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Primavera d'incertezza PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 21 Marzo 2017 01:10


Le grandi manovre intorno alle presidenziali francesi

La politica in Occidente è in crisi di trasformazione.
Le classi dirigenti sono spiazzate quando non spazzate via perché il loro lessico e la loro simbologia non concordano più con quelli della società imbarbarita e quindi non possono più adempiere al loro compito che nella farsa democratica è quello di essere i cantastorie sul palcoscenico.
Questa fragilità è impugnata dalle centrali di potere effettivo nella contesa per la ristrutturazione economica, energetica e geopolitica. Lo scontro, non è un mistero, vede impegnati in primis i gruppi transnazionali e, in secundis, le potenze economico-politiche quali Usa, Inghilterra, Cina, Germania e, ad un gradino successivo, Russia, Turchia, Giappone e perfino la zoppicante e incompiuta Ue.
In questo scenario di fragilità che vede assottigliarsi o scomparire le strutture portanti della commedia politica, come i partiti di massa e le loro stesse ideologie, emerge un fenomeno bivalente quando non ambiguo che è definito populismo e le cui potenzialità variano di caso in caso, arenandosi puntualmente nella mancanza d'interpretazione della mutazione della società e del potere. Tale mancanza comporta proposte irreali e irrealizzabili. Ma il potenziale resta e, qualora venisse acquisita la dovuta coscienza, i populisti diventerebbero formidabili.
Finché ciò non accade essi rimangono ostaggi delle centrali di potere che li usano come spaventapasseri per produrre zoppicanti alleanze governative eterogenee o come elementi distruttivi nei confronti della potenza europea, continuo e mai smesso incubo angloamericano.

Il significato strategico delle elezioni francesi
Il 2017 vede impegnati in questo braccio di ferro tedeschi e angloamericani con il posizionamento fluttuante di cinesi e giapponesi, la complicità turca verso i “liberatori” e la compiacenza russa nei loro confronti.
Le elezioni francesi sono quindi intese “strategicamente” dai nemici dei nostri popoli e della nostra civiltà. Ed è la ragione per la quale stanno provando in ogni modo a condurre al ballottaggio delle presidenziali Macron, enfant prodige della Banca Rothschild e Marine Le Pen, populista cui piacciono gli angloamericani e che, a prescindere da questo, è sospinta da una forza popolare ormai radicata e armata di dinamismo che difficilmente potrebbe essere spezzata al punto di toglierla di scena.
Perché allora opporle non un candidato capace d'imporre una politica forte in Francia ma l'ologramma Macron, indipendente, senza un partito alle spalle, un personaggio liberista, classista e tendenzialmente centrista, ovvero di una categoria mai accettata dai francesi?
Non è pensabile che i kingmakers non siano riusciti a trovare un candidato in grado di rappresentare seriamente la sinistra, né che nulla abbiano fatto per impedire che Juppé, il candidato forte della destra, fosse assente.
L'obiettivo è quindi la Francia instabile. Perché instabile? È presto detto.

Macron e Marine ostaggi reciproci
Se il ballottaggio sarà Macron-Marine ovviamente uno dei due sarà il Presidente e subito dopo avranno luogo le elezioni legislative. Ipotizziamo la vittoria di Marine: a meno che non intervenga un sorprendente contrordine dalla parte di B'nei Breith, Grand Orient, Trilateral, insomma di quelli che non un complottista paranoico ma François Mitterrand ha spiegato che decidono in Francia, avremmo lo psicodramma all'ennesima potenza della civiltà democratica in pericolo. Ciò comporterebbe una corsa isterica alle urne e si avrebbe una Presidentessa non solo senza maggioranza ma sfiduciata dalla quasi totalità del Parlamento e, al netto del suo programma irrealizzabile, la Francia verrebbe letteralmente paralizzata.
In caso di vittoria di Macron, sempre che Marine non esca umiliata dal ballottaggio, la destra istituzionale imploderebbe e alle legislative difficilmente aderirebbe a quella “pregiudiziale repubblicana” che ha sempre fatto sì che i candidati del Front corressero contro tutti al secondo turno e che destra e sinistra si spartissero i seggi a tavolino. Non solo il Front National si troverebbe allora con un folto gruppo di deputati, di sicuro superiore a quello che otterrebbe se Marine andasse all'Eliseo, ma Macron per ottenere una maggioranza dovrebbe accordarsi ogni volta con deputati socialisti e di centrodestra in un equilibrio instabile e in una logica difficile.

Grande confusione sotto il cielo
Si può notare che in ambo gli scenari gli angloamericani e i loro soci sarebbero soddisfatti perché non soltanto la Francia ne uscirebbe indebolita, magari indebolendo la Germania, ma perché, distratta dalla sua crisi, si vedrebbe strappare gran parte delle influenze esercitate in Africa dalle potenze della Nuova Yalta.
Questo in ambo gli scenari, sempre che non se ne verifichi un terzo, come la vittoria a sorpresa di Fillon o di Mélenchon.
C'è il risvolto della medaglia ovviamente: grande confusione sotto il cielo promette bene, ma, affinché mantenga, servono dirigenti rivoluzionari. Proveremo a mettere un annuncio su google.

 

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