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Invasione turca PDF Stampa E-mail
Scritto da gliocchidellaguerra.it   
Lunedì 20 Marzo 2017 00:42


Il loro partito ad Amsterdam ha battuto Wilders

Oggi, Erdogan invita i turchi che vivono in Europa a fare 5 figli ciascuno: “Sarà la migliore risposta all’ingiustizia che vi è stata fatta”, ha detto il premier turco. Un’invasione numerica prima ancora che culturale, insomma, mossa da una vendetta radicale verso i presunti torti che i turchi avrebbero subito. Intanto il partito dei turchi residenti in Olanda, “Denk“, ha conquistato la sua prima piccola vittoria, eleggendo nella camera bassa tre deputati.
“Denk” (Pensa) è il primo partito olandese ad essere stato fondato da immigrati di origine turca. Si inserisce in uno schema più grande: quello dei piccoli partiti islamici che stanno cominciando a nascere in tutto l’occidente, non il maggioritario “Fratellanza Musulmana” di Michel Houellebecq, ma un piccolo seme di un potenziale sviluppo teso in quella direzione.
Ad Amsterdam, la capitale dei Paesi Bassi, Denk ha ottenuto un numero di voti (7%) maggiori rispetto il consenso preso da Wilders, arrivato secondo in termini generali. Questo dato, letto così  potrebbe destare più di qualche perplessità. Amsterdam, però, è sì la capitale olandese, ma soprattutto il simbolo del multiculturalismo e della multietnicità, esattamente come Londra in Inghilterra, Londra, il cui primo cittadino è musulmano, ma che si è rivelata essere una delle poche zone del Regno Unito convintamente contrarie alla Brexit ed alla conseguente uscita dal mercato unico, una capitale globalizzata contro le periferie abbandonante dalla globalizzazione, quelle periferie che a Wilders in Olanda non sono bastate per vincere le elezioni. Genericamente “Denk” viene definito come un partito anti-razzista, la forza illuminata contro il populismo di Wilders, l’argine al ritorno della xenofobia.
In realtà, molti vedono in “Denk” la mano lunga di Erdogan sulla politica olandese, più precisamente, sembrerebbe che ai due fondatori d’origine turca, prima espulsi dai laburisti, poi fondatori del partito d’ispirazione musulmana, Erdogan non stia antipatico, anzi. Basti pensare che uno dei due parlamentari fondatori, Tunahan Kuzu and Selcuk Ozturk, fuoriusciti dal partito socialista per una profonda difformità di vedute sulle politiche migratorie, Kuzu, l’anno passato era finito sotto la luce dei riflettori per aver rifiutato di stringere la mano al premier israeliano Benjamin Netanyahu mentre visitava l’Olanda, in virtù della solidarietà con la Palestina. Se questo non dovesse destare particolari preoccupazioni, la radice musulmana del partito diviene più evidente quando si viene a conoscenza del fatto che “Denk” abbia tra le sue linee culturali una sorta di mea culpa per il passato coloniale dell’Olanda. Un passato comune a molte nazioni occidentali e condannato più volte e da più parti, poco perdonabile, ma che potrebbe nascondere una critica tout court alla visione del mondo occidentale. Le accuse al nuovo partito formato dagli immigrati turchi di seconda e terza generazione, in fin dei conti, è quello di essere filo Recep Tayyip Erdogan. L’Islam, peralto, sarà ancora per poco la seconda religione con maggiore diffusione al mondo: secondo una ricerca pubblicata dal Pew research center, l’Islam è l’unica religione in grado di avere percentuali di crescita superiori all’aumento della popolazione mondiale. Vale a dire che se questo trend dovesse continuare, quella musulmana sarà la religione più praticata nel mondo entro il 2070. Il dato sulla confessione, ovviamente, va letto anche in una futuribile chiave elettorale che questi partiti d’ispirazione islamica potrebbero nel tempo consolidare in Europa. Michel Houellebecq pare proprio averci visto lungo: i partiti islamici occidentali iniziano ad entrare nei parlamenti, il fattore che li separa dalla sfida governativa sembra essere solo il trascorrere del tempo. Erdogan, intanto, promette di far arrivare altri immigrati, quasi a voler dare un’accelerata ad un processo che sembra difficilmente controvertibile.

 

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