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Brexilarante PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Venerdì 19 Maggio 2017 00:41


L'economia inglese dopo il No alla Ue teme il collasso

Un po' il fatto di aver costruito numerose nuove sedi, che come accade un po' tutto il mondo stanno diventando un modo per accentrare gli uffici delle grandi società e risparmiare su affitti e immobili ridondanti. Un po' per il fantasma di Brexit, che aleggia su Londra. Sta di fatto che nel cuore della City i grandi proprietari di uffici hanno un problema: non riescono a trovare nuovi inquilini per gli spazi che i vecchi occupanti stanno lasciando vuoti, vuoi perché si spostano in nuove dimore, vuoi perché hanno operato una riduzione degli organici.
A raccontare la faccenda, certificata dai numeri di un report Deloitte, è Bloomberg, che cita ad esempio il caso del trasloco di Ubs. Il numero che rivela il trend è la crescia degli spazi che rimangono in attesa di nuovi inquilini: +36% nel corso del 2016 e un nuovo +19% nel primo trimestre di quest'anno. Il tasso di immobili disponibili è salito dal 3,9 al 5,8 per cento, segnalando che crescono gli spazi vuoti: è stata la maggior crescita dal 2009.
"La domanda per nuovi uffici è ancora ben forte", ha spiegato il ricercatore Shaun Dawson, "ma quella per il mercato di 'seconda mano' non è così calda". D'altra parte, gli investitori si sono raffreddati sul real estate londinese subito dopo il voto dello scorso giugno, preoccupati che l'uscita dall'Unione avrebbe portato a un contraccolo occupazionale e a una fuga delle grandi istituzioni finanziarie verso i Paesi membri. Preoccupazione in parte lenita da alcuni super-contratti di leasing immobiliare di colossi quali Apple o Deutsche Bank, ma d'altra parte confermata dagli innumerevoli piani di riallocazione del personale in via di definizione nelle grandi banche internazionali.
Dal report di Deloitte emerge che la City ha anche visto crescere significativamente la cubatura a disposizione degli uffici: nei sei mesi a marzo lo spazio in costruzione al centro di Londra risultava in calo del 6 per cento, ma si è trattato del primo calo dal settembre 2014: gli sviluppatori immobiliari erano reduci da un periodo di ampliamento degli spazi a un ritmo che non si vedeva dal 2004. Oltre a un fisiologico contraccolpo, sostengono comunque i ricercatori, l'incertezza politica gioca un ruolo fondamentale: è come se fossero lampi di quel che potrebbe essere dopo Brexit.


 

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