Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Marzo 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
    1  2  3  4  5
  6  7  8  9101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Autarchia europea; una via percorribile? PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Gruppo (thule-italia.it)   
Giovedì 02 Marzo 2017 00:06


Le ricette populiste Parte terza

“Autarchia” è una parola oggi proibita, nel linguaggio economico del XXI secolo essa viene citata soltanto quale spauracchio negativo, ed associata ad un processo d’involuzione del progresso economico, contrapponendola ad altre parole, ritenute positive, che ne indicano il contrario: internazionalizzazione, apertura, globalizzazione, ecc.
Tuttavia non riteniamo che questo manicheismo lessicale, che nasconde in sé il dogmatismo liberista, sia corrispondente alla realtà.
Abbiamo ampiamente descritto, sia nell’attuale lavoro che in passato, quanto la globalizzazione non abbia in verità portato vantaggi significativi per i popoli d’Europa, ma soltanto un deciso aumento della loro dipendenza, o sudditanza, nei riguardi della finanza speculativa apolide, e del novero di grandi gruppi produttivi sovranazionali, aventi soltanto più una “bandierina” simbolica quale connotato formale, i cui interessi ormai non corrispondono in gran parte più alla “bandierina” di riferimento. Siamo infatti certi che né l’Unilever ad esempio, gruppo formalmente anglo/olandese, né il gruppo FIAT/Chrysler, formalmente italiano, siano soggetti che abbiano degli interessi nazionali da difendere, o che siano orientati a mantenere un carattere sostanzialmente identitario, e non puramente formale. E di esempi simili ne potremmo fare a decine, visto il connotato che ha preso l’evoluzione delle imprese nel XXI secolo.
Per non parlare poi di quei soggetti operanti nella sedicente new economy; Google, Amazon, Facebook, ecc.
Giustamente accusate di aver sfruttato la globalizzazione nei suoi lati più opachi, senza paura di rendere conto a qualche Istituzione né del loro operato in tali “coni d’ombra”, né della relativa propensione all’elusione fiscale, o all’evasione discale, le cui modalità si articolano su vasta scala, frutto di tale propensione a delinquere.
Parliamoci chiaro!
Se le distorsioni dell’economia reale moderna hanno posto dei seri problemi a quella che è la struttura di sviluppo interna delle singole nazioni d’Europa (occidentale in primis), il mix tra internazionalizzazione, finanziarizzazione e new economy rappresenta una criticità ulteriore per l’avvenire nel breve termine, ed un freno a qualsiasi tentativo, serio, di trovare un percorso alternativo di sviluppo economico, che liberi il Vecchio Continente dalla sua condizione.
Come già accennato in precedenza il neo protezionismo non basta, ed abbiamo spiegato i motivi di questa nostra considerazione.
Riteniamo quindi che esso debba, senza alcun dubbio, essere invece il viatico per una più radicale operazione di sradicamento dell’Europa dal circuito sistemico esistente.
Il neo protezionismo, nelle nostre intenzioni, DEVE portare ad un processo di autarchia economica europea, forte abbastanza da camminare con le proprie gambe, e capace di interagire con la multipolarità dei soggetti esistenti nel mondo contemporaneo, senza tuttavia dover tributare a NESSUNO di loro un ruolo di privilegio o di strategicità assoluta.
Ma andiamo con ordine.
La condicio sine qua non è rappresentata dal sorgere e dall’affermarsi, in seno alle tre principali nazione europee; Germania, Italia e Francia, di movimenti a carattere identitario rivoluzionario, che non intendano perpetrare in nessuna modalità il sistema borghese marcio, o le sue vetuste istanze, anche qualora esse siano a carattere conservativo di un certo tipo di identitarismo patriottico.
Tali movimenti dovranno quindi essere contemporaneamente nazionalisti ed europeisti, cosa non impossibile, se si pensa a quello che fu il tentativo, teorizzato in piena II Guerra Mondiale, di creare un Grossraum europeo che fosse una terza via contrapposta tanto al liberismo atlantico, quanto al comunismo sovietico.
Questo nucleo forte continentale fungerà da catalizzatore per tutte le altre nazioni del Vecchio Continente, e sarà in grado di sostituire il progetto d’integrazione dell’Unione Europea, nefasto sotto tutti i punti di vista ed avente una visione del mondo anti-identitaria, con un processo di associazione solidale tra popoli e nazioni, in cui regole e parametri, commissioni e parlamenti, saranno sostituiti da un’assise dei Governi dei singoli Stati, avente una duplice e chiara funzione:
-Coordinare l’approccio geopolitico e geoeconomico del Vecchio Continente, garantendo le istanze di ogni sua nazione presso il contesto globale.
-Creare un integrazione economica e produttiva interna all’Europa, autarchica e solidaristica, che offra la possibilità d’innescare un processo di sviluppo dei popoli, liberandoli però dalle due catene della globalizzazione; finanziarizzazione ed internazionalizzazione.
In siffatto contesto il superamento della fase neo protezionistica localizzata, con una vera e propria rivoluzione autarchica su scala continentale, guidata dalle sue tre principali nazioni, sarebbe un approdo naturale ed indispensabile per la ritrovata indipendenza dell’Europa.
La Germania nazionalsocialista negli anni della sua ascesa aveva portato avanti un percorso molto simile a quello da noi qui ipotizzato. Il protezionismo economico elaborato dall’allora Ministro Schacht, con le sue geniali intuizioni che portarono alla sostanziale indipendenza economica della Germania dai vincoli posti dal prevalente modello liberale pre-globalizzazione, e il successivo sviluppo della teoria del Grossraum europeo rappresentano una fondamentale fonte di spunti.
“(…) Un’esatta considerazione economico-politica inerente all’autarchia europea, richiede che si fornisca la prova della capacità del Continente di vivere e di lavorare del proprio. Può l’Europa, se vi fosse obbligata, esistere senza le importazioni d’oltreoceano, e soprattutto, senza un commercio con l’America? La Germania ha dimostrato che ciò è possibile. L’Europa potrebbe fornire una tale dimostrazione convincente e lampante, sviluppando sotto la direttiva politica ed economica delle Potenze dell’Asse le sue complete energie produttive (…)”.
Tratto da “Autarchia nel Terzo Reich”, Editrice Tule-Italia anno 2016.
“L’emancipazione (dalle importazioni; nota personale) -in caso di necessità- non significa affatto il rifiuto alla ripartizione del lavoro (tra le nazioni d’Europa; nota personale), e ciò apparirà ancora più evidente se consideriamo il concetto di ripartizione del lavoro e dell’autarchia non mettendo la Germania in relazione con il mondo bensì l’Europa con il mondo. (…) Bottoni e locomotive saranno prodotti dove potranno essere fabbricati più a buon mercato (sempre in ambito europeo; nota personale)
(…) Industrie non redditizie, industrie tenute in vita artificiosamente, mantenute soltanto mediante misure che in fondo non significano altro che una pressione sul tenore di vita dei popoli interessati spariranno a poco a poco, ma tanto di più avranno da fare le buone industrie che lavorano a buon mercato, cioè in un nuovo significato le industrie chiave, e la vera ripartizione europea del lavoro quale elemento correlativo in un’autarchia europea solleverà il tenore di vita di tutta l’Europa”.
Tratto da “Autarchia nel Terzo Reich”, Editrice Tule-Italia anno 2016.
Avere tale punto di riferimento vuol dire per prima cosa attualizzarlo, renderlo compatibile con quelle che sono e saranno le condizioni economiche in cui si troverà a partire il processo di autarchia europea.

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.