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Stelio Tagle ha messo lo zaino a terra PDF Stampa E-mail
Scritto da I tuoi camerati   
Giovedì 13 Aprile 2017 13:53


27 ottobre 1930 – 10 aprile 2017 Decima Flottiglia Mas, Battaglione Lupo, IIIa compagnia, 3° plotone, 3a squadra

 

Il capitano di corvetta Corrado De Martino, sommergibilista più volte decorato al valore, che si trovava a Venezia, all'Arsenale Militare, si presentò a La Spezia ove gli venne affidato il comando del Btg. Lupo in via di costituzione. I primi quattro arruolati provenivano da Venezia: Maluta, Galletti, Salvaderi e Giliberto. L'11 gennaio 1944 alle ore 10, nella caserma di S. Bartolomeo nacque formalmente il Battaglione col nome della torpediniera "LUPO", che era stata affondata. Le sartine, addette alla confezione delle divise, ricamarono l'insegna disegnata da Maluta, che ne scelse anche il motto; da una parte, su fondo rosso, una testa di lupo e dall'altra il teschio con la rosa rossa tra i denti e la dicitura: "Fosse anche la mia... purché l'Italia viva...."
Stelio, quando il sergente maggiore Luigi Galletti nel 1944 ti arruolò al banchetto predisposto sotto alla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano e tu gli dissi che eri maggiorenne, ti guardò con sguardo perplesso.
Avevi 14 anni e nel cuore la follia della giovinezza ti aveva fatto scappare da casa per raggiungere la Caserma San Bartolomeo al Muggiano assieme a tanti altri giovani per combattere gli invasori. Quando poi rincontrasti Galletti sul fronte del Senio nei pressi di Alfonsine con le sorti ormai tracciate, lui con sarcasmo ti disse: “Non penserai che quella volta a Milano mi avevi fregato…”
A tenere la linea del Senio il Lupo rimase finché le sue compagnie furono tanto ridotte nel numero che non era possibile tenere più niente. Venne portato indietro, si rimise in  piedi ed ebbe modo di trovarsi un’altra volta all’appuntamento con la guerra, su un altro corso d’acqua: il Po.
Dopo le azioni sulla linea Gotica con gli alleati della 16a SS Panzergrenadier Division Reichsführer SS, lasciate le Valli di Comacchio e lasciato il fiume Senio, il Lupo raggiunse il Po. Qui la 1a, la 2a e la 3a compagnia del Barbarigo erano state circondate in una situazione disperata. Solo grazie all’intervento del Lupo (di quel che restava dei suoi 600 uomini) uscì alla disperata e grazie alle armi pesanti restituì al Barbarigo libertà di movimento.
Attraversato il Po con non poche difficoltà il Lupo raggiunse Padova e gli venne tributato l’onore delle armi. Dal diario del tenente Renato Stripoli: ”Era quasi notte. A breve distanza si presentò una colonna di mezzi corazzati nemici. Il Comandante De Giacomo prese la decisione di deviare per Abano. Dietrofront: il Lupo da retroguardia diventa Avanguardia. Mentre marciavamo sulla strada Monselice-Padova non si passava; c’erano truppe corazzate inglesi e i tedeschi deponevano le armi in massa. Eravamo circondati. Ci venne rivolto un invito alla resa. Apprendemmo che la colonna era composta di neozelandesi. De Giacomo convocò i comandanti di battaglione e ne chiese il consiglio. Il mio consiglio fu di arrendersi. Passarono minuti interminabili poi il crollo: gli ufficiali ci comunicano la resa… Da  Padova giunge il suono delle campane e delle sirene.
I neozelandesi ci invitavano a concentrarci  in un campo e a mantenerci uniti, ci avrebbero presi in consegna verso la mezzanotte. Stendemmo a terra qualche telo da tenda. Era proprio la fine. Suonarono per l’ultima volta l’assemblea dei Battaglioni di Fanteria di Marina. Rassettammo le uniformi, schierammo le armi davanti ai plotoni, alle compagnie, ai battaglioni. Era notte fonda e le fotoelettriche sciabolavano alte nel cielo e illuminavano il campo.
Poco dopo arrivarono gli ufficiali neozelandesi. Il Comandante De Giacomo salutò i rappresentanti dell’esercito vincitore, poi si rivolse ai battaglioni schierati. Ricordò i nostri caduti, i feriti, il sacrificio di tutti noi. Ci ringraziò per il dovere compiuto. Ora che tutto era finito, ci scioglieva dal giuramento e ci invitava una volta tornati alle nostre case, a rispettare le leggi del nuovo stato italiano. Poi udimmo alto il suo saluto: “Decima Marinai! Viva l’Italia!”.
Con una sola voce e un solo spirito rispondemmo: “Decima Comandante” Viva l’Italia!”.
L’ufficiale neozelandese si portò una mano alla visiera per salutare i vinti. In un italiano approssimato ma comprensibile ci disse che sapeva di avere di fronte dei soldati che avevano contrastato fino all’ultimo l’avanzata dell’Ottava armata. Saremmo stati trattati da soldati, con l’onore delle armi.
Ci concedeva di rimanere armati e di difenderci contro chiunque per tutta la notte. Ci aspettava la mattina seguente a Padova.
Due fasci di luce dei proiettori s’incrociarono per alcuni istanti nel cielo nero disegnando una smisurata X, come a ricordare che qui era presente la Decima. Nella notte della resa ci parve un segno che rispondeva al tumulto dei sentimenti che si agitavano nell’animo di ciascuno di noi”. 

Stelio, durante la guerra con i tuoi camerati del Lupo avevi capito cosa fosse l’Assoluto e questo ce lo spiegavi con parole tue. Quell’Assoluto che poi ti ha portato, rientrato in questo paese venduto, che non ti riconosceva e non ti accettava in quanto fascista, a ripartire. Andasti ad Aubagne e ti arruolarono, nel primo Reggimento paracadutisti Legione Straniera con sede operativa in Algeria a Sidi-bel-Abbès; partecipasti alla guerra d’Algeria e successivamente alla guerra d’Indocina nel massacro di Dien Bien Phu.
Li ritrovasti molti combattenti della Decima e altrettanti della Waffen SS. Quando ti chiedevo quali fossero le differenze fra la trincea del Senio e quelle dell’Algeria o dell’Indocina, con il sogghigno di uomo d’esperienza quale eri, rispondevi che la fame l’avevi provata solo sulla linea gotica, al contrario in Legione Straniera arrivano gli elicotteri in prima linea a distribuire birretta fresca e panini caldi ai soldati.
La trincea del Senio ti aveva lasciato una traccia indelebile. Ciò che mi ripetevi sempre è che i giorni più belli li avevi trascorsi in buca sul Senio. Questo all’inizio mi scosse, ci misi un po’ a capirne il senso. Al tuo fianco Rudolf, il tuo camerata della 16a SS Panzergrenadier Division Reichsführer SS, divisione con la quale il Lupo tenne le linee in modo epico e duraturo ritardando non poco l’avanzamento nemico dei canadesi degli inglesi e del Gruppo di Combattimento Cremona.
Quando ti chiedevo come mai spesso gli italiani non amassero i tedeschi, anche fra i fascisti, rispondevi che solo chi aveva combattuto in prima linea con i tedeschi al fianco e li avesse visti fare la guerra li poteva stimare. La loro durezza era pari al loro cameratismo. Non hai mai dimenticato l’episodio della sera che Rudolf andò nella terra di nessuno a cercare del cibo, era notte e rientrò con una gallina. La spennaste, e la cuoceste nell’elmetto riempito all’occorrenza di neve. Era dura come l’acciaio ma quanto la gustammo, dicevi… Oppure quando divideva con te la sua razione di carne in scatola, aprendola con il pugnale da combattimento. Un pezzo a te e un pezzo a lui, uno a te e uno a lui…
Hai trascorso una vita da vero soldato e proprio perché la vita borghese ti stava stretta e questo atteggiamento lo hai sempre avuto anche da civile.
Hai avuto l’onore di fare da autista e coprire le spalle all’Avvocato Enrico Pedenovi  che ti ha voluto bene come un fratello. Hai sempre avuto un grande rimorso quando purtroppo quella maledetta mattina del 29 aprile del 1976, salutata la sua famiglia, fu assassinato con cinque colpi al torace dalle carogne rosse.
Chiudo ricordando ai presenti, affinché suoni da monito, di quando mi prendesti la mano e stringendola forte e guardandomi negli occhi mi dicesti: “Mi raccomando non mollate mai”.
Mai camerata! ti dissi, te lo giuro e te lo giuriamo oggi.
Voglio ringraziare in particolar modo 3 persone. Mimma, la donna che ti ha dato l’amore e l’affetto che tu cercavi, e due ragazzi fantastici: Desiré e Stefano Leccisi, che nonostante la loro giovanissima età anziché farsi rapire dal materialismo e dalle frivolezze della vita di oggi hanno deciso di starti al fianco, in questi due anni di dura malattia.
Lo hanno fatto con una dedizione e una abnegazione disinteressata esclusivamente per stare vicini ad un combattente che 70 anni prima di loro aveva contribuito a correggere questa società e non ci era riuscito.
Grazie ragazzi di cuore.


Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Aprile 2017 18:14
 

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