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Libero purché nascosto PDF Stampa E-mail
Scritto da I.S.   
Domenica 26 Dicembre 2004 01:00

Un cantante rock, arrestato perché in possesso di “simboli nazisti” è stato assolto a Praga perché “non li ostentava”. Della serie: sei libero di pensarla liberamente purché tu ti nasconda.

Un cantante di rock “neonazista”, denis Gerasimov, arrestato all’aeroporto di Praga lo scorso febbraio in possesso di “simboli nazisti” e di compact-dic “neonazissti” è stato assolto in quanto i simboli non erano ostentati.

 
L’Ucraina al voto coatto PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 26 Dicembre 2004 01:00

Un solo verdetto delle urne è consentito agli ucraini. Gli americani, che intendono strangolare la Russia e infiacchire ulteriormente l’Europa, li intimano di votare per Yushenko

KIEV - Gli ucraini hanno cominciato a votare stamane alle 8:00 ora locale, le 7:00 in Italia, nel ballottaggio bis decretato per scegliere il loro presidente tra i due Viktor in lizza : l'oppositore filo occidentale Yushenko e il premier filorusso Yanukovic. I circa 33 mila seggi nel Paese si sono aperti in un clima di relativa calma e senza incidenti. La sfida elettorale si ripropone dopo l'annullamento per brogli del 21 novembre scorso, deciso dalla Corte suprema sull'onda della pacifica sollevazione popolare di massa lautamente finanziata dagli Usa dei seguaci di Yushenko ribattezzata poi 'rivoluzione arancione'.
Il nuovo ballottaggio si svolge sotto il controllo di circa 12.000 commissari politici, eufemisticamente chiamati “osservatori stranieri”. Il precedente ballottaggio, che aveva visto la vittoria di Yanukovic, non era piaciuto all’oligarchia dominante alla Casa Bianca che ha preteso la ripetizione delle votazioni, nella speranza che, con l’ausilio dei suoi commissari politici – già segnalatisi provetti maghi nelle elezioni presidenziali americane (più voti che votanti in molte sezioni elettorali per Bush), l’esito stavolta cambi.

 
E l’Italia si adegua subito PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniela Minerva (L’Espresso)   
Domenica 26 Dicembre 2004 01:00

Privatizzazione della sanità: l’ultima frontiera della rapina globale made in U.S. L’Italia, ovviamente, si uniforma di corsa. Sulla tua pelle.

Prendiamo un bambino di quattro anni che tossisce ininterrottamente per 365 giorni l'anno. Il pediatra, ospedaliero, ipotizza una qualche forma allergica e, alla vigilia dell'autunno, gli prescrive un certo numero di accertamenti. Ma il presidio pubblico della civilissima Asl Emilia-Romagna gli dà appuntamento nell'aprile dell'anno dopo. Aspettare e passare l'inverno con gli aggravi sintomatici inevitabili con le altrettanto inevitabili malattie da raffreddamento? No, bastano 350 euro, e in una settimana il pediatra avrà le analisi utili per procedere con la terapia e, chissà, il bimbo potrà smettere di tossire almeno un po'. Oppure, prendiamo una colf ecuadoregna incinta nel bailamme della sanità capitolina di inizio estate. Serve un'ecografia. Sei mesi: ovvero, quando il bimbo potrebbe essere già nato. Con 120 euro si fa subito.
Non basta? Seguiamo allora nel suo peregrinare una signora di 63 anni affetta da un tumore metastatico del colon. Ha una tempra da leone e sono tre anni che passa da una terapia all'altra, tenendo a bada il suo male e facendo la vita di sempre (a parte i periodi della chemio). Ma l'oncologo ha impiegato tutte le armi che aveva a di sposizione e dopo un po' nella guerra contro il cancro le armi si spuntano. La scienza, però, ne mette in campo sempre di nuove: arriva l'Erbitux, l'ultimo nato nella celebratissima famiglia delle nuove terapie anticancro. Ma costa precisamente 5 mila euro a ciclo. La casa che lo commercializza, la Roche, conosce lo stato pietoso in cui versano le casse delle Asl e, come di consueto, lo fornisce gratuitamente solo all'interno di protocolli clinici di sperimentazione in cui la signora non rientra. Biasimereste l'oncologo che sa quanto il farmaco potrebbe servire alla signora e si offre di somministrarlo in una clinica privata se lei se lo compra? La signora e il suo medico si arrangiano come possono, ma poi lei chiama il Tribunale per i diritti del malato per raccontare la sua storia e, se non altro, indignarsi.
Già queste sembrano tre storie di quotidiana indignazione. Di diritti negati, di cittadini vessati: le solite, insomma, quando si racconta la sanità italiana. Ma non è così. Perché vicende come queste non sono usata malasanità, ma esempi di una trasformazione importante del nostro sistema sanitario nazionale che, sotto i colpi delle riforme e dei tagli, si sta modificando in un sistema misto: a compartecipazione, in cui a fronte di uno Stato che spende meno ci sono i cittadini che si pagano le prestazioni. Lo documenta con grande precisione il 'Rapporto Ceis Sanità 2004', redatto da un gruppo di lavoro coordinato dall'Università di Roma Tor Vergata che snocciola le cifre di questa privatizzazione silenziosa. Inevitabile, forse, a fronte del principio che si va lentamente affermando anche negli ambienti più affezionati al servizio pubblico che 'chi può permetterselo collabori alla spesa sanitaria', ma inevitabilmente iniqua perché non avviene all'interno di un sistema che accetta il principio e lo regola, stando bene attento all'equità, ma procede a caso, in maniera sgangherata e forzata, generando sacche inedite di povertà.
Così, nel 'Rapporto Ceis' leggiamo che "l'equità sociale del sistema sanitario italiano risulta decisamente bassa nei confronti internazionali. Le ragioni di ciò sono da ricercarsi nell'impatto sui bilanci delle famiglie della spesa sanitaria sostenuta direttamente". Che, come mostra il grafico qui sotto, oggi copre oltre il 27 per cento dei costi del siste

 
La forza sulla ragione PDF Stampa E-mail
Scritto da Dagospia   
Venerdì 24 Dicembre 2004 01:00

La Fallaci si riprende il Corriere della Sera ? Sarebbe lei la grande elettrice di Paolo Mieli alla testa del famoso quotidiano che è la voce doc delle oligarchie che invasero ed occuparono l'Italia

Uno dei grandi elettori occulti di Paolo Mieli alla direzione del Corriere è stata Oriana Fallaci. E ieri, sulla prima pagina del giornalone milanese, ce n'era un segno di riconoscenza alquanto tangibile, con l'autorevole perorazione delle ragioni di Oriana firmata da Ernesto Galli della Loggia, ché «certo, molte delle opinioni della Fallaci sono, forse, in parte o del tutto sbagliate, sono presentate e argomentate in modo spesso sommario e asseverativo, ma hanno un merito grande: sono opinioni vere, forti».
Il fatto è che la Fallaci in Rcs conta più di qualcosa: la sua penultima fatica pamphlettistica ha venduto un milione di copie, e anche se il cofanetto natalizio apocalittico, con appendice, non sembra avviato allo stesso successo editoriale, non c'è casa editrice che non si terrebbe cara cara una tale macchina da soldi.
Negli ultimi tempi l'ombrosa Oriana, che passa ormai molto tempo in Italia, non aveva un buon rapporto col Corriere di Folli. Anzi, ce l'aveva pessimo. Aveva percepito nella freddezza del direttore una sostanziale indisponibilità della sua testata a usarla come polemista principe sui temi del terrorismo e del rapporto col mondo islamico, un imbarazzo istituzionale per le sue posizioni così radicali.
E aveva reso esplicita la sua irritazione in occasione del lancio di ³Apocalisse², organizzandone una gestione mediatica fatta apposta per far dispetto al Corriere. Aveva infatti acconsentito a una conversazione con tre giornali, tra i quali non c'era il Corriere, ma c'era il suo diretto concorrente, la Repubblica (gli altri due erano la Stampa e il Foglio, il cui direttore Giuliano Ferrara si è di recente sdebitato con il celebre autodafè «lo stronzo ero io»).
Al giornale di Folli sarebbe stata consentita, ovviamente, l'anticipazione, ma senza colloquio. Poi le cose sono andate diversamente. Perché i reciproci sospetti sulla rottura dell'embargo avevano portato la Stampa e il Foglio a uscire un giorno prima, e la Repubblica a non uscire per niente. Il risultato è stato che il giornale della Fallaci, il Corriere, è arrivato un giorno dopo, e alquanto sotto tono. Da notare che per la Stampa il giornalista invitato era Pierluigi Battista, appena qualche settimana dopo nominato da Mieli vicedirettore del Corriere.
Dal canto suo, Mieli aveva colto l'orgoglio e la rabbia della Fallaci, e da buon difensore degli interessi della Rcs si era adoperato a mitigarli con un'assidua frequentazione (ha pranzato varie volte con lei) e con un'assidua perorazione delle sue buone ragioni presso i vertici della Rcs.
Non c'era quindi solo l'intuizione di un giornalista sanguigno come Feltri nell'editoriale-commiato che ha dedicato qualche giorno fa a Folli: avevi in casa una bomba per battere in traccia Repubblica - ha scritto su Libero rivolgendosi all'ormai ex direttore del Corriere - e non l'hai fatta detonare: se scatenavi la
 
Dalla padella nella brace PDF Stampa E-mail
Scritto da Claudio Mutti   
Mercoledì 22 Dicembre 2004 01:00

Quindici anni fa una congiura oligarchica in Romania metteva fine al regime e alla vita di Ceaucescu. Dal comunismo al liberal/comunismo, il Paese è retrocesso in un inferno socioculturale. La versione di un protagonista di quei drammatici eventi

All'epoca in cui era ambasciatore a Tunisi, l'ex vice primo ministro romeno Gelu Voican Voiculescu rievocò per noi le giornate del dicembre 1989, che culminarono con la fucilazione di Ceausescu e di sua moglie Elena, al termine di un processo sommario organizzato dallo stesso Voican Voiculescu.

La biografia dell'ex vice primo ministro è tutta particolare. Originario di una famiglia che ha dato alla Romania il principe Mihai Sturdza, ministro degli Esteri nel governo nazional-legionario, Gelu Voican Voiculescu si scontra ben presto con il regime nazionalcomunista. A diciotto anni, nel 1959, è espulso dall'Istituto di Ricerche Petrolifere della Facoltà di Geologia in quanto "esponente della reazione interna in contatto con la reazione esterna"; è accusato di portare un crocefisso al collo, di non partecipare ai corsi di dottrina marxista-leninista, di praticare un genere di pittura decadente, di essere incline al misticismo, di nutrire disprezzo nei confronti dell'educazione comunista e così via. "Questi capi d'imputazione furono sufficienti perché venissi espulso dall'università, con grandissimo scandalo, allorché si fece un'epurazione su vasta scala nel mondo studentesco. Il regime di Gheorghiu Dej doveva far fronte a un epifenomeno della rivolta d'Ungheria, manifestatosi da noi con un ritardo di due o tre anni rispetto al 1956. Si cercò di reprimere ogni tentativo di contestazione che potesse verificarsi nelle file studentesche, perch‚ si sapeva che gli studenti rappresentavano un'avanguardia. Ebbene, con queste misure la gioventù fu costretta al silenzio. Nella seduta che decretò la mia espulsione ebbi l'improntitudine di affrontare le autorità accademiche, strappando un applauso ai presenti, sicché‚ nella prosecuzione pomeridiana della seduta, fu ammesso in sala soltanto il personale di servizio".

Viene considerato "un pericoloso agitatore nei ranghi della gioventù" e la Securitate nel 1965 intesta un fascicolo a suo nome. Nel 1969 i servizi segreti lo ritengono implicato nelle manifestazioni studentesche del Natale precedente.. Nel 1970 viene arrestato e messo sotto inchiesta per tradimento dal Consiglio della Sicurezza dello Stato.

"Fui accusato -racconta- di divulgazione di segreti di Stato, spionaggio economico, espatrio clandestino. In realtà, trovandomi in Ungheria, avevo cercato di andare in Austria. Ma la frontiera romena non la avevo passata illegalmente. Venni perciò assolto per mancanza di prove; le accuse concernenti la sicurezza dello Stato non rimasero in piedi. Nel corso di una perquisizione, avevano trovato quello che definivano materiale interessante: grafici astrologici, simboli alchemici ecc.; tutto ciò venne lungamente sottoposto a inutili tentativi di interpretazione, perché si pensava che fosse un codice segreto..." Rimesso in libertà tre mesi più tardi, nel 1977 è sospettato di aver avuto a che fare con gli scioperi dei minatori della Valle del Jiu, ma viene assolto per mancanza di prove. Tuttavia viene sottoposto a un più stretto controllo: durante una sua assenza, viene applicato un microfono all'interno di una parete di casa sua. Nuovo arresto nel 1985: è accusato di aver diffuso testi fotocopiati di contenuto anticomunista.

 
Natale e i pastori PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Martedì 21 Dicembre 2004 01:00

Ma non è il presepe. È la singolare protesta all’aeroporto di Cagliari contro l’imposizione della quota/latte. Unione Europea vuol dire sempre più dittatura e povertà

Cagliari, 21 dic. - Caos e pesanti disagi per i passeggeri nell'aeroporto di Cagliari-Elmas per una clamorosa protesta dei pastori nell'ambito della vertenza sul prezzo del latte. Sin dall'alba gli allevatori aderenti alla Coldiretti hanno bloccato con cinque trattori l'accesso alla strada che collega la statale 130 all'aerostazione. In decine, con bandiere e striscioni, hanno impedito l'accesso alle auto costringendo i passeggeri, con tanto di bagagli, a una lunga camminata a piedi sotto la pioggia. Il passaggio e' stato concesso solo ad auto e taxi che trasportavano persone con problemi di salute. Il primo volo per Roma delle 6.35 e' partito con un notevole ritardo perche' l'aereo ha atteso i passeggeri che sono riusciti a raggiungere a piedi lo scalo. Piu' lieve il ritardo del volo successivo mentre non e' ancora partito quello delle 8.50. Sul posto sono intervenuti polizia, carabinieri e vigili urbani anche per evitare disordini a causa dell'esasperazione di passeggeri e manifestanti che, in alcuni casi, hanno sbeffeggiato le persone costrette a raggiungere l'aerostazione a piedi. I disagi piu' pesanti si registrano per chi arriva all'aeroporto in quanto nessun mezzo, al momento, puo' entrare o uscire.

 
Bush uomo dell’anno PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 20 Dicembre 2004 01:00

Così vota il Time (senza s). Snobbato Sharon che pure di vite ne ha recise altrettante

Il vincitore delle elezioni del 2 novembre scorso si e' aggiudicato la copertina di fine anno del settimanale Usa (un onore toccato l'anno sorso al 'soldato americano') per non ''aver mai mollato, ne' le armi, ne' i principi''. ''Abbiamo scelto Bush perche' ha cambiato le regole della politica per adattarle al suo stile di leadership da generale e per aver persuaso stavolta una maggioranza di elettori che meritava di restare alla Casa Bianca per altri quattro anni'', ha scritto il direttore di 'Time' Jim Kelly in una lettera ai lettori.
Il settimanale fondato da Henry Luce dedica dal 1927 il numero in edicola a fine dicembre all'uomo, la donna o l'idea che piu' hanno influenzato i precedenti 12 mesi.
Il riconoscimento e' andato in passato al Mahatma Gandhi, al presidente John F. Kennedy, a Rudolph Giuliani dopo l'11 settembre, ma anche a Stalin, Adolf Hitler e all'Ayatollah Khomeini. Bush era gia' stato la 'Persona dell' Anno' di 'Time' nel 2000 dopo aver conquistato la Casa Bianca con la maggioranza dei voti elettorali ma non con il voto popolare. Suo padre George H. W. Bush era stato l''Uomo dell' Anno' nel 1990 per quella che 'Time' aveva definito la sua leadership in politica estera e il traballante andamento della sua politica interna.
''Ovviamente molti sostenitori del presidente saranno soddisfatti, mentre molti che non lo appoggiano sospireranno'', ha ammesso Kelly nella lettera ai lettori: ''Ma anche chi non ha votato per lui deve riconoscere che Bush e' uno dei presidenti piu influenti degli ultimi 50 anni'.
Lo staff di 'Time' era stato incerto fino all'ultimo se assegnare l'ambita copertina a Karl Rove, lo stratega repubblicano che ha portato Bush alla vittoria, oppure ai cineasti Michael Moore e Mel Gibson.
Il primo 'Uomo dell'Anno' di Time fu nel 1927 l'aviatore Charles Lindbergh.
Quest'anno, oltre a nominare Bush 'Persona dell'Anno', 'Time' ha attribuito al 'blog' Powerline il titolo di 'Blog dell'Anno': i blog, siti web che mescolano a getto continuo notizie, pettegolezzi e opinioni, ''sono destinati a restare'', ha scritto Kelly, motivando la scelta, e Powerline, creato e confezionato da due avvocati di Minneapolis e da un collega di Washington, ''e' stato il blog che piu' che ogni altro ha trascinato la novita''.

 
Qualsiasi verità diviene antisemita PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Blondet www.effedieffe.it   
Lunedì 20 Dicembre 2004 01:00

Questo il senso della legge di “antisemitismo preterintenzionale” (che colpisce anche gli israeliti che critichino Tel Aviv) detata da Sharon e Wolfowitz e rilanciata in Italia dalla Nirenstein e da Ferrara con la benedizione di tal Gianfranco Fini

Ha fatto il giro del mondo la foto del palestinese che ha dovuto suonare il violino al posto di blocco israeliano. Bene: ora sappiamo che chi ha diffuso questa foto, o l'ha anche solo guardata, è un antisemita. I giornali (antisemiti) non hanno detto tutto: "il palestinese ha suonato di sua spontanea volontà".

Dobbiamo la rivelazione a Fiamma Nirenstein, corrispondente da Israele per La Stampa. L'ha fatto al convegno "Antisemitismo - minaccia per la democrazia" organizzato a Roma dal Ministero degli Esteri di Fini, dal Foglio di Wolfowitz-Ferrara e dall'Anti-Defamation League. Il convegno non ha avuto solo lo scopo di smascherare gli antisemiti annidati nei media, ma di prepararsi a processarli per delitto di pensiero ("psicoreato", in neolingua orwelliana). Il convegno romano infatti è parte di una vasta operazione di lobby, promossa dal governo Sharon, per far tacere in Europa ogni critica al suo modus operandi. In Francia è in corso un'iniziativa del genere, che sboccherà in un nuovo corpo di psico-polizia, la Direzione Centrale per la lotta all'Antisemitismo.

In Italia, si vuol far passare una legge che renda reato l'"antisemitismo", ma soprattutto che la definizione di antisemitismo perseguibile sia la più ampia possibile. Come ha sancito il compagno Ferrara, "antisemitismo diventa antisionismo e si collega all'antiamericanismo". Dunque è antisemita non solo chi critica Sharon (antisionismo) ma chi critica Bush e Condoleeza Rice. Ferrara ha persino ravvisato il reato di "antisemitismo

preterintenzionale", che può essere commesso da ebrei come il direttore di Haaretz, quando dice la verità. Punibile con il carcere. E presto, quando Israele sarà ammessa nell'Unione Europea, chiunque appaia antisemita a Fiamma Nirenstein, sarà estradabile a Tel Aviv per esservi giudicato.

Ma per fortuna la legge sui cattivi pensieri non c'è ancora. Sicché ci affrettiamo a dare alcune notizie che non potrete più leggere in futuro.

Su Fiamma Nirenstein: ha sposato un colonnello dell'esercito israeliano. Ciò ne fa la giornalista più equanime e oggettiva sul conflitto israelo-palestinese? Oppure si è macchiata di antisemitismo

preterintenzionale, facendo tanto soffrire un povero ebreo? Sulla Anti-Defamation League, che ha avuto per la sua campagna l'alto patronato del Ministero degli Esteri (onorevole Gianfranco Fini): trattasi di una

entità americana filiata dal B'nai B'rith, la Massoneria riservata agli ebrei. Si può dire? E' antisemita dirlo?

Da quando è al governo Sharon, 600 mila cittadini israeliani hanno votato coi piedi, fuggendo dalla "terra promessa" per tornare alle loro case (quelle vere) in Usa ed Europa. Se ne vanno al ritmo di 12.500 al mese.

 

Biffone ! PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Berardi Bifo www.liberazione.it   
Domenica 19 Dicembre 2004 01:00

Il leader dell’Autonomia Debole scopre i disagi sociali e culturali dell’informatica. Peccato che dieci anni fa andava esaltando il ruolo democratico, internazionalista e rivoluzionario di Internet. Come sempre, con decenni di ritardo Approdano alle conclusioni dei loro “dirimpettai” e passano per profondi intellettuali…

Qualche anno fa mi trovavo a Vancouver per visitare il mio amico Andrew che lavorava alla Electronic Arts, un'azienda di produzione di videogames.

Andai a trovarlo in azienda, e mi portò a fare un giro per i reparti. Al collaudo c'erano alcune decine di ragazzi che otto ore al giorno collaudavano le nuove produzioni, giocando ininterrottamente davanti allo schermo. Il mio amico mi disse: «Sai, l'altro giorno ho dato un passaggio a uno di loro, e prima di salutarlo gli ho chiesto: “E questa sera che fai?”. Lui mi ha detto, tranquillo tranquillo: “Gioco con i miei videogames”. “Possibile? Dopo otto ore che lo fai per lavoro torni a casa e continui a giocare?”. Lui mi ha guardato con un sorrisetto triste e mi ha detto: “Beh, sai, nell'ultimo mese mi è arrivata una sola telefonata, era di un tizio che aveva sbagliato numero”».

Quando Andrew mi raccontò quella storia, per un attimo trattenni sbalordito il respiro: tutto mi appariva improvvisamente più chiaro. La prima generazione videoelettronica, quella che ha imparato più parole dalla macchina televisiva che dalla mamma non può essere ridotta a nessuna definizione univoca, come nessuna generazione, mai. Ho pensato al racconto di Andrew sentendo la notizia dei due ragazzi di Lecco. Alla loro storia e a come è stata raccontata.

E' difficile non rendersi conto del fatto che qualcosa è accaduto e sta accadendo nelle profondità dell'inconscio macchinizzato di coloro che oggi raggiungono la maggiore età. Sono cresciuti negli anni in cui i papà e le mamme erano sempre meno disponibili a occuparsi di loro perché l'orario di lavoro diventava sempre più lungo e flessibile in nome della competitività. Nella loro vita quotidiana si è aperto un abisso di tristezza e solitudine, riempito dalla competizione nel conformismo, dalle misere trasgressioni di chi non conosce altro che la miseria, e talvolta dalla violenza e dall'aggressività.

Ogniqualvolta leggo un episodio di cronaca di questo genere ciò che mi viene in mente è il deserto interiore: l'occupazione del tempo di vita da parte di quantità sempre più massicce di lavoro mal-salariato, l'intensificazione del ritmo degli impulsi mediatici a cui la mente infantile è esposta quotidianamente, la cancellazione progressiva dei luoghi che rendono possibile una qualche socialità.

I due ragazzi che a Lecco hanno ammazzato un benzinaio fanno parte di una galleria sempre più lunga, ormai quasi interminabile di automi irresponsabili. Quelli che uccidono finiscono sui giornali per qualche giorno, ma non sono che un piccolo segnale di una devastazione enormemente più ampia.

La mente della prima generazione videoelettronica sembra investita da un vero e proprio processo di mutazione psichica, percettiva, linguistica, comportamentale. La velocità del bombardamento videoelettronico rende impossibile una elaborazione discorsiva del vissuto emozionale. Il corpo della madre non esiste più per le carezze e il toccamento perché è risucchiato nel quotidiano caos della sopravvivenza metropolitana. E la scomparsa del corpo della madre distrugge, isterilisce l'affettività ed il piacer

 
I Miserabili PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 17 Dicembre 2004 01:00

Da un paese comunista ad un paese clericoliberalprogressista. Stessa etica e stessa disperazione : nasce la Corte dei Miracoli.

Altri sette arresti sono stati eseguiti dai Carabinieri del Reparto Operativo di Roma nell'ambito dell'indagine che ha permesso di sgominare, lo scorso Ottobre, un'organizzazione criminale dedita alla riduzione in schiavitu' e allo sfruttamento di disabili costretti a mendicare nelle vie del centro di Roma. A finire in manette sono stati sette romeni che erano stati inviati nella Capitale dall'organizzazione con lo scopo di rintracciare i disabili, che nel frattempo avevano trovato ricovero nei centri di accoglienza del Comune, ricondurli in Romania e quindi riavviarli alla stessa attivita' in altri grandi citta' europee o, nel peggiore dei casi, farli sparire definitivamente. Le vittime sono state liberate nuovamente dai carabinieri, giusto in tempo prima che venissero ricondotte nel loro paese d'origine, nel corso di un blitz avvenuto in un appartamento sul litorale sud romano dove erano guardate a vista dagli arrestati.

 
Non era un Federasta PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere del Mezzogiorno   
Venerdì 17 Dicembre 2004 01:00

Checché ne dica Gianandrea Antonellis che parla persino di “supposta” (!) collaborazione con i regimi degli anni Trenta. Cosa s’inventerebbero per annacquare le idee e per inquadrare il pensiero non conforme dietro la restaurazione post/borghese...

La figura del discusso filosofo Julius Evola è stata in questi ultimi tempi riportata alla ribalta grazie ad una serie di discussioni e polemiche scaturite nel trentennale della sua scomparsa. Ma, va notato, non in “occasione” della ricorrenza, che anzi è stata palesemente dimenticata (tranne che dalla rivista “Margini” di Salerno): ciò significa che l’insegnamento del “maestro” Evola (considerato, naturalmente, “cattivo” da chi non ne condivide l’impostazione tradizionalista) suscita un interesse che va ben al di là della commemorazione d’ufficio.

Attualmente sono tre le case editrici che si occupano del filosofo: le Mediterranee, che hanno riedito i principali lavori di carattere filosofico ed ideologico; le edizioni di Ar, che stanno pubblicando tutti gli scritti apparsi su varie riviste e quotidiani (recentemente sono usciti quelli de Il Borghese, Totalità, La Destra, Corriere Padano, Meridiano d’Italia, La rivolta ideale e La Stampa); infine Controcorrente, che già aveva pubblicato Ultimi scritti (attualmente in stampa la terza edizione) e che ora edita i testi della Fondazione Julius Evola.

I quaderni della Fondazione finora usciti sono saggi monografici dedicati rispettivamente al federalismo (a cura di Giovanni Perez), allo stato organico (Alessandro Bàrbera) ed all’apolitia (Riccardo Paradisi), temi particolarmente attuali ai nostri giorni. Infatti da un lato è sempre più palese il distacco dei giovani (e non solo) dalla vita politica attiva, valutato generalmente come segno di una più vasta sfiducia nelle istituzioni democratiche; dall’altro il federalismo sembra diventato l’obiettivo di tutti i partiti politici, una svolta necessaria per dare credibilità ad un mondo politico (o meglio partitico) percepito come irrimediabilmente invecchiato.

Evola federalista? Parrà strano a chi lo ritiene (erroneamente) un teorico del totalitarismo, vista la sua (supposta) collaborazione con i regimi dittatoriali degli anni Trenta, ma il filosofo può essere considerato un precursore dell’idea federalista, laddove essa venga percepita nel suo significato originario (e non nell’uso strumentale fatto dai politici odierni, siano essi i leghisti o i loro avversari). I suoi scritti in proposito (presentati da Giovanni Perez in una scelta antologica che va dal 1926 al 1953) si riferiscono all’idea naturaliter federalista che sottendeva la cultura politica europea prima dell’avvento dei nazionalismi: l’impero romano prima e poi i suoi eredi, il Sacro Romano Impero e l’impero asburgico, trovandosi ad amministrare genti di diverse etnie e culture non potevano non tenere conto delle profonde differenze esistenti tra gli amministrati. Di qui l’attenzione alle singole comunità esistenti sui vasti territori sotto la tutela dell’aquila (a una o a due teste): si pensi soltanto alla posizione degli Ebrei, che a Praga beneficiavano di un proprio quartiere, di un proprio Municipio e di amministrazione separata (situazione che era percepita come un privilegio e non certo come una discriminazione).

In tempi di rinata protesta giovanile paiono molto attuali anche le considerazioni evoliane sul ’68 (coeve alla conte

 
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