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Terza Posizione PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Domenica 23 Settembre 2018 02:46


Caratteristiche forse uniche di un movimento e di un dispositivo giudiziario

Sono passati 38 anni da quel 23 settembre in cui venne emesso un nugolo di mandati di cattura contro noi di Terza Posizione. Fu scelta appositamente quella data in quanto anniversario della fondazione ufficiale della Repubblica Sociale Italiana. Gli inquisitori della Sovversione erano, sono ancora e resteranno  sempre, molto affezionati ai simboli... Da quel 23 settembre 1943 di anni ne erano passati 37, uno meno di quanti ne sono poi trascorsi da quel giorno ad oggi. Questo per dire quanto la Rsi fosse ancora presente soprattutto nelle teste degli avversari.

Non fu l'unica repressione contro la destra radicale, ma fu, probabilmente, l'unica che aveva anche una motivazione ideologica che non si limitasse a perseguire un "disciolto partito fascista". La stortura giuridica scelta per condannarci che fu quella di "pericolo di pericolo", ovvero di potenzialità di commettere crimine piuttosto che di un crimine in sé, sembra parente lontana ma consanguinea della giurisprudenza di Norimberga.
Il fatto di considerarci "associazione sovversiva" - al netto della distorsione semantica impiegata - la considero un'altra medaglia perché attesta che ritenevano che il nostro modo di pensare e di agire andasse a toccare le menti e a mutare i rapporti e non più a presentare roboanti programmi alternativi di potere. Profondità e non superficie.
Non so se ci temessero, ma sicuramente ci odiavano. Dico questo non con vittimismo alcuno ma con vero orgoglio.

Senza voler esaltare più di tanto quella meravigliosa esperienza di assoluta giovinezza, va rilevato che TP ebbe la prerogativa forse unica nel dopoguerra di centrare una sintesi di tutte le anticipazioni delle avanguardie rivoluzionarie e di quel pensiero, tradizionale e moderno, che si era sprigionato oltre mezzo secolo prima della sua formazione.
Anticipò delle logiche internazionali e sociologiche emerse più tardi, nonché i concetti di contropotere e quello della funzione dell'aristocrazia rivoluzionaria.
Anche con le istituzioni  essa ebbe un rapporto che anticipava i tempi di qualche decennio e che, noto con rammarico, nell'area affine si è poi andato perdendo.
Il linguaggio e la comunicazione ebbero la straordinaria forza di essere attualissimi, modernissimi, esprimendo quanto di arcaico, di eterno, di sovratemporale, ne dettava l'Idea del mondo e della vita.

Da dopo la repressione, la cosiddetta area si è nutrita di suggestioni esterne, estranee, perché sul finire dello stesso decennio la destra radicale ha assunto temi provenienti dalla destra Wasp che sono tuttora maledettamente presenti. Oppure è ripiegata su logiche di opportunismo pratico maturate in ambienti di partito. 
Quello che Terza Posizione aveva incarnato o sintetizzato e che - come tutte le cose autentiche - non era limitato ai confini dell'organizzazione ma era comune a migliaia di lupi sciolti in giro per l'Italia e non solo, è rimasto, è stato introiettato. Purtroppo è stato quasi sempre accomunato a quelle ispirazioni così distanti prevalse nel vuoto lasciato, formando così una miscela che confonde immancabilmente i cervelli. Mettendo sullo stesso piano, come ipotesi o teorie, cose assolutamente diverse tra loro e inserendo tra queste, a pari titolo, le Idee e il marco che le produce, tutto è diventato uguale a tutto. Così si può benissimo essere neoliberisti (ma con animo intriso di carità e di assistenza sociale...) e perfino occidentalisti, antieuropei, neo-federzoniani e bannoniani.

Tutto logico e consequenziale.
Altrettanto logico - e se volete reattivo - l'impegno che si è mantenuto e che s'intende seguitare a rispettare: non cedere terreno e procedere per la Riconquista.

 

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