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Per le Olimpiadi porteremo Nietzsche PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Giovedì 30 Marzo 2017 00:06

Lui: «La fede? Una cosa globale che impone dei limiti e delle regole a tutti». Lei: «No, la fede è qualcosa di personale». Lui: «Solo se per te non è logos». L’altro: «Ma se la vita è sacra per fede, come spieghi far morire una madre per non farla abortire?». Ancora. Lei: «C’è poi il superomismo di Nietzsche». Lui: «L’idea del superuomo è stata completamente stuprata».
Tra Russell e De Mauro
Diciottenni. Studenti. Ultimi mesi prima della maturità. Lei di Pesaro, Chiara. Lui di Tolentino, Riccardo. L’altro di Avellino, Pasquale. Seduti all’aperto in un giardino di un residence romano chiacchierano di Deleuze, Eco e Foucault, fede, ermeneutica, eventi necessari o casuali. Altri ragazzi li ascoltano, commentano, aggiungono pensieri. Facce allegre. Sono tutti appena usciti da 4 ore di uno scritto di filosofia. Quattro tracce a scelta tra l’estetica di Nietzsche, il linguaggio di Wittgenstein, le meditazioni di John Donne rilette da Tullio De Mauro, le parole di Bertrand Russell. Riflessioni scritte in italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese. Due o più cartelle. «Non era difficile, è quello che facciamo sempre anche a scuola».
I migliori d’Italia
Sono gli 85 studenti di filosofia migliori d’Italia che martedì mattina a Roma si sono sfidati nella finale italiana delle Olimpiadi di Filosofia, edizione numero 25, la più numerosa di sempre con oltre 10mila partecipanti. Nel 2015 erano stati appena 4mila. «È un’iniziativa che negli ultimi anni coinvolge sempre più scuole, a dimostrazione che la filosofia è viva e che grazie a questi ragazzi c’è ancora da sperare», sorride il presidente della commissione Franco Coniglione, ordinario di Filosofia all’Università di Catania, che nel pomeriggio di ieri ha letto e giudicato gli 85 saggi. Questa mattina al ministero dell’Istruzione si conosceranno i nomi dei due vincitori che il 25 maggio rappresenteranno l’Italia a Rotterdam nella finale mondiale. Tema dell’anno: la tolleranza. E nella patria di Erasmo non è un caso. Nel 2019 poi sarà Roma a ospitare tutti i giovani filosofi del mondo.
Filosofia e futuro
«La filosofia ci è necessaria, ti aiuta a vivere», dice Chiara, liceo Mario Pagano a Campobasso. Capelli rossi e occhi verdi, lei ha scelto Russell e «la finalità della filosofia» e per spiegarlo lo ha scritto in tedesco, «è la lingua che amo e studio da un anno: farò medicina a Monaco». Il suo compagno di scuola Giuseppe, 17 anni, ha preferito l’italiano e De Mauro. Entrambi ringraziano la loro prof di filosofia Dora Iafanti: «Senza di lei non saremmo qui, ci ha fatto amare questa materia fin dal primo giorno». Così come Ilaria, quinto scientifico Volta a Reggio Calabria (anche per lei Russell, in inglese): «Annaemi Montalto: l’ho avuta solo in terza, ma è merito suo se oggi la filosofia è la mia passione, mi piace vedere le cose da più punti di vista». Ilaria ama Schopenhauer e il pianoforte: «Sogno di andare a Firenze a studiare architettura». La pediatria è invece nei sogni di Flavia, 18enne da Piacenza, liceo scientifico Melchiorre Gioia («magari in Africa»): in filosofia ha 9, ma, «non la amo particolarmente, però mi piace pensare e studiare il pensiero, il mio filosofo preferito è Feuerbach e la sua idea di religione come alienazione». Anche lei ringrazia la prof Marisa Cogliati.
Passione trasmessa
Perché dietro a questi 85 giovani filosofi c’è sempre un insegnante e una forte passione trasmessa. È felice la prof Stefania Montecchio, liceo scientifico Cattaneo di Torino, alla sua prima finale: «Le Olimpiadi sono una cosa molto bella, servono a creare un sentimento legato a una scrittura più creativa e meno al compito in classe». E poi, «sono un modo per incontrarsi tra noi docenti e scambiarsi esperienze: un arricchimento per tutti».
«Vorrei fare il filosofo»
Intanto, Chiara, Riccardo e Pasquale continuano la loro discussione su fede, regole, Pascoli, Campana. Chiara, V linguistico Mamiani, già pensa all’Erasmus a Barcellona (il suo saggio lo ha scritto in spagnolo) e immagina un futuro tra arte e turismo, «voglio applicare la filosofia nell’ambito culturale». Riccardo e Pasquale sono invece gli unici due che nel loro futuro vedono la filosofia pura. «Vorrei fare il poeta», dice il marchigiano, barba, capelli lunghi e ricci, ultimo anno allo scientifico Filetto: «A scuola si parla solo di calcio, io vorrei andare alla Normale di Pisa, ma so che quella del filosofo non sarà una strada facile».

 

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