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Trump vuole vuotare le nostre tasche PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Giovedì 02 Febbraio 2017 00:22


E noi lo aiuteremo, altrimenti che idioti saremmo?

Berlino. Non sarà solo sulle parole e sui princìpi la disputa tra Donald Trump e l’Europa. Ieri, la tensione ha preso la forma di uno scontro tra uno degli stretti consiglieri del presidente americano e Angela Merkel su questioni di affari, di commercio. Controversia iniziata da un’intervista in America che ha sollevato preoccupazioni un po’ in tutta la Ue, tanto che anche il ministro italiano dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha lanciato l’allarme per i rischi che può correre il Made in Italy se nel mondo si affermassero politiche protezioniste.
Tutto è iniziato con un’intervista di Peter Navarro, il capo di un nuovo organismo voluto da Trump, il Consiglio Nazionale per il Commercio. Parlando con il Financial Times, Navarro ha sostenuto che la Germania approfitta di una valuta «esageratamente sottovalutata» (l’euro) per «sfruttare» gli Stati Uniti e i partner europei. La sua teoria è che l’euro è «un deutsche mark implicito», camuffato ma meno forte di quanto sarebbe se dipendesse solo dall’economia tedesca: consente così alle imprese della Germania di esportare a prezzi vantaggiosi in America. In sostanza, una manipolazione valutaria: accusa non troppo diversa da quella rivolta alla Cina di tenere artificialmente basso il valore del renminbi a scopi mercantilisti. Le dichiarazioni di Navarro riecheggiano quelle dello stesso Trump, il quale ha sostenuto di recente che la Ue è «un veicolo» della Germania.
Le onde che dalle coste americane arrivano verso quelle europee si stanno insomma facendo alte. Merkel di solito non risponde alle interviste di politici e funzionari stranieri. Questa volta, però, è intervenuta immediatamente: il rischio di un conflitto di business con gli Stati Uniti, primo partner commerciale della Germania, è una delle preoccupazioni montanti nell’industria tedesca. Da Stoccolma, dove era in visita, la cancelliera ha notato che il valore dell’euro dipende da molti fattori, primo tra tutti la politica monetaria della Bce. «La Germania – ha detto – è un Paese che ha sempre sostenuto che la Banca centrale europea ha una politica indipendente». E ha aggiunto: «Non avremo alcuna influenza sul comportamento della Bce. Questa è la situazione e io non intendo cambiare nulla».
Il commercio internazionale è diventato un terreno delicatissimo e pericoloso dal momento dell’elezione su posizioni protezioniste di Trump. Sempre ieri, il ministro Calenda ha notato, durante un’audizione in Parlamento, che se Washington dovesse imporre dazi sulle importazioni rischierebbe di mettere in dubbio la sua permanenza nella Wto, l’Organizzazione mondiale del Commercio che li vieta e che è il cuore del sistema degli scambi internazionali. L’Italia – ha aggiunto – si difenderà da un possibile protezionismo globale ma senza ricorrere a misure di chiusura ingiustificate che «danneggerebbero in primo luogo il Made in Italy», il quale prospera nei mercati liberi.
L’apertura della disputa effettuata da Navarro non è solo ideologica. Le esportazioni tedesche sono in effetti portentose. Un’analisi del centro di studi di Monaco Ifo ha calcolato che nel 2016 il surplus tedesco dei conti correnti (che registrano le transazioni internazionali) è stato il primo del mondo e ha raggiunto la cifra record di 297 miliardi di dollari, l’8,6% del Pil del Paese: ha distaccato quello cinese, a 245 miliardi. Gli Stati Uniti, invece, hanno registrato un deficit per 478 miliardi. La Casa Bianca ha elevato a priorità l’obiettivo di ridurre questo deficit: da qui la nuova controversia con la Germania che segue quella annunciata da Trump nei confronti della Cina, anch’essa accusata di manipolazione valutaria.
I punti discutibili della posizione di Washington sono però numerosi. Soprattutto, accusare la Germania e la Cina di manovrare le loro valute è una scorciatoia fondata su fatti non reali: nessuno dei due Paesi lo sta facendo, la Cina anzi oggi sostiene il cambio del renminbi e la Germania vorrebbe che la Bce puntasse a tassi d’interesse più alti e a un euro più forte.



 

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