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Per un populismo positivo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 16 Febbraio 2017 14:50


Della mongolfiera e della zavorra

Jean-Marie Le Pen, espulso dal suo partito dalla figlia, ma riconosciuto Presidente d'Onore dai tribunali francesi, non abbandona il campo. Malgrado lo scontro familiare e le differenze ideologiche e programmatiche, invita comunque a votare alle presidenziali per Marine, ma si appresta a partecipare alle legislative di giugno alla destra del Front National, patrocinando delle liste unitarie. Ha pubblicato una “carta dei valori” che è di fatto una dichiarazione d'intenti.
Si può aderire in toto o in parte a questa Carta, o persino essere perplessi, quello che ne distacca in ogni caso è che attesta pragmatismo, articolazione e una visione ambiziosa dell'avvenire (si pensi all'Europa Boreale...) e che è in grado di accogliere sia gli euroscettici che gli eurorivoluzionari ultimamente in conflitto tra loro. In altre parole si tratta di una visione politica, cosa a cui ci stavamo disabituando.

A Kiev si è tenuto un incontro di Intermarium, promosso dagli ambienti di Azov a cui hanno partecipato camerati di varie nazioni dell'est, nutrita la rappresentanza russa. Di particolare interesse l'intervento di Olena Semenyaka che ha ripercorso tutto il nostro filone storico-ideale e ha esortato i nazionalisti dell'est e dell'ovest a cooperare per una Grande Europa nazionalrivoluzionaria invitando a non farsi travolgere dai sentimenti e a non cadere, ad esempio, nella russofobia.
Ci troviamo in presenza di una nuova dinamica che si sta sviluppando in sordina, come in un ballo di fantasmi, perché l'illusionismo pseudoputinista induce a silenziare la coscienza e la conoscenza per evitare di vedere la realtà, fino a negarla e a tradirla. Un po' come i comunisti che negli anni Cinquanta si rifiutavano di ammettere la realtà sovietica e  accusavano i loro compagni perseguitati e sterminati di essere agenti della Cia. La mamma dei coglioni è sempre incinta, come abbiamo potuto constatare spesso, e pure quella della razza partigiana che magari s'ignora.
In ogni caso la dinamica di Intermarium cresce e a nulla servirà cucirsi le palpebre: essa diventerà parte integrante delle nuove sintesi, insieme, ovviamente, a intendimenti anche molto contrastanti.

A Coblenza, nell'incontro delle eurodestre, anche se non se ne è parlato sui media, sono emerse almeno tre linee contrastanti su Ue ed Euro, e Marine, pur alla testa del partito con più deputati, è risultata tutt'altro che in misura di fare l'unanimità su Exit e Anti-euro. In particolare si distacca la posizione costruttiva, del tutto alternativa all'attuale Bruxelles, ma, a differenza di Parigi, produttiva, sinergica e ambiziosa, dell'FpO, il partito austriaco che viaggia a percentuali maggiori del Front National e che, soprattutto, ha un'articolazione locale fatta di associazioni di scherma, di sport, di cultura, che gli forniscono un peso specifico nettamente al di sopra di quello francese e che può godere del sostegno di vari partiti, in particolare del fiammingo Vlaams Belang.
Meno organica e di spessore, ma comunque più costruttiva della piattaforma francese, c'è l'AfD tedesca che, oltretutto, può determinare con il suo relativo successo elettorale, un freno alla politica d'accoglienza di Berlino.

A destra di Coblenza troviamo altri partiti nazionali in Europa che non fanno parte del gruppo più folto e che sono divisi in spezzoni. Anche lì il pragmatismo è sorprendente. Jobbik vuol rivoluzionare la carta europea ma non smembrarla e tende a riproporre una bilancia mitteleuropea all''interno dei giochi di potenza, ponendosi anche tra Berlino e Mosca e non necessariamente con l'una contro l'altra.
Alba Dorata in Grecia stupisce per la capacità di unire pragmatismo e flessibilità con un ancoraggio morale e ideale solido e con una Weltanschauung chiara e rivendicata.

Possiamo parlare di fermenti presenti più o meno ovunque, fermenti che non solo non sono rappresentati dalla linea Marine-Salvini, ma che hanno delle potenzialità e delle prospettive che l'enunciato italofrancese nega. Il problema è che i leaders in questione sono forse un po' troppo personalisti e si ha il dubbio che siano tentati di semplificare fino alla rozzezza non tanto per pescare l'elettorato (cosa che si fa molto meglio e più ampiamente con la scuola di Jean-Marie o se vogliamo di Trump e Berlusconi) quanto per non rischiare di doversi complicare la vita avendo a che fare con quadri preparati.
Venerdì 10 febbraio alla sede Ue di Roma il gruppo europarlamentare presieduto dal Front National ha tenuto una giornata di riflessione. La cosa più strabiliante è che tra i vari intervenuti, alcuni dei quali leghisti, le riflessioni andavano spesso in direzione molto diversa dalla linea ufficiale. Ma c'è scollamento evidente tra la forza e l'anchorman.
Constatiamo con amarezza che tra i due versanti delle Alpi si sta sviluppando una politica troppo americana, tutta fiction e battute ad effetto, ignorando ogni puntello e non pensando a costruire strade e a guardare in prospettiva.

Un cul de sac politico è un vicolo cieco. Ci si può andare da soli o in massa, ma non è che, se con noi c'è una folla, il muro contro cui ci si schianta cessi di essere un muro. Abbiamo affermato più volte che il peso specifico di Alba Dorata in Grecia, con il suo 7% radicato socialmente e fanatizzato, è superiore a quello del Front National che pur viaggia a consensi quadrupli ma puntando più agli schermi che non ai marciapiede. Ora c'è da considerare anche la linea dell'FpO che oltre ad avere radicamento sociale ha anche più consensi di FN.
La linea di Marine, copiata da Salvini e poi, a scendere, dalla Meloni, e che viene spacciata per quella populista ma è solo una linea qualunquista propria ad alcuni populismi, va diritta in un cul de sac. Questo a prescindere dal merito. Ovvero a prescindere dal fatto che si fondi su tutta una serie di distorsioni rappresentative del reale che vanno dal ruolo russo alla Brexit, e persino dal fatto che i suoi dogmi di indipendentismo materialista monetario se li sia bevuti da agenti d'influenza britannica. Essa s'infila in un cul de sac perché non solo si fonda su dogmi risibili e irreali ma perché nella sua proposizione secessionista scalmanata ha il triplo difetto di: ridurre il raggio di consensi; imporre condizioni di alleanze e di linee politiche che non consentono sinergie; frenare la dinamica interna e la crescita.

Si tratta di una sorta di arteriosclerosi infantilistica, quasi un ossimoro a indice di un rimbambimento. Leninisticamente si tratta della malattia infantile dell'estremismo che non si deve confondere con la radicalità e men che meno con la rivoluzione di cui è invece zavorra.
Il problema di fondo, di questa linea facebook-hollywoodiana al di qua e al di là del Moncenisio, non è tanto la sua pochezza, è la sua inerzia ai limiti dell'ottusità, è la sua impoliticità. Per politicità, si badi, non intendiamo disponibilità bensì arte della guerra.
Come si può notare osservando tutti gli esempi che ho apportato come positivi, coglieremo diversità, contraddizioni e posizionamenti molto ineguali. Ma hanno il pregio di essere posizioni dinamiche, ambiziose, avveniristiche, impersonali e combattive.
Offrono quindi l'ipotesi di raggiungere una sintesi nell'azione comune e di farlo incidendo sugli equilibri europei in crisi di passaggio.
Tutto è possibile in quell'ottica: dalla riforma alla rivoluzione della Ue, tanto mediante trasformazione quanto in seguito a trauma. L'importante è che essa chiama non al mugolio di approvazione di qualche star declamante le lodi di un balsamo magico ma all'impegno, alla lotta, alla partecipazione alla costruzione. In ogni caso al centro c'è la volontà di rigenerazione popolare, nazionale, europea e bianca.

Il dogmatismo trinariciuto e bottegaio sommariamente esposto dalla reductio ad unum marinista, al contrario, funge da attrito a tutte queste spinte che, fortunatamente, notiamo sempre più diffuse e più forti. I successi dovuti all'allarme immigrazione mascherano la fragilità dell'impianto dogmatico, ma non è che si possa sperare di essere sempre più invasi per ottenere migliori risultati elettorali, bisogna comportarsi altrimenti. E, media main stream a parte, registriamo che nella galassia “populista” non ci sono solo le veline Matteo e Marine né quel residuo di precipitato politico d'area che s'incanta al suono di ogni sirena, purché non sia la propria.
Ogni giorno che passa si sta dimostrando non solo che una riconquista della politica è necessaria ma  che è possibile e che non è quindi obbligatorio riempirsi la bocca di slogan incapacitanti che, non so se ci sia un nesso, si accompagnano regolarmente all'esaltazione di Israele.
Un populismo positivo è oggi possibile e per quello, come insegna Jean-Marie, neppure è necessario sabotare Marine: la forza può trascinare anche lei e il suo successo così come la mongolfiera si porta in alto anche la zavorra.

 

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