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La carta e la gloria. Nella Grande Guerra PDF Stampa E-mail
Scritto da ilgiornale.it   
Venerdì 07 Aprile 2017 00:34


Castello di Udine

C'è una macchina cyclostyle originale, allora si chiamava velocigrafo, per stampare i fogli per la trincea: un quartino in carta scadente, inchiostro lilla, disegni stilizzati e poche parole: per tenere alto il morale, far ridere e passare qualche consiglio utile ai soldati.
C'è un'intera sala dedicata alle direttive ufficiali diramate dallo Stato Maggiore italiano su come si dovessero realizzate le riviste per le truppe: colori vivaci, espressioni «piane e accessibili a tutti», mai usare il verbo RESISTERE ma piuttosto VINCERE e niente disegni di mutilati, che destabilizzano. E c'è il primo filmato di animazione dell'Esercito americano, con vignette satiriche a passo-uno, 15 anni prima di Disney: avanguardia tecnologica e sociale dell'aiuto Alleato all'Italia. C'è tutto ciò che serve per scatenare la prima micidiale guerra di propaganda della Storia, quella della guerra 1915- 1918, nella grande mostra L'Offensiva di carta che apre domani a Udine (la città capitale di guerra del Regno d'Italia) proprio dentro quel Castello che fu uno dei centri del Comando Supremo del generale Luigi Cadorna: due anni di lavoro, tre curatori (Giovanna Durì, Luca Giuliani e Anna Villari), la straordinaria collezione di Augusto Luxardo, un celebre medico amico di Italo Balbo, donata negli anni Trenta al comune di Udine (oltre 5600 tra giornali, riviste, opuscoli, bollettini e documenti stampati su tutti i fronti del conflitto mondiale, in oltre 35 Paesi in 15 lingue diverse), undici sale perfettamente allestite tra materiale originale e supporti multimediali, e un percorso scientificamente inappuntabile per raccontare - come mai è stato fatto fino a oggi - la guerra parallela, quella non combattuta in trincea ma raccontata dentro le trincee.
Raccontata sia dal potentissimo Servizio P. (ossia Propaganda) voluto dallo Stato Maggiore dopo Caporetto, sia dagli stessi soldati che stampavano in proprio il giornale, sia dalla controinformazione nemica. E tra i fogli austro-ungarici (laconici nella loro rigidità formale Jugendstil rispetto ai vivacissimi concorrenti italiani) spicca anche una fantomatica La Domenica della Gazzetta che faceva il verso, ribaltando la verità delle informazioni sull'andamento del conflitto in Europa, alla nostra popolarissima La Domenica del Corriere, in un italiano perfetto ma a tradire sono sempre i dettagli con le virgolette caporali invertite, secondo l'uso tedesco È la guerra di carta, dai volantini alle fake news. La propaganda politica non inventa nulla. Aggiorna solo vecchi schemi, adattandoli alle nuove tecnologie.
La guerra, prima di tutto, è quella delle cifre: nel 1918, quando la censura militare imponeva ai corrispondenti di guerra l'invio alla propria redazione di un solo telegramma con massimo 500 parole, furono stampati 15 milioni di volantini al mese, cioè mezzo milione al giorno!, da lanciare, infiltrare, distribuire in territorio nemico. All'epoca erano attive la Commissione interalleata per la Propaganda diretta da Ugo Ojetti, rivolta al nemico. E il Servizio P., alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore, che si occupava invece del fronte interno. La prima doveva abbattere il morale e la resistenza dell'invasore straniero, il secondo rafforzare lo spirito patriottico del soldato italiano. Sangue e fango, carta e inchiostro. Più dei cannoni poterono gli slogan.
S'inizia con una videoproiezione di tre minuti su doppio schermo dedicata alla costruzione dell'immagine del nemico sulle riviste per i soldati: da una parte l'italiano aitante, forte, virtuoso, dall'altra l'infido nemico tedesco, minaccioso, animalesco, mostruoso. Uno sguardo, due fronti. Poi la straordinaria galleria delle armi di carta sfoderate dall'Italia belligerante: tra Caporetto e la vittoria finale, e in particolare tra il marzo e il novembre 1918 (quando il vero problema non era di ordine strategico-militare ma sociale, cioè bisognava evitare il pericolo di ribellioni e disfattismo) furono aperti oltre 50 periodici ufficiali, cioè realizzati dal Servizio P. come La Tradotta, La Trincea, Signor sì, Il Ghirba - più centinaia di altri fogli improvvisati direttamente dalle singole Compagnie o Reparti: realizzati appena a ridosso del fronte e poi portati ogni settimana o quindici giorni nelle trincee.
Eccola, l'Offensiva di carta. Un capolavoro di guerra psicologia, di ideologia, di propaganda e di grafica. La sala più bella, naturalmente, è quella dedicata agli artisti-soldato: illustratori, pittori, disegnatori, caricaturisti alcuni già affermati, altri che diventeranno i nomi più belli della pubblicità e della moda negli anni Trenta che combatterono anch'essi per la Patria, ma con pennelli e matita. Ci sono le tavole coloratissime e giocose di Antonio Rubino (che arrivava dal Corriere dei Piccoli), ci sono le copertine cupe e solenni di Mario Sironi per Il Montello (l'organo futurista al fronte), ci sono quelle a collage per La Ghirba di Ardengo Soffici (che era già stato nella Parigi cubista), ci sono i disegni sognanti tardo-liberty di Umberto Brunelleschi ci sono le più audaci sperimentazioni artistiche formali e tecniche di una straordinaria stagione di orrori e di colori.
Ma dentro quei giornali, fatti da scrittori e letti dai marmittoni, c'era spazio anche per rebus, lettere, vignette, persino giochi a premi Qui non c'è la guerra, ma la sua rappresentazione quotidiana. Per l'onnipresente Servizio P. le truppe, come il popolo, sono composte da fanciulli dall'animo semplice, che va conquistato, blandito, anche ingannato. In fondo, sono semplici lettori.
L'Offensiva di carta. La Grande Guerra dalla collezione Luxardo al fumetto contemporaneo, Castello di Udine (fin al 7 gennaio), a cura di Giovanna Duri, Luca Giuliani e Anna Villari.

 

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