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Il ricorso viene dal Medio Evo PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Venerdì 31 Marzo 2017 00:37


Quel che ancora ci piace in Italia

In principio fu papa Leone X: correva l’anno del Signore 1514, gennaio 29. Poi ecco i giacobini, l’otto germile del 1799. Il 26 novembre del 1976 è toccato invece al Comune. E ora è la volta di Rocchetta. Non c’è pace sulla montagna di Gualdo Tadino, meravigliosa cittadina aggrappata sull’Appennino fra l’Umbria e le Marche. Lì il tempo sembra essersi fermato al Medioevo. E non soltanto per lo spettacolare maniero che svetta sull’abitato. A Gualdo c’è una guerra che si trascina da secoli e adesso viene combattuta contro l’ampliamento di una fabbrica per l’acqua minerale. Il che almeno identifica uno dei due contendenti. Si tratta, appunto, della società per azioni Rocchetta, già titolare di una concessione che scadrebbe nel 2022.
Progetto paralizzato dal ricorso al Tar
Scadrebbe, perché a dicembre del 2015 la Regione Umbria di Catiuscia Marini l’ha prorogata fino al 2040 accogliendo così un piano di investimenti industriali per 30 milioni e mezzo che comporterebbe la creazione di una trentina di posti di lavoro. Nonché la sistemazione, a spese della stessa Rocchetta, di un’area devastata dall’alluvione del 2013 e mai risanata. Oltre al pagamento di un canone annuale. Ma il progetto, che era pronto a partire già oltre un anno fa, è paralizzato dal solito ricorso al Tar. Un classico, nel Paese dei contenziosi e delle gabole burocratiche, che qui però ha un sapore tutto particolare.
Perché il ricorso arriva direttamente dal Medioevo. L’ha presentato la Comunanza agraria Appennino Gualdese: un organismo che affonda le proprie radici nella notte dei tempi e che si credeva ormai dissolto, prima che riemergesse a sorpresa qualche anno fa, proprio mentre prendevano corpo i piani per aumentare lo sfruttamento delle acque minerali di cui la zona è ricchissima.
La storia di quelle terre
Per secoli le terre della montagna erano state utilizzate dai cittadini di Gualdo Tadino come pascolo e legnatico. Finché nel 1514 papa Leone X le confiscò assegnandole alla Camera Apostolica. Trent’anni dopo, però, il suo successore dovette fare marcia indietro finché nel 1799 la Repubblica romana napoleonica non decise di privatizzarle. Il Regno d’Italia riconobbe in seguito ai gualdesi il diritto al «dominio collettivo» esercitato fin dal Medioevo dai predecessori della Comunanza, il cui statuto originario risale al 1896, e si andò avanti per ottant’anni. Un bel giorno del 1976, poi, il Comune decise di intestarsi la proprietà di quei 2.800 ettari.
Il tribunale speciale
Il sindaco Massimiliano Presciutti, che sull’ampliamento dello stabilimento ci ha messo la faccia, dice che lo chiese la stessa Comunanza. Ammettendo che fu commesso solo l’errore di non scioglierla formalmente. Errore che si sarebbe rivelato catastrofico, perché gli oppositori dell’acqua minerale si sono trovati così fra le mani un grimaldello micidiale. Gli è bastato far rinascere la Comunanza, nominando un consiglio alla cui testa c’è Nadia Monacelli, di professione biologa. Quindi rivolgersi per farsi riconoscere al Commissariato liquidazione degli usi civici per Lazio, Toscana e Umbria. Che cos’è? Uno di quei tribunalini speciali istituiti nel 1927 e che nel 2009 il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli avrebbe voluto sopprimere, qualificandolo in una proposta di legge fra gli enti definiti «dannosi»: testuale. La legge non passò e i commissariati per gli usi civici sono rimasti. Compreso appunto quello che il 7 marzo 2016 ha confermato alla Comunanza agraria Appennino Gualdese il medievale diritto al «dominio collettivo».
Il ricorso al Tar
Il giorno stesso, forte della sentenza, l’avvocato di Nadia Monacelli ha depositato il ricorso al Tar contro la proroga della concessione a Rocchetta, sostenendone l’incostituzionalità, argomentando una lunga serie di irregolarità e comunque l’impoverimento della collettività locale a causa dell’aumento del prelievo idrico. Impossibile immaginare l’esito: è altrettanto impossibile, tuttavia, non notare come seguendo la migliore tradizione della giustizia italiana il Tar si sia preso più di 20 mesi solo per esaminare la pratica. L’udienza è fissata a novembre 2017. E comunque vada, nella guerra all’acqua minerale la Comunanza non è sola: al fianco c’è il Movimento 5 Stelle che ha già bollato come «un progetto inquietante» l’intera operazione.
Il sindaco Presciutti ha un diavolo per capello: «Oggi ero con i 300 della ex Merloni rimasti senza lavoro, che non sanno dove sbattere la testa. Qui servono lavoro e investimenti, se quando arrivano gli mettiamo anche i bastoni fra le ruote».

 

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