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In ricordo di Pietro PDF Stampa E-mail
Scritto da Marina Simenone per barbadillo.it   
Martedì 07 Marzo 2017 00:17


Quel sorriso beffardo di chi va oltre le contingenze, con l’irriverenza di fare ogni giorno quello che deve essere fatto

Sabato scorso è stata promossa a Napoli una giornata per celebrare la vita di impegno culturale e politico di Pietro Golia, fondatore delle edizioni Controcorrente, eitore e uomo libero: nell’Antisala dei Baroni, nel Maschio Angioino, si è tenuto il convegni “CONTROCORRENTE Andare avanti per andare più avanti ancora”, con Luigi Branchini, Emiddio Novi, Marina Simeone, Gianni Turco e Edoardo Vitale.

Qui di seguito il ricordo di Marina Simeone

E’ trascorso un mese dalla morte di Pietro Golia eppure ancora il tempo non è stato sufficiente per trovare le parole adatte a salutarlo degnamente.
Ci sono delle assenze che è difficile colmare e alla fine vi si rinuncia semplicemente per seguire il naturale corso della vita, cercando nel conforto del ricordo di affollare il vuoto lasciato. Quando penso a Pietro Golia io inevitabilmente penso al sud, alle sue energie, al suo sole, alla sua gente loquace e originale; a quel sud povero nei mezzi ma ricco nella essenza fantasiosa. Il sud insomma che proprio Pietro Golia ha descritto nei suoi testi editi con coraggio e con convinzione. Dal colore delle copertine alla coerenza delle pagine descrittive la ricerca storiografica sulla vera Unità d’Italia divulgata da Controcorrente ha contribuito a rivalutare la figura di protagonisti trattati come sconfitti senza spessore, nella storiografia ufficiale
Le stesse titolature dei libri editi da Controcorrente sono accorte e incisive senza scadere nel melanconico e nel piagnucoloso, perché in fin dei conti si parla di gente che ha lottato e che merita l’onore delle armi. Pietro glielo ha concesso. Questi uomini e queste donne, come la Regina Maria Sofia, vivono nei suoi libri ascoltati e non ignorati per viltà.
Negli anni il lavoro svolto dai ricercatori che hanno scritto per Controcorrente ha fatto diventare questa piccola casa editrice napoletana un faro accogliente, per chi volesse sostare nel porto di una controstoria doverosa. A Gaeta annualmente si sono incontrate intelligenze, idee, presenze ed esse hanno dialogato per costruire la riscossa della nostra terra.
Ma Pietro è stato anche pensatore anticonformista e antimoderno. Numerose le riflessioni proposte per svelare i condizionatori della nostra società, trasformata in materialista, anti classica, priva di misura, senza famiglia, senza spiritualità, deserto di pruni in cui le oasi sono sempre più miraggi. Accusatore lucido e irrefrenabile Pietro Golia ha denunciato il volto oscuro della democrazia e della globalizzazione sinonimo di uniformità dei costumi, dei sapori, delle idee. La sua versatilità gli ha permesso di individuare in ogni campo l’atteggiamento di resistenza da innescare. A partire dalla dieta mediterranea, che marcia sicura del sostegno scientifico contro le mode anglosassoni o l’astensione spiritualistica; continuando sulle indicazioni date nel tema della famiglia e del suo rapporto con la società. Insomma dalla filosofia alla storia, dalla scienza alla cucina, dalla medicina alla religione, dalla musica al teatro, Controcorrente ha tracciato un percorso da seguire, una visione da affermare, divulgando la presenza e l’azione di una parte del popolo che non si è riusciti a raggirare.
Proprio per questo il suo merito più grande rimane per me la insuperabile capacità di azione. Nonostante il suo fardello culturale consistente, Pietro per me non è mai stato intellettuale da biblioteca, chiuso e protetto nell’amenità di luoghi solitari. La sua curiosità lo ha portato a contatto con gli ambienti più diversi con i luoghi più nascosti, lì dove lo sguardo del progresso non è arrivato ad appiattire le differenze. Erano questi i posti in cui sentiva la forza della sua terra. Era a suo agio seduto alla tavola di un agricoltore o nell’anticamera di un ministro e dinanzi ad ognuno sapeva mantenere immutata la sua gentilezza, educazione e sensibilità. Correva instancabilmente in lungo e largo, non risparmiandosi, come solo sa fare un soldato politico. Non ricordo un suo rifiuto ad un invito a parlare, non ricordo un suo diniego al confronto e al dibattito. Ci ha spinto a studiare ma anche a capire, ci ha spinto a vivere al di là del bene come del male, incolumi dalla rassegnazione cui vorrebbe condurci il materialismo positivista del nostro tempo.
Gli devo molto, l’associazione Generoso Simeone di cui faccio parte gli deve molto. Con lui abbiamo camminato ad una velocità che da soli non potevamo raggiungere. Ci ha insegnato a capire il nostro tempo e a fare della lotta politica un’aggressione del presente e non una manifestazione del passato. Per primi abbiamo portato sul territorio la discussione sulle trivellazioni e sull’emergenza inquinamento in Basilicata, in nome di nessun ambientalismo urlato, ma per amor di verità.
Uomini come Pietro vivono ai margini del proprio tempo per poterlo osservare e capire, trasmettendo dei messaggi che diventano pietre miliari per chi ha l’ardire di seguirli. Non troveremo appunti sulla sua vita scritti di suo pugno, né ci ha lasciato libri a parlarci della sua esistenza terrena. Ha dedicato il tempo che aveva a disposizione a far parlare gli altri, a far applaudire gli altri, a scorgere il merito lì dove questa società cieca non ha avuto l’acume di riconoscerlo.
Era un politico, uno dei pochi ancora degni di questo significato. La sua politica però non ha sentito la necessità di nutrirsi di poltrone, di corruzione, di clientela, di superficialità riformatrice, di odio e di rancore. La sua politica è stato un atto d’amore, verso la sua terra e verso il suo popolo. Il suo sorriso rimarrà per me l’ultima immagine fissata nella mente; quel sorriso beffardo di chi va oltre le mediocri contingenze del tempo, sicuro di avere l’irriverenza di fare ogni giorno quello che deve essere fatto.


 

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