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Io che ho qualcosa da insegnare.. PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Lunedì 10 Maggio 2004 01:00

Proseguono le apparizioni televisive del Signor/a Aldo Busi, in qualità di docente (?) presso la scuola di vita artistica (?) della signora De Filippi. Incuriosisce il fatto che gli autori del programma televisivo consentano al sopracitato personaggio di esporre le proprie teorie di natura ontologica ed estetica...

Ipse dixit:

“Tutti i preti sono culattoni! – Ma se un adulto fa una sega ad un ragazzino di 13 anni chi se ne frega! Ma dov’è il male sociale?...Io ho vissuto l’infanzia con nonni, zii, padri che sollevavano bambini di 2 o tre anni nudi, dal bagnetto e poi si infilavano il pisellino in bocca. E’ una cosa che si faceva normalmente…..”

«... E adesso, dopo questa campagna scriteriata contro la pedofilia confusa con la criminalità e l'aberrazione umana, cosa accadrà? Accadrà che anche il più blando dei pedofili, il nonnino del quartiere di imperitura memoria, che prima attirava i bambini nel sottoscala con una mela, gli dava una palpatina e poi li lasciava andare felici e contenti, adesso, prima ancora di attirarli penserà a come e a dove nasconderne il cadavere ...»

 
Arte: bimbi impiccati, indagato l'uomo che li ha staccati PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 10 Maggio 2004 01:00

E' stato iscritto nel registro degli indagati l'uomo che ha staccato dall'albero i fantocci di bambini dell'artista Cattelan a Milano. L'accusa e' di di danneggiamento aggravato.

MILANO, 10 MAG - L'uomo, Franco De Benedetto, era salito giovedi' sull'albero dove Maurizio Cattelan aveva appeso i fantocci di bambini impiccati, l'ultima delle sue opere-choc. Ad iscrivere l'uomo nel registro degli indagati e' stato il pm Stefano Civardi.
2004-05-10 - 10:38:00 Ansa
 
Opera choc di Cattelan, polemica su bimbi impiccati PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

Tragico epilogo, dopo le polemiche sull'ultima opera choc di Catellan, tre manichini raffiguranti dei bambini, "impiccati" ad un albero in piazza XXIV Maggio a Milano. Un uomo di 42 anni è precipitato dall'albero sul quale era salito per staccare i fantocci.

Trasportato subito all'ospedale Fatebenefratelli, non sarebbe in pericolo di vita, anche se i medici attendono la risposta dei primi esami per sciogliere la prognosi. L'uomo che ha tolto due dei tre manichini, si chiama Franco e ha 42 anni: ha agito da solo con l'ausilio di una scala e di un seghetto.

Secondo quanto ha raccontato la guardia giurata, che era stata messa a sorvegliare l'opera d'arte di Maurizio Cattelan, l'uomo si è presentato intenzionato a tirar giù l'installazione. "Più volte ho cercato di fermarlo - ha raccontato il vigilante - ma ogni volta ritornava alla carica, fino a quando è riuscito ad appoggiare la scala e a salire sull' albero. Lì ha estratto un seghetto e, in equilibrio precario, ha tagliato le corde che tenevano due manichini".

Ma quando ha cercato di fare lo stesso con il terzo bambino di plastica ha perso le forze ed è rimasto in bilico sul ramo per alcuni minuti, sotto gli occhi di una piccola folla che si era nel frattempo radunata. A un certo punto si è lasciato penzolare dal ramo tenendosi con le braccia, fin quando ha perso la presa ed è caduto a terra, con un volo di alcuni metri.

L'urto è stato ancora più violento perchè l'uomo è caduto sulla sbarra di ferro che delimita l'aiuola della quercia. L'ambulanza è arrivata subito: il medico e gli infermieri hanno effettuato sul posto i primi soccorsi e poi l'uomo è stato portato all'ospedale Fatebenefratelli. Si ignorano per ora le sue condizioni, ma al momento di essere caricato sull'ambulanza respirava, seppure a fatica. I Vigili del Fuoco, con l'ausilio di una scala, hanno rimosso anche il terzo bimbo-manichino dopo che gli altri due erano caduti a terra, uno sull'altro.

In giornata tutti, o quasi tutti, avevano gridato contro la scultura choc. Alla gente che grida "tirateli giù" e che comincia a fare accostamenti con certe immagini di torture che le tv rilanciano da Baghdad non era venuto proprio da pensare che questa potrebbe essere arte, perchè opera di un riconosciuto artista. Hanno gridato anche i politici, dall'opposizione ma anche da dentro la maggioranza, e si sentono parole come "orrore" e "scempio" .

Ma il sindaco Gabriele Albertini, chiamato direttamente in causa da tanta polemica, lui che una foto mostra sorridente ieri all'inaugurazione dell'opera, non ha rinnegato la scelta fatta dalla giunta, non è tornato sui suoi passi, anzi si è mostrato compiaciuto del fatto che l'espressione artistica susciti discussione.

Albertini ha sottolineato che il padovano Cattelan è "artista conosciuto in tutto il mondo", che la sua è "un'espressione artistica e come tale suscita opinioni discordanti. Si può apprezzare o criticare - afferma il sindaco -, senza dimenticare tuttavia che la libera espressione del pensiero e della creatività è fondamento della nostra civilta"'. "Com'era prevedibile - conclude Albertini - un'opera così provocatoria farà discutere. Ebbene, si discuta. Non c'è nulla di scandaloso nella contrapposizione tra consenso e dissenso, anzi questi elementi sono indispensabili alla dialettica culturale di una società evoluta".

Più di un passante oggi ha promesso, e uno ci ha anche provato in mattinata, a raggiungerli e a tirarli giù. Una cinquantina di anni prima era successo ad uno statista,fino a poche ore prima idolatrato dalle folle,finire appeso in una piazza non molto lontana. Al contrario dei tre fanciulli plastificati furono in pochi a reclamarne una civile sepoltura. Anzi,qualche anno dopo, andò di moda uno slogan gandhiano ,"Piazzale Loreto continuerà",molto amato dalla critica e dall'intellighentia di sinistra.

 
Alle radici del pensiero völkisch: il “Turnvater” Friedrich Jahn PDF Stampa E-mail
Scritto da Harm   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

Armin Mohler nella sua celebre opera “La Rivoluzione Conservatrice” (Ed. Akropolis, 1990, pag. 150) scrive: “Il padre spirituale dei Völkischen è Friedrich Ludwig Jahn, che col suo barbone e il portamento da antico tedesco ben si differenziava da Metternich, e con ciò mostrava determinate peculiarità dei Völkischen. Jahn riuscì a dare una certa risonanza alle sue dottrine, da un lato attraverso il movimento da lui fondato e detto ginnico, roccaforte dei Völkischen, che ebbe anche sviluppi positivi, dall’altro attraverso i suoi scritti , in cui coniò il concetto di carattere nazionale (Volkstum).”

“Turnvater Jahn, uno dei più efficaci protagonisti del processo socioculturale di nazionalizzazione delle masse, poteva additare alla gioventù patriottica il suo slogan ginnico - nazionalistico: Frisch, Frei, Frölich, Fromm (fresco, libero, allegro, devoto) ”. ( Marino Freschi “La letteratura nel Terzo Reich” Ed. Riuniti, 1997, pag. 103)

Jahn è stato anche il padre della ginnastica moderna. I suoi contributi furono immensi tanto nella teoria quanto nell’organizzazione di questo sport. Nella primavera del 1811 all’Hansenheide, vicino Berlino, Friedrich Ludwig Jahn istituì il primo Turnplatz, uno spiazzo aperto per la pratica degli esercizi ginnici. Questo evento assunse una particolare importanza perché segnò l’inizio di un'attività sportiva, basata sui suoi ideali patriottici, che raggiunse una grandissima diffusione e trovò moltissimi proseliti. Jahn fu spinto ad accelerare la messa in pratica delle sue teorie dalle contingenze storiche. Napoleone aveva asservito politicamente la Germania riducendola in uno stato d’umiliazione servile. Attraverso la promozione dell’esercizio fisico e degli ideali patriottici nei suoi studenti Jahn sperava di fornire al paese di un corpo di giovani patrioti determinati alla riconquista della libertà e, in caso di guerra, risoluti a combattere per la liberazione della Prussia e di tutta la Germania. Dopo la disastrosa battaglia di Jena del 14 ottobre del 1806 non era solo il pugno di ferro del dominio imposto dal dittatore francese a prostrare la nazione. Anche i più accesi patrioti erano consapevoli che i principi tedeschi si erano messi al servizio di Napoleone e stavano soppesando l’eventualità di dichiarare guerra ai loro stessi compatrioti per ingraziarsi i favori dell’imperatore francese e guadagnarsi qualche pezzo di terra a discapito dei tedeschi che ancora si opponevano al nuovo dominio. I giovani entusiasti che erano stati preparati da Jahn alla guerra di liberazione portavano la speranza e alimentavano la fiducia riposta in loro. Quando risuonò la chiamata alle armi, Jahn ed i suoi ginnasti si unirono a quanti erano ancora determinati a battersi per salvare la loro libertà. In ogni luogo dove fosse presente un Turnen, i giovani accorsero per il loro entusiasmo per lottare contro la tirannia straniera.

Friedrich Ludwig Jahn nacque l’11 agosto 1778 nel piccolo villaggio Lanz, vicino Lenzen nel Prignitz, provincia prussiana del Brandeburgo, figlio del pastore protestante della comunità. Sua madre gli impartì le prime lezioni di lettura e scrittura e suo padre lo educò durante le scuole elementari. Al ragazzo fu così possibile condurre una vita libera e salubre che lo condusse a primeggiare fin dalla giovinezza nei diversi campi delle attività ginnico sportive. All’età di 13 anni fu iscritto al ginnasio di Salzwedel, e nel 1794 giunse a Berlino per continuare i suoi studi nel Ginnasio “zum Graven Kloster”. E’ importante notare come fosse difficile per un ragazzo del suo temperamento, abituato alla vita libera e al movimento, adattarsi alla rigida disciplina delle scuole del tempo. Qualche anno dopo, lasciando segretamente Berlino per contrasti col padre per il suo non eccellente comportamento scolastico, arrivò a Halle con il proposito di dedicarsi al

 
Carl Larsson: il pittore dell’anima nordica PDF Stampa E-mail
Scritto da Léopold Kessler   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

Cantore della natura, della patria, della tradizione contadina dunque pagana, Carl Larsson fu probabilmente il pittore più popolare della Svezia. Raramente un artista è riuscito a descrivere così fedelmente l’anima di un popolo. Per tutte queste ragioni vogliamo rendergli omaggio con questo scritto sperando di renderlo più popolare al pubblico italiano che non lo conosce.

Carl Larson nacque a Stoccolma il 28 maggio 1853. Di umili origini, cresce nei quartieri bassi i più poveri e malfamati della città. Fu ammesso a 13 anni ad un corso preparatorio all’Accademia delle Belle Arti a cui s’iscrisse tre anni più tardi. I suoi disegni di studente lo portano ad essere assunto come illustratore di Kasper, il più importante giornale satirico svedese. Diventa disegnatore reporter itinerante in Svezia e col suo guadagno mantiene la famiglia. Nel 1877 si installa a Parigi lasciando un salario sicuro e soddisfacente per dedicarsi completamente alla pittura alternando i soggiorni presso la colonia degli artisti svedesi di Parigi ai reportages disegnati in Svezia. Prova a cimentarsi con l’arte decorativa, realizzando la su prima pittura murale, le illustrazioni per libri, specialmente quelli dei racconti di Andersen. Difficoltà economiche lo portano a Grez en Seine-et-Marne, villaggio rifugio degli artisti. La incontra Karin Bergöö con cui si sposerà ed avrà sei figli. L’arte di Larsson si trasforma: “ Improvvisamente tolsi le scaglie che mi avevano coperto gli occhi, una atmosfera si era rotta. Io vedevo per la prima volta la natura. Ero stato nelle bizzarrie della lordura e l’acqua mi estraniava scombinando le idee. Quelle restavano. Non avevo aperto le mie braccia alla natura, ma semplicemente era entrata. La terra calda, la terra che genera sarà ormai l’oggetto della mia pittura”.

Una pittura di plein air

Questo fu per Carl Larsson il suo primo periodo di successo. La sua arte rispondeva all’ideale artistico dell’epoca, che acclamava questa pittura che respirava la gran salute e la bellezza della natura. Quello che caratterizza la “ pittura di plein air”è l’armonia tra l’uomo e la natura. I motivi folkloristici sono onnipresenti nella sua pittura che cercava di ritrarre i contadini nel loro ambiente naturale. Il suo successo al salone di Parigi e le vendite di opere allo stato francese e a quello svedese migliorano la sua situazione finanziaria ed egli decide nel 1885 di far ritorno al paese natale per scoprire e dipingere la natura svedese. Ma dopo qualche tempo egli sceglie altre fonti di ispirazione: la pittura monumentale e le immagini d’interni familiari. Contemporaneamente si impegna fortemente nella rivolta contro gli insegnamenti dell’Accademia delle Belle Arti e la politica delle acquisizioni di stato. I giovani artisti svedesi in rivolta organizzano le loro esposizioni e formano un sindacato, l’Associazione degli artisti, sul modello dei sindacati socialisti. Larsson lascerà l’organizzazione nel 1891 per protestare contro la sua politicizzazione: “questo stato di sciopero generale ha dato un bel colpo al mio vecchio liberalismo. Io credo ormai che i grandi ed i potenti debbano restare al di sopra, in una frase, credo che la forza superi il diritto! (…) Il dispotismo illuminato, questo è, in questo momento, il mio ideale politico”.

 

Atene: un attentato in chiave olimpica PDF Stampa E-mail
Scritto da www.noreporter.org   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

Prove generali per usufruire del supporto mediatico olimpico ?

Tre bombe sono esplose ad Atene nei pressi di un commissariato di polizia del quartiere Kallithea. Le esplosioni non hanno provocato feriti perché l'edificio era stato evacuato.

La polizia sospetta che l'azione sia opera di gruppi anarchici che si oppongono alle Olimpiadi. L'attentato è destinato ad aumentare il timore di attacchi terroristici durante lo svolgimento dei Giochi Olimpici.

Lo Spettacolo del Terrore si propaga a macchia d’olio

 
MANIFESTO FUTURISTA DELLA LUSSURIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Harm   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

Parigi 11 gennaio 1913, Valentine de Saint-Point

Risposta ai giornalisti disonesti che mutilano le frasi per render ridicola l'Idea;alle donne che pensano quello che ho osato dire;

a coloro pei quali la Lussuria non è ancora altro che peccato;a tutti coloro che nella Lussuria raggiungono solo il Vizio,come nell'Orgoglio raggiungono solo la Vanità.

La Lussuria,concepita fuori di ogni concetto morale e come elemento essenziale del dinamismo della vita,è una forza.

Per una razza forte,la Lussuria non è,più che non lo sia l'orgoglio,un peccato capitale.

Come l'orgoglio,la Lussuria è una virtù incitatrice,un focolare al quale si alimentano le energie.

La Lussuria è l'espressione di un essere proiettato al di là di sé stesso;è la gioia dolorosa di una carne compita,il dolore gaudioso di uno sbocciare;è l'unione carnale,quali siano i segreti che uniscono gli esseri;è la sintesi sensoria e sensuale di un essere per la maggior liberazione del proprio spirito;è la comunione di una particella dell'umanità con tutta la sensualità della terra;è il brivido pànico di una particella della terra.

La Lussuria è la ricerca carnale dell'ignoto,come la Cerebralità ne è la ricerca spirituale.

La Lussuria è il gesto di creare,ed è la Creazione.La carne crea come lo spirito crea.La loro creazione di fronte all'Universo è uguale.L'una non è superiore all'altra,e la creazione spirituale dipende dalla creazione carnale.

Noi abbiamo un corpo e uno spirito.Restringere l'uno per moltiplicare l'altro è una prova di debolezza e un errore.

Un essere forte deve realizzare tutte le sue possibilità carnali e spirituali.La Lussuria è pei conquistatori un tributo che loro è dovuto.Dopo una battaglia nella quale sono morti degli uomini,è normale che i vincitori,selezionati dalla guerra,giungano fino allo stupro,nel paese conquistato per ricreare della vita.Dopo le battaglie i soldati amano le voluttà,in cui si snodano,per rinnovarsi,le loro energie incessantemente assaltanti.L'eroe moderno,eroe di qualsiasi dominio,ha lo steso desiderio e lo stesso piacere.L'artista,questo grande medium universale,ha lo stesso bisogno.Anche l'esaltazione degli illuminati di religioni abbastanza nuove perché ciò che contengono d'ignoto sia tentatore,non è altro che una sensualità sviata,spiritualmente,verso un'immagine femminile sacra.

L'Arte e la Guerra sono le grandi manifestazioni della sensualità;la Lussuria è il loro fiore.

 
Storia di Hans Schweitzer: l'opera di Mjölnir PDF Stampa E-mail
Scritto da Harm   
Mercoledì 05 Maggio 2004 01:00

Hans Schweitzer nacque a Berlino il 25 luglio 1901 a Berlino. Nel corso dei suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Berlino comincia giovanissimo ad occuparsi di politica...

Durante i moti rivoluzionari del 1918-1919 si batte contro i militanti spartachisti ed esegue i suoi primi disegni a tema anticomunista. Nel 1924 è autore di un manifesto per il partito DNVP sul tema del “colpo di pugnale alla schiena” (Dolchstoss, in cui si vede un socialdemocratico mascherato che colpisce proditoriamente un soldato del fronte) che lo rende immediatamente famoso. S’iscrive alla sezione do Potsdam del partito nazionalsocialista il 2 febbraio del 1926 con la tessera numero 27.148 e comincia a collaborare con la stampa del movimento con lo pseudonimo di Mjölnir nome del martello di Thor nell’antica religione germanica. Presto diviene celebre per la qualità ed il vigore dei suoi disegni, poster, caricature e dipinti che fanno di lui il più noto propagandista del NSDAP. Il Völkischer Beobachter parlerà di lui nel 1934 come “il disegnatore per eccellenza del Nazionalsocialismo”. Oltre al lavoro sul Völkischer Beobachter egli collabora al settimanale Berliner Arbeiterzeitung e al bimensile NS-Briefe edito dai fratelli Gregor e Otto Strasser cui è strettamente legato. Nel 1927 esegue il manifesto “Zur Freiheit!” per la giornata del partito a Norimberga e si oppone con molti lavori grafici al divieto di manifestazione per il NSDAP di Berlino (“Berlin voran!”, ”der Freiheit eine Gasse!”, “Trotz Verbot, nicht tot!”). Diviene anche amico ed uno dei più stretti collaboratori di Joseph Goebbels con cui trascorre le vacanze estive del 1928 a Borkum. A causa dello scontro tra Hitler e l’ala socialrivoluzionaria di sinistra del movimento (che termina nel 1929-1930 con l’uscita di Otto Strasser), lascia il partito per qualche mese tornando sui suoi passi su richiesta di Goebbels. Durante questo periodo produce numerosi dipinti e poster (“Schluss jetz! Wahl Hitler!”1931, ”Die deutsche Revolution marschiert!”1931-1932, “Der Tag kommt!”, “Nationalsocialismus: Der organisierte Wille der Nation”, etc.) che accrescono la sua reputazione e contribuiscono a diffondere l’immagine del militante nazionalsocialista rivoluzionario e proletario delle SA. Collabora regolarmente al giornale “Der Angriff” edito da Goebbels di cui illustra i libri tra cui il celebre “Kampf um Berlin” (La battaglia di Berlino ed. AR 1977), Michael e Buch Isidor pamphlet diretto contro il capo della polizia di Berlino Bernhard Weiss. Disegna i più noti poster elettorali del NSDAP per le elezioni del 1932. Continua la sua attività grafica dopo il 1933 (pubblica tra l’altro illustrazioni per il mensile Der Schulungbrief, disegna per la polizia, le SS e il NS- Kriegeopferversorgung e nel 1934 disegna il poster sul referendum che segna il ritorno della Saar alla madrepatria”Deutsche Mutter- heim zu dir!” ma il suo lavoro viene progressivamente utilizzato per scopi più ufficiali. La sua popolarità decresce dal 1935-1936 a causa del suo stile rivoluzionario caratteristico del “Kampfzeit” che non corrisponde più allo spirito del momento. E’ fatto oggetto di critiche da parte dei circoli Il völkisch che gli rinfacciano le trascorse simpatie per i fratelli Strasser. D’altro canto egli è strettamente legato a Heinrich Himmler padrino di suo figlio Helge nel 1936 e che lo nomina membro onorario delle SS con il grado di Oberführer. Diviene Reichkultursenator per decisione di Goebbels nel 1935. Il 14 ott0bre del 1935 Hitler lo nomina Reichbeauftrager für künsterliche Formgebund posto che gli conferisce autorità (collegato al Ministero della propaganda su tutti i campi artistici connessi al partito: esposizioni, sviluppo di progetti architettonici e rurali, costruzione di monumenti,
 
Fidus, un artista fra esoterismo e politica PDF Stampa E-mail
Scritto da Harm   
Martedì 04 Maggio 2004 01:00

(Hugo Höppener 1868-1968) - Accademia teologica di Coira/Svizzera

1. Fidus artista völkisch
Nella sua ricerca sulle origini culturali del Terzo Reich lo storico George L. Mosse dedica alcune interessanti pagine a un artista tedesco, Hugo Höppener, più noto sotto lo pseudonimo di Fidus: “La sua arte era notevolmente personale e inimitabile, tuttavia assai vasta fu la sua influenza: a partire dagli inizi del nuovo secolo, punte o poche furono le pubblicazioni nazional-patriottiche che non pubblicassero, prima o poi, riproduzioni delle sue opere. Ma Fidus era popolare soprattutto tra i giovani, suoi grandi ammiratori, che riempivano i propri giornali con riproduzioni dei suoi quadri. In Fidus si combinava l’amore per il Völk e la natura, e l’interesse per l’occultismo nella sua accezione teosofica” (1). Per alcuni decenni Fidus partecipa attivamente alla vita culturale e politica di ambienti nazional-patriottici, si iscrive nel 1932 al NSDAP, ma la sua speranza, dopo la presa del potere da parte di Adolf Hitler (1889-1945) nel 1933, di ottenere riconoscimenti e incarichi ufficiali non si avvera anche se sue singole opere vengono apprezzate da alti esponenti nazionalsocialisti, e il suo stile influenza i canoni estetici dell’arte ufficiale: “i nazisti, pur rifiutando l’estetica spiritica di Fidus, ne adottarono entusiasticamente i prototipi ariani” (2). Solamente nel 1943, in occasione del suo 75° compleanno, Fidus ottiene da Hitler il titolo di Professore honoris causa e un vitalizio. Ma ormai la guerra non consente all’artista di sfruttare questo riconoscimento, al contrario, due anni dopo esegue riproduzioni di Lenin (1870-1924) e di Stalin (1879-1953) per le truppe di occupazione sovietiche. Alcuni cenni biografici e una scelta di riproduzioni delle sue opere possono fornire elementi per comprendere meglio la figura dell’artista e la complessità del clima culturale di quel periodo (3).

2. L’incontro con Diefenbach
Hugo Höppener nasce a Lubecca l’8.10.1868, già da bambino manifesta talento artistico che viene incoraggiato dai genitori. Nel 1887 si trasferisce a Monaco di Baviera con l’intenzione di frequentare la locale Accademia, ma già dopo pochi mesi si aggrega a Karl Wilhelm Diefenbach (1851-1913) pittore, socialista e apostolo della natura che in quel periodo vive con la famiglia e con saltuari discepoli in una cava di pietra abbandonata. In questa comune, che anticipa di alcuni anni quella più famosa del Monte Verità vicino ad Ascona nel Canton Ticino (4), Diefenbach pratica il nudismo e conduce una vita basata sul vegetarismo e sull’astinenza dall’alcool e dal tabacco; egli predica pure l’abolizione della proprietà privata e una religiosità fondata sul culto del sole. Successivamente Diefenbach entra a far parte anche di un ordine ariosofico, l'Ordo Novi Templi di Jörg Lanz von Liebenfels (1874-1954) (5). Il giovane Höppener viene influenzato profondamente dalle teorie di Diefenbach, ne diventa il discepolo più fedele, meritando il soprannome di Fidus, che userà come pseudonimo per tutta la vita, anche dopo la separazione da Diefenbach. In questa fase l'opera di Fidus è dedicata ai temi della natura, del nudismo, di un contatto spontaneo con l'ambiente: egli disegna soprattutto bambini e adolescenti, esseri innocenti che si muovono in una natura quasi incantata, paradisiaca, che abbracciano bestie selvatiche o che, come personaggi di fiabe o della mitologia, danzano su una foglia. Questi elementi hanno fatto di Fidus un esponente dello Jugendstil più apprezzato dal pubblico che non dai critici. Fra gli ammiratori di Fidus si trova, ad esempio, anche Hermann Hesse (1877-1962), che gli scrive una lettera di riconoscenza entusiastica: “Non so descrivere ciò che io trovo in dolcezza, profumo e tenerezza nelle Sue opere”, e conclude “Io non sono abituato né a scrivere lettere né a cercare nuove conoscenze. Ma, caro Fidus, io sentivo il bisogno di ringraziarla, come io ringrazierei il grande Chopin, se fosse ancora in vita” (6).
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Pittura- Le muse di Wilhelm Petersen PDF Stampa E-mail
Scritto da Léopold Kessler   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

Articolo apparso sul n. 14 printemps 2003 della rivista francese Réfléchir & Agir

Ai nostri occhi il pittore tedesco Wilhelm Petersen, a cui dedichiamo questo breve scritto, possiede due immense qualità: è stato un artista in grado di rappresentare la perfezione del suo stesso popolo quello dei Frisoni della Germania del Nord. E’ stato coerente con le sue idee, senza alcun compromesso, mettendo sempre in pratica quello che pensava da pittore, professore, guerriero e padre di famiglia.

Rendiamo allora omaggio a questo pittore “maledetto”. Wilhelm Petersen nacque il 10 agosto del 1900 nella casa familiare, tipica costruzione tradizionale in legno, a Klostersande vicino a Elmshorn nello Holstein regione settentrionale della Germania. I suoi familiari si trasferirono ad Amburgo nel 1912.Tre anni più tardi il giovane Wilhelm inizia a partecipare alle attività del movimento giovanile all’interno del gruppo degli Artamanen . All’età di sedici anni incomincia lo studio della pittura con Peter Gustav Dorén alla scuola di arti decorative di Amburgo. Al compimento dei diciott’anni si offre volontario ed è incorporato nel 76° reggimento di fanteria di Amburgo. La guerra termina prima che sia inviato al fronte. Si unisce allora ai corpi franchi arruolandosi nella brigata Ehrhardt e nel 1919 si batte nelle strade di Berlino contro gli spartakisti e nei successivi due anni nell’alta Slesia e sul baltico. Al suo ritorno nel 1920 lavora per l’Accademia forestale di Eberswalde. Realizza numerosi affreschi rappresentando i suoi familiari con la tecnica degli antichi maestri a cui si ispira per i primi lavori (Min Vader). Diventa restauratore d quadri e pittore privato. Nel 1923 s’imbarca come marinaio su uno yacht di proprietà di un conte e veleggia nelle acque scandinave. Dopo un viaggio di studio in Lapponia e in Scandinavia nel 1924 riprende il suo lavoro e pubblica le prime raccolte di dipinti. Si sposa l’anno successivo con la baronessa Frigga von Vietinghoff-Scheel da cui avrà due figlie. Profondamente ispirato dalle opere di Brueghel che scopre nel Museo dell’Arte di Vienna durante un viaggio adotta uno stile realista ma personale, naïf ma minuzioso, che traduce con una grande forza evocativa le favole di Andersen, il mondo nordico, della Frisia e dei Paesi Bassi. Nel 1927 si trasferisce a Berlino e lavora come illustratore per diverse case editrici. Incontra Alfred Rosenberg e si unisce alle SA e alla NSDAP. All’inizio degli anni trenta dipinge principalmente scene della vita popolare della Frisia, ritratti di ragazze nordiche, nudi femminili e scene familiari. La sua prima esposizione avviene a Berlino nel 1934. Dipinge con Walter Hansen un affresco per una scuola ed un altro per un circolo d’aviazione e una pittura murale “Henrich I mit gefangenen Ungarn” nel castello di Quedlinburg su richiesta di colui che credeva d’essere l’erede spirituale di Enrico l’Uccellatore. Una sua serie di dipinti sulla preistoria germanica appare sulla rivista Germanenerbe e viene esposta in una dozzina di città (Lubecca, Copenaghen, Helsinki, Ambur

 
La cucina futurista PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 25 Aprile 2004 01:00

Luce su un Manifesto dai contenuti moderni, poco noto alle cronache storiche, ennesima testimonianza di movimento dai tratti universali.

La prima esperienza di pranzo futuristasi ebbe nel 1931, nella Taverna Santopalato a Torino, allestita da Fillia e Nicolay Diulgheroff "come una grossa scatola cubica innestata, per un lato, in un'altra più piccina: adorna di colonne semincolori interamente luminose e di grossi occhi metallici, pur luminosi, incastrati a metà parete; fasciata, per il resto, di purissimo alluminio, dal soffitto al pavimento", preceduta solamente dalla embrionale esperienzatenutasia Trieste nel 1910 con una cena che, si dice, salvò Giulio Onesti dal suicidio.La filosofia futurista del mangiare si esplica appieno con il “Manifesto della Cucina Futurista”, di Filippo Tommaso Marinetti, pubblicato nel 1930 sulla “Gazzetta del Popolo” di Torino, e raccolto poi, organicamente ampliato, grazie al fondamentale apporto di Luigi Colombo, meglio conosciuto come Fillia, due anni più tardi, nel volume "La Cucina Futurista", edito da Sonzogno.

Dalla Premessa di "La Cucina Futurista", Sonzogno, 1932. F. T. Marinetti:
“Contrariamente alle critiche lanciate e a quelle prevedibili, la rivoluzione culinaria futurista, illustrata in questo volume, si propone lo scopo alto nobile e utile a tutti di modificare radicalmente l’alimentazione della nostra razza, fortificandola, dinamizzandola e spiritualizzandola con nuovissime vivande in cui l’esperienza, l’intelligenza e la fantasia sostituiscano economicamente la qualità, la banalità, la ripetizione e il costo.Questa nostra cucina futurista, regolata come il motore di un idrovolante per alte velocità, sembrerà ad alcuni tremebondi passatisti pazzesca e pericolosa: essa invece vuole finalmente creare un’armonia tra il palato degli uomini e la loro vita di oggi e di domani.
Salvo le eccezioni decantate e leggendarie, gli uomini si sono nutriti finora come le formiche, i topi, i gatti e i buoi.
Nasce con noi futuristi la prima cucina umana, cioè l’arte di alimentarsi. Come tutte le arti,essa esclude il plagio ed esige l’originalità creativa.
Non a caso questa opera viene pubblicata nella crisi economica mondiale di cui appare imprecisabile lo sviluppo, ma precisabile il pericoloso panico deprimente. A questo panico noi opponiamo una cucina futurista, cioè: l’ottimismo a tavola.”

Manifesto della CucinaFuturista, pubblicato nella Gazzetta del Popolo di Torino, 28 agosto 1930. F.T. Martinetti:
Il Futurismo italiano, padre di numerosi futurismi e avanguardisti esteri, non rimane prigioniero delle vittorie mondiali ottenute "in venti anni di grandi battaglie artistiche politiche spesso consacrate col sangue" come le chiamò Benito Mussolini. Il Futurismo italiano affronta ancora l'impopolarità con un programma di rinnovamento totale della cucina.
Fra tutti i movimenti artistici letterari è il solo che abbia per essenza l'audacia temeraria. Il novecentismo pittorico e il novecentismo letterario sono in realtà due futurismi di destra moderatissimi e pratici. Attaccati alla tradizione, essi tentano prudentamente il nuovo per trarre dall'una e dall'altro il massimo vantaggio.
Contro la pastasciutta
Il Futurismo è stato definito dai filosofi "misticismo dell'azione", da Benedetto Croce "antistoricismo", da Graça Aranha "liberazione dal terrore estetico", da noi "orgoglio italiano novatore", formula di "arte-vita originale", "religione della velocità", "massimo sforzo dell'umanità verso la sintesi", "igiene spirituale", "metodo d'immancabile creazione", "splendore geometrico veloce", "estetica della macchina".
Antipraticamente quindi, noi futuristi trascuriamo l'esempio e il mònito della tradizione per inventare ad ogni costo un nuovo giudicato da tutti pazzesco.
Pur

 
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