Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Aprile 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
       1  2
  3  4  5  6  7  8  9
10111213141516
17181920212223
24252627282930

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Glob
Dio è con loro. Contento lui... PDF Stampa E-mail
Scritto da Ap   
Martedì 05 Ottobre 2004 01:00

Israele? È nei piani di Dio. Gli Arabi? Alleati di Satana. Questa è la raffinata ed articolata analisi del conflitto medio-orientale di alcuni fondamentalisti cristiani statunitensi recatisi in visita a Tel Aviv per supportare il genocidio dei palestinesi.

Migliaia di cristiani fondamentalisti americani guidati dall’evangelista Pat Robertson sono arrivati in Israele per dare supporto all’azione anti-palestinese. Il gruppo considera Israele “parte del piano di Dio”, e accusa gli arabi di “far parte del piano di Satana”

 
Libertà, cos'eri mai ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 03 Ottobre 2004 01:00

La superdemocrazia tecnologica globale fa passi avanti ogni giorno nel senso dell'uniformazione e dello svuotamento di libertà. L'ultima ? Il passaporto per cani.

FIUMICINO (ROMA) - Si chiama Teddy ed e' un piccolo yorkshire di 6 mesi il primo cane partito dall' aeroporto intercontinentale di Fiumicino con regolare passaporto dell' Unione Europea. Da ieri, infatti, sono scattati anche nello scalo romano le nuove disposizioni in vigore per tutti i proprietari di cani, gatti e furetti in partenza in aereo con i loro animali al seguito, obbligati ad esibire il documento dell' amico a quattro zampe al momento delle operazioni di check-in. Cosi' Thomas e Andrea, i due giovani proprietari di Teddy, in partenza per Budapest alle 9.55 con il volo Alitalia AZ7524, hanno effettuato la nuova trafila prevista.
''Non abbiamo incontrato nessun disagio - hanno raccontato sorridendo i due ragazzi poco prima di imbarcarsi - appena arrivati ci siamo presentati al banco accettazione con Teddy, che essendo di piccola taglia puo' viaggiare con noi a bordo nell' apposito 'trasportino', e l'impiegato si e' limitato a chiederci di esibire il documento dell'animale sul quale, oltre ai dati anagrafici, sono indicati anche il colore del manto, l'altezza al garrese e la razza, mentre la foto non e' obbligatoria. Se la riteniamo una disposizione giusta? Certo - hanno risposto senza esitare Thomas e Andrea - anche perche' in questo modo sara' piu' semplice identificare e rintracciare rapidamente i cani (grazie ad un numero inserito in un'apposita anagrafe informatizzata, ndr), oppure di denunciare quelle persone senza cuore che li abbandonano, visto che i dati su questo fenomeno, soprattutto durante l'estate, sono sempre in aumento''.
 
Eravamo italiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Sabato 02 Ottobre 2004 01:00

Fumavamo, ci piacevano le donne e celebravamo il rito del caffé. Ora ci stiamo anglosassonizzando. E dopo aver criminalizzato il tabacco e la spensieratezza eterosessuale non ci piace più nemmeno il caffé.

MILANO - Un tempo neppure uno avaro come il cavalier Pezzella, il Totò de «I tartassati», ci sapeva rinunciare. Anzi, lui ne prendeva addirittura «tre alla volta per risparmiare due mance». Oggi il rito del caffè fuori casa sembra al tramonto. Secondo un’indagine di Bain Company, presentata ieri a Milano al convegno «I debiti del caffè al bar», le tazzine servite nei locali pubblici sono il 20% in meno rispetto al 1990. Solo negli ultimi quattro anni, il calo è stato dell’11%. Eppure il caffè è ancora la bevanda più diffusa d’Italia dopo l’acqua. Ne consumiamo 650 all’anno pro capite, quasi il doppio della media europea. Ma preferiamo farlo a casa o direttamente in ufficio.Secondo Fipe Confcommercio, non è solo colpa del caro-euro. E’ che il caffè servito al bar non è più buono come una volta. Ogni giorno, nei 131 mila pubblici esercizi italiani, si bevono 30 milioni di caffè, un terzo sul totale del caffè consumato. Gli altri escono dalle moke tradizionali oppure dalle macchine espresso di casa: l’anno scorso ne sono state vendute 20 mila, il 9% in più rispetto al 2002. Ma il vero protagonista emergente del mercato sono le macchinette automatiche da ufficio. Dieci anni fa se ne trovavano soltanto nei grandi open space delle multinazionali. Oggi sono pure dal barbiere. Uno su dieci dei caffè che beviamo viene proprio da questi macchinari. Un po’ annacquati, in bicchieri di plastica, non saranno l’ideale ma si consumano in fretta e hanno un altro vantaggio: non costano più di 50 centesimi.
Ben diversi i prezzi al bancone del bar. Per una tazzina di espresso (8 grammi di caffè), secondo i calcoli di Bain Company, i torrefattori pagano ai coltivatori 0,68 centesimi di euro, rivendendolo agli esercenti a 14 centesimi. Il prezzo finale varia da regione a regione: il record spetta al Trentino Alto Adige, 95 centesimi, mentre il caffè meno caro si beve in Molise (62). In media, al Nord costa 87 centesimi la tazzina, al Centro 77, al Sud 70. E’ il caro caffè, dunque, il responsabile della crisi? Secondo gli esercenti no. E lo dimostra il fatto che i locali d’ élite , quelli dove un caffè arriva anche a 2 euro, godono di ottima salute. A passarsela male sono invece i bar tradizionali, che rappresentano l’82% del totale, ma realizzano solo il 55% del giro d’affari. La ragione vera della crisi avrebbe origine nel lontano Vietnam: dopo la conversione delle piantagioni al caffè, negli anni ’90, è stata un’invasione di miscele, che dall’Oriente sono arrivate fin dentro le nostre tazzine. Qualità inferiore alla vecchia Arabica sudamericana (su questo gli esperti sono tutti concordi), ma costo all’ingrosso fino a cinque volte più basso. Tanto che oggi un espresso su tre, fra quelli che si comprano al bar, è fatto proprio con caffè orientale. «Sempre più spesso il barista sceglie i fornitori solo perché gli propongono l’offerta più conveniente, il prestito gratuito dei macchinari e le tazzine in regalo - ha spiegato Edi Sommariva, direttore generale di Fipe Confcommercio -. Anche se alla fine i conti non tornano». Nel 1990 a fine giornata il barista aveva venduto due chili di caffè, di questi tempi poco più di un chilo e mezzo .

 
Onda dopo onda PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 01 Ottobre 2004 01:00

Gli immigrati che si riversano sulle nostre coste sono in crescita esponenziale. Ora la media è salita a ventidue schiavi all'ora

Sono oltre 800 gli immigrati che si trovano nel centro d'accoglienza di Lampedusa dopo l'imponente ondata di sbarchi delle ultime 36 ore. Per alleggerire la struttura, dotata di soli 190 posti, in giornata e' previsto il trasferimento di un consistente numero di persone altri centri di permanenza fuori dalla Sicilia. per questo la prefettura di Agrigento sta organizzando due voli speciali. Gli ultimi sbarchi sono avvenuti nella notte e riguardano le imbarcazioni che erano state avvistate nel tardo pomeriggio di ieri. Alle tre del mattino sono giunti 106 extracomunitari, mentre in precedenza erano arrivati sull'isola altri due gruppi, di 148 e 155 immigrati. Continuano intanto le ricerche dell'imbarcazione sulla quale si troverebbero una trentina di persone, tra i quali due bambini e quattro donne. La capitaneria di porto di Lampedusa ha ricevuto la telefonata di uno dei passeggeri che ha detto di parlare da un telefono satellitare e ha chiesto soccorso perche' la barca andava alla deriva a causa di un'avaria al motore.
 
Se non ci fosse Al Qaeda… PDF Stampa E-mail
Scritto da Le Monde Diplomatique   
Mercoledì 29 Settembre 2004 01:00

Ma guarda un po’: Al Qaeda compare anche in Africa, costringendo gli USA ad intervenire massicciamente nel continente nero “guarda caso” pieno zeppo di materie prime fondamentali. Anche gli africani, ora, possono essere coinvolti in una “guerra al terrorismo” incredibilmente inefficace contro i terroristi ma utilissima per continuare la politica di rapina globale degli USA.




Il 23-24 marzo 2004 i capi di stato maggiore di otto paesi africani (Ciad, Mali, Mauritania, Marocco, Niger, Senegal e Tunisia) hanno partecipato per la prima volta a una riunione svoltasi con discrezione presso la sede del comando europeo dell'esercito americano (Us-Eucom) a Stoccarda. Presentato come un'iniziativa «senza precedenti», l'incontro, i cui lavori sono rimasti segreti, aveva come tema la «cooperazione militare nella lotta globale contro il terrorismo»; riguardava il Sahel, zona cuscinetto tra il Maghreb e l'Africa nera, tra le zone petrolifere del nord e quelle del golfo di Guinea.
Nel giro di pochi anni l'interesse politico e militare degli Stati uniti per l'Africa si è ravvivato notevolmente, come dimostrano la visita del segretario di stato Colin Powell in Gabon e Angola nel settembre 2002 (un'ora in ogni paese, il tempo di ribadire la sua presenza), il viaggio del presidente George W. Bush in Senegal, Nigeria, Botswana, Uganda e Sudafrica nel luglio 2003, e la tournée del generale Charles F. Wald, comandante aggiunto dell'Eucom, in dieci paesi (Ghana, Algeria, Nigeria, Angola, Sudafrica, Namibia, Gabon, Sao Tomé, Niger e Tunisia), due settimane prima dell'incontro di Stoccarda.
Più significativa è invece la partecipazione indiretta di Washington, nel mese di marzo 2004, a un'operazione militare condotta da quattro paesi del Sahel (Mali, Ciad, Niger e Algeria) contro il Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento (Gspc). Il «numero 2» dell'organizzazione, Ammari Saifi, noto con il soprannome di «Abderrazak il parà», sarebbe stato arrestato in Ciad nel mese di maggio (1). E, in giugno, l'esercito algerino ha annunciato di aver abbattuto Nabil Sahraoui, principale dirigente del gruppo. Il Gspc, come peraltro il Gia, figura sulla lista americana delle organizzazioni terroriste ed è sospettato da Washington di mantenere legami con al Qaeda. Si è fatto conoscere con il rapimento di trentadue turisti nel Sahara algerino, all'inizio del 2003. L'operazione era una prima assoluta in Africa e confermava la stretta collaborazione degli Stati uniti con l'Algeria.
Fin dal gennaio 2004, l'esercito americano ha dispiegato mezzi cospicui per sostenere la lotta delle truppe locali contro il Gspc. L'aiuto è stato organizzato nell'ambito del programma di assistenza militare Pan Sahel Initiative (Psi), operativo a partire dal novembre 2003, con uno stanziamento di 6,5 milioni di dollari per il 2004. Il programma punta ad aiutare Mali, Ciad, Niger e Mauritania a combattere «il contrabbando, la criminalità internazionale e i movimenti terroristi».
Circa 250 tonnellate di materiali di vario genere e 350 soldati sono stati inviati nella regione con un ponte aereo di due settimane, partendo dalla base aerea di Rota in Spagna. Una volta inviati le truppe e i materiali, i mezzi aerei di protezione sono stati messi a dis

 
Dal comunismo al turbo capitalismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Panorama   
Mercoledì 29 Settembre 2004 01:00

Storie di immigrati cinesi che si stanno rapidamente uniformando all’evoluzione obbligata dei sistemi marxisti: il capitalismo più avanzato

Ormai la Cina cambia di nuovo pelle,passata velocemente dall’”impero celeste” al comunismo, apre la via ad una società industriale con uno sviluppo verticale. Ex contadini che diventano imprenditori affermati,proprietari di piccole industrie e aperti al commercio internazionale. Sull’evoluzione dell’Oriente le parole di Evola furono profetiche come sempre.
A 20 anni Shengde Sun era un contadino povero in una comune rurale nella regione del Zhejiang, a sud di Shanghai. A 30, sbarcato in Italia, lavorava come cuoco in un ristorante cinese di Biella, oppresso dal freddo e dalla nebbia. Oggi, alla vigilia dei 50 anni, Sun è un ricco e rispettato imprenditore. Dai suoi uffici con grandi finestre sulla romana piazza Vittorio, cuore dell'Esquilino, il rione considerato la Chinatown della capitale, controlla un'impresa di import-export di abbigliamento, un'agenzia di servizi che impiega notai, avvocati e commercialisti italiani, quattro ristoranti. In più ha interessi nell'immobiliare ed è socio, in Cina, di una fabbrica con 4 mila operai che visita, accompagnato dal suo stilista, almeno una volta al mese. Ride: «Io sono operaio. Grande lavoratore. Non come voi italiani: sabato vacanza, domenica vado fuori.... Io lavoro sempre. Così sono cresciuto a poco a poco. Non come una bomba».
Immagine curiosa: proprio di esplosione dell'imprenditoria cinese in Italia cominciano a parlare alcuni osservatori. Come la Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese. In tre anni, tra il 2000 e il 2003, ha segnalato, il numero delle imprese cinesi è aumentato del 68,6 per cento. Concorda l'ufficio studi della Camera di commercio di Milano, indicando un'espansione verso sud: «È febbre gialla: a Napoli si passa da 60 imprese nel 2000 a 549 nel 2004, a Lecce da 9 a 111, a Reggio Calabria da 1 a 97». Oggi gli immigrati dalla Cina figurano al terzo posto nella classifica degli imprenditori extracomunitari in Italia, dopo svizzeri e marocchini. Mentre sono solo quinti nelle statistiche generali dell'immigrazione.
Su 97.757 cinesi registrati ufficialmente in Italia (dati Caritas), 24.961, uno su quattro, ha un'attività in proprio. E non solo ristoranti o laboratori d'abbigliamento o borsette in cui si lavora 16 ore al giorno, con i vetri oscurati, spesso impiegando clandestini e, a volte, anche bambini. «Da alcuni anni nuove professioni caratterizzano i cinesi in Italia» ha scritto, in un saggio sulla rivista Aspenia, Antonella Ceccagno, docente di lingua e letteratura cinese all'Università di Bologna. «Questo, insieme con lo sviluppo sorprendente delle attività più tradizionali, indica quanto la comunità italiana degli xin yimin (i migranti) sia ormai variegata, stratificata e sia entrata in una fase di maturità dinamica».
A Milano Cinzia Hu, 33 anni, laurea in economia alla Bocconi, ha aperto uno studio di commercialista che impiega due ragionieri italiani e tre cinesi e ha clientela mista. Racconta: «Sono arrivata dalla Cina a 11 anni. Ho imparato l'italiano prima dei miei genitori e ho fatto l'interprete per loro. Ho frequentato ragioneria, poi l'università, sempre lavorando nel ristorante dei miei. Un giorno ne ho aperto uno». Ma Cinzia Hu continuava a fare i conti per i parenti e l'interprete per gli amici nell'acquisto di case e negozi. Tutto gratis. Finché suo marito, Marco Ji, le ha suggerito di farsi pagare ed è nato lo studio. Spiega Luigi Sun, 50 anni, portavoce della comunità cinese di Milano, la più antica d'Italia: «I nostri migranti vogliono una sola cosa: mettersi in proprio».
A Milano come a Napoli. Ecco la storia di Zuogan Jiang, 33 anni, sposato con una connazionale, due figli, proprietario di un'azienda con 15 operai a Terzigno, nell'entroterra vesuviano: «In Cina facevo l'insegnante. Sono ven
 
Sia benedetto il governo fantoccio PDF Stampa E-mail
Scritto da AsiaNews   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Il Vaticano invita la comunità internazionale ad aiutare il governo del pupazzo filo-americano Allawi per “dire ‘basta’ al terrorismo”. Come se il finto governo “democratico” fosse un freno al terrorismo. Come se Allawi non fosse stato tirato in ballo in alcuni dei rapimenti più controversi. Come se fare dell’Iraq un protettorato americano aiutasse a pacificare l’area.

Città del Vaticano - Autobombe e decapitazioni ed in genere una
situazione di violenza che pare senza sbocchi hanno spinto il Vaticano a
prendere posizione in modo finora inusuale a favore del governo Allawi.
"Forse il giudizio della storia sull'intervento in Iraq sarà severo. Però
va considerato un fatto: questo figlio è nato. Sarà anche illegittimo, ma
ora c'è e ora bisogna educarlo ed allevarlo". La frase del cardinale
segretario di Stato, Angelo Sodano, apparsa in un'intervista data alla
Stampa dalla sede delle Nazioni Unite, è apparsa contemporaneamente ad una
presa di posizione dell'Osservatore romano e ad un'altra intervista dello
stesso segretario di Stato alla Radiovaticana. Una contemporaneità che
difficilmente può essere casuale e che dovrebbe trovare la sua ragion
d'essere proprio nelle affermazioni del giornale vaticano, che di fronte
al dilagare della violenza che distrugge prima di tutto il popolo iracheno
"non è il momento di dietrologie, dei 'se' e dei 'ma'. L'attuale
situazione
dell'Iraq richiede uno sforzo da parte di tutta la comunità
internazionale".

"Di fronte allo 'sconvolgente dilagare del terrorismo' - scrive oggi il
quotidiano - è urgente individuare strumenti efficaci che facciano da
argine alle violenze. È ora di dire 'basta' al ricatto; alla scellerata
sequela di ultimatum e di decapitazioni; di attentati e di ritorsioni".

Una situazione di instabilità a favore della quale la Santa Sede sembra
vedere quanto meno l'interesse dei Paesi vicini. "I terroristi - ha detto
infatti il card. Sodano - sanno che se una democrazia prendesse piede a
Baghdad metterebbe in difficoltà i Paesi vicini, come l'Iran e l'Arabia
Saudita, dove ancora si va in prigione per il possesso di un crocefisso".

Di qui la scelta della Santa Sede di sostenere il governo Allawi, che
trova
conferma in una anticipazione data dallo stesso card. Sodano: il Vaticano
accoglierà un ambasciatore di quel governo. "Ora bisogna aiutare il
governo
Allawi", ha detto Sodano. "L'attuale situazione dell'Iraq - si legge
sull'Osservatore romano - richiede

 
La nuova Pearl Harbour PDF Stampa E-mail
Scritto da www.aljazira.it   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Sono sempre più i saggi documentati che mettono in dubbio la versione ufficiale sull’undici settembre. Complottismo? Che bisogno ce ne sarebbe quando già nel 2000 i neoconservatori stessi auspicavano l’accadimento di un “evento catastrofico e catalizzante, quale ad esempio una nuova Pearl Harbour” per rilanciare la politica di dominio USA?

Dopotreanni, qualcosa è cambiato nella ricezione tributata dall'opinione pubblica mondiale alle teorie alternative sull'11 settembre. Il grande successo di alcune indagini indipendenti e l'istituzione di una commissione d'inchiesta da parte del Congresso americano - commissione di fronte alla quale recentemente né George W. Bush né Condoleezza Rice hanno potuto negare l'esistenza di chiari segnali precedenti all'11 settembre - sono le cause prime di questo mutamento: l'idea che "qualcosa non vada" nella ricostruzione ufficiale dell'amministrazione americana è ormai di pubblico dominio.

Il successo di "11 settembre, la nuova Pearl Harbour" di David Ray Griffin - che negli Stati Uniti ha avuto tre edizioni in un mese, ingresso nella top ten di amazon.com e che in Inghilterra è stato prefatto nientemeno che da Michael Meacher, ex ministro della Corona -è il risultato piùpalesedi questo mutamento. Non è scritto da un polemista di professione, bensì dal condirettore del Center for Process Studies che, partendo da una posizione di assoluto scetticismo sulle cosiddette "teorie del complotto", ne vaglia le principali e giunge a trovare in alcune di esse elementi indubitabilmente probanti.

Personalmente, al pari di Griffin, sono poco propenso ad avvalare le teorie del complotto. Non ho mai creduto per esempioa quelleche attribuivano ad Israele tutti i mali del mondo arabo.Però, come dice Griffin "Sembra ampiamente diffusa la convinzione che si possa rigettare a priori un'accusa una volta stabilito che essa rientri nell'ambito delle "teorie di complotto". Dichiarare di ripudiarle sembra quasi un requisito indispensabile per essere ammessi nel forum della discussione pubblica. Qual è la logica sottesa a questo convincimento? Non può essere il rifiuto letterale della pura e semplice idea che esistano delle macchinazioni. La accettiamo ad esempio ogni qualvolta crediamo che due o più persone abbiano preso accordi in segreto per raggiungere uno scopo illecito come rapinare una banca, frodare la clientela o alterare i prezzi. Saremmo più onesti, quindi, se seguissimo quanto affermato da Michael Moore: "Personalmente, non sono uno che vede complotti ovunque, a meno che non siano palesemente evidenti".

Nonvoglio soffermarmi sugli avvertimenti pre-11 settembre che sono stati ignorati, le indagini pima e dopo che sono state ostacolate, o sulle domande rimaste tuttora senza risposta su quella tragica giornata, tutti argomenti trattati nei minimi dettagli da Griffin. E come lui, non credo necessariamente in una pianificazione attiva da parte dell'amministrazione americana negli eventi drammatici di quel giorno. Ma mi chiedo - dopo aver letto il libro - se non ci fosse stato in qualche modo, una specie di "partecipazione passiva" ovvero una specie di "lasciar accadere" che è comunque un' accusa molto grave, considerato il numero elevato di vittime. Per questo, in questa sede, vorrei almeno soffermarmi sul titolo dell'opera: "11 settembre, la nuova Pearl Harbour".

Si sa che a costringere gli Stati Uniti ad intervenire nella Seconda Guerra Mondiale era l'attacco giapponese a Pearl Harbour. La guerra contro il Giappone ha obbligato gli Stati Uniti - in virtù del patto dell'Asse

 
Una tragedia della società multietnica PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Sabato 25 Settembre 2004 01:00

Un lavoratore marocchino, in Italia da quasi quindici anni, ha ucciso di botte l’unica figlia femmina che non riusciva a vivere secondo i costumi dell’altra sponda del Mediterraneo.

Un marocchino di cinquantasei anni, residente in Italia da una quindicina, ha ucciso a botte l’unica figlia femmina. Lo sradicamento della famiglia aveva creato una lacerazione ed un’impossibilità di capirsi. Per l’uomo l’Italia è probabilmente una jungla di perdizione e la figlia avrebbe dovuto invece crescere secondo i costumi lasciati in Marocco. Per la giovane, praticamente nata in Italia, l’adolescenza è stata presumibilmente un dramma, un’oscillazione difficile tra due dimensioni mai assunte pienamente, una schizofrenia.

È il caso di intere generazioni di figli d’immigrati, condannati allo sradicamento e all’infelicità.

Sono altre centinaia di migliaiaoggi le anaologhe vittime del sistema dominante, quello del Crimine Organizzato, fondato sull’antifascismo, che ha come pilastri il narcotraffico, l’ipnosi mediatica, lo spettacolo del terrore, lo sfruttamento di popoli e materie prime, il traffico di esseri umani. E come complici tutti i soloni di ogni colore. Primi tra tutti quelli politicamente corretto
 
Viva la pappa col pomodoro PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

Da Londra arriva l’ennesima conferma che la dieta mediterranea aiuta a vivere meglio. Nonostante ciò il “fascino” del pagliaccio colorato di McDonald’s penetra nelle abitudini alimentari degli italiani,sempre più impegnati con problemi di obesità. Ascoltiamo dunque Rita Pavone…

La dieta mediterranea aiuta a vivere piu' a lungo. Lo confermano due studi pubblicati dal Journal of the American Medical Association. Una ricerca dimostra che un regime alimentare controllato e basato sugli ingredienti della dieta mediterranea (frutta, vegetali, pesce e olio di oliva) abbassa del 23% il rischio di decesso negli ultra settantenni. Il secondo studio rivela che pazienti diabetici sottoposti a una dieta mediterranea hanno migliorato le loro condizioni generali di salute

 
Il cancro americano PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

Una nuova arma da guerre spaziali nelle mani americane: nei satelliti geostazionari. Quale che sia il livello di fondatezza della notizia, appare sempre più evidente quanto oppositori alla Gheddafi o alla Bin Laden siano solo fantocci manovrati dal Pentagono.

L’esercito americano avrebbe messo di recente in orbita dei satelliti militari ultrasegreti annunciati come «satelliti d’osservazione» che sarebbero, in realtà, delle armi utilizzate per assassinare i leaders politici o religiosi considerati “nemici degli Usa”. Questi satelliti geostazionari sono dotati di cannoni ad alta precisione che emettono delle onde altamente cancerogene. Possono essere diretti con una precisione impressionante (con approssimazione di un paio di metri) sui luoghi di residenza del nemico da eliminare. In pochi mesi costui morrà di tumore senza che nessuno possa sospettarne la vera causa.

 
<< Inizio < Prec. 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 Succ. > Fine >>

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.