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Tre diverse ipotesi di Francia di fronte a Marine PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 14 Aprile 2017 01:48


A otto giorni dal primo turno delle presidenziali

 

Mancano otto giorni al primo turno delle elezioni presidenziali francesi.
Per la prima volta in assoluto la competizione è fuori dagli schemi classici. Marine Le Pen, con il Front National strettamente in pugno, è la sola candidata certa di avere un apparato a disposizione e può inoltre contare sui precedenti elettorali per avere un polso abbastanza preciso della situazione. Gli altri partiti storici non possono dire lo stesso. Il Parti Socialiste è stato consegnato a un rottamatore, Hamon, nell'intento di spostarne l'elettorato su di un candidato esterno. La Droite Républicaine, incassata la vittoria a sorpresa di Fillon sui padrini storici, non marcia compatta dietro il suo candidato, oltretutto minato da una serie di azioni giudiziarie e di campagne stampa.
Possiamo dire che la Francia si trova di fronte a una situazione assolutamente inedita. Sei dei suoi undici candidati non fanno assolutamente storia, ma, considerato il gusto estetista e snob d'Oltralpe, confezioneranno comunque un decimo circa dei voti, come è tradizione. Il settimo, appunto il socialista Hamon, non ha chances ed è in caduta libera. La corsa – che i sondaggi fin dall'inizio limitava a due candidati – ora si svolge tra quattro contendenti.

Attenzione ai sondaggi
In Francia sono solitamente un po' più seri che altrove ma oggi assistiamo a scontri tra centri di potere (ci tornerò più avanti) da cui emerge la tendenza a sopravvalutare Macron, magari per indurre a votarlo, e forse lo stesso accade anche per Mélénchon. La campagna virulenta contro Fillon, d'altra parte, potrebbe far vergognare più di uno dei suoi elettori a esprimere francamente la sua dichiarazione di voto e il suo risultato potrebbe, perciò, essere falsato al ribasso.
I sondaggi poi si fanno a campione e non certo sulla globalità dei votanti. Quando c'è una seria analisi delle intenzioni di voto, che tenga conto dei risultati elettorali più recenti, è più facile che i pronostici siano realistici. Tuttavia solo un candidato su quattro, appunto Marine, può offrire questo quadro, gli altri tre sono pressoché vergini. Due di loro, Macron e Mélénchon, non hanno neppure un partito alle spalle. I sondaggi di oggi sono quindi quanto mai aleatori e la sorpresa, a dire di tutti, è pressoché certa.
Diciamo che è quasi sicuro che Marine passerà il primo turno, forse addirittura in testa, così come tutti sono convinti che il suo sfidante, chiunque esso sia, andrà all'Eliseo.
Sono stato in Francia per una settimana e ho potuto constatare che al Front si comincia addirittura a temere che Marine sia fatta fuori già il 23 aprile, ma francamente mi sembra un timore da ansia da prestazione perché non vedo come possa non arrivare prima o seconda.

Macron
Tecnocrate giovane e sfrontato, prodotto della Banca Rothschild e ministro dell'economia sotto Hollande, questo “yuppie” centroprogressista incarna pedissequamente l'ideologia di Soros. Sospinto dai media come fosse il Messia, egli non ha però un partito alle spalle, un referente sociale, a parte i quadri giovani, e, in un Paese abituato al bipolarismo, incarna un equilibrismo relativo che solitamente non riscuote molto successo in Francia.
Grazie al suo mentore, Attali, può contare su di un posizionamento positivo anche verso la Merkel. La domanda è a chi serva esattamente la sua vittoria e per che cosa. Forse per impugnare la ristrutturazione europea nella direzione opposta al Gruppo di Visegard.
Difficile dire se quest'opzione possa davvero fare l'unanimità presso i poteri forti impegnati in lizza tra loro nella ristrutturazione mondiale.

Fillon
Si presenta come l'uomo del cambiamento graduale nel segno del buon senso. Molto più reticente di Macron nei riguardi dell'immigrazione, vanta rapporti politici con Putin ed è il capofila politico della destra che fa affari con il Cremlino; prende a modello l'economia tedesca e vorrebbe rilanciare il ruolo francese nella conduzione renana dell'Europa. Internazionalmente ha il placet della Merkel e di Putin, tanto che sputniknews non smette di patrocinarlo. Al netto di quello che afferma è stato pur sempre un primo ministro di Sarlozy ed ha dietro le spalle un apparato di potere corrotto che non si sa in che misura e con che animo affronterebbe un cambiamento di qualsiasi natura.

Mélénchon
Non fa alcun mistero della sua ideologia bolscevica. Il suo programma presenta non pochi argomenti che possono sedurre a prima vista, come il rifiuto del fiscal-compact e l'armonizzazione fiscale europea. È stato sufficientemente intelligente da non mettere in discussione né la Ue né l'Euro ma propone la politica di svalutazione monetaria nell'intera Europa e vuole staccare Parigi da Berlino per renderla leader dell'Europa del Sud. Tutto questo attesta che Mélénchon non dovrebbe essere sgradito al CFR che sta proseguendo la messa in atto del suo piano di ridimensionamento tedesco ed europeo che prevedeva, lo rammentiamo, la creazione di tre poli che accerchiassero la Germania. Uno era  rappresentato dalla Polonia, che sta in effetti contendendo all'Ungheria la leadrship nel centro-est, un altro era incarnato da Israele che doveva guidare Italia e Grecia, cosa anche plasticamente dimostrata dal varo dell'East-Med a trazione di Tel Aviv tra le coste libanesi e le grecopugliesi. Il terzo doveva essere rappresentato dalla Francia, esattamente nell'orientamento politico oggi esposto dal candidato comunista. Diciamo quindi che i trumpisti e i brexisti non sarebbero così scontenti di un suo successo. Aggiungiamo che, oltre all'ideologia boldriniana su immigrazione e famiglia, anche la censura e la repressione ideologica sono da prevedersi in caso di una sua vittoria e mala tempora si rischia che corrano impietosi sui francesi ideologicamente scorretti. Considerando la somma della mentalità comunista e di quella francese la repressione minaccia di essere spaventosa.

Marine
Tutti la vedono al ballottaggio e nessuno all'Eliseo. D'altronde non le si può davvero auspicare di vincere le presidenziali perché, tenuto conto dei meccanismi elettorali francesi, delle alleanze storiche, dell'associazionismo, del funzionariato, se dovesse vincere a sorpresa, subito dopo si troverebbe probabilmente in ostaggio senza alcuna possibilità di formare una maggioranza parlamentare né un governo.
Se invece perdesse bene, porterebbe comunque un po' di deputati all'Assemblea e potrebbe continuare a svolgere un efficace ruolo di pungolo.
In quale Francia però? Nella mondialista sorosiana di Macron, in quella cauta di Fillon o nella società turbolenta e boldrinista di Mélénchon?
Questo è tutto da scoprire.
In ogni caso la Francia che si conosceva non è più.

Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Aprile 2017 13:10
 

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