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Ovviamente è tutta colpa di Bruxelles PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Mercoledì 12 Aprile 2017 00:32


La politica sovranista italiana più assurda ed esosa di quelle delle commissioni europee

Nell’Italia dei parcheggi in doppia fila troppo spesso tollerati e dei favori oltre le regole su cui troppe volte si chiude un occhio, accade anche questo: una multa da 1.032 euro a un gruppo di mamme colpevoli di aver spalmato marmellata sulle fette biscottate per i bambini, durante una marcia non competitiva. Colte con le mani nella marmellata, già, le battute potrebbero sprecarsi, ma stavolta è la sanzione a suonare assurda. Oltre che vera.
A settembre l’Associazione Genitori di Lallio (www.agelallio.it) , paese alle porte di Bergamo, organizza la «Funny A.Ge. Run», attorno al paese. Per poter somministrare bevande il gruppo chiede un aiuto al gestore del chiosco di un parco del paese, il parco dei Gelsi, che ha già le sue licenze. Sulla carta solo lui potrebbe distribuire bibite e cibo per chi partecipa alla marcia. «Poi però quella mattina, quando abbiamo visto che la partecipazione era alta, ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo iniziato anche noi mamme a spalmare marmellata sulle fette biscottate, soprattutto per i più piccoli, senza verificare che lo facesse solo la persona preposta — racconta Marzia Cugini, presidente dell’A.Ge. —. È stata solo una leggerezza, non avremmo mai immaginato quel che è accaduto dopo».
Manifestazione ben riuscita, tutto a posto? Solo in apparenza. A novembre l’associazione riceve una comunicazione dagli uffici comunali in merito a «un’indagine amministrativa». E a fine marzo arriva una multa che sembra uno scherzo, ma non lo è, come ha segnalato il settimanale Bergamopost: 1.032 euro, è la sanzione amministrativa che l’Associazione deve pagare. Il tutto dopo una serie di controlli e accertamenti dell’ufficio tecnico iniziati su segnalazione di un consigliere comunale di minoranza, Giacomo Lodovici, della lista «Un paese in Comune Lai-Lallio». Di «comune» c’è ben poco, in questa storia: un gruppo di mamme arrabbiate da una parte, un consigliere d’opposizione dall’altra, che ritiene di aver fatto il suo dovere.
Il paese bergamasco si indigna: alla festa degli Alpini sono state messe in vendita, nemmeno troppo provocatoriamente, fette biscottate con marmellata, per aiutare l’Age a pagare la multa. Lo stesso ha fatto la pasticceria caffetteria del paese «Peccati di gola», mettendo a disposizione per l’associazione un salvadanaio dove lasciare le offerte. Esempio seguito da un altro locale pubblico, che preferisce non comparire. Mentre un’azienda del paese ha promesso un contributo di 25 euro per coprire la multa a ogni coppia che sponsorizzerà i suoi prodotti.
«Io ho segnalato qualcosa e qualcuno è stato multato, sono io ad aver sbagliato? — chiede il consigliere d’opposizione Lodovici —. Io gradirei che la presidente dell’associazione e il Comune rendessero pubblica la contestazione degli uffici, per far capire meglio quanto accaduto». «La manifestazione aveva tutte le autorizzazioni del caso ed è stata anche molto partecipata — replica il sindaco Massimo Mastromattei —. L’unico difetto dei volontari, e lo dico ironicamente ma anche con amarezza, è che si danno un gran da fare. Dopodiché c’è un certo divario tra il buon senso e le norme. Il caso si è cristallizzato nel momento in cui in Comune è arrivata la segnalazione del consigliere di minoranza: gli uffici hanno dovuto accertare e agire, non potevano fare altrimenti». Il sindaco non lo dice chiaramente ma il messaggio è piuttosto semplice: senza esposto si sarebbe potuto chiudere un occhio.
E le mamme? Nel pomeriggio di oggi, sabato 8 aprile, la presidente dell’associazione ha dato l’annuncio soddisfatta, dopo l’amarezza: «Posso dire finalmente che il grande cuore di Lallio ci ha permesso di coprire la cifra della sanzione, ce l’abbiamo fatta. Ci hanno aiutato più associazioni, tra cui gli Alpini, più bar del paese, semplici cittadini che ci hanno portato i soldi in contanti o hanno fatto un bonifico. Com’è accaduto in altri casi, ad esempio quando ci avevano rubato un defibrillatore, anche in questo caso la catena di solidarietà ha funzionato. È bastata una settimana, o poco più».

 

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