Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Giugno 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
     1  2  3  4
  5  6  7  8  91011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Una o due velocità ma il ritmo deve cambiare PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Giovedì 30 Marzo 2017 00:20


Visegrad all'attacco di Bruxelles: basta con le quote immigrazione e con l'accoglienza

Il loro ruolo è fondamentale per raddrizzare l'Europa presa a tenaglia tra due opposte demenza

Addio alle illusioni d'accordo e convergenze unanimi. Sono passati appena pochi giorni dal vertice straordinario di Roma dell'Unione europea, l'inchiostro si è appena asciugato dalle firme poste dai 27 capi dell'esecutivo della Ue in calce alla Dichiarazione che impegna tutti a collaborazione, integrazione e intese, e subito "i magnifici quattro" dell'Est danno un segnale duro di marcia indietro. Riuniti a Varsavia, i leader liberamente eletti del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia) hanno denunciato oggi "il ricatto e il diktat" della Ue verso di loro sul tema della politica migratoria comune. E tanto per dare un segnale di fermezza in più, nell'Ungheria del popolare premier nazionalconservatore Viktort Orbán entrava in vigore la legge che impone per tutti i profughi e migranti 'clandestini' l'arresto immediato e il loro internamento in campi di raccolta costruiti presso il confine con la Serbia con lunghi container abitativi a schiera, con una struttura edilizia-architettonica e una planimetria che possono evocare le memorie più cupe.
Orbán, la premier polacca Beata Szydlo, i capi di governo céco Bohuslav Sobotka e slovacco Robert Fico hanno espresso il disaccordo piú fermo contro l'idea di legare e far dipendere la distribuzione dei fondi europei all'adesione alla politica europea comune verso i migranti, la quale comprende la ripartizione di quote di migranti da accogliere.
"L'idea di legare i fondi che ci sono dovuti dai nostri trattati di adesione alla Ue alle nostre politiche migratorie nazionali è una cattiva idea, e in quanto gruppo di Visegrad non ci lasceremo intimidire", ha detto con tono duro parlando per tutti il leader magiaro Orbán. "Il gruppo di Visegrad, compresa la Polonia, non accetterà mai questo ricatto, né accetteremo mai di farci dettare condizioni", ha incalzato la premier nazionalconservatrice polacca. Aggiungendo: "Diciamo chiaramente che la politica verso l'ondata migratoria perseguita finora dall'Unione europea non ha dato prova di efficacia, e che occorre trarne lezioni e conseguenze".
LEGGI Migranti, disapplicazione piano ricollocamenti: Austria chiede "comprensione" all'Ue
Orbán che fu il primo, nell'estate 2015, a reagire all'ondata migratoria erigendo il cosiddetto 'muro', cioè una barriera difensiva lungo tutta la frontiera serba con fili spinati e guardie armate, a cui viene aggiunta ora alle spalle una seconda barriera dotata anche di sensori elettronici antiuomo uno ogni 15 centimetri, ha vantato le misure prese dal suo Paese, e l'internamento obbligatorio per profughi e migranti entrato appunto in vigore oggi in Ungheria. "Ormai noi ungheresi siamo in grado di rispondere alla sfida anche se l'accordo tra la Ue e la Turchia (sul controllo dei flussi migratori e l'accoglienza di molti profughi e migranti in Turchia, ndr) non funzionerà. Noi siamo capaci di fermare ogni ondata migratoria al confine serbo-ungherese, gli austriaci e i tedeschi adesso possono essere tranquilli grazie a noi".
La legge adottata il 7 marzo dallo Orszagház, il Parlamento nazionale magiaro, su iniziativa di Orbán e del suo governo, è stata piú volte denunciata da diverse organizzazioni non governative (Ong) e dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, lo Unhcr. Secondo il quale tale misura "viola gli obblighi dell'Ungheria a fronte delle leggi internazionali ed europee in materia di asilo". In visita a Budapest, il Commissario europeo responsabile per i problemi dell'immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha lanciato un appello al "rispetto dei principi della Ue". Negli ultimi tempi, specie dopo l'insediamento a Washington della nuova amministrazione eletta, quella guidata dal presidente Donald Trump, l'Ungheria e altri paesi del centroest e dei Balcani membri di Ue e Nato, si sono sentiti rafforzati dalla svolta negli Usa a continuare e intensificare la loro politica di
tolleranza zero verso le ondate migratorie. Al tempo stesso Ungheria e Polonia sono state più volte criticate da istituzioni Ue, media liberi e Ong per presunte violazioni di valori e principi dello stato di diritto nella loro politica interna e nei rapporti tra le istituzioni democratiche.

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.