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Il comunismo ha vinto ovunque PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Segatori   
Venerdì 03 Marzo 2017 00:30


Anche se non te ne sei reso conto

«Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi». Questo è l’incipit con il quale si apre il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels. Correvano gli anni 1847 e il 1848, e l’opera venne pubblicata a Londra il 21 febbraio del 1848.
Possiamo annunciare che la profezia, divulgata quasi centosessantasette anni fa, si è pienamente realizzata. Il comunismo ha vinto, ribaltando, però, i paradigmi dei suoi due oracoli.
Quelli che erano i suoi nemici mortali - il capitale e la Chiesa - si trovano da tempo alleati nel perseguire gli obiettivi intrinseci al progetto marxista: internazionalismo, egualitarismo e proletarizzazione.
Cominciamo con il primo paradigma. Uno dei primi fondamenti leninisti era la monopolizzazione delle decisioni economiche secondo il principio del centralismo democratico, quindi il potere della finanza nelle mani di pochi burocrati che avrebbero dovuto razionalizzare e razionare le risorse in base a valutazione estranee e contrarie ad un bene diversificato e variamente condiviso del singolo popolo. Questo è avvenuto e si è incarnato nella Banca Centrale Europea dove miseri e spregevoli funzionari asserviti al capitale transnazionale hanno realizzato ciò che i comunisti non sono mai riusciti a concludere. Attraverso l’abolizione delle frontiere e il governo unico centralizzato, hanno creato un immenso mercato di uomini e di oggetti, in nome e per conto di quel mito che adesso chiamano universalismo, esportazione della democrazia, amicizia tra i popoli.
Invece delle fucilazioni di massa di milioni di borghesi, contadini e piccoli proprietari, la forma ripulita di comunismo ha attaccato in maniera soffice e indolore la classe media, instillando l’odio verso questa categoria sociale. Ha applicato metodi di strozzinaggio per soffocare la proprietà privata e si è attivata a depredare i risparmiatori, debole e mite categoria che con l’esempio della parsimonia e della sobrietà ostacolano le operazioni speculative. Il passo finale, tanto invocato dai poteri forti e dalla finanza internazionale, è proprio la massima aspirazione scritta e documentata da Lenin: la fine dello scambio reale e l’abolizione della moneta.
L’internazionalismo è passato con una metodica disintegrazione degli Stati sovrani e la degradazione dei popoli in popolazioni, in masse informi, senza più alcun riferimento ad una sovranità riconosciuta. E prima che allo Stato, l’attacco alla famiglia ha riconosciuto una sistematica pressione, declassando il matrimonio da legame a contratto, il rapporto genitoriale a gestione di gruppo, le relazioni affettive ad amministrazione di interessi. E ancor prima della famiglia, l’aggressione è stata portata contro la persona, fino all’attuale disidentificazione di genere, ibridazione sessuale e sovversione delle funzioni di natura.
Arriviamo al secondo paradigma. La Chiesa, un tempo obiettivo di una feroce campagna antireligiosa a scopo educativo - secondo gli intendimenti leninisti - si è accodata e resa complice del suo più mortale nemico. Nessuna «sacra caccia alle streghe», oramai, ma il diabolico regna nella sua simbolica rappresentazione di divisione, di caos e di menzogna. L’apoteosi di questo perverso connubio si è manifestata con l’attuale Papa Francesco. Egli ha estremizzato la deleteria deriva del Concilio Vaticano II enfatizzando le più becere rivendicazioni del cristianesimo marxista della liberazione, sconfessando i promotori e i difensori della tradizione e della sacralità, supportando e connivendo con i peggiori figuri dell’antagonismo sociale e della lotta di classe. Niente anima, niente spirito nel nuovo messaggio apostolico, ma istigazione all’annullamento della tradizione e all’azzeramento di ogni dogma, in nome e per conto della più radicale forma di omologazione e del più feroce relativismo. Il nuovo cristianesimo è cosa vecchia, vetero-testamentaria, religione desertica della promiscuità, dell’eccitazione rivoluzionaria antigerarchica, dell’istigazione ai bisogni plebei e alle istanze primitive e sociali della massa. Dalla devastazione del paganesimo alla destrutturazione del cattolicesimo, scomunicando ogni rito ed ogni liturgia, l’attuale rappresentante vaticano è il simbolo della regressione sociologica e materialista di ogni minima apertura verso l’alto. In perfida comunella con un potere politico da Cln, da partito d’azione liberal-comunista, da trotskysmo della rivoluzione permanente, la Chiesa ha sposato l’attitudine alla scusa, alla genuflessione, al rinnegamento della propria storia e del proprio passato. Politica e Chiesa in marcia cadenzata verso un radioso futuro, sconfessando il proprio retaggio e abiurando le antiche glorie. Per favorire un ecumenismo accattone ed un internazionalismo straccione, il clero modernista e il governo progressista hanno pensato bene di cancellare anche lo studio della geopolitica: tutti simili e tutti vicini, in un abbraccio mortifero con chi non solo non è uguale, ma è anche nemico.
Nemico: un brutto termine per il buonismo imperante e per il politicamente corretto, che negano le più evidenti differenze e pretendono di annullare ogni forma di conflitto. «La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza», sono gli slogan dell’ideologia dello stato di Oceania. Orwell ha intuito il futuro, e noi lo stiamo vivendo. I portatori di pace sono armati fino ai denti, la libertà è misurata dagli strozzini di Bruxelles, l’ignoranza risiede nella forza omologante del politically correct e nella negazione di ogni specificità culturale.
Per capire in due parole perché ha vinto il comunismo, e perché questo sistema non è in crisi, ma è saldamente strutturato, basta rifarsi, attualizzandole e ampliandole, al pensiero che esprimevamo decenni fa: la sinistra e la chiesa amano tanto i poveri che fanno di tutto per aumentarli di numero.
Il comunismo ha vinto perché la centralità decisionale di Lenin ha una sede e dei figuri che la rappresentano; ha vinto perché ci troviamo di fronte ad una pervasiva eguaglianza nella miseria, nella stratificazione delle voglie, nella castrazione dei desideri, nell’abiura dello stesso senso della vita; ha vinto il comunismo perché nessuna epoca aveva mai visto una proletarizzazione dei sentimenti e dello spirito come quella attuale; ha vinto il comunismo perché, prima che l’economia, ha distrutto l’uomo nel suo orgoglio, nella sua fede e nella sua volontà. Il comunismo ha vinto perché è l’altra faccia del capitalismo. Questa è la verità, e questa è anche l’unica azione rivoluzionaria da continuare a proporre.


 

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