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Wilders West PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 14 Marzo 2017 01:12


Il populista che dovrebbe trionfare domani in Olanda

 

Il PVV o Partito delle libertà di Geert Wilders è dato nettamente favorito per vincere le elezioni di domani, 15 marzo, in Olanda con oltre il 30% delle intenzioni di voto nei sondaggi.
La sua vittoria è attesa anche perché potrebbe aiutare l’ascesa di Marine Le Pen in Francia.

Chiariamoci subito;  il successo elettorale di questo partito che esprime, a modo suo, e anche un po’ selettivo e mutilo, il fondamentalismo calvinista, è psicologicamente utile ed importante.
Lo è in quanto la spinta è fornita dalla ferma presa di posizione contro l’immigrazione, e ciò malgrado le tradizioni storiche, culturali e religiose dei Paesi Bassi che rendono la tematica, lì, ben più ardua da percepire che altrove. Dunque un buon segno, ergo, in qualche misura, di questo successo ci rallegreremo.
I motivi di soddisfazione e di attesa si fermano lì perché il programma del PVV è letteralmente aberrante. Si parla di “mettere fuori legge il Corano perché è un libro pericoloso come il Mein Kampf”. Il sostrato ideologico-sociale è profondamente classista con qualche retaggio dell’odio verso i poveri che, calvinisticamente, non sono stati degni della Grazia. La retorica antieuropeista e contro l’Euro, a prescindere da quello che si ritenga in merito e che personalmente rigetto in assoluto, è raffazzonata e, tra l’altro, totalmente irrealistica. Perché, se in Italia tale opzione è ridicola e in Francia è quantomeno discutibile, in Olanda è improponibile. Peraltro, nel fanatismo trumpiano, Wilders e i suoi sono smaccatamente atlantisti e in adorazione pubblica di tutto ciò che sappia di israeliano. 
Infine essi fanno parte di quei qualunquismi populisti che non vengono da radici di destra radicale ma, insieme all’UKIP e ai Cinque Stelle parliamo di estremizzazioni del mondo liberista.

Se il qualunquismo antieuropeista franco-italiano resta sostanzialmente isolato nelle sue pretese sediziose, incontrando invece in quasi tutti gli altri Paesi delle forme più mature, concrete e radicali, questo loro “gemello” è culturalmente, idealmente e programmaticamente di matrice nemica e con obiettivi a tutti noi avversi.
Eppure, direte voi, vedi il suo successo come un fatto positivo?
Certamente. Perché visto e considerato che non farà comunque parte della maggioranza di governo e non avrà quindi modo di far danni, la sua minaccia, combinata con le aggressioni antieuropee angloamericane e con la sana reazione del Gruppo di Visegrad, può imporre ai centri decisionali europei, e in particolare tedeschi, una revisione della politica immigratoria, che già si è iniziata a notare dagli ultimi orientamenti di Bruxelles, nonché l’accelerazione del processo sovranista europeo.

Se poi, con metodologia leninista, le avanguardie nazionalrivoluzionarie riusciranno a incidere nel processo reazionario impugnato dai qualunquisti, la miscela potrà accendersi.
Se ragionassimo in termini tifosi inorridiremmo per il successo di Wilders e ci preoccuperemmo per quello di Marine, ma ragionando in senso più ampio e generale auspichiamo la crescita di entrambi, mantenendo comunque, non soltanto le differenze strategiche, mitologiche e ideali, nei confronti di entrambi ma una profonda differenza nei riguardi dell’uno (che ci è anche antropologicamente lontano anni luce) e dell’altro (che nella sua miscela ha numerose componenti interessanti e di buon potenziale).
Non siamo tifosi e consumatori ma vogliamo essere soggetti attivi ed è in quel senso che dobbiamo considerare l’avanzata del PVV.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 14 Marzo 2017 09:05
 

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