 funzionari del Ministero della Giustizia, per proteggere informazioni riservate. Una discoteca di Barcellona, in Catalogna, l'ha offerta ai propri clienti come dispositivo per prepagare le consumazioni.
Ora tocca agli Stati Uniti, dove la carta di identita' sottocutanea, con un microchip grande come la capocchia di uno spillo impiantato nell'avambraccio sta diventando realta'.
La Food and Drug Administration (Fda) statunitense, l'agenzia federale che da' il via libera o boccia i nuovi medicinali, ha autorizzato oggi la commercializzazione del VeriChip, una vera e propria carta di identita' in miniatura, da portare su di se' in maniera permanente.
Per il momento il VeriChip, messo a punto dalla Applied Digital, una societa' di Delray Beach in Florida , servira' soprattutto a medici e pazienti, perche' conterra' informazioni come il gruppo sanguigno, la lista dei medicinali non tollerati, eventuali allergie o diabete.
Ma, visto l'allarme terrorismo che continua ad incombere sugli Stati Uniti, se il sistema si confermera' affidabile e sicuro, il prossimo passo sara' quello dei documenti di identita' (cioe' la patente di guida negli Usa) e forse anche dei passaporti, in un secondo tempo.
Il VeriChip non piace molto alle organizzazione di difesa dei diritti civili, convinte che attraverso la nuova e futura carta di identita' elettronica, le liberta' saranno di nuovo a rischio.
COME I CODICI A BARRA - Il sistema funziona in modo analogo a quello dei codice a barra, con uno speciale lettore ottico in grado di leggerne le informazioni.
Il microchip e' praticamente indistruttibile e non e' pericoloso per la salute, ha stabilito l'Fda. E' contenuto in una speciale minicapsula in polietilene, un materiale inerte che si incolla alla pelle e permette al VeriChip di rimanere al suo posto.
Il VeriChip non possiede batterie, non
 
Morta la bimba ferita a Gaza PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa.it   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Della serie non e' colpa nostra,e' lei che si e' messa in mezzo...

E' deceduta nella notte la bambina palestinese di dieci anni colpita ieri da un proiettile israeliano mentre era a scuola a Khan Yunes (Gaza). Fonti militari israeliane hanno detto ieri che i soldati hanno sparato nella direzione di Khan Yunes dopo essere stati bersagliati dal fuoco di un mortaio palestinese. E intanto e' stato sospeso l'ufficiale sospettato di aver crivellato di colpi una bambina palestinese. "L'incidente" avvenne una settimana fa in una zona tra Rafah e il territorio egiziano.
 
Aridatece Mao! PDF Stampa E-mail
Scritto da Tgcom.it   
Mercoledì 13 Ottobre 2004 01:00

I cinesi non sono più quelli di una volta: dopo le operazioni per eliminare gli occhi a mandorla e quelle – dolorosissime – per diventare più alti, ora vanno di moda gli impianti al silicone per aumentare i pettorali degli uomini. Narcisisti, rampanti, individualisti, alienati: la nuova Cina ha il volto dell’incubo occidentale

L'impianto del seno sta diventando sempre più popolare In Cina. Secondo alcuni quotidiani, la strana moda ha decisamente preso piede a Shangai, dove un gruppo di cittadini ha già fatto ricorso alla chirurgia estetica per avere pettorali più.....sviluppati.Secondolo "Shanghai Daily"la maggior parte dei pazienti maschi vogliono l'operazione per cercare di impressionare le donne o i clienti, oinalcuni casi i loro capi.

Gli impianti sono simili a quelli usati dalle donne, ma hanno una forma diversa e sono più rigidi. I medici avvisano che l'intervento comporta un certo rischio e che le persone con allergie e problemi di cuore dovrebbero trovare un altro modo per assomigliare ad Arnold Schwarzenegger."Per essere franchi, la chirurgia non è necessaria", dice Liu Chunlong, dello Shanghai Ren'ai Hospital. "L'esercizio fisico può creare lo stesso effetto in modo più sicuro".L'ospedale ha ricevuto 40 pazienti quest'anno e ne ha operat
i 10, rispetto alle uniche due o tre operazioni dello scorso anno.Molti pazienti hanno in realtà problemi psicologici dovuti alla mancanza di muscoli e in questi casi la chirurgia serve da terapia psicologica.

 
Sulle orme dei Samurai PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Martedì 12 Ottobre 2004 01:00

Ahimè in modo troppo moderno. Dilagano i suicidi nipponici, ma si tratta di rispondere tragicamente a nevrosi e depressione e non più di troncare il fiore di ciliegio

Tokyo, 12 ott. - Sette giovani giapponesi sono stati trovati morti nelle ultime ore nei pressi di Tokyo; la polizia sospetta che si sia trattato di un suicidio collettivo.
La macabra scoperta e' stata fatta nella provincia di Saitama, 50km a ovest a nord della capitale giapponese: all'interno di un'automobile affittata sono stati trovati i corpi senza vita di quattro uomini e tre donne, che secondo i primi indizi sembrano essersi suicidati respirando monossido di carbonio. I corpi sono stati trovati all'alba, in una zona boscosa che la polizia stava rastrellando in cerca del gruppo, dopo che un messaggio di posta elettronica inviato da uno dei sette ragazzi a un amico preannunciava che il gruppo aveva deciso di morire insieme. Dentro il veicolo e' stato trovato un barbecue portatile, utilizzato per bruciare carbone, la cui combustione ha prodotto il micidiale monossido di carbonio.
Apparente suicidio anche per due donne ventenni trovate morte a Kanagawa, a sud della capitale, sempre all'interno di un veicolo preso in affitto.
Nel 2003 il Giappone ha registrato una cifra record di suicidi (34.427), con un tasso di aumento del 22% tra giovani con meno di vent'anni. La polizia sta cercando di capire quali fossero i rapporti tra i giovani suicidi, considerato che decine di adolescenti giapponesi si 'incontrano' via web su un sito Internet che incoraggia l'autodistruzione
 
Divisione Erode PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Martedì 12 Ottobre 2004 01:00

Questa volta la vittima del fuoco israeliano aveva solo 10 anni. Colpevole di trovarsi in una scuola Onu per profughi palestinesi è stata trafitta al petto. "non sappiamo nulla", l'ovvia risposta dei militari di Tel Aviv

GAZA, 12 OTT - Una bambina palestinese e' stata ferita oggi in modo grave dal fuoco di militari israeliani in un campo profughi di Khan Yunes (Gaza). Adir Dir Muhammad, 10 anni, si trovava in una scuola dell'ONU per profughi palestinesi quando e' stata raggiunta da un proiettile al petto. Fonti militari a Tel Aviv hanno detto all'Ansa di non avere informazioni dirette. Pare che al momento dell' incidente i soldati israeliani stessero sparando contro una cellula della intifada proprio vicino alla scuola.
 
Baciamo le mani PDF Stampa E-mail
Scritto da tgcom.it   
Martedì 12 Ottobre 2004 01:00

Se tutti uscissero dalla carceri per permessi premio, queste resterebbero vuote. Il sistema ha pensato bene di porre dei paletti. é stato così previsto che chi ha confessato 100 omicidi, non solo potrà godere di detti vantaggi, ma potrà anche ottenere i domiciliari. é facile: basta pentirsi!

Giovanni Brusca, l'ex capomafia di San Giuseppe Jato, in carcere dal 20 maggio del 1996, è un detenuto modello, tanto da meritarsi un giorno di libertà ogni 45 di cella. Giovanni Brusca siè autoaccusato di un centinaio di omicidi tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Mario Santo, strangolato e sciolto nell'acido. L'ex boss in prigione ha ottenuto permessi premio per andare in visita dalla famiglia.

Il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso a Brusca la possibilità di ottenere permessi premio per uscire dal carcere ogni 45 giorni o al massimo ogni due mesi, motivata con la buona condotta del detenuto. L'ex boss, in cella dal giorno del suo arresto, avvenuto il 20 maggio del 1996, ha trascorso fino ad ora i permessi concessigli dal tribunale romano con la sua famiglia che vive in una località protetta, come rivela il Giornale di Sicilia. Scortato, in stato di detenzione domiciliare, l'ex capomafia di San Giuseppe Jato ha lasciato la cella per alcuni giorni.

Brusca, l'uomo che ha premuto il telecomando causando la strage di Capaci, era uscito dal carcere soltanto in seguito ad un'autorizzazione straordinaria per motivi familiari. "Anche lui è entrato nel circuito dei benefici carcerari", ha commentato il suo legale, l' avvocato Luigi Li Gotti. Nelle prossime settimane i giudici del tribunale di sorveglianza dovranno decidere sull'istanza di scarcerazione del pentito. I pm di Palermo, Caltanissetta e Firenze dovranno esprimersi sugli effetti del pentimento di Brusca. Sulla scarcerazione, a cui dovrebbero seguire gli arresti domiciliari, si pronuncerà anche la Direzione Nazionale Antimafia.

 
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