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Scritto da Gianluca Baldini x La Verità   
Lunedì 27 Febbraio 2017 00:00


a favore delle banche

Via a un altro aiuto alle banche che, con una firma, si mettono al riparo da eventuali contenziosi con il correntista. Con il cambio del calcolo degli interessi bancari, che dal primo marzo passerà dall’essere annuale e non più trimestrale, gli istituti di credito, per legge, devono aver inviato ai correntisti una richiesta di autorizzazione all’addebito degli interessi sul conto corrente. Tutto è iniziato a ottobre scorso con l’entrata in vigore del decreto ministeriale 343 che recepisce la delibera Circolare 343 su «modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria» (in attuazione dell’articolo 120 del Testo unico della finanza).
Questa norma sancisce, infatti, che l’addebito degli interessi non possa avvenire più in maniera automatica (come accadeva prima) ma prevede che il risparmiatore autorizzi la banca a seguito di una richiesta scritta: l’ok può essere dato con il contratto che dà origine al rapporto o anche in seguito.
Nel caso il cliente decidesse di non firmare, il pagamento degli interessi potrà avvenire anche allo sportello o in tutti i modi previsti dall’istituto.
Se non pagherà, passati trenta giorni dalla comunicazione della banca, il correntista dovrà subire azioni di recupero creditizio e segnalazione nelle banche dati come quella dei cattivi pagatori. Rischiando, ad esempio, di non potere accedere in futuro a un mutuo per la casa o a un finanziamento. Queste azioni di recupero possono essere molto costose per la clientela perché i tassi di interesse sul passivo sono elevati e superano anche il 10%.
Ma il problema vero è che chi firma, di fatto, autorizza le banche a prendere gli interessi dal conto corrente e pertanto rinuncia a qualunque forma di contenzioso con gli istituti stessi. Inoltre, come se non bastasse, in realtà concede alle banche di praticare ancora l’anatocismo. «La riforma, per struttura ed opacità, non è altro che un grande, grandissimo aiuto alle banche per ridurre il rischio di contenzioso nel futuro», dice a La Verità, Marco Errati, managing partner della società di consulenza Consilia & partners di Mantova. «In pratica», dice Errati, «Il cliente acconsente al pagamento degli interessi tramite una loro «fusione» con il capitale, come prevede la riforma. Questo è «anatocismo». In effetti, così facendo, gli interessi sul conto generano altri interessi e questa è proprio l’esatta definizione di anatocismo. Come ricorda Errati, la Banca d’Italia ha appena pubblicato un memo sul suo sito proprio su questo tema. «Questi interessi perdono la loro natura e diventano capitale per il calcolo degli interessi nell’anno successivo», continua Errati. «In caso di conto capiente, ossia con un saldo attivo uguale o superiore alla somma dovuta a titolo di interessi, gli interessi dovuti dal cliente sono pagati perché si compensano con il saldo attivo, che quindi si azzera o si riduce dell’importo corrispondente al debito da interessi. In caso di conto con un saldo negativo, dal primo marzo la somma dovuta a titolo di interessi si unisce al capitale (sì “trasforma” in capitale) e produce a sua volta interessi. La somma inizialmente dovuta quindi aumenta», si legge nella nota di Banca d’Italia.
Visto che le novità partiranno dal primo marzo, ricorda Errati, sarebbe dunque consigliabile non procedere con l’autorizzazione o revocare la firma entro il 28 febbraio, ultima data utile prima che il nuovo regime entri in vigore.
Ma il problema non è solo quello dell’anatocismo «mimetizzato». Il regalo alle banche è doppio. Con la nuova norma che prevede il conteggio annuale degli interessi, i correntisti si vedranno riconosciuti anche meno interessi creditori, quelli cioè che le banche riconoscono in funzione del denaro depositato sul conto. Il motivo? La somma di quattro trimestri di interessi è maggiore della somma annuale perché nel tempo gli interessi generano altri interessi. Ad oggi questa novità fa poca differenza, visti i tassi praticati dagli istituti che sono vicini allo zero. Ma se un domani i tassi dovessero salire, allora la perdita sarebbe decisamente più ingente rispetto al calcolo attuale.
L’unica nota positiva è che il calcolo annuale favorisce chi ha interessi debitori (quelli cioè che si pagano alle banche per essere andati in rosso). In questo caso, la somma da pagare sarà minore rispetto alle regole attuali.
Ma è una magra consolazione, visto che dal primo marzo la maggior parte dei correntisti riceverà una somma (ancora) minore di interessi per il denaro depositato e, per chi firmerà l’autorizzazione, l’unica certezza è quella di non poter procedere a dei contenziosi verso gli istituti in caso di necessità. Tutto questo, grazie a una norma che è stata volutamente tenuta nascosta all’opinione pubblica e ai correntisti italiani.

 

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