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Cara, mi si sono bruciati i ragazzi ... PDF Stampa E-mail
Scritto da Beowulf   
Mercoledì 21 Luglio 2004 01:00

Succede anche questo ... Elena Kalogeras, 24enne di Atene, ha ucciso il fratello di sei anni a coltellate e poi ha messo il corpo a bruciare in un forno.

Atene - Ha ucciso il fratello di sei anni a coltellate, in preda a un raptus di follia, e poi l'ha messo in un forno elettrico acceso, dove la polizia ha trovato il piccolo corpo carbonizzato. La racapricciante tragedia è avvenuta ad Atene, nel quartiere di Kypseli,non lontano dal centro della capitale.

La ragazza, Eleni Kalogeras di 24 anni, è stata arrestata con l'accusa di omicidio e verrà sottoposta ai test psicologici per stabilire lo stato di salute mentale. Anche la madre del piccolo, Chrysoula, è stata arrestata con l'accusa di aver lasciato un minore alle cure di una persona che aveva mostrato ripetutamente di aver evidenti disturbi psichici. Il cadavere era talmente deturpato che il medico legale non era inizialmente stato in grado di previsare né le cause né la data della morte. Il bambino viveva con la madre e con la sorella metre il padre separato dalla moglie vive altrove. L'uomo aveva portato il bambino a un vicino parco nella mattinata di domenica, e poi l'aveva riaccompagnato a casa affidandolo alle cure della ragazza. La madre aveva lascito la casa per recarsi a fare le pulizie, la sua occupazione. L'allarme è stato dato da uno zio dell'assassina, e della piccola vittima, che passato per una visita ha notato macchie di sangue in terra, trovando in una stanza la nipote completamente nuda. Spaventato, ha iniziato a girar per la casa, fino a quando, sentendo puzza di bruciato, ha aperto il forno e ha visto la terrificante scena.

 
VENEZUELA: CHAVEZ ATTACCA BUSH, GUIDA UNA MAFIA DI ASSASSINI PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI/AFP   
Martedì 20 Luglio 2004 01:00

Caracas, 19 lug. - Il presidente venezuelano Hugo Chavez e' tornato ad attaccare duramente George W. Bush accusandolo di dirigere una "mafia di assassini". Parlando al suo programma radiofonico settimanale "Hello President", Chavez ha raccomandato ai suoi concittadini la visione del film-documentario di Michael Moore "Fahrenheit 9/11", fortemente critico del presidente americano e della guerra in Iraq. Il film, ha detto il presidente venezuelano, "spiega come Bush aspiri a governare il mondo sostenuto da quanti lo circondano perche' e' una mafia, una vera mafia di assassini".

Chavez ha anche respinto gli appelli della Casa Bianca affinche' il referendum che il 15 agosto dovra' pronunciarsi sulla sua permanenza al potere si svolga con trasparenza. "Non accettiamo pressioni", ha detto Chavez.
 
Sudan: bugie e provocazioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Fulvio Grimaldi   
Domenica 18 Luglio 2004 01:00

La classica campagna di disinformazione e di preparazione all’aggressione terroristica, con i soliti ascari e i soliti boccaloni, ha ormai preso il via: il Sudan è il prossimo “stato canaglia” destinato al martirio. Si veda la vicenda della Cap Anamur, la nave di profughi “sudanesi” (che tutto erano fuorché sudanesi) che tanto ha impietosito il pubblico nostrano. I burattinai dello spettacolo non sono andati in ferie.

[...]

Finisco con un episodio altamente rappresentativo di quanto sopra. Sudan. Nei caldi giorni di giugno-luglio, che la Resistenza irachena, i contraccolpi in Afghanistan, l’efficace risposta politica di Cuba all’aggressività statunitense con intendenza europea al seguito, e la tenuta di Hugo Chavez in Venezuela, la botta Zapatero, facevano ribollire ulteriormente sotto i piedi dell’establishment imperialista, tutti presero a occuparsi con crescendo da visibilio del Sudan. Un depistaggio salutare per gli occupanti, invasori e cospiratori sotto tiro: via dalle umiliazione di una guerra in via di sconfitta in Iraq come in Afghanistan, via dall’invadenza di Guantanamo, via da Abu Ghraib, via dai sondaggi di un Bush sullo scivolo. Via verso un prodotto tenuto da tempo sullo scaffale, come quel farmaco inventato negli anni ’60 e a cui l’AIDS, scoperto, forse, secondo mezza dozzina di Nobel, fabbricato, vent’anni dopo, offrì il lungamente sospirato mercato. Via verso quell’”umanitarismo” che tanto bene aveva funzionato per la Jugoslavia. Solo pochi giorni prima della fenomenologia Sudan, quel paese era riuscito a comporre una quarantennale guerra civile istigata da forze esterne – statunitensi, israeliani, Vaticano – facendo leva sul solito separatismo etnico-confessionale. Non solo aveva indebolito gli strumenti cospiratori degli destabilizzatori esterni, ma aveva anche stretto – colpa gravissima – rapporti privilegiati di collaborazione economica con la Cina. Il Sud, ricco di risorse petrolifere, idriche e lignee, era stato conteso tra un governo centrale e forze secessioniste che, oltre a tutto, erano ferocemente divise tra loro. L’ONU ha calcolato che la maggioranza dei profughi e delle vittime era dovuta allo scontro tra bande antigovernative. L’accordo, firmato in Kenya, risultò assai vantaggioso per le forze ribelli di John Garang e loro sponsor (comboniani e petrolieri) e assai gravoso per lo Stato. Khartum acconsentì a minare l’unità nazionale concedendo ai leghisti del Sud vaste proporzioni dei redditi petroliferi e un referendum su unità o secessione tra sei anni.

Non si è asciugato l’inchiostro della firma di pace, che nelle regioni occidentali del paese, da sempre a rischio di desertificazione e carestia, spuntano ben due “eserciti di liberazione nazionale”, ai quali si oppone una milizia di autoprotezione degli abitanti chiamata Janjaweed , sostenuta, si afferma, dal governo di Omar al Bashir, che peraltro si è subito impegnato a disarmarla (disarmo che gli “umanitari” internazionali non chiedono affatto per i terroristi secessionisti armati dai soliti destabilizzatori del Sud). Agenzie, televisioni e giornali di tutto il mondo si riempirono subitaneamente – seppure tutti privi di inviati sul posto, ma generosamente imbeccati dall’ONG di regime americana UsAid - di cronache raccapriccianti sugli orrori perpetrati…da chi? Ma naturalmente dal governo e dalle sue milizie. Insomma, delinquente diventa non chi cerca di spaccare il paese, ma chi ne difende l’unità, in particolare contro le

 
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