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| Scritto da affari.libero.it |
| Venerdì 03 Agosto 2012 00:20 |
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Dopo aver lasciato invariato il costo del denaro allo 0,75%, il presidente della Bce Mario Draghi ha fatto sapere che "la Bce potrebbe tornare a intervenire sui mercati, usando misure non convenzionali". Dopo gli altolà della Bundesbank, Draghi ha deciso dunque di andare alla conta con i falchi all'interno del consiglio direttivo dell'Eurotower, mettendo ai voti le decisioni di intervenire con quel ventaglio di "misure non convenzionali" che hanno provocato i mal di pancia teutonici. Ma il banchiere ha aggiunto che "i dettagli delle misure verranno discussi nelle prossime settimane e oggi sono state prodotte solo delle linee guida".
Immediata la reazione dei mercati che si attendevano invece un'azione concreta, dopo gli annunci della scorsa settimana del banchiere italiano fatti a Londra ("faremo di tutto per salvare l'euro" e "basterà, credetemi"). Parole che avevano fatto svoltare i mercati che, diversamente, avrebbero potuto intraprendere una pericolosa deriva. Sulle misure non convenzionali (fra le altre opzioni che la Bce sta studiando, accanto agli interventi sui mercati dei titoli di Stato, c'è la possibilità di riprendere i maxi-prestiti alle banche Ltro e la revisione delle garanzie chieste alle banche in cambio di liquidità), Draghi ha spiegato che "gli eventuali acquisti di bond da parte della Bce si concentreranno sulle emissioni di più breve termine".
Il costo del denaro, invece, rimane adeguato, visto che "adesso non è il momento" per un nuovo taglio. Di fatto, il margine per dare un'altra sforbiciata di un quarto di punto ci sarebbe, essendo i tassi allo 0,75% e lo scenario inflattivo sotto controllo ("rischi inflattivi ben bilanciati"). Secondo Draghi, infatti, la crescita dei prezzi rallenterà ulteriormente nel 2012 e si attesterà sotto il 2% nel 2013, ma i banchieri dell'Eurotower hanno deciso di rimandare il taglio per dare tempo alla precedente riduzione di luglio di dispiegare tutti i propri effetti ed essendoci nell'Eurozona delle difficoltà di trasmissione a causa dell'elevato spread nella politica monetaria. |
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