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Shalom Marine PDF Stampa E-mail
Scritto da ilpopulista.it   
Mercoledì 26 Aprile 2017 00:50


Questa non l'avrebbe fatta neanche De Gaulle

Ha fatto il giro del mondo, ma in Italia è stata totalmente censurata, l’esclusiva intervista fatta da un maestro del giornalismo israeliano qual è Shalom Yerushalmi, a Marine Le Pen. Eppure si è trattato di un passaggio storico e per noi interessante per molti motivi: per la prima volta Marine ha potuto rivolgersi ai lettori di Israele senza filtri e strane interpretazioni e per farlo è passata dalla amichevole mediazione di un amico del centrodestra, della Lega e della Lista Maroni capitanata dal Prof. Galli, qual è il Prof.Enrico Mairov, medico residente a Milano ma con un glorioso e rispettato passato nell’esercito israeliano e nelle strutture sanitarie all’avanguardia di Tel Aviv.
Essendo presente all’incontro parigino, a due giorni da elezioni storiche, mi pare interessante raccontarlo almeno ai nostri lettori, quelli che vogliono andare oltre le finte notizie e le chiacchiere inventate dei “grandi” giornali.
L’intervista di Shalom, poi pubblicata su Makon Rishon e sul portale NRG in una versione di 5 pagine ripresa ai 4 angoli del globo è troppo lunga per essere qui riportata, e mi limiterò quindi ai concetti base che sono scaturiti da un colloquio serrato, a volte duro, introdotto da Mairov e chiuso con l’intervento di David Ish Shalom, membro del comitato centrale del Likud che, a titolo personale, ha donato alla Le Pen una bandierina israeliana da lei accettata volentieri.
I concetti base usciti dall’intervista sono questi: Marine ha detto di trovarsi in sintonia con la linea sovranista e identitaria della destra israeliana di governo e di non sapersi spiegare perché da Tel Aviv non giungano segnali di apertura neppure dopo il viaggio fatto a inizio anno dal segretario generale del Fronte, Nicolas Bay (accompagnato da Mairov e dal sottoscritto). Yerushalmi le ha fatto presente che permane l’idea che nel FN ci siano ancora elementi di antisemitismo e la candidata alle presidenziali ha risposto risoluta che il suo Fronte Nazionale non ammette l’antisemitismo e se dovessero esserci ancora singoli antisemiti, presenti in ogni partito di qualunque orientamento, l’ordine categorico è di estrometterli. Una scelta perfettamente in sintonia con la posizione di Marine che ha scelto chiaramente di opporsi al boicottaggio dei prodotti israeliani, appoggiato invece dalla sinistra francese ed europea e noto come BDS. Più sfumata, rispetto a Putin e Trump, la sua linea su Gerusalemme Ovest, luogo presso cui i due leader si dicono pronti a spostare le proprie ambasciate riconoscendone implicitamente il ruolo di capitale. Le Pen ha detto di non volersi intromettere nelle questioni interne di un altro Stato e ha spiegato che secondo lei la scelta sta al governo israeliano in ottemperanza al principio sovranista del “ognuno padrone a casa propria”.
Una grande apertura e novità c’è invece stata sulla questione della doppia nazionalità. Confrontata con ondate di delinquenza e terrorismo troppo spesso di matrice extracomunitaria, Le Pen aveva annunciato l’intenzione di non permettere il mantenimento di una doppia nazionalità a persone con un doppio passaporto extra UE, eccezion fatta per i russi, da lei considerati a tutti gli effetti europei.
Si creava però l’effetto paradossale per cui un salafita ceceno avrebbe potuto tranquillamente mantenere due passaporti e un ebreo francese avrebbe dovuto scegliere se rinunciare al passaporto di una nazione come Israele che è in prima linea contro il terrorismo e spessissimo fa da scudo e da tutore alla sprovveduta Europa. Su questa considerazione, fatta pervenire in anticipo alla leader del Fronte, Marine ha riflettuto con un consigliere saggio e stimato come l’eurodeputato Jean Luc Schaffhauser e nel corso della intervista ha spiegato che gli ebrei francesi non devono preoccuparsi perché la cosa non avrà effetto retroattivo e per il futuro è prontissima ad arrivare ad un accordo bilaterale tra Stati per evitare ogni noia. D’altra parte la leader francese ha voluto ricordare che il suo primo impegno da presidente sarà quello di difendere strenuamente la cultura giudeo-cristiana della Francia e dell’Europa e ha sottolineato, giustamente, come i protagonisti dei sempre più numerosi atti di antisemitismo violento in Francia (come nel resto d’Europa) non sono compiuti da persone “di destra” ma da bande di giovani delinquenti islamizzati e protetti dalla sinistra.
Fenomeni peraltro ben conosciuti anche al presidente del “Consiglio delle Istituzioni Ebraiche Francesi”, Roger Cukierman, che ha avuto il coraggio di parlarne e di riconoscere persino l’esistenza di un nuovo e debordante “razzismo anti-bianco” e magistralmente descritti da fior di intellettuali francesi di origine ebraica che da anni lanciano allarmi sulla deriva antifrancese, anticristiana e antisemita presa dalla sinistra pro-immigrazione incontrollata. Autori geniali e Accademici di Francia come Eric Zemmour (Il suicidio francese), Alain Finkielkraut (L’identità infelice), Georges Bensoussan (I territori perduti della Repubblica) e altri che coi loro libri e le loro dichiarazioni alla radio e in TV hanno aperto gli occhi anche a milioni di dormienti cattolici francesi che hanno capito che queste potrebbero essere le ultime elezioni valide per poter impedire il definitivo tracollo della Francia e l’islamizzazione del Paese.
Ci lasciamo con la speranza che Marine possa vincere e rimettere la Francia in ordine e la promessa da lei fatta a Shalom e al Prof. Mairov che, comunque vada, il team marinista andrà avanti (a stretto giro ci sono le elezioni politiche) e implementerà le costruende sinergie con le eccellenze israeliane in campo di sicurezza internazionale, sanità e hi-tech. Settori vitali, per la Francia, per Israele e per quell’Europa le cui radici giudeo-cristiane il grande Papa Giovanni Paolo II chiese di includere nella Costituzione UE scontrandosi con il rifiuto, guarda caso, di Giscard d’Estaing ex presidente francese e allora presidente della Convenzione Ue, rappresentante di primissimo piano di quella UE contro i popoli d’Europa che Marine e noi vogliamo combattere.

 

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