Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Luglio 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
       1  2
  3  4  5  6  7  8  9
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31      

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
"Marine è stata sconfitta proprio sull'Europa" PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Martedì 09 Maggio 2017 00:01


Una lezione cocente: o si apprende che la sovranità non è retrograda o saranno sempre schiaffi sonori

La vocazione di Sylvie Goulard, marsigliese di 52 anni, parlamentare europea liberal-democratica, figura di spicco nella squadra di Emmanuel Macron, la si coglie da come parla: perfettamente in italiano e in tedesco, oltre che in inglese. È convinta da tempo che si debbano conoscere la lingua e la cultura degli altri europei, per costruire un progetto comune. Anche ora — ma lei trova prematuro parlarne — che molti ripetono il suo nome per la guida di un ministero di peso nel prossimo governo di Parigi.
La lezione dalla Francia è che non serve inseguire i populisti sui loro temi per vincere, non trova?
«No, appunto. A maggior ragione sulle questioni europee. Dall’inizio abbiamo scelto di affrontare i nazionalisti apertamente. Il dibattito nei partiti moderati tradizionali era diventato sempre più euroscettico, quasi euro-fobico. Consisteva nell’attaccare Bruxelles e scaricare le responsabilità su altri».
Forse perché sostenere una posizione pro-europea è rischioso?
«Lo avevano fatto presente anche a noi. Noi abbiamo detto che la Francia si deve riformare perché ci sono dei problemi, lo dobbiamo fare per noi stessi. Solo così potremo rispettare gli impegni europei e contribuire a ridare una dinamica all’Europa».
Emmanuel Macron dice che fra Parigi e Berlino è sceso un velo di diffidenza. Ricreare fiducia con la Germania è una vostra priorità?
«Lo è. Ristabilire rapporti stretti fra la Germania e la Francia è necessario per far ripartire l’Europa. Ma non sufficiente. Conta molto anche il ruolo di altri partner, a partire dall’Italia. Per la Francia si apre la possibilità di essere di nuovo un ponte fra la Germania e l’Europa del Nord da un lato e il mondo mediterraneo dall’altro, perché il nostro Paese appartiene un po’ ai due universi. Anche per i nostri partner tedeschi è utile non dare l’impressione, contro la loro volontà, di avere mire egemoniche».
La strategia è dunque quella di fare riforme interne, per chiedere che Berlino ne accetti nella area euro sugliinvestimenti e un bilancio comune?
«Non dobbiamo centrarci solo sull’economia. Stiamo vivendo uno sconvolgimento mondiale nelle tecnologie, in termini di sicurezza e di geopolitica. Ci sono potenze che diventano autoritarie; gli Stati Uniti hanno eletto un presidente che rispettiamo, e probabilmente è più imprevedibile dei suoi predecessori. Sulla Nato, certo, dice cose più rassicuranti che all’inizio. Ma siamo in un momento unico della costruzione europea, perché dobbiamo prendere nelle nostre mani il nostro destino sulle questioni di difesa e di sicurezza. Le nostre città sono minacciate dal terrorismo, la campagna elettorale è stata colpita dalla cyber-criminalità in un modo mai visto. C’è instabilità a Sud e a Est dell’Unione europea» .
Prenderete un’iniziativa in Europa su questi temi?
«Con i tedeschi, gli italiani e gli altri vorremmo che i cittadini europei prendano coscienza che ciò che sta accadendo richiede un soprassalto collettivo. E che abbiamo i nostri strumenti di cooperazione multilaterale. Dobbiamo migliorarli. Per chi non è pronto ad andare avanti su questi temi massimo rispetto, ma senza porre veti insabbiando i progetti degli altri».
C’è attesa per le riforme economiche interne di Macron e le sue proposte per l’area euro. Ci saranno?
«Certo, ma l’idea non è di ricominciare un dialogo fra sordi sul governo della zona euro. Si tratta di fare le riforme. I dati in Germania, Olanda o Spagna da un lato e della Francia e dell’Italia dall’altro dicono che i Paesi che hanno fatto riforme godono di tassi di crescita più alti, creano prospettive positive per i loro cittadini e entrano i circoli virtuosi. Sull’Italia non posso giudicare. Ma in Francia dobbiamo fare passi avanti, rendere più libero il mercato del lavoro non per fare del liberismo selvaggio, ma per dare lavoro alla gente. I nostri investimenti vanno orientati meglio, e c’è troppa spesa pubblica».
Sulle migrazioni, la politica della Francia cambierà?
«A inizio gennaio Macron ha preso il “rischio” elettorale di dire che Merkel aveva salvato la dignità degli europei, accogliendo oltre un milione di profughi. Ha anche detto che dal 2013 gli italiani e i greci avevano chiesto aiuto per affrontare i flussi e tutti, compresa la Germania, avevano tardato. Serve una risposta comune. C’è una componente di controllo alle frontiere, ce n’è una di rapporti diplomatici e di stabilizzazione dei Paesi attorno a noi. La Francia non può sottrarsi. Bisogna far sì che le decisioni prese dal Consiglio europeo siano applicate».

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.