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Conflitti
SERVITU' MILITARI: PESCATORI BLOCCANO ESERCITAZIONI A TEULADA PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Lunedì 10 Maggio 2004 01:00

Circa 20 barche di pescatori delle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi stanno bloccando le esercitazioni nell'area davanti al poligono militare di Teulada, in provincia di Cagliari. Altri colleghi sono riuniti nel porto in assemblea permanente. I pescatori manifestano contro le restrizioni all'attività, decise per motivi di sicurezza, durante le esercitazioni militari.

Chiedono di poter lavorare nei giorni in cui non vi sono operazioni militari e sollecitano la bonifica dei fondali nei quali giacciono bombe e altro materiale bellico. Fino a tre anni fa - spiega il presidente della cooperativa "San Giuseppe" Pietro Paolo Di Giovanni - era possibile pescare nei giorni in cui non erano previste le esercitazioni, mentre per i restanti 120 ci veniva corrisposto un indennizzo di 45 euro a persona per ciascun giorno di blocco. Ora l'attività è stata interdetta per tutto l'anno per cui chiediamo adeguati risarcimenti oppure la possibilità di riprendere a lavorare. Se non ci verranno date risposte soddisfacenti bloccheremo l'attività del poligono fino al 20 giugno, quando è prevista la sospensione estiva delle esercitazioni. La protesta dei pescatori va avanti da circa sette mesi durante i quali sono stati effettuati 16 blocchi simili a quello di oggi. Agi (lunedì 10 maggio)

 
Che cos'è il Sionismo? PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter.org   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

Il Sionismo spiegato attraverso le parole degli esponenti politici più rappresentativi della storia dello Stato d’Israele.

David Ben Gurion
Primo Ministro d’Israele, 1949 - 1954, 1955 - 1963

“Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti.”
-- David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985.

”Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba”.
-- David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.

“Ci sono stati l’anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro in questo cosa centravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?”
– Riportato da Nahum Goldmann in Le Paraddoxe Juif (The Jewish Paradox), pp. 121-122.

"I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba.”
-- David Ben Gurion, citato in The Jewish Paradox, di Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99.

"Tra di noi non possiamo ignorare la verità ... politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono … Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista gli vogliamo cacciare dal loro paese.” 

AFGHANISTAN, 2 STRANIERI LAPIDATI A MORTE IN GIARDINI KABUL PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

I corpi dei due uomini lapidati sono stati trovati questa mattina nel giardino pubblico di Chelsitoun, nalla parte occidentale di Kabul.

KABUL - Due uomini, la cui nazionalia' non e' stata precisata, sono stati uccisi a colpi di pietre da sconosciuti in un giardino pubblico della capitale afghana Kabul, presso una zona collinare in un quartiere parzialemnte distrutto dalla guerra e mai ricostruito.
Lo ha annunciato un portavoce del ministero degli interni secondo il quale ''i corpi dei due uomini lapidati sono stati trovati questa mattina nel giardino pubblico di Chelsitoun, nalla parte occidentale di Kabul. Non sappiamo chi siano e chi li abbia uccisi''.
09/05/2004 12:02

 
Catturate le soldatesse e fatele schiave! PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

Un sermone di fuoco quello dello sceicco Abdul Sattar Al Balhadli venerdì nella moschea di Bassora. Il rappresentante di Moqtada Al Sadr nella capitale del sud Iraq nella preghiera del giorno di festa dei musulmani aveva mostrato le foto di tre donne irachene stuprate in carcere da soldati inglesi e invocato vendetta.

NASSIRIYA- "Dopo questo e le torture ad Abu Ghraib ogni iracheno che catturi una soldatessa inglese può tenerla come schiava - aveva urlato lo sceicco aggiungendo la promessa di pagare 350 dollari per ogni soldato britannico catturato e altri 150 per ogni militare ucciso.

La risposta a tanta foga non si è fatta attendere e già alle prime luci del mattino di ieri a Bassora si è cominciato a sparare contro le pattuglie dell'esercito inglese. Spari che sono stati l'inizio di una vera e propria rivolta degli estremisti sciti che hanno assaltato una caserma inglese, bloccato gli incroci con posti di blocco volanti, assediato la sede della società petrolifera "South Oil Company" nel centro della città e si sono minacciosamente avvicinati al palazzo del governatore. Quasi un'insurrezione o perlomeno la prova generale di un attacco finale contro le forze britanniche che presidiano la città e che sinora non avevano dovuto affrontare veri e propri scontri di piazza. Bassora infatti sinora si era rivoltata solo nell'agosto scorso per un'improvvisa e grottesca penuria di carburante.

Ieri però le parole dello sceicco Abdul Sattar Al Balhadli hanno infiammato tutto il sud scita. Gli uomini del Madhi, l'esercito di Moqtada Al Sadr, avvolti nei loro vestiti neri e armati di lanciarazzi Rpg sono dapprima apparsi alla periferia di Qorna, a sette chilometri dal centro di Bassora, dove il leader ribelle scita conta molti simpatizzanti mentre altri bloccavano in cinque punti diversi l'autostrada e la via per il sud. Sdegnate le reazioni della stampa e dei governi occidentali per la ferocia degli arabi nemici dei diritti umani e colpevomente ingrati dinanzi alla civiltà carceraria colà esportata

 
Grozny sotto attacco PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

Almeno 14 persone sono rimaste uccise e 32 ferite nell'esplosione avvenuta oggi allo stadio di Grozny, capitale della Cecenia. Lo hanno detto fonti sanitarie e della polizia.

Nell'attacco, di cui non e' ancora stato possibile stabilire la natura, sarebbero morti il presidente filorusso Akhmad Kadyrov e il comandante delle truppe russe in Cecenia, generale Valery Baranov, che assistevano alla cerimonia per celebrare la vittoria del 1945 sul nazismo. Ma le notizie sono molto contrastanti: alcune fonti affermano che siano solo gravemente feriti entrambi. Dopo l'esplosione il panico e brevi colpi d'arma da fuoco nello stadio gremito di persone che assistevano alle celebrazioni.

Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che ''i terroristi riceveranno senza alcun dubbio l'inevitabile punizione''.
Il ministero della difesa russo ha accusato la guerriglia cecena di coinvolgimento nell'episodio, che avviene quando in tutta la Russia si svolgono manifestazioni in ricordo della seconda guerra mondiale. In particolare il 9 maggio e' tradizionalmente il giorno in cui in Russia si festeggia la sconfitta del nazismo.
09/05/2004 12:15
 
IRAQ: TORTURE; CHENEY DIFENDE RUMSFELD, LASCIATELO IN PACE PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

Il vice presidente statunitense Dick Cheney e' oggi sceso in campo per difendere ufficialmente il segretario alla Difesa, ed ha affermato in una dichiarazione diffusa a Washington che l'opinione pubblica deve lasciar fuori Donald Rumsfeld dallo scandalo delle torture nelle carceri irachene.

WASHINGTON, 9 MAG - ''Don Rumsfeld e' il migliore segretario alla Difesa che gli Stati Uniti abbiano mai avuto'', ha affermato Cheney. ''La gente dovrebbe lasciarlo in pace e consentirgli di fare il suo lavoro''. La dichiarazione di Cheney, il quale spesso in passato ha anticipato la linea della Casa Bianca, arriva mentre i democratici, compreso il candidato alle presidenziali John Kerry, chiedono con insistenza le dimissioni del segretario alla Difesa, travolto - a loro avviso - dallo scandalo degli abusi e delle torture nella carceri irachene.
09/05/2004 10:29
 
Un imam: mi hanno fatto infilare slip da donna PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Domenica 09 Maggio 2004 01:00

Continuano gli agghiaccianti resoconti delle torture made in USA. Neanche ai religiosi vengono risparmiate umiliazioni a sfondo sessuale.

BAGDAD Vorrebbe dimenticare quanto gli è accaduto, vorrebbe cancellare quei ventisei giorni maledetti nel carcere di Abu Ghraib. Accetta di raccontare le violenze subìte solo perché - dice - «si sappia che gli aguzzini americani sono peggiori di quelli di Saddam.» E' sconvolgente la vicenda di questo giovane imam sunnita, un religioso dall'aspetto ascetico che guida una piccola moschea nel quartiere di Amarjia, nel cuore di Bagdad. Arrestato dai marines perché accusato di proteggere gli autori di alcuni attacchi ai convogli americani, è stato portato in piena notte nel carcere degli orrori e torturato per giorni perché rivelasse dove i guerriglieri nascondevano le armi. «Non ho niente a che vedere con i gruppi ribelli - racconta ora - ho predicato sempre la tolleranza e la pace, non ho mai incitato nessuno alla rivolta, pur comprendendo i motivi per cui molti giovani iracheni davano e danno l'assalto ai soldati Usa».
I suoi carcerieri non solo non hanno avuto alcun rispetto per il religioso, ma hanno fatto di tutto per umiliarlo, per umiliare i suoi sentimenti, la sua fede. «Erano le soldatesse le più scatenate contro di me, mi prendevano in giro, si divertivano a farmi dei gesti osceni, a simulare rapporti sessuali. Ma mai avrei immaginato quel che mi hanno fatto nel decimo giorno di prigionia».
Ad aiutare nel racconto il giovane imam (non vuole ovviamente rivelare il suo vero nome, «scrivete che mi chiamo Abdul», dice), ci sono alcuni suoi amici e il padre, tocca a loro descrivere le scene più scabrose, i momenti più dolorosi della sua detenzione. Al mattino del decimo giorno, appunto, nella sua gabbia si presentano due giovani soldatesse, hanno in mano alcuni indumenti intimi femminili. Lo invitano a seguirle in un altro reparto di Abu Ghraib, quello in cui sono detenute numerose donne, quasi tutte mogli di presunti guerriglieri, imprigionate perché non hanno voluto rivelare dove si nascondono i loro uomini.
In uno stanzone sono sedici le ospiti della prigione. Tutte sedute per terra e avvolte in lunghi abiti scuri. Si meravigliano all'arrivo delle donne americane e del giovane iracheno. Poi le soldatesse iniziano il loro orrendo show: costringono l'uomo a spogliarsi e a indossare un paio di slip da donna di colore rosso. Lui protesta, tenta di ribellarsi, ma non c'è nulla da fare, le tre americane lo minacciano e ridendo impediscono alle donne irachene di aiutarlo a rivestirsi. «Abdul» rimane così per tre ore in quello stanzone, con le donne che piangono e che implorano inutilmente pietà. L'imam si è ora rivolto al Consiglio degli ulema, che sta preparando un dossier sulle sevizie di Abu Ghraib. E' il primo religioso che rivela gli abusi subiti. «Mi hanno straziato il cuore», dice.

 
Italiani rapiti... cala il silenzio PDF Stampa E-mail
Scritto da V.A.   
Sabato 08 Maggio 2004 01:00

Malgrado proclami e silenzi stampa,nessuna notizia dei prigionieri italiani in Irak. Ora però è tempo di miracoli. Ad operarli dovrebbe essere un santone della sinistra pacifista,con la benedizione delle famiglie dei tre body-guard pizzicati dalla resistenza irakena armati fino ai denti.

Un convoglio dell'associazione umanitaria italiana Emergency, guidato dal fondatore, il medico chirurgo Gino Strada, è entrato questa mattina a Falluja, per portare alla popolazione locale acqua, cibo, vestiti, materassi, coperte e fornelli a gas.

La notizia è riportata dall'agenzia telematica 'Peacereporter', il cui direttore, Maso Notarianni (che è anche membro di Emergency), è in Iraq con Strada per tentare di riportare in Italia i tre ostaggi in mano ai guerriglieri iracheni. A questo scopo Strada e la delegazione di Emergency si sono incontrati alla fine della preghiera davanti alla moschea con gli emissari dell'imam Abdullah Al Jaanabi, il più importante di Falluja. Anche Moreno Pasquinelli,leader del Campo antimperialista,arrestato e rilasciato per reati legati al terrorismo,aveva offerto invano la sua intercessione presso esponenti dell'opposizione a Bagdad. I suoi tentativi si sono rivelati infruttuosi. A sinistra si chiama "diplomazia dal basso",auspicata da personalità della Chiesa vicine al mondo no-global,come Don Albino Bizzotto dei Beati i Costruttori di pace,utilizzando canali paralleli alla diplomazia ufficiale e in aperta concorrenza con questa.

 
Rumsfeld chiede scusa PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 08 Maggio 2004 01:00

Con toni abbastanza distaccati e senza alcun'emozione, il Segretario alla Difesa propone un risarcimento danni tradendo così una concezione monetaria della dignità umana.

- Il segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld si è scusato per gli abusi commessi dalle truppe statunitensi sui detenuti iracheni. "Mi scuso profondamente", ha detto il ministro nell'audizione davanti alla commissione Difesa del Senato. Rumsfeld ha anche promesso "risarcimenti" alle vittime di torture.
"Mi sento malissimo per ciò che è accaduto a questi detenuti iracheni", ha assicurato Rumsfeld che però non ha mostrato mai emozione durante il suo breve intervento. "Sono esseri umani", ha proseguito, "erano sotto la custodia degli Stati Uniti. Il nostro Paese ha l'obbligo di trattarli nel modo giusto. Non lo abbiamo fatto ed è stato sbagliato. A questi iracheni che sono stati maltrattati da esponenti delle Forze armate chiedo profondamente scusa". Rumsfeld ha ammesso di avere sottovalutato l'importanza di mettere subito al corrente della vicenda il presidente George W. Bush. "Non mi sono reso conto di quanto importante fosse far arrivare una questione di tale gravità ai più alti livelli, compreso il presidente e i membri del Congresso", ha detto. Il ministro si è assunto in prima persona la responsabilità degli orrori di cui si sono macchiati i soldati di guardia alla prigione di Abu Gharib, alla periferia di Baghdad. "Negli ultimi giorni, si e' molto discusso su chi abbia la responsabilità delle terribili azioni commesse ad Abu Gharib", ha ricordato, "queste cose sono accadute sotto i miei occhi. Come segretario alla Difesa, sono io a doverne rispondere e me ne assumo la completa responsabilità". Il capo del Pentagono ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta indipendente. Dal suo insediamento, il comitato avrà 45 giorni per riferire le conclusioni. Rumsfeld, comunque, ha promesso risarcimenti alle vittime. "Sto cercando un modo per assicurare un adeguato risarcimento a quei detenuti che hanno sofferto tali addoloranti e brutali abusi e crudeltà per mano di pochi membri delle Forze armate americane", ha detto, "è la cosa giusta da fare".
 
Quegli uomini non erano terroristi ma combattenti della resistenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

Tokio – Avevano voluto a tutti i costi e insistito, il mondo politico e i mass media giapponesi, tv in testa, che i tre ostaggi caduti nelle mani di iracheni armati l'8 aprile scorso nei pressi di Falluja e poi liberati il 15 aprile dopo minacce di morte trasmesse dalla tv satellitare qatariota Al Jazeera, comparissero in pubblico a spiegare il perché del loro viaggio “avventato e sconsiderato” in Irak.

Lo hanno fatto ieri a Tokio, 12 giorni dopo il rientro in patria, con fierezza, semplicità e con convinzione. Peccato che le tv abbiano abdicato al loro compito, censurando la diretta, ricorrendo a tagli e facendo intervenire altri giornalisti a spiegare le parole, alcune scomode, degli ex ostaggi.

“So che s’è fatto un gran parlare in Giappone della nostra responsabilità individuale. Sono un giornalista, il mio dovere è quello di andare sul posto, anche se è rischioso, per raccontare a tutti quello che ho visto e constatato di persona. Perciò le critiche che ci sono piovute addosso non ci toccano. Chi ci ha rapito non erano terroristi, ma combattenti della resistenza. Alcuni hanno visto cadere uccisi loro figli”, ha detto Soichiro Coriyama, fotografo e giornalista free-lance di 32 anni.

“Sono andato in Irak di mia libera iniziativa, per studiare l'effetto delle armi a uranio impoverito e per raccontare a tutti cos'è la guerra in quel paese. E continuerò a farlo, appena mi sarà possibile. Responsabilità individuale? Sì, certo, ma quella di andare a dire che cosa accade in Irak”, gli ha fatto eco Noriyaki Imai, 18 anni, giovanissimo pacifista appena uscito dal liceo ma con una maturità e lucidità sorprendente nell'illustrare in modo succinto ma efficace e chiaro la dinamica dei loro otto giorni nelle mani di combattenti iracheni. “Ci sono stati momenti di grande tensione e paura. Siamo stati minacciati, urla, armi puntate contro e coltelli alla gola, accuse di essere spie. Ma dopo i primi giorni, i rapitori ci hanno trattato bene e raccontato che i loro compagni continuavano ad essere uccisi a Falluja”, ha aggiunto Imai.

All'incontro, tanto atteso, con la stampa, non ha partecipato Nahoto Takato, 34 anni, volontaria di u un’ organizzazione umanitaria che aiuta da un anno i bimbi orfani di guerra a Bagdad e invia viveri e medicinali. “Non si è ancora ripresa dalla choc, on riesce a dormire” hanno fatto sapere i familiari. Tutte le tv, pubblica e private, non hanno trasmesso in diretta la conferenza stampa dei due ex ostaggi, che è durata meno di mezz'ora, nonostante che un’ora prima dell’inizio le tv private avessero cominciato a fare collegamenti in diretta con il luogo della conferenza interrompendo i normali programmi e chiedendo all'inviato sul posto di descrivere nei minimi particolari che cosa stava succedendo. “Abbiamo mille domande da fare e tutti i giapponesi devono sapere dalla loro viva voce che cos'è accaduto e perché sono andati in Irak, malgrado i ripetuti moniti del governo a non farlo. Ci aspettiamo parole di scuse” avevano detto gli annunciatori di tutte le reti private.

Ne sono uscite trasmissioni a singhiozzo, in differita, con ripetizione a non finire di interventi dallo studio a spiegare che cosa avrebbero potuto o dovuto dire i due ex ostaggi, soprattutto sul tasto, definito “cruciale”, della loro responsabilità individuale per quanto era accaduto. Salvo poi a rassegnarsi alla fine a trasmettere il terso commento del fotografo free-lance Koriyama. “È un discorso che non ci tocca”. E ad ammettere che dai due ex ostaggi non erano arrivate parole di scusa.

Come nessuna parola di scuse e affermazioni analoghe sul tema della “responsabilità individuale”

 
Il male radicale PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Cacciari   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

Tutto ciò che combatte il terrore con le armi del terrore non ha alcun diritto di giudicare i criminali di Abu Ghraib. In quelle immagini emerge tutta la miseria umana. Essa consiste essenzialmente nel credere che la propria superiorità si esprima nella capacità di abbassare l'altro, di umiliarlo. Che la nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In questa fede trova fondamento il nostro male radicale.

ECCOCI a ripetere per l'ennesima volta la medesima domanda: com'è possibile? Per carità di patria, fingiamo pure di ignorare quante Abu Ghraib siano perfettamente attive nel mondo in questo stesso momento, in quante cosiddette carceri si consumino i delitti incidentalmente e ingenuamente fotografati in Iraq. Come se non avessimo letto i resoconti di Amnesty International. Come non sapessimo tutti i motivi, anche quelli inconfessati e inconfessabili, per cui alcune potenze non hanno aderito alla Corte penale internazionale.

La Corte penale internazionale dovrebbe avere giurisdizione sui criminali di guerra, sui genocidi, sui delitti contro l'umanità. Ipocrisia sconfinata: mai si è chiacchierato tanto di diritti umani e mai si è forse così alacremente lavorato a costruire un mondo inumano.
Inumano? La retorica offende le vittime più dei torturatori. La realtà cruda è un'altra: solo quando lo scopriamo in tutta la sua oscenità, solo quando è sbattuto in prima pagina, ci ridestiamo al male radicale che ci affligge, che è proprio esclusivamente di noi uomini. Ma per volgerne via subito lo sguardo e consolarci dicendo che mai saremmo capaci di quegli atti. Che essi, appunto, non appartengono all'umano. E a chi allora? All'animale, forse? Assolutamente no. Agli angeli? Neppure, credo. Guardiamo allora in faccia l'orrore di queste immagini, se vogliamo tentare di conoscere noi stessi. Allora soltanto potremo sperare di oltrepassare la condizione che rende possibile l'orrore, per cui continuamente esso fa ritorno.

È la condizione della paura, dell'ignoranza che genera paura. Della paura che genera odio. Tutto ciò che lo istiga e ispira, tutto ciò che dissimula sotto la maschera di intolleranze liberatrici la prepotenza del credersi e proclamarsi superiori, tutto ciò che ritiene nemico ogni prossimo che non si identifichi a noi, sta oggettivamente dalla parte dei torturatori. Tutto ciò che combatte il terrore con le armi del terrore non ha alcun diritto di giudicare i criminali di Abu Ghraib. Ma proprio per questo, pietà per i torturatori. Non solo perché non sanno quello che fanno e si fanno. Pietà anche per la nostra natura che in loro si disvela secondo la più perfetta misura della sua miseria. Essa consiste essenzialmente nel credere che la propria superiorità (e perciò la propria stessa sicurezza) si esprima nella capacità di abbassare l'altro, di umiliarlo. Che la nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In questa fede trova fondamento il nostro male radicale. I torturatori di Abu Ghraib non sanno che la tortura innalza, invece, la vittima; che il terrore che infliggono non rifletterà, alla fine, che la loro stessa angoscia impotente. Quando i vincitori vedono nell'annichilimento del nemico la misura della propria forza, la loro vittoria è destinata a trasformarsi in impotente prosecuzione della guerra.
Forse anche a loro nelle scuole e nelle accademie tutto ciò era stato insegnato. Umano, troppo umano: comprendere ciò che sarebbe bene, e tanto a parole esaltarlo quanto contraddirlo nei fatti.

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