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Per l'autarchia europea PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Gruppo (thule-italia.it)   
Lunedì 06 Marzo 2017 00:52


Quarta e ultima parte delle riflessioni sul populismo

La sfida è grande ed il traguardo è decisamente ambizioso.
Il sistema/modello economico e di sviluppo imperante s’è radicato in modo molto efficace e socialmente trasversale; soprattutto spacciandosi per l’unico sistema/modello che possa garantire anche nel futuro benessere per i popoli del Vecchio Continente.
I popoli d’Europa, purtroppo, hanno assorbito tale dogma, seppur notiamo quanto, almeno nelle nazioni orientali del continente, non sia sempre maggioritario da un punto di vista culturale. Mentre in Europa occidentale esso ha perduto molto del suo smalto, a  causa delle ripercussioni del decennio di crisi sistemica che abbiamo alle spalle, e che ha lasciato tracce profonde del suo decorso, anche da un punto di vista tanto politico quanto elettorale.
Da questo malessere generalizzato occorre partire, anche se potrebbe apparire utopica una buna parte di ciò che proponiamo. Non bisogna perdere la fiducia nei corsi e ricorsi della storia, e nemmeno sopravvalutare la tracotanza con cui i partigiani del sistema economico stanno delineando le prospettive del futuro prossimo; leggasi rivoluzione 4.0 ed internazionalizzazione quali uniche vie di sviluppo.
Le ricadute sociali, con i milioni di disoccupati già prospettati (per difetto) da industriali e finanziari, provocati dall’impatto del nuovo corso economico che avverrà nei prossimi anni, dovranno essere sfruttate sia come propellente per il concretizzarsi di movimenti rivoluzionari ed identitari VERI, sia come vivaio di una nuova classe politica e militante che sia portatrice di tali istanze.
La crisi sistemica del 2007/2008 ha già spianato la strada in Europa all’affermarsi di una reazione popolare alla globalizzazione, e ai suoi fallimenti, il nuovo corso economico 4.0 non farà altro che aggravare un quadro complessivo già potenzialmente esplosivo. Aggiungiamoci poi la sempre più marcata insofferenza popolare verso il tentativo di sostituzione etnica, operata sempre dal sistema contro l’identità europea, ed ecco che avremo tutti i fattori di rischio che potranno essere sfruttati quale pars destruens e che, se abilmente affrontati con proposte radicali, essere un concreto incentivo al risveglio di sempre più ampi strati della popolazione del Vecchio Continente, soprattutto nelle tre principali nazioni; vero cuore di un futuro assetto d’Europa, economicamente autarchico e culturalmente identitario.
Le forze della reazione non sono tuttavia da sottovalutare. Così come non possiamo pretendere che decenni di omologazione materialista e consumistica non abbiano inciso negativamente sulla forza dei popoli, e sulla loro volontà, specie nelle generazioni più giovani, di accollarsi le difficoltà insite in un cambio di paradigma della nostra civilizzazione decadente.
Proporre un mutamento radicale di abitudini e stili di vita, in cui ormai si consuma per produrre senza soluzione di continuità, ed in una perenne rincorsa alla “crescita”, non sarà cosa facile. Per questo motivo dobbiamo auspicare che i contraccolpi sociali del nuovo corso economico siano devastanti e trasversali. Il sistema già tende oggi a minimizzarne gli effetti, tende a voler rassicurare, attraverso gli asserviti politicanti democratici e con la gran cassa dei media mainstream, che è tutto già deciso, e che è tutto già segnato, in un percorso che non ammette dubbi o critiche, ma che porterà ad una “nuova età dell’oro”.
Tutte cose già sentite. Anche la globalizzazione doveva portare al concretizzarsi del medesimo miraggio, ed ecco come siamo finiti a soli 17 anni dall’inizio del XXI secolo!
La storia si ripete, anche se questa volta il processo sarà portato avanti con maggior veemenza in Europa, in quanto il sistema imperante ha fretta.
Già, la fretta, cattiva consigliera, ma che non sembra spaventare né gli uomini grigi della finanza apolide, né la classe imprenditoriale globalizzata.
La fretta è motivata dalla paura che nel Vecchio Continente aumentino le tensioni, dovute alla resistenza popolare di fronte ad una nuova stagione di “sacrifici”, dopo le bastonate dell’ultimo decennio. La fretta è motivata anche dai cascami portati dal processo di sostituzione etnica, che già hanno reso i popoli dell’Europa orientale sempre più ostili ad un attacco così spudorato alla loro identità. Se anche nell’area euro/occidentale dovessero palesarsi resistenze sempre più marcate, tutto il processo di snaturamento organico del continente andrebbe inevitabilmente verso una certa sconfitta.
Tuttavia, sarà proprio la fretta del sistema, nel voler raggiungere il proprio fine, la causa di uno sviluppo di resistenze ed opposizioni sempre più marcate in ogni angolo d’Europa.
Qui si vedrà il valore di chi proporrà un’alternativa, che non dovrà promettere un ritorno al passato, o al mantenimento di rendite di posizione sociali non più in linea con il ripristino della VERA civiltà europea.
Se dovrà esserci un’autarchia continentale, oggetto del nostro articolo, che sia alternativa all’attuale modello di sviluppo, essa dovrà concretamente rivoluzionare tutto l’impianto produttivo delle nazioni in modo coordinato, modificare i consumi dei popoli in base a dei criteri sostenibili, pianificare il riordinamento della quantità di forza/lavoro necessaria e della qualificazione professionale, attraverso anche la partecipazione dell’impresa privata, cui spetterà il compito di trovare nel mercato interno il proprio sbocco principale.
Tutto ciò porterà ad un ridimensionamento di consumi e stili di vita?
SI’! Ma sarà cosa necessaria per il benessere di tutte le categorie sociali e di tutti i popoli d’Europa.
Tutto ciò vorrà dire sottrarre l’Europa a gran parte del circuito commerciale globalizzato?
SI’! Ma ciò porterà l’Europa ad essere realmente indipendente, e faro d’esempio per quei popoli del mondo che vorranno un’alternativa al sistema vigente.
Tutto ciò sarà ottenuto con difficoltà?
SI’! Perché nessuna rivoluzione è facile o indolore. Però bisogna crederci fino in fondo!


 

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