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Uno al cerchio, uno alla botte. PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Martedì 21 Settembre 2004 01:00

Kofi Annan invita gli USA a “rispettare la legalità internazionale” e li bacchetta per Abu Ghraib. Non dimentica, però, di raccomandare il “rispetto dei diritti umani” in tutto il mondo (citando in modo sospetto il Sudan), il che non significa altro che favorire quella globalizzazione forzata dei valori che è alla base dell’imperialismo “etico” statunitense. Malgrado qualche buona iniziativa, è evidente che l’ONU non riesce ad uscire dalla retorica occidentalista. Decisamente, questa non è la soluzione.

NEW YORK - "I governi rispettino la legalità sul fronte internazionale e quello interno dei diritti umani e dei diritti civili". Il monito di Kofi Annan risuona durante l'inaugurazione della cinquantanovesima assemblea generale delle Nazioni Unite, dopo che il segretario dell'Onu, la scorsa settimana aveva criticato come "illegale" l'invasione dell'Iraq. Parole a cui George W. Bush replica rivendicando la legittimità della guerra in Iraq ("abbiamo fatto rispettare le giuste richieste della comunità internazionale"), chiedendo ai Paesi dell'Onu di contribuire di più al superamento della crisi e definendo "spietati nemici" gli assassini di Eugene Armstrong, un ostaggio americano in Iraq.

La platea, composta da 64 capi di Stato, 25 capi di governo e 86 ministri degli Esteri, apre i lavori con una deroga al protocollo: prima del segretario generale dell'Onu prendono la parola dal podio i leader dei paesi dei Caraibi devastati dalla furia dell'uragano Jeanne. Poi tocca ad Annan che cita i luoghi dove "il dominio della legge è stato messo a rischio in varie parti del mondo": dal Darfur, in Sudan, all'Uganda; dal Medio Oriente a Beslan. Annan ricorda la tragedia della scuola in Ossezia, dove centinaia di bambini sono stati "massacrati brutalmente", ma invoca anche il rispetto dei diritti civili in Cecenia.

Infine l'Iraq, paese dei "civili massacrati a sangue freddo, dei lavoratori umanitari, dei giornalisti e altri non combattenti presi in ostaggio e messi a morte nel modo più barbaro", ma anche il paese che ha visto gli "ignominiosi abusi dei prigionieri di guerra" iracheni. "Nessuna causa, nessuna rivendicazione, per quanto legittima in sé, può giustificare questi atti" insiste Annan. Per il segretario dell'Onu il diritto internazionale viene "calpestato senza ritegno in tutto il mondo e gli abusi commessi nel carcere di Abu Ghraib ne sono un esempio". "Ancora una volta - continua Annan - vediamo calpestate le leggi fondamentali sul rispetto delle vite innocenti dei civili e soprattutto dei bambini". Bush però insiste. La risposta da dare al terrorismo
non è ritirarsi, ma vincere, dice il presidente degli Stati Uniti. "Il mondo ha bisogno di una nuova definizione di sicurezza". Infine la bacchettata finale: l'Onu faccia "di più" per la stabilizzazione dell'Iraq, perché "non vogliamo accettare che la democrazia sia un valore esclusivamente dell'Occidente" conclude il presidente americano.

(21 settembre 2004)

 
IL CENTRO WIESENTHAL SCEGLIE BERLUSCONI PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianna Pontecorboli   
Venerdì 17 Settembre 2004 01:00

Per la nota organizzazione sionista Berlusconi potrebbe essere il leader giusto per presentare tra pochi giorni all’Assemblea Generale dell’Onu una piccola risoluzione di tre paragrafi per dichiarare che le bombe suicide sono un crimine contro l’umanità.

Il desiderio del rabbino Abraham Cooper, da quasi trent’anni braccio destro di Simon Wiesenthal al Simon Wiesenthal center di Los Angeles e’ molto semplice. Berlusconi, spiega, potrebbe essere il leader giusto per presentare tra pochi giorni all’Assemblea Generale dell’Onu una piccola risoluzione di tre paragrafi per dichiarare che le bombe suicide sono un crimine contro l’umanita’. ‘’Abbiamo bisogno’’, dice,’’ di un paese che prenda l’iniziativa per avviare il processo’’.
L’idea che il centro californiano persegue e’ nata alla fine dello scorso anno da un gruppo di accademici americani, Da dicembre , il Simon Wiesental, l’organizzazione ebraica nata per assicurare alla giustizia i criminali nazisti, ne ha fatto ufficialmente una delle sue battaglie.
‘’La nostra ragione e’ duplice’’,spiega il rabbino Cooper,’’ la prima e’ un segno di solidarieta’ da parte di tutti i paesi con l’affermazione che questo tipo di comportamento e’ inaccettabile e criminale. La seconda e’ di dare alle vittime, alle famiglie delle vittime e anche agli stati un meccanismo legale per perseguire chi promuove queste azioni’’.
La legge internazionale come e’ ora, puntualizza il rabbino, e’ diretta contro quei gruppi che possono essere legati direttamente ai governi che li sponsorizzano. Ma questo, nella situazione attuale, non e’ piu’ il caso. ‘’Non e’ il modo di operare di Al Qaeda, ne’ di quegli sceicchi che dal Qatar mandano in giro il loro messaggio attraverso Internet o Al Jazeera. Eppure sono loro che creano la cultura dell’odio ’’dice.
Per promuovere l’iniziativa, il centro Simon Wiesenthal si muove attivamente ormai da mesi, i suoi rappresentanti hanno incontrato il Papa in Vaticano , il rappresentante dell’Unione Europea, Xavier Solana, i ministri degli esteri di 18 diversi paesi.
‘’Il Papa si e’ mosso molto in fretta e ci e’ stato molto utile’’, racconta Abraham Cooper,’’ Lo abbiamo incontrato, credo, all’inizio di dicembre e proprio il giorno dopo ha ricevuto in Vaticano un gruppo di cristiani e musulmani e ha detto loro in termini molto semplici che questo tipo di azioni non puo’ essere giustificato invocando il nome di Dio’’.
In quasi un anno, pero’, la strada verso una risoluzione dell’Onu si e’ scontrata contro tutta una serie di ostacoli tanto ambigui e sfuggenti quanto difficili da sormontare.
‘’Quello che ci serve e’ uno stato, abbiamo tentato con l’America Latina, siamo in contatto con la Turchia, il primo ministro ci ha giusto scritto, abbiamo scritto perfino a Bush e Kerry, anche se non crediamo che gli Stati Uniti siano il paese giusto, la Turchia o un paese europeo sarebbero meglio. Speravamo, considerando anche che tante vittime sono musulmane, che qualcosa si sarebbe mosso, ma per ora non e’ancora successo ‘’, ammette il rabbino,’’Ci vuole una volonta’ politica, la determinazione a tracciare una linea. D’altra parte, dopo quello che e’ successo in Russia, se la comunita’ internazionale non trovera’ un accordo quando si riunira’ tra qualche giorno all’Onu, vuol dire che ci avviamo a gran velocita’ a un nuovo oscurantismo’’.
A legare le mani della comunita’ internazionale, secondo l’opinione del centro Simon Wiesenthal, e’ soprattutto quella che Cooper definisce ‘’la tirannia della maggioranza’’ all’interno del Palazzo di Vetro, la percezione, in altre parole, che il blocco dei paesi islamici finirebbe per bloccare l’idea. ‘’ Non credo che sia una percezione giusta’’, asserisce il rabbino,’’solo negli ultimi giorni una parte significativa dell’opinione pubblica araba si e’ schierata contro quello che e’ successo nella scuola russa. E poi questa questione non ha niente a che fare con il conflitto israelo-palestinese, la piaga e’ cominciata in Sri Lanka e ora fa sempre piu’ vittime musulmane in tutto il mondo’’. La soluzione, comunque, potrebbe venire da un’Italia sdegnata e coraggiosa. ‘’Se Berlusconi o un altro importante politico italiano sollevasse

 
Bush vs Putin PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 15 Settembre 2004 01:00

Bush, che pure si considera difensore del cristianesimo, sembra aver dimenticato la parabola biblica della pagliuzza nell’occhio altrui e della trave nel proprio. Il presidente statunitense continua infatti a dirsi preoccupato per la democrazia russa. Ma non è lo stesso presidente eletto con i brogli elettorali della Florida? Non è a capo di un paese governato da un’oligarchia di miliardari che fanno solo i propri sporchi interessi alle spalle dei popoli del mondo?

WASHINGTON - George W. Bush è preoccupato per il futuro della democrazia in Russia. Dopo Colin Powell, anche il presidente Usa ha puntato il dito contro la revisione istituzionale anticipata da Vladimir Putin sulla scia della recente strage di civili nella scuola di Beslan in Ossezia del Nord.

Bush ha ipotizzato che le decisioni del Cremlino possano indebolire la democrazia del Paese. "Mentre i governi combattono i nemici della democrazia", ha sottolineato il presidente americano, "debbono però appoggiarne i principi".

Il presidente Usa ha avuto commenti critici sulla centralizzazione del potere prevista dal presidente russo che non solo vuole creare un'agenzia nazionale anti-terrorismo, come si progetta di fare negli Usa, ma intende anche sospendere le elezioni dirette dei governatori. Per Bush, che ha reiterato di essere "fianco a fianco" con Putin nella lotta contro il terrorismo, "le grandi democrazie hanno un equilibrio di poteri" tra governi centrali e locali. Di qui la preoccupazione che i provvedimenti annunciati "possano minare la democrazia in Russia", facendo venire meno l'equilibrio.

In precedenza, il portavoce di Bush Scott McClellan, pur insistendo sul fatto che gli Stati Uniti appoggiano la Russia nella lotta contro il terrorismo, aveva espresso inquietudini per la sorte della democrazia in Russia, come aveva già indicato ieri il segretario di Stato americano Colin Powell. Oggi il ministro degli Esteri di Mosca, Serghiei Lavrov, ha respinto le critiche di Powell, sostenendo che Washington non ha il diritto di imporre il suo modello di democrazia a nessuno.

 
Cecenia: i soliti intrighi dei soliti noti PDF Stampa E-mail
Scritto da Jeffrey Steinberg   
Martedì 14 Settembre 2004 01:00

I neoconservatori americani sono dentro fino al collo nelle vicende cecene. L’istigazione del fondamentalismo islamista in funzione anti-russa ( e con un occhio, tanto per cambiare, agli oleodotti) fa parte di una strategia ormai collaudata. Qualcuno, però, preferisce ancora parlare di scontri di civiltà: in effetti è molto più comodo che cercare i veri responsabili.

Criticando espressamente i paesi occidentali in un discorso dell'8 Settembre, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha detto che essi "hanno responsabilità dirette per la tragedia del popolo ceceno perché danno asilo politico ai terroristi. Quando i nostri partner occidentali dicono che dobbiamo rivedere la nostra politica, che essi chiamano tattiche, io li inviterei a non interferire negli affari interni della Russia". Lavrov faceva così riferimento alle decisioni di Stati Uniti ed Inghilterra di dare asilo politico a due leader separatisti ceceni, Ilyas Akhmadov e Akhmed Zakayev, che oggi vivono rispettivamente a Washington e a Londra. I due hanno avuto legami con Aslan Maskhadov e Shamil Basayev, i dirigenti di due fazioni indipendentiste cecene. Ma questa decisione di autorità inglesi e americane di ospitare e proteggere gente vicina alla recente ondata di terrore che ha scosso la Russia è solo la punta dell'iceberg. L'EIR ha iniziato una ricerca sulla strategia degli ambienti liberal-imperialisti, in Inghilterra e negli USA, che mirano a sottrarre alla Russia tutta la regione caucasica ricca di petrolio. Si tratta di una strategia che procede a tutto vapore dal 1999 e che s'inquadra più generalmente nel contesto del Piano Bernard Lewis, che diventò operativo negli anni Settanta, con cui ci si riproponeva di minare tutta la regione meridionale dell'allora Unione Sovietica, trasformandola in un "Arco di crisi". I punti focali del piano di destabilizzazione a lungo termine, che contava di fare leva soprattutto sull'istigazione del fondamentalismo islamico, erano l'Afghanistan e la Cecenia.

Brzezisnski, Haig e Solarz

Chi segue regolarmente l'EIR non si meraviglierà del fatto che tra gli architetti delle provocazioni oggi in atto nel Caucaso spicchi Zbigniew Brzezinski, il consigliere di sicurezza nazionale di Carter che per primo adottò i piani geopolitici messi a punto da Lewis all'Arab Bureau di Londra, che contavano di usare il radicalismo islamico contro il comunismo sovietico. "L'arco di crisi" di Brzezinski e Lewis fu ereditato in blocco dall'amministrazione Reagan-Bush nel 1981. Questo fu in parte dovuto ai buoni uffici del direttore della CIA William Casey e dall'allora capo dei servizi francesi Alexandre de Maranches. La promozione dei mujhaiedeen diventò un progetto curato dalla banda dei neo-con che si trasferì al Pentagono ed al Consiglio di Sicurezza nazionale con Reagan, con i soliti noti in testa: Douglas Feith, Michael Ledeen e Richard Perle. Nel 1999 un centro di coordinazione delle destabilizzazioni che i neo-con giustificano in nome dei diritti umani, la Freedom House fondata da Leo Cherne, lanciò un organismo chiamato American Committee for Peace in Chechnya (ACPC). L'obiettivo dichiarato: interferire negli affari interni della Russia ricorrendo alla scusa secondo cui "la guerra russo-cecena" deve essere risolta "pacificamente". A guardare la lista dei presunti pacifisti dell'ACPC si resta però perplessi. I fondatori sono infatti Brzezinski, Alexander Haig (segretario di stato che disse "ci sono io al comando" quando Reagan fu vittima dell'attentato del 1982), e l'ex deputato Stephen Solarz. Tra i membri: Elliot Abrams, Kenneth Adelman, Richard Allen, Richard Burt, Elliot Cohen, Midge Decter, Thomas Donohoue, Charles Pairbanks, Frank Gaffney, Irving Louis Horowitz, Bruce Jackson, Robert Kagan, Max Kampelman, William Kristol, Michael Ledeen, Seymour Martin Lipset, Joshua Muravchik, Richard Perle, Richard Pipes, Norman Podhoretz, Arch Puddingto

 
Ghostbuster PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Martedì 14 Settembre 2004 01:00

Nella società dello spettacolo, Hollywood domina la scena e determina gli stati d’animo mondiali. Ma quatti quatti, i nipponici, stanno appropriandosi dei maestri vampiri, comprandoseli: tanto sono in vendita.

Una cordata di investitori, guidata dalla giapponese Sony, mette sul piatto della bilancia quasi 5 miliardi di dollari e s'impossessa di uno dei marchi piu' prestigiosi della cinematografia mondiale, il Leone ruggente della Metro Golden Mayer. L'ambito tesoro della Mgm e' una libreria di oltre 4.100 film, tra i quali spiccano 200 premi Oscar e pellicole come 'Casablanca', "Via col vento", "Arsenico e vecchi merletti","L'appartamento", oltre alla serie degli 007, a quella dellaPantera Rosa e dei Rocky e a successi piu' recenti come "Thelma e Louise" e "Hannibal". Una sterminata cineteca che sommata ai 3.500 titoli acquisiti dalla Sony nel 1989 dalla Columbia Pictures per 3,4 miliardi di dollari, consentira' alla casa giapponese di controllare e commercializzare nel circuito dei dvd e delle nuove tecnologie laser quasi il 40% dell'intera filmografia prodotta da Hollywood.

 
Finché morte non ce ne separi PDF Stampa E-mail
Scritto da La Proposta   
Venerdì 10 Settembre 2004 01:00

Forza Italia: «Oriana Fallaci senatore a vita». Che si ritiene breve.

Forza Italia appoggia l’iniziativa che sostiene la nomina di Oriana Fallaci a senatore a vita. «La proposta avanzata da più parti e rivolta al Capo dello Stato - ha detto ieri Sandro Bondi - meriterebbe di essere accolta

Ma, se il suo tumore non è una bufala, almeno non ce la sorbiremo a lungo.
 
I Ceceni sono in buone mani PDF Stampa E-mail
Scritto da www.peaceinchechnya.org   
Venerdì 10 Settembre 2004 01:00

L’elenco dei membri del Comitato Americano per la Pace in Cecenia: un concentrato di estremisti neocons, teorici della guerra preventiva, falchi sionisti, fanatici guerrafondai, entusiasti sostenitori dell’imperialismo USA. Se alla pace ci pensano loro, allora siamo a cavallo…

Morton Abramowitz
Elliott Abrams
Kenneth Adelman
Bulent Ali-Reza
Richard V. Allen
Audrey L. Alstadt
Vadim Altskan
Zeyno Baran
Antonio L. Betancourt
John Bolsteins
John Brademas
Zbigniew Brzezinski
Richard Burt
John Calabrese
Eric Chenoweth
Walter C. Clemens
Eliot Cohen
Nicholas Daniloff
Ruth Daniloff
Midge Decter
James S. Denton
Larry Diamond
Thomas R. Donahue
Robert Dujarric

John Dunlop
Charles Fairbanks
Sandra Feldman
Geraldine A. Ferraro
Catherine A. Fitzpatrick
Erwin Friedlander
Frank Gaffney
Charles Gati
Richard Gere
Douglas Ginsburg
Paul Goble
Marshall I. Goldman
Orlando Gutierrez
Barbara Haig
Alexander M. Haig, Jr.
Robert P. Hanrahan
Paul B. Henze
Eleanor Herman
Peter J. Hickman
Norman Hill
Irving Louis Horowitz
Glen E. Howard
Bruce P. Jackson

Robert Kagan
Max M. Kampelman
Thomas Kean
Mati Koiva
Guler Koknar
Harry Kopp
William Kristol
Janis Kukainis
Saulius V. Kuprys
Kenneth D. S. Lapatin
Michael A. Ledeen
Robert J. Lieber
Seymour M. Lipset
Robert McFarlane
Mihajlo Mijajlov
Bronislaw Misztal
Joshua Muravchik
Julia Nanay
Johanna Nichols
Jan Nowak
William Odom
P.J. O'Rourke
J. Dimitry Panitza
Richard Perle

Richard Pipes
Norman Podhoretz
Moishe Pripstein
Arch Puddington
Peter Reddaway
Peter R. Rosenblatt
David Saperstein
Gary Schmitt
William Schneider
Alexey Semyonov
Andrew M. Sessler
Philip Siegelman
Sophia Sluzar
Stephen J. Solarz
Helmut Sonnenfeldt
Gregory H. Stanton
Leonard R. Sussman
Barry Tharaud
Jack Thomas Tomarchio
Sinan Utku
George Weigel
Caspar Weinberger
Curtin Winsor
R. James Woolsey
Tatiana Yankelevich

 
Ahi serva Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Sole 24 ore   
Martedì 07 Settembre 2004 01:00

Dalla politica autarchica del Ventennio si è passati alla dipendenza più assoluta. Quella che si vorrebbe imporre all’Europa tutta nel suo insieme.

L’Italia è sempre più dipendente dall’estero per le fonti energetiche. Lo segnala un’analisi dell’Eurispes, che indica segnali positivi, invece, sul fronte delle fonti energetiche rinnovabili: il contributo al bilancio energetico nazionale è cresciuto del 25% fra il 1995 e il 2001, pur restando al di sotto delle potenzialità di crescita.
La dipendenza del Belpaese dall’estero resta, comunque, elevatissima. Importiamo il 99% del fabbisogno di carbone, poco meno del 50% di petrolio (la media della dipendenza mondiale è del 38 per cento). La dipendenza dell¹Italia nel fabbisogno di gas naturale utilizzato per l’energia elettrica è salita dal 21% degli anni Novanta al 45% di oggi.
Secondo lo studio, ad aggravare le carenze delle politiche energetiche attuate per diminuire la dipendenza dall¹estero si sommano i ritardi nell¹estrazione di petrolio dai giacimenti della Basilicata.
 
Il narco-mondialismo contro l’Eurasia PDF Stampa E-mail
Scritto da www.paris-berlin-moscou.org   
Martedì 07 Settembre 2004 01:00

Alimentato dalla politica anglo-americana, il traffico di oppio ed eroina provenienti dall’Afghanistan “liberato” ha forti ripercussioni sulla geopolitica delle repubbliche ex sovietiche. Viaggio nel pantano centro-asiatico tra regimi corrotti, milizie “indipendentiste”, pressioni della NATO ed un mare di droga utilizzata dagli USA in funzione anti-eurasiatica

Il narcotraffico di origine afghana alimenta una filiera d’instabilità che penetra nell’intero spazio eurasiatico. Se nella “fascia sud” centrasiatica (repubbliche d’Uzbekistan, Kirghizistan e Turkmenistan) il narcotraffico presenta un carattere virulento e radicato nello sfacelo in cui i regimi post-sovietici hanno trascinato i loro Paesi, il movimento delle droghe è all’origine di altri ordini di problemi più a nord, in Kazakistan, Stato che per le sue dimensioni continentali costituisce un insieme regionale a parte, e che per la sua posizione rappresenta la porta principale per l’introduzione di droga in Europa attraverso la Russia. Quest’ultima, sforzandosi di emancipare gli apparati di Stato dalla cleptocrazia eltsiniana che ne ha penalizzato l’azione nel corso dell’ultimo decennio, sta preparando nuovi strumenti per reagire a un flagello che mina le basi stesse della sua esistenza.

Ostaggi e vassalli

Il narcotraffico costituisce un buon metro per misurare la realtà della “vittoria” angloamericana in Afghanistan. Dopo l’estromissione dei talebani da parte di Londra e Washington, le aree coltivate ad oppio sono raddoppiate fra il 2002 e il 2003 (da 31.100 a 61.500 ettari, mentre alla vigilia dell’occupazione angloamericana non erano che 1.700), pari a una produzione di oltre 3.600 tonnellate (circa tre quarti della produzione mondiale). Di fronte al disastro i due alleati hanno cominciato ad accusarsi a vicenda: dapprima Londra ha criticato Washington di lasciare mano libera ai “signori della guerra” dell’Alleanza del Nord per non inimicarseli; più recentemente il Dipartimento di Stato ha imputato il fallimento al lavoro degli uomini di Sua Maestà – che in seguito all’Accordo di Bonn del 2002 avevano ricevuto l’incarico di gestire i programmi antinarcotici – il cui risultato, secondo le stime ufficiali statunitensi, potrebbe essere un ulteriore raddoppio dei campi di papavero nel 2004.

Per effetto dell’efficiente politica di controllo realizzata dall’Iran alle sue frontiere orientali – che ha praticamente portato alla chiusura della tradizionale rotta dell’eroina Turchia-Balcani – le repubbliche post-sovietiche dell’Asia centrale sono state investite dall’incremento della produzione afghana, che si è espansa in particolare nelle province confinanti del Nord (Badakh an in primo luogo). A gennaio l’Agenz

 
Europa: essere o non essere? PDF Stampa E-mail
Scritto da www.paris-berlin-moscou.org   
Martedì 07 Settembre 2004 01:00

“Prevenire l’emergere di un’alleanza permanente franco-russo-tedesca”: questo l’esplicito programma dell’ American Heritage Foundation, pensatoio della politica estera statunitense. La formazione di una comunità eurasiatica, dall’Atlantico al Pacifico, è da sempre il LORO incubo. Sarà per questo che è anche il NOSTRO sogno. Un sogno che, pian piano, può divenire realtà.

Di Henri de Grossouvre

Attualmente l’Europa sta attraversando un periodo cruciale durante il quale essa potra’ o riappropriarsi di se’ stessa ovvero avviarsi verso il declino. L’alternativa e’ dritta davanti a noi; o gli Europei riprendono il controllo della loro sicurezza, della loro politica estera e della propria evoluzione demografica - cosi’ diventando attori indipendenti sulla scena della politica internazionale - o escono dalla storia, mescolandosi in una grande zona di libero scambio sotto la protezione strategica USA. Dovremmo ringraziare gli Stati Uniti per la loro brutale politica unilaterale, visto che hanno costretto gli Europei a sollevare numerose questioni riguardanti la configurazione finale della UE , la sue relazioni con l’America e la Russia, i suoi confini, la sua autonomia energetica e la drammatica e presto irreversibile condizione demografica dei paesi europei. Percio’ un rapporto sul “ commercio mondiale nel XXI secolo ” preparato sotto la direzione di Philippe Colombani all’IFRI su richiesta del Commissario Europeo Pascal Lamy solleva alcuni di questi punti essenziali, finora tabu’, come il declino dei tassi di natalita’ nel vecchio continente. Colombani arriva alla conclusione che l’Europa ha la necessita’ di delineare una partnership strategica con la Russia, a partire dal tema della produzione di energia. Questo tema rappresentava anche la principale raccomandazione del mio libro “ Parigi, Berlino, Mosca ” pubblicato nell’aprile del 2002 durante le settimane finali della presidenza italiana della UE che aveva assegnato alta priorita'’ alla cooperazione euro-russa. Quasi un anno dopo la sua prima apparizione, l'asse Parigi- Berlino- Mosca prese forma nel contesto della crisi irakena e venne annunciato dai media in tutto il mondo. Il mio libro spiega pure come , sin dalla presidenza di Charles de Gaulle fino ad oggi, Francia e Germania, ogni qual volta concordino e cooperino su obiettivi comuni, siano sempre in grado di assicurarsi il sostegno dei propri “soci” europei. E spiega anche che forgiare una partnership strategica tra Unione Europea e Russia metterebbe in grado l’Europa di affrontare con successo le sfide del nuovo secolo nelle aree delle risorse energetiche, della sicurezza, dell’utilizzo dello spazio e del governo delle alte tecnologie. Il caso della politica comune adottata sull’Iraq da Francia, Germania e Russia rivela il potenziale di tale asse. La ‘troika” come motore di pace per una piu’ grande Europa non intende minacciare alcuna altra potenza. Comunque, dai tempi di H. Mackinder, gli strateghi anglo-sassoni ben sanno che un guadagno di potere in qualsiasi regione del mondo implica un declino altrove. Ecco il motivo per cui gli Stati Uniti, insieme ai propri confederati europei, non risparmieranno alcuno sforzo per prevenire una cooperazione permanente tra Francia, Germania e Russia, come evidenziato in un documento datato 28 agosto 2003 dal titolo “Cogliere i frutti: prevenire l’emergenza di un’alleanza permanente franco-russo-tedesca” edito dalla American Heritage Foundation. La collaborazione franco-tedesca -che era in bassa marea - e’ stata resuscitata. Il presidente francese Jacques Chirac ha opposto resistenza ai diktat americani, per i qual

 
Arabia Saudita: tre morti in una ressa davanti ad Ikea PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 03 Settembre 2004 01:00

A Gedda, per buoni acquisto distribuiti all'inaugurazione

Tre uomini sono morti a Gedda, in Arabia Saudita, in una ressa avvenuta davanti all'azienda svedese di arredamento Ikea. Era il giorno dell'apertura inaugurale: una folla di oltre 70 mila persone si e' presentata all'ingresso, invogliata dai buoni acquisto da 150 dollari riservati ai primi 50 arrivati. Di qui la sfrenata corsa, finita in rissa. Secondo le fonti sanitarie, altre 16 persone sono rimaste ferite. I morti sarebbero due pachistani e un saudita.
 
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