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	<title>Alterview Archivi - NoReporter</title>
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	<title>Alterview Archivi - NoReporter</title>
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		<title>A quale erre corrisponde il tuo sentire?</title>
		<link>https://noreporter.org/a-quale-erre-corrisponde-il-tuo-sentire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 23:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché nel caos odierno si perde facilmente la bussola</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nemmeno in <em>1984</em> andava così. Sono in atto diversi conflitti di cui si sa poco e nulla, tra censure, propagande incrociate, falsificazioni con l’IA, connivenze, interdipendenze, doppi e tripli giochi.</p>



<p>Tra silenzi alle fonti (russa, iraniana, israeliana, americana ecc) e totale impreparazione degli “esperti”, oltre agli inquinamenti da parte degli agenti d’influenza, le visioni che ci confezioniamo sono del tutto assurde, irreali. Fino al rappresentarci blocchi contrapposti o scontri di civiltà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Invece assistiamo all’evoluzione di un sistema globale erede del 1945</h2>



<p> che deve fare i conti con alcune importanti varianti, prima tra tutti quella demografica e poi la crescita d’influenza europea, il tramonto russo, ma, soprattutto, l’assurgere della Cina a secondo polo di potenza. Scrivevo un quarto di secolo fa in <em>Nuovo Ordine Mondiale tra imperialismo e Impero</em> che la sostituzione di Mosca con Pechino avrebbe creato problemi per la leadership americana in quanto l’intelligenza cinese è molto più acuta di quella rozza delle steppe.</p>



<p>Assistiamo anche a un grosso problema di credibilità delle classi dirigenti, incapaci di gestire un passaggio così drastico senza perderne il controllo ideologico. Dal che possiamo registrare la ferocia dell’autodifesa delle autocrazie tiranniche e del marciume democratico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una situazione ottimale</h2>



<p>Ma….</p>



<p>&#8230;ma sfugge quasi a tutti perché le rappresentazioni dei conflitti (esteri come interni), rigorosamente in veste di imbecillità binaria, eccita e mobilita stupidità contrapposte.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Innanzitutto per carenza di formazione. Sia di formazione analitica, scientifica, che di formazione mentale <strong>di tipo radicale o rivoluzionario</strong>, che si collega con una conoscenza storica ben precisa ed è in grado di ravvisarne la continuità.</p>



<p>Poi per ragioni di indole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa ha spinto o spinge a fare politica in senso ideale?</h2>



<p>Innanzitutto la difesa etica ed esistenziale, ma questo appartiene soprattutto ai giovani e ai giovanissimi i quali, in effetti, sono quelli che oggi sbagliano di meno nell’autorappresentazione o nella delega dei sogni a un settimo cammelleria esotico. Ciò è più proprio ai boomers.</p>



<p>Poi c’è un’insofferenza caratteriale. Essa si esprime in tre categorie diverse, anche se gli eventi le fanno convivere quando c’è tensione fisica, reale, ma non quando, in normalità, c’è una ricerca di soluzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ci sono tre diverse R</h2>



<p>La prima è quella dei <strong>“Rivoltati”</strong>; ovvero di chi, per ragioni giuste o sbagliate, è insofferente verso quanto lo circonda e ne enfatizza tutti i lati negativi, esaltando al contempo ogni cosa che gli è lontano. È un’immaturità adolescenziale che può durare per tutta la vita.</p>



<p>Se si ritrovano senza una guida seria, i rivoltati hanno solo l’anelito di sedizione e scadono nella democrazia di folla.</p>



<p>Le barricate per le barricate. Questo non può che trascinare in basso in un vortice e che dare specularmente dignità a quanto viene osteggiato da una cagnara di canaglia.</p>



<p>Non è una teoria, né un’ipotesi: è la registrazione di ogni precedente storico analogo, da quando abbiamo memoria di società.</p>



<p>Peraltro, così come ammoniva Gaber “la gente s’incontra per un autobus che aveva perduto”, e allora i rivoltati insoddisfatti di ogni colore s’incontrano spesso in ammucchiate scomposte che non durano neppure il tempo di vedersi. Ma continuano a delirare che l’unione di più frustrazioni possa un giorno diventare una forza.</p>



<p>La seconda R è quella dei <strong>“Ribelli”</strong>. Il ribelle in qualche modo è un anarca. Egli può provare un’empatia meno forte per poli d’attrazione esistenziale e guerriera che pure dovrebbero parlare al suo cuore e può perfino sentirsi equidistante – non eticamente o moralmente ma emotivamente – tra la Russia che invade e gli ucraìni che combattono con onore, o anche fregarsene se la tirannia giudiziaria viene confermata o se le condizioni economiche e sociali della sua nazione peggiorano.<br>In fondo in fondo per il ribelle conta in misura schiacciante la sua scelta di vita aristocratica (non nel senso del ceto sociale) e molto di meno il resto.</p>



<p>La terza R è quella dei <strong>“Rivoluzionari”</strong>. Che non significa pretendere di fare la rivoluzione in senso insurrezionale o di cambiamento dei rapporti di produzione. Queste sono delle interpretazioni del termine.</p>



<p>Qualora ci si attenga all’essenziale, rivoluzionario è qualcuno che persegue un cambiamento rivoluzionario in primis delle mentalità. Non lo può fare senza un preciso faro ideale, senza una conoscenza storico-politica e senza un’analisi del reale che si coniughi con entrambi.<br><strong>Il rivoluzionario non può essere estremista o rivoltato perché dev’essere realista.</strong></p>



<p>E dev’essere inserito nel suo mondo: sia in quello della sua famiglia politica – direi anzi antropologica – che in quella del suo popolo e della sua terra. Deve essere fedele al suo Genius Loci, al suo ethnos e ai suoi riferimenti celesti.</p>



<p><strong>Inoltre dev’essere votato all’impersonalità.</strong></p>



<p>Non può quindi – proprio non può – schierarsi in favore di un qualsiasi soggetto esotico che gli sembri poter fare da castigamatti nei confronti di suo padre. Questa pulsione adolescenziale sessantottina può appartenere al rivoltato e a nessun altro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ribelle può essere anche un rivoluzionario?</h2>



<p>Certo e viceversa.</p>



<p>Un rivoltato può, forse, essere stato un rivoluzionario, ma poi ha perso la bussola. Che non significa che doveva scegliere questo piuttosto che quello, in quanto ciò rientra almeno in parte nella soggettività di ognuno, ma che non sa più quali siano i riferimenti del suo cammino, tanto che sceglie per negazione: s’identifica nel presunto nemico del suo presunto maggior nemico.</p>



<p>E dimentica sempre di definire in nome di quale stirpe parla: <strong>non può, perché la sta negando</strong>.</p>



<p>Un rivoltato è irrecuperabile? Non necessariamente, purché si riesca a recuperare il filo di Arianna in questo labirinto e che lui se ne avveda.</p>



<p>Non pretendo di essere Teseo, ma il mio ce lo metto:</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="CN7NYJQxqv"><a href="https://noreporter.org/tu-chiamala-se-vuoi-rivoluzione/">Tu chiamala se vuoi rivoluzione</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Tu chiamala se vuoi rivoluzione&#8221; &#8212; NoReporter" src="https://noreporter.org/tu-chiamala-se-vuoi-rivoluzione/embed/#?secret=pp5OmiFV51#?secret=CN7NYJQxqv" data-secret="CN7NYJQxqv" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p></p>
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		<title>L&#8217;egocerebro</title>
		<link>https://noreporter.org/legocerebro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 22:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'utilitarista</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quello che non ti fa essere generoso</p>



<p>Individuata la regione del cervello dove nasce l&#8217;incoerenza morale di chi predica bene e razzola male: si tratta della corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC), che ha il compito di integrare le informazioni pesando onestà e tornaconto personale per guidare le nostre azioni.<br>Il risultato, che potrebbe avere importanti implicazioni per l&#8217;istruzione e l&#8217;intelligenza artificiale, è pubblicato sulla rivista Cell Reports dai ricercatori dell&#8217;Università della scienza e della tecnologia della Cina.<br>&#8220;La coerenza morale è un processo biologico attivo&#8221;, osserva il ricercatore Xiaochu Zhang. &#8220;Essere una &#8216;persona morale&#8217; richiede che il cervello integri la conoscenza morale nel comportamento quotidiano, un processo che può fallire anche in persone che conoscono perfettamente il principio morale&#8221;.</p>



<p>Per identificare le regioni cerebrali associate all&#8217;incoerenza morale, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per scansionare il cervello di alcuni volontari durante un compito che richiedeva loro di valutare l&#8217;onestà e il profitto. I partecipanti potevano guadagnare più denaro essendo disonesti, ma dovevano anche valutare il proprio comportamento su una scala da 1 a 10 che andava da &#8216;estremamente immorale&#8217; a &#8216;estremamente morale&#8217;. Il team ha poi monitorato l&#8217;attività cerebrale dei partecipanti mentre giudicavano la moralità di altre persone impegnate nello stesso compito.</p>



<p>Nelle persone moralmente coerenti, ovvero che giudicavano se stesse e gli altri secondo gli stessi standard morali, la corteccia vmPFC si attivava in modo simile sia durante il compito comportamentale che durante quello di giudizio. Tuttavia, nei partecipanti moralmente incoerenti (coloro che giudicavano immorale l&#8217;imbroglio altrui ma valutavano il proprio in modo più indulgente) la vmPFC risultava meno attiva durante il compito comportamentale e meno connessa alle regioni cerebrali coinvolte nel processo decisionale e nella moralità. Per scoprire se l&#8217;attività della vmPFC avesse un ruolo causale, i ricercatori l&#8217;hanno stimolata in alcuni partecipanti, tramite un metodo non invasivo chiamato stimolazione transcranica a interferenza temporale, prima che questi eseguissero compiti comportamentali e di giudizio. I risultati hanno dimostrato che la stimolazione della vmPFC ha portato a livelli più elevati di incoerenza morale.<br>&#8220;Gli individui che mostrano incoerenza morale &#8211; sottolinea Zhan &#8211; non sono necessariamente ciechi ai propri principi morali; semplicemente, a livello biologico, non riescono a considerarli e applicarli nel proprio comportamento morale&#8221;.</p>
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		<title>Prima che vi vendano una storia capovolta</title>
		<link>https://noreporter.org/prima-che-vi-vendano-una-storia-capovolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 23:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È questo in realtà lo scontro elettorale in Ungheria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La sinistra è convinta di avere il vento in poppa.<br>Ha vinto il referendum sulla giustizia, ed è certa che chi ha votato No sosterrà poi il Campo Largo, il che è tutto da verificare.<br>Ora si appresta a cantare vittoria alle prossime elezioni in Ungheria, laddove, effettivamente, <strong>Orban</strong> viene dato in svantaggio di 18 punti percentuali.<br>Non sappiamo se andrà così, ma chiariamo subito la sua situazione.</p>



<p>Il suo avversario è <strong>Péter Magyar</strong>, di quarantacinque anni. Costui è uscito due anni fa dal partito di <strong>Orban</strong>, <em>Fidesz</em>, accusando il leader di gestione mafiosa e di corruzione. Sostiene che le famiglie <strong>Orban</strong>, <strong>Mészaros</strong> e <strong>Tiborcz</strong> si sarebbero spartite le ricchezze del paese, lottizzandolo.<br>Ritiene anche che l’attuale premier abbia tradito l’Ungheria, sottomettendola alla Russia e calpestando la memoria del 1956.<br>Di certo ha reso economicamente ed energeticamente dipendente la nazione dalla Russia.<br>Questo non gli ha però impedito di continuare a stare nella Nato e a percepire finanziamenti Ue.<br>Non è certamente l’unico cialtrone, ma sempre di quella categoria fa parte.</p>



<p>Per come la vedo io <strong>Magyar</strong> non ha torto. <strong>Orban</strong> apparteneva al partito comunista, così come la <strong>Merkel</strong> era vicina alla <em>Stasi</em> e, casualmente, entrambi hanno operato per vincolare unilateralmente le loro nazioni alle forniture russe. La <strong>Merkel</strong> aveva addirittura sabotato il nucleare tedesco. L’operazione di infiltrazione di quadri sovietici a destra è iniziata fin dal 1991 e sono stati capaci di prenderne spesso il possesso con un camaleontismo eccezionale. Ormai la contraffazione è di regola molto spesso e un po’ ovunque.<br>Non pretendo che si condivida questa mia convinzione maturata da tempo, ma sembra che  l’abbia anche <strong>Magyar</strong>.</p>



<p>Non possiamo dire se le elezioni rispetteranno i sondaggi, sappiamo però che le piazze ungheresi sono stracolme quando parla <strong>Magyar</strong> e che i temi da lui sollevati sono patriottici.</p>



<p>D’altronde il partito che ha fondato, <em>Tisza</em>, è apertamente nazionalista e si situa a destra.<br>Se dovesse effettivamente vincere, i trionfalismi della sinistra sarebbero una vera e propria appropriazione indebita. Non vengono messi in discussione temi patriottici e visioni esistenziali; nessun woke, nessun gender, nessun immigrazionismo e nessun globalismo, chiunque vinca.</p>



<p>Possiamo sostenere che si sta per assistere a un duello serrato tra opzioni nazionalistiche in Ungheria.<br>Uno dei due contendenti, però, <strong>Orban</strong>, ha un sostegno internazionalista notevole, dato che oltre a <strong>Putin</strong>, che di lui ha assoluto bisogno, sono entrati a gamba tesa nella campagna elettorale a suo favore <strong>Trump</strong>, <strong>Vance</strong> e il figlio del suo fraterno amico <strong>Netanyahu</strong>, recatosi addirittura in Ungheria a fare campagna elettorale per l&#8217;attuale premier, insistendo sul legame strettissimo tra questi ed Israele.</p>



<p>Staremo a vedere.</p>



<p></p>
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		<title>Siamo figli delle stelle</title>
		<link>https://noreporter.org/siamo-figli-delle-stelle-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 22:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Però danzanti...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>focus.it</p>



<p>Un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy porta a compimento un quadro scientifico che si stava costruendo da anni: i campioni dell&#8217;asteroide Ryugu (in foto) contengono tutte e cinque le basi azotate che compongono il DNA e l&#8217;RNA, le molecole alla base di ogni forma di vita conosciuta. Si tratta di adenina, guanina, citosina, timina e uracile, le stesse lettere dell&#8217;alfabeto genetico che codificano le informazioni biologiche di ogni organismo vivente.</p>



<p>La vita è nata sotto un bombardamento di asteroidi?<br>Le basi azotate sono componenti fondamentali del DNA e dell&#8217;RNA, le molecole che costituiscono il fondamento della vita sulla Terra. La loro presenza nel materiale extraterrestre non contaminato è cruciale per comprendere come questi composti possano formarsi in assenza di processi biologici e venire successivamente trasportati sulla Terra. La ricerca, condotta da un gruppo di scienziati giapponesi guidati da Toshiki Koga dell&#8217;Agenzia giapponese per le scienze marine e terrestri, arriva a distanza di circa due anni dalla prima rilevazione parziale: analisi precedenti dei campioni di Ryugu avevano già individuato la presenza dell&#8217;uracile, ma solo ora l&#8217;intero set di nucleobasi è stato confermato.<br>Tutto ha avuto inizio nel 2014, quando la sonda spaziale giapponese Hayabusa-2 è decollata per raggiungere Ryugu, un asteroide di circa 900 metri di diametro che orbita vicino alla Terra. Per raccogliere i campioni, la sonda ha utilizzato una tecnica originale: dopo aver abbassato la propria orbita a pochi metri di altitudine, ha sparato un proiettile di rame sulla superficie e ne ha convogliato i detriti direttamente in una camera a vuot<br>Il risultato sono stati 5,4 grammi di materiale originario, restituiti alla Terra nel dicembre 2020. Un aspetto fondamentale di questi campioni è la loro purezza: a differenza delle meteoriti cadute al suolo, che erano sempre state oggetto di dubbi per via della possibile contaminazione con l&#8217;ambiente terrestre, i campioni di Ryugu sono arrivati in capsule sigillate, escludendo ogni rischio di alterazione.</p>



<p>Un confronto tra rocce spaziali<br>Nel nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato due campioni distinti dell&#8217;asteroide, identificando in entrambi tutte le canoniche nucleobasi. Li hanno poi confrontati con i risultati ottenuti dalle meteoriti Murchison e Orgueil, e con i campioni dell&#8217;asteroide Bennu. Dal confronto emerge che Ryugu contiene quantità quasi equivalenti di purine (adenina e guanina) e pirimidine (citosina, timina e uracile). Gli altri campioni mostrano invece composizioni diverse: Bennu e la meteorite Orgueil risultano più ricchi di pirimidine, mentre la meteorite Murchison contiene una maggiore quantità di purine.<br>Queste differenze non sono casuali. Gli scienziati ritengono che possano dipendere dai livelli di ammoniaca presenti nei corpi progenitori degli asteroidi, che avrebbero influenzato i processi chimici responsabili della formazione delle nucleobasi. Proprio il ruolo dell&#8217;ammoniaca rappresenta uno degli aspetti più inediti dello studio: secondo Koga, la correlazione rilevata tra le proporzioni delle nucleobasi e la concentrazione di ammoniaca potrebbe indicare un meccanismo di formazione finora sconosciuto per questi composti nei materiali primordiali del sistema solare.</p>



<p>Il parallelo con Bennu<br>Nei campioni di Bennu, la concentrazione di N-eterocicli è risultata circa cinque-dieci volte superiore rispetto a quella rilevata su Ryugu. Oltre alle cinque basi azotate canoniche, i ricercatori hanno trovato anche xantina, ipoxantina e acido nicotinico, ovvero vitamina B3. Entrambi gli asteroidi appartengono alla categoria dei corpi carboniosi di tipo C, considerati tra i più antichi e primitivi del sistema solare. Il fatto che strutture molecolari così simili siano state rinvenute su due asteroidi distinti, oltre che nelle meteoriti Orgueil e Murchison, rafforza l&#8217;ipotesi che questi composti non siano una rarità cosmica ma piuttosto una caratteristica diffusa della materia primordiale.</p>



<p>Precursori, non organismi: cosa ci dicono davvero Ryugu e Bennu<br>Gli scienziati sono cauti nel trarre conclusioni affrettate. Koga ha sottolineato che la presenza di queste molecole non implica che la vita sia mai esistita su Ryugu. Indica piuttosto che gli asteroidi primitivi sono ambienti capaci di produrre e conservare i precursori chimici della biologia. Cesar Menor Salvan, astrobiologo dell&#8217;Università di Alcalá, ha chiarito che questi risultati non suggeriscono che la vita abbia avuto origine nello spazio, ma che grazie a scoperte come questa — sia su Ryugu che su Bennu — è ora possibile farsi un&#8217;idea molto più precisa di quali molecole organiche si possano formare in condizioni prebiotiche in qualsiasi punto dell&#8217;universo. La scoperta di tutti questi composti negli asteroidi suggerisce più che mai che i mattoni della vita non si siano formati sulla Terra bensì altrove, forse proprio su corpi come Ryugu o Bennu, per poi raggiungere il nostro pianeta attraverso impatti avvenuti nelle primissime fasi della storia del sistema solare.</p>



<p></p>
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		<title>Quando si dice essere arrivati alla frutta</title>
		<link>https://noreporter.org/quando-si-dice-essere-arrivati-alla-frutta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adnkronos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 22:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>può avere anche un altro significato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Magari più secca che fresca</p>



<p>Si chiama Mind ed è un regime alimentare che mixa i principi della dieta mediterranea e di uno schema che punta a contrastare la pressione alta. Raccomanda il consumo regolare di verdure a foglia verde e altri ortaggi, frutti di bosco, frutta secca, cereali integrali, pesce, legumi, olio d&#8217;oliva e pollame, oltre a un consumo moderato di vino. E fra i cibi da limitare indica burro/margarina, formaggio, carne rossa, dolci e cibi fritti da fast food. Secondo un team di scienziati, autori di una ricerca pubblicata online sul &#8216;Journal of Neurology Neurosurgery &amp; Psychiatry&#8217;, seguirne le prescrizioni potrebbe essere la chiave per mantenere giovane il cervello, rallentando i cambiamenti strutturali legati al suo invecchiamento.<br>In particolare gli esperti hanno scoperto che la dieta Mind è associata a una minore perdita di tessuto nel tempo, soprattutto di materia grigia, il centro di elaborazione delle informazioni del cervello, che svolge un ruolo chiave nella memoria, nell&#8217;apprendimento e nel processo decisionale, e a un minore ingrossamento dei ventricoli, che riflette l&#8217;atrofia cerebrale, in cui la perdita di tessuto è accompagnata dall&#8217;ingrossamento degli spazi pieni di liquido cerebrospinale.</p>



<p>Lo schema<br>Lo schema della Neurodegenerative Delay diet (Mind in breve), era già stato precedentemente collegato a una migliore salute cognitiva, osservano i ricercatori. Tuttavia, non era chiaro quale effetto potesse avere sui cambiamenti strutturali del cervello legati all&#8217;età, associati a malattie neurodegenerative come l&#8217;Alzheimer e il Parkinson. Per approfondire ulteriormente la questione, i ricercatori si sono concentrati su 1.647 persone di mezza età e anziane (età media 60 anni all&#8217;inizio dello studio) appartenenti alla coorte dei discendenti del Framingham Heart Study (Fos, Framingham Heart Study Offspring cohort). Tutti i partecipanti si sono sottoposti a regolari controlli medici ogni 4-8 anni, con risonanze magnetiche cerebrali ogni 2-6 anni a partire dal 1999, e hanno compilato almeno un questionario sulla frequenza del consumo dei vari alimenti durante i controlli effettuati tra il 1991-1995, il 1995-1998 e il 1998-2001 per la valutazione dell&#8217;apporto nutrizionale. Inoltre, si sono sottoposti ad almeno 2 risonanze magnetiche cerebrali tra il 1999 e il 2019, senza evidenza di ictus o demenza al momento della prima.<br>Il loro punteggio medio nella dieta Mind era di poco inferiore a 7 su un massimo di 15, dove 15 indica il livello più alto di aderenza. Nel gruppo collocato al top per i livelli di aderenza alla dieta Mind c&#8217;era maggiore probabilità di trovare donne e laureati, e minore probabilità che vi fossero fumatori o persone con obesità. Inoltre, un numero inferiore di loro presentava problemi di salute che potevano influire sulla salute del cervello, tra cui diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari. Durante un periodo di monitoraggio medio di 12 anni, le risonanze magnetiche di tutti i partecipanti hanno evidenziato riduzioni del volume cerebrale totale, della sostanza grigia, della sostanza bianca e dell&#8217;ippocampo, unitamente ad aumenti del liquido cerebrospinale, del volume ventricolare e delle iperintensità della sostanza bianca (punti luminosi indicativi di danno tissutale). Tuttavia, punteggi più elevati nella dieta Mind sono stati associati a una più lenta riduzione o perdita della materia grigia. Ogni aumento di 3 punti è stato associato a una perdita più lenta (0,279 centimetri cubi per anno), equivalente al 20% in meno di declino legato all&#8217;età e a 2,5 anni di invecchiamento cerebrale ritardato. Analogamente, ogni aumento di 3 punti nel punteggio della dieta Mind è risultato associato a una più lenta espansione del volume ventricolare totale di -0,071 cm³/anno, equivalente a una perdita di tessuto inferiore dell&#8217;8% e a un ritardo di 1 anno nell&#8217;invecchiamento cerebrale.</p>



<p>Il jolly dei frutti di bosco e la sorpresa in negativo dei cereali integrali<br>Tra i principali fattori dietetici che hanno contribuito alle associazioni benefiche osservate figurano i frutti di bosco, associati a un aumento più lento dei volumi ventricolari, e il pollame, anch&#8217;esso associato a un aumento più lento dei volumi ventricolari e a un declino più lento della materia grigia. D&#8217;altro canto, un maggiore consumo di dolci è stato associato a una più rapida espansione ventricolare e atrofia dell&#8217;ippocampo, mentre i cibi fritti da fast food sono stati anche collegati a un maggiore declino del volume dell&#8217;ippocampo. &#8220;Gli alimenti consigliati da Mind, ricchi di antiossidanti come i frutti di bosco, e fonti proteiche di alta qualità come il pollame possono ridurre lo stress ossidativo e attenuare i danni neuronali&#8221;, suggeriscono i ricercatori. &#8220;Al contrario, i cibi fritti dei fast food, spesso ricchi di grassi malsani, grassi trans e prodotti finali di glicazione avanzata, possono contribuire all&#8217;infiammazione e ai danni vascolari&#8221;.<br>Inaspettatamente, un maggiore consumo di cereali integrali è risultato associato a cambiamenti strutturali sfavorevoli, tra cui un declino più rapido della materia grigia e del volume dell&#8217;ippocampo, e una più rapida espansione ventricolare, mentre un maggiore consumo di formaggio è risultato associato a riduzioni più lente della materia grigia e del volume dell&#8217;ippocampo, a un minore ingrossamento ventricolare e a un minor numero di punti luminosi. Le associazioni riscontrate sono risultate coerenti in una serie di ulteriori analisi e più forti nei partecipanti più anziani, suggerendo che la dieta in questione potrebbe essere più vantaggiosa per chi è a maggior rischio di invecchiamento cerebrale più rapido o presenta una maggiore variabilità nel tasso di atrofia cerebrale, dicono i ricercatori.<br>Sono state inoltre osservate associazioni più forti per le persone che erano più attive fisicamente e non in sovrappeso o obese, il che suggerisce che strategie di stile di vita combinate potrebbero contribuire a ridurre il rischio di malattie neurodegenerative, aggiungono gli esperti. Il lavoro presentato &#8211; precisano &#8211; è uno studio osservazionale e, come tale, non è possibile trarre conclusioni definitive in merito a un rapporto di causa-effetto. Tuttavia, concludono gli autori, &#8220;questi risultati rafforzano il potenziale della dieta Mind come modello alimentare salutare per il cervello e ne supportano il ruolo nelle strategie volte a rallentare la neurodegenerazione nelle popolazioni anziane&#8221;.</p>
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		<title>Il materialismo che vuole spiegare il divino</title>
		<link>https://noreporter.org/il-materialismo-che-vuole-piegare-il-divino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[adnkronos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 22:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come se la materia non fosse a sua volta veicolo e strumento</p>
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<p>storicang.it</p>



<p>Delfi ostentava nell’antichità un grande potere simbolico, poiché lì, nel tempio di Apollo, si trovava la voce più ricercata del Mediterraneo antico. Parliamo della Pizia, sacerdotessa e oracolo, che emetteva risposte ambigue capaci di decidere tanto i destini personali quanto le guerre. La scena si ripete nelle fonti classiche. La sacerdotessa si sedeva su un tripode nell’adyton (la camera interna), respirava un pneuma (un vapore o soffio che emerge dalla terra) ed entrava in trance. La cosa straordinaria è che oggi, con i dati scientifici alla mano, quella descrizione risulta un’ipotesi più che plausibile.<br>Esiste una spiegazione geologica basata su emissioni naturali di idrocarburi &#8211; tra cui l’etilene &#8211; sotto il tempio, associate a faglie tettoniche e a una roccia calcarea porosa ricca di composti organici che suggerisce che la sacerdotessa probabilmente inalasse gas capaci di alterare il suo stato mentale, favorendo uno stato di trance che poi i sacerdoti interpretavano come messaggi divini e presagi del futuro.</p>



<p>Il pneuma e la scienza<br>In origine il racconto dei vapori “divinatori” fu scartato, poiché i primi scavi moderni (tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX) non trovarono la grande fessura che ci si aspettava sotto il tempio. E poiché a Delfi non ci sono vulcani, molti conclusero che non potesse esistere alcun gas capace di alterare la coscienza della sacerdotessa.<br>Ma la storia cambiò negli anni novanta quando il geologo Jelle Zeilinga de Boer e l’archeologo John R. Hale, insieme ad altri specialisti (chimici e tossicologi), proposero qualcosa di meno cinematografico e più geologicamente realistico. La loro ipotesi sosteneva che non fosse necessaria una grande frattura visibile, bastava una rete di microcanali in roccia porosa e l’intersezione di due faglie sotto il santuario per permettere a certi gas di risalire e influenzare chi li inalava.<br>Questo dettaglio si accorda proprio con gli scritti di autori antichi come Plutarco, sacerdote di Apollo a Delfi negli ultimi anni della sua vita. Nella sua epoca, infatti, il pneuma sembrava meno intenso rispetto al passato e l’oracolo perse prestigio con il tempo. Se il sistema di microcanali si fosse ostruito a causa di depositi minerali o per altri motivi naturali, il flusso di gas avrebbe potuto diminuire o persino estinguersi, spiegando così la perdita di influenza dell’oracolo ai tempi del maestro Plutarco.</p>



<p>Che cosa hanno trovato esattamente?<br>Lo studio dei campioni suggerisce che la roccia calcarea situata sotto il tempio è ricca di idrocarburi come metano, etano ed etilene; e l’etilene si distingue per una ragione molto specifica: ha un odore dolciastro ed è stato usato come anestetico nel XX secolo. Se si trova in concentrazioni elevate, può causare perdita di coscienza, ma, a dosi più basse, come potrebbe essere stato questo caso, derivante dall’accumulo in uno spazio poco ventilato a causa del fatto che la pietra sia porosa e permetta al gas di risalire, provoca uno stato alterato, maggiore emotività e amnesia parziale. Inoltre, l’etilene si associa perfettamente a quel carattere &#8220;profumato&#8221; che le fonti antiche descrivono.</p>



<p>Poté l’etilene “creare” l’Oracolo?<br>Il mito dell’oracolo include urla, agitazione, esaurimento successivo dopo sessioni faticose e, in rari casi, collassi. Suona come un’intossicazione?Per alcuni tossicologi, sì, poiché tali schemi ricordano gli effetti di certi inalanti (che provocherebbero euforia intensa). Pur non convalidando la profezia dell’oracolo di Delfi, questo spiega il meccanismo che poteva creare uno stato mentale ideale affinché l’ambiente circostante (sia i sacerdoti sia i fedeli) lo interpretasse come un messaggio divino.<br>Tuttavia, non tutti gli studiosi sono convinti. Le concentrazioni misurate in campioni d’acqua (per esempio, 0,3 ppm in alcune analisi) potrebbero essere state troppo basse per indurre allucinazioni; e inoltre l’etilene è leggermente più leggero dell’aria, perciò accumularlo in uno spazio aperto o ben ventilato sarebbe difficile.<br>Significa questo che l’ipotesi è sbagliata? Non necessariamente. Significa che, come spesso accade in archeologia e scienza storica, il puzzle ha pezzi dai contorni sfumati. Bisognerebbe inoltre aggiungere la preparazione psicologica, il simbolismo, il rituale e il contesto sociale come elementi altrettanto decisivi per trasformare uno stato alterato in profezia.<br>Il fatto che il tempio di Delfi fosse così imponente in questo caso potrebbe dipendere dal fatto che la sua architettura favorisse l’accumulo di gas in una camera interna e, per questo, la Pizia inalasse gas naturali (possibilmente con etilene tra essi) che alteravano la sua coscienza e contribuivano al trance descritto dagli autori antichi.</p>
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		<title>Fortunatamente non c&#8217;era la Sharia</title>
		<link>https://noreporter.org/fortunatamente-non-cera-la-sharia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RaiNews]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 22:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una porca fortuna!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Esperimento cinese</p>



<p>Un uomo di 56 anni con grave insufficienza epatica è rimasto quasi 3 giorni collegato chirurgicamente a un fegato di maiale in attesa di un trapianto di fegato da donatore sano.<br>La procedura senza precedenti (detta di perfusione extracorporea) non è stata ancora oggetto di una pubblicazione scientifica ma è anticipata sul sito della rivista Nature.</p>



<p>I chirurghi hanno collegato l&#8217;uomo a un fegato di maiale esterno al suo corpo, in modo che potesse filtrare i prodotti di scarto nocivi del sangue. Scollegato dal sistema, il paziente ha poi ricevuto un fegato umano e si sta riprendendo bene, afferma Lin Wang, uno dei chirurghi che hanno guidato l&#8217;intervento svolto a gennaio presso l&#8217;Ospedale Xijing dell&#8217;Università Medica dell&#8217;Aeronautica Militare di Xi&#8217;an, in Cina.<br>La procedura di perfusione è una terapia ponte salvavita, che consente al paziente di aspettare un organo da un donatore umano. Finora questo tipo di procedura era stata tentata sperimentalmente solo su pazienti in coma irreversibile.<br>Il ricevente in Cina soffriva di epatite B cronica, una grave malattia epatica e il suo fegato presentava danni causati dall&#8217;alcol, con conseguente e improvvisa insufficienza epatica.<br>Era stato ricoverato a Shanghai per un mese prima che l&#8217;équipe di Wang lo curasse. In assenza di un organo da donatore disponibile, i chirurghi hanno deciso, con il consenso dell&#8217;uomo e della sua famiglia, di testare se un fegato di maiale potesse sostituire le funzioni del suo fegato in difficoltà.<br>Il fegato di maiale conteneva sei modificazioni genetiche per renderlo compatibile e quindi ridurre il rischio di reazioni di rigetto, ed è stato fornito dall&#8217;azienda ClonOrgan Biotechnology di Chengdu. Per collegarlo al corpo del paziente i chirurghi hanno &#8216;collegato&#8217; dei tubi a una vena della gamba dell&#8217;uomo. Il suo sangue è stato deviato attraverso il fegato di maiale per rimuovere i prodotti di scarto nocivi che si accumulano a causa dell&#8217;insufficienza epatica. I medici hanno affermato che non vi erano segni di rigetto dell&#8217;organo e che la funzionalità epatica dell&#8217;uomo aveva iniziato a migliorare.<br>Naturalmente, si legge su Nature, bisognerà aspettare di conoscere i dettagli della sperimentazione per capire se la procedura è sicura e riproducibile.</p>
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		<title>E la verità si offre nuda a noi</title>
		<link>https://noreporter.org/e-la-verita-si-offre-nuda-a-noi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 23:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che l'esito referendario deve insegnarci</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Tante le grinte, le ghigne i musi, vagli a spiegare che è primavera!</em></p>



<p>Tutti tristi, indignati, incazzati e in cerca di colpevoli?</p>



<p>Affermai che sarebbe servito un vero miracolo per ottenere la vittoria in un referendum che vedeva compatte tutte le camarille perché la riforma avrebbe messo in discussione i poteri assoluti e i privilegi di una casta ereditaria che tiene in ostaggio tanto il paese legale quanto il paese reale con il sostegno di tutto quello che oggi si definisce “deep state”. <em>Deep state </em>che, a sua volta, la casta garantisce nella tenuta e nell’alimentazione.</p>



<p>Non c’era partita. Solo chi s’illude a proposito dell’equità democratica e non ha ben chiara la differenza tra organizzazione oligarchica e consensi individuali, può aver pensato che fosse possibile vincere.<br><strong>Il vero errore è consistito nella fiducia ingenua nella favola democratica che vela una realtà sempre molto diversa.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Al referendum era impossibile non andare, ma per vincerlo sarebbe servito un intervento divino</h2>



<p>E si spera che se ne terrà conto in seguito.</p>



<p>Ora tutti sottolineano gli errori di comunicazione del Sì.<br>C’è parecchio di vero, ma non ci sarebbe potuta essere partita basata sul convincimento dialettico perché si sa benissimo, come lo si vede dai successi quotidiani dei talk show che sono mediamente sguaiati e disgustosi, che non esiste mai confronto razionale, che prevalgono gli strilli e gli insulti e che sono questi che piacciono.</p>



<p>Inoltre le camarille hanno in mano la gran parte dei media, chiunque stia al governo, e non c’era perciò maniera di confrontarsi sul serio senza subire costanti sabotaggi, discreti quanto sfacciati.</p>



<p>La sola mossa che forse avrebbe potuto modificare, non dico il risultato, ma il gap, sarebbe stata di preparare esclusivamente <strong>delle brevi video clip</strong>.<br>Una che mostrasse come la giustizia funziona nelle altre nazioni e che attestasse sia la modernizzazione che la trasparenza della riforma.<br>Un’altra che spiegasse esattamente cosa sarebbe cambiato.<br>Una terza che dimostrasse quanto la politica è – oggi – coinvolta con la gestione consociativa della casta giudiziaria e come, appunto, questo si sarebbe trasformato.</p>



<p>Più che dimostrare razionalmente che la casta stava mentendo su tutto, sarebbe stato utile farlo dedurre agli elettori stessi, usando poche frasi e buone immagini.<br><strong>Se si fossero convinti da soli, nessuno avrebbe intaccato le loro certezze.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il No avrebbe vinto comunque</h2>



<p>perché basta dare un’occhiata a come reagisce l’elettorato, non solo quello italiano, quando viene chiamato ad avallare modifiche.</p>



<p>Non soltanto si partiva in svantaggio di diverse centinaia di migliaia di voti organizzati dalle scuderie avverse, ma c’era in gioco la psicologia generale che è conservatrice, non ideologicamente, mentalmente. Prevale la logica – ripulita in salotto – del contadino “scarpe grosso, cervello fino”.<br>Tutti i cambiamenti sono stati sempre rifiutati perché “non si sa mai”.</p>



<p>Passano solo quelli che promettono di far risparmiare denaro. Per esempio i tagli dei parlamentari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non si può quindi cambiare nulla? </h2>



<p>No, se la decisione è affidata esclusivamente all’elettore. In qualunque paese e in ogni situazione è così: ad assumersi le responsabilità, soprattutto quelle dell’autonomia, che è una scelta impegnativa per le pecore, è sempre una stretta minoranza.</p>



<p>Però se lo richiede il potere (non il governo, non la maggioranza, il potere che non è precisamente sinonimo dei due), allora diventa un plebiscito.</p>



<p>Così è stato in Francia sia quando è stato chiamato all’unanimità il <strong>Maresciallo Pétain</strong> (poi tradito ovviamente dopo aver fatto il suo dovere di salvare la nazione), sia quando venne creata la repubblica presidenziale con <strong>de Gaulle</strong>. Nel lasso di soli 18 anni!</p>



<p>Così in Spagna con la Costituzione.<br>Perché tutte le centrali di potere erano d’accordo e il popolo ha eseguito sollevato.</p>



<p>Se il potere – non il governo o la maggioranza – avesse voluto riformare la giustizia, il Sì avrebbe vinto con percentuali bulgare.</p>



<p>Esorto quindi a non dare tutta quest’importanza agli errori di comunicazione e a concentrarsi su quello che è essenziale. <strong>Nello specifico la sociologia del potere e la psicologia delle masse</strong>.<br>Ogni modifica incontra sempre la resistenza di chi perde privilegi o potere e la sua forza di attrito si sposa con la grettezza e con la pavidità dei più.</p>



<p>C’è però dell&#8217;altro. Al di là della carenza di lobby di popolo che possano competere con il marciume clientelare, esiste pur sempre la spinta cesarista del populismo sano che – consapevole di non saper decidere – affida a chi lo guida il compito di sfidare il marcio.</p>



<p>Tutto questo non è cambiato. Non è questo ad essere stato sconfitto, perché la trama era un’altra.</p>



<p>Ma la sconfitta inevitabile del cambiamento è intesa come preludio per sconfiggerlo da ora.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E qui si deve rompere lo schema, non farsi dettare l’agenda e men che meno il clima</h2>



<p>Sapendo che dalle 15 del 23 marzo è partita la caccia con l’intento di sterminare ogni anelito di libertà.</p>



<p>E non lo nascondono.</p>



<p>Poco importa se ti chiami <strong>Enrico Mattei</strong>, <strong>Bettino Craxi</strong>, o <strong>Silvio Berlusconi</strong>, il potere reale, con il suo tanfo e il suo incurabile e congenito rancore, vuole tagliare le gambe a chiunque non strisci.</p>



<p>Così possiamo goderci perfino lo spettacolo di quel <strong>Giuseppi</strong> Conte che ha fatto da zerbino a <strong>Trump</strong>, che ha provato a far entrare i soldati russi nelle nostre basi – che hanno trovato però il sano e coraggioso rifiuto del nostro esercito – e che ci ha svenduti alla Cina, che osa accusare di subalternità <strong>Giorgia Meloni</strong>.</p>



<p>La quale però è la prima politica italiana, quasi cinquant’anni dopo <strong>Aldo Moro</strong>, a essere minacciata mafiosamente di morte da un “alleato” americano di destra. Dopo essere stata insultata dal buffone <strong>Bannon</strong>. Lei, non certo i <strong>Giuseppi</strong> o gli ultrà.</p>



<p>Ma quanti se ne avvedono? E, soprattutto, quanti preferiscono minimizzarlo, favorendo così sempre e comunque il nemico?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione quindi è che</h2>



<p>se da un lato si deve operare per la lobby di popolo, dall’altra si deve comprendere la differenza essenziale tra spinte cesariste, bonapartiste, peroniste, o come meglio volete chiamarle, e imparare a fare leva su ambo le cose, ben sapendo chi e cosa si ha contro.</p>



<p>E ridurre pertanto gli spazi d’intervento e di decisione di tanti soggetti che si trovano tra la leader e il suo popolo.</p>



<p>Così si riuscirà a togliere anche il freno a una nuova, indispensabile, riforma della Magistratura.</p>



<p><strong>Il popolo, pur fingendo il contrario, non vuole decidere, bensì decidere chi decide.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dagli amici mi guardi Iddio</h2>



<p>Peraltro ho la convinzione che per motivi non confessabili, molti del centrodestra abbiano lasciato la <strong>Meloni</strong> da sola costringendola a entrare direttamente in campo contro ogni sua intenzione.</p>



<p>Perché &#8211; non è solo una caratteristica italiana, ma qui è molto sfacciata &#8211; la tattica più usata contro qualcuno è il subdolo tradimento.<br>Seguito da tentativi di sedizione, anche preparati e pilotati da lontano con la promozione di personaggi “irriducibili” che – come dei <strong>Giuseppi</strong> dall’altra parte – si atteggiano a duri e puri e insultano quei poteri stranieri da cui in realtà dipendono e per i quali lavorano e da cui sono stati magari anche insigniti e premiati.</p>



<p>Chi vuol capire capisca.</p>



<p>So che in diversi faranno finta di non avere colto perché amano farsi stuprare il cervello mille e mille volte. Anche questo è scontato.</p>



<p>Non dimenticarlo mai: il primo nemico sei tu, ma il secondo ce l’hai più spesso vicino che non di fronte.</p>



<p><strong>La vittoria del No, in sé e per sé non merita neppure troppa attenzione</strong>, quello che conta è tutto quello che la precede, l’ha accompagnata e intende sfruttarla. Anche tra i felloni nel Sì.</p>



<p></p>
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		<title>La gioventù ritorna all&#8217;antico</title>
		<link>https://noreporter.org/la-gioventu-ritorna-allantico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ANSA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 22:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alterview]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Segnali sempre più positivi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Anche qui</p>



<p>Nell&#8217;ultimo anno, la Gen Z e i Millennials in Italia hanno registrato i tassi di partecipazione ai concerti di musica classica più alti d&#8217;Europa.<br>Al contempo, i Boomer italiani hanno mostrato uno dei livelli di coinvolgimento più forti a livello globale. È quanto emerge dal rapporto Classical Pulse 2026: Prospettive sulle abitudini di ascolto della musica classica, il primo studio globale realizzato da Candlelight, la serie di concerti curata da Fever, che analizza le abitudini di oltre 8.000 persone in dieci Paesi.<br>Lo studio esplora le motivazioni che spingono il pubblico ad avvicinarsi alla musica classica, le barriere che incontrano e come queste esperienze possano evolversi per soddisfare meglio le loro aspettative.</p>



<p>L&#8217;Italia è prima in l’Europa per la partecipazione giovanile<br>Dalla ricerca emerge che più della metà degli italiani (57%) ha assistito a un concerto di musica classica almeno una volta nella vita. Tra questi ultimi, spiccano le nuove generazioni: il 96% degli italiani under 45 ha partecipato a un concerto nell&#8217;ultimo anno, un dato che pone l&#8217;Italia al primo posto in Europa per affluenza giovanile. Un entusiasmo simile si riscontra solo in America Latina, con il 95% in Messico e il 96% in Brasile.<br>Sebbene questo l’interesse dei più giovani sia risultato molto evidente tra i dati raccolti, l&#8217;Italia si distingue nel panorama globale anche per l&#8217;alto coinvolgimento delle fasce più mature. La fascia d’età 45-54 anni riporta un tasso di partecipazione dell&#8217;89% (il secondo più alto al mondo, a pari merito con la Francia e subito dopo il Messico). Anche i Boomer italiani si posizionano ai vertici globali con il 77%, secondi solo alla Francia (79%) e al pari del Brasile.<br>Oltre alla partecipazione agli eventi, gli italiani portano avanti un legame personale diretto con il genere: il 45% dichiara di essere legato alla musica classica (come studente, insegnante, musicista dilettante o professionista, o tramite relazioni strette). Tra chi esprime interesse, il 28% ascolta musica classica regolarmente, mentre il 49% lo fa occasionalmente.</p>



<p>Barriere d&#8217;accesso e percezione: cosa frena il pubblico italiano<br>In Italia, il disinteresse rimane il principale ostacolo: il 29% di chi non ha mai partecipato a un concerto dichiara semplicemente di non essere attratto dal genere. Tuttavia, pesano molto anche le sfide legate all&#8217;accessibilità e alla percezione. Il 23% lamenta la mancanza di un’offerta musicale nelle vicinanze, mentre il 21% cita il costo elevato dei biglietti.<br>Anche la consapevolezza gioca un ruolo cruciale: il 23% ritiene di non possedere conoscenze sufficienti per apprezzare un concerto. Parallelamente, il 16% considera gli eventi di musica classica troppo formali, il 15% li definisce noiosi o troppo lunghi e il 13% dichiara di non avere nessuno con cui andare. Nel complesso, questi dati rivelano che per una parte degli italiani la musica classica fatica ancora a liberarsi da un’aura di esclusività e complessità, venendo spesso percepita come distante, costosa o difficile da fruire.</p>



<p>Nuove opportunità per connettersi con il pubblico<br>Nonostante il coinvolgimento degli italiani sia moderato, l’indagine evidenzia ampi margini per avvicinare il genere a nuovi target. Sebbene le sale da concerto tradizionali restino fondamentali per il consumo della musica classica, cresce l’interesse per format innovativi. In particolare, il 30% degli italiani apprezza location insolite (come monumenti storici, musei o hotel), il tasso più alto registrato a livello globale, a conferma di un forte desiderio di vivere la musica classica in contesti unici. Anche gli effetti visivi (24%) e le contaminazioni tra generi (21%) sono molto apprezzati, suggerendo che una presentazione più curata e l&#8217;inserimento di elementi crossover possano aiutare ad ampliare l&#8217;audience. Al contrario, le componenti interattive riscuotono meno successo (12%), indicando che il pubblico preferisce un’esperienza di ascolto e visione piuttosto che una partecipazione attiva.<br>Oggi la musica classica è spinta da fan giovani e &#8220;digital-first&#8221;, rafforzata da legami personali e sociali, ma ancora frenata da barriere d&#8217;accesso e mancanza di interesse e rinnovata sempre più grazie a format immersivi e location insolite. Il futuro del genere non riguarderà solo l’ascolto, ma l’esperienza stessa: connettersi con più persone, in modi sempre nuovi e coinvolgenti.</p>



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		<title>Bravo chi ha votato per il Sì!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Adinolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 16:59:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un risultato annunciato ma l'oligarchia ha tremato e non è invincibile</p>
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<p>Mi complimento con chiunque si sia battuto per il SÌ, ben sapendo che si trattava quasi di una missione impossibile.</p>



<p>Come si può verificare, l’avevo detto fin dall’inizio.</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="H3DLuM7lPx"><a href="https://noreporter.org/provaci-don-chisciotte/">Provaci Don Chisciotte!</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Provaci Don Chisciotte!&#8221; &#8212; NoReporter" src="https://noreporter.org/provaci-don-chisciotte/embed/#?secret=3D8GFNQ5mK#?secret=H3DLuM7lPx" data-secret="H3DLuM7lPx" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>E avevo messo in guardia su quello che fin da domani potrà accadere.</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="xEUqKjd6bp"><a href="https://noreporter.org/che-si-faccia-quello-che-devessere-fatto/">Che si faccia quello che dev&#8217;essere fatto!</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Che si faccia quello che dev&#8217;essere fatto!&#8221; &#8212; NoReporter" src="https://noreporter.org/che-si-faccia-quello-che-devessere-fatto/embed/#?secret=0BoGRs3UPY#?secret=xEUqKjd6bp" data-secret="xEUqKjd6bp" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>Che il No avrebbe vinto stava nell’ordine delle cose, in quanto <strong>la riforma aveva messo seriamente in pericolo privilegi consolidati e interessi consociativi</strong> e perciò contro di essa tutto il sistema parassitario, tutto il potere “sussidiario” si è coalizzato compatto.</p>



<p>Abbiamo avuto le alzate di scudi di monsignor <strong>Zuppi</strong>, con il silenzio ufficiale e oggettivamente complice della Chiesa; abbiamo registrato la mobilitazione dei musulmani italiani; abbiamo assistito alla chiamata alle armi di tutto l’apparato sindacale e partitico delle sinistre; abbiamo letteralmente udito il silenzio interessato di tutto il crimine organizzato al quale sapere con largo anticipo chi lo giudicherà è evidentemente molto più utile che scoprirlo. Abbiamo assistito, ovviamente, all’ingiustificata quanto farsesca entrata in scena dell’Anm.</p>



<p><br>Di fronte c’erano i pur tanti tartassati dalla tirannide togata, a iniziare dalla figlia di <strong>Enzo Tortora</strong>, gli intellettuali onesti che non hanno abbandonato la loro battaglia libertaria (<strong>Sansonetti, Parisi, Cassese</strong> ecc). Abbiamo avuto anche politici onesti, come <strong>Calenda</strong>.</p>



<p>La mala fede in nome di un’appartenenza d’area è stata però così importante che ha perfino caratterizzato le scelte di alcuni che pure hanno subito il Teorema <strong>Calogero</strong> o porcherie simili.<br><br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Di fronte a tutte queste consorterie </h2>



<p>c’erano cittadini soli, chiamati a farsi un’idea su qualcosa che quasi nessuno ha spiegato perché, figli di una genìa non solo menzognera ma contraffattrice, i sacerdoti del NO hanno fatto campagna rovesciando completamente il quadro fino a far passare due enormità ignominiose. Che la riforma volesse sottomettere la giustizia alla politica quando, nero su bianco, ed evidentissimo, era esattamente il contrario. Che si stesse modificando la Costituzione, cosa già accaduta diciotto volte senza problemi. Peraltro oggi sarebbe avvenuto nella direzione che era stata proposta dai giuristi costituenti ma venne bloccata da Togliatti a cui faceva comodo mantenere il sistema emergenziale varato, per la guerra, nel 1941.</p>



<p>In pratica chi ha votato NO lo ha fatto per interesse e privilegio o perché invischiato in una ragnatela di prese per il sedere e ha avallato esattamente quello che pensava di voler sventare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ora i falsari cantano la loro vittoria, esattamente come fa qualsiasi venditore di merce avariata una volta piazzata</h2>



<p>Ma non è questo il punto.<br>Quello che conta sono altre cose.</p>



<p>PUNTO PRIMO: L’Italia che da tre anni sta marciando alla grande sul campo internazionale e che ha acquisito un rispetto che non aveva più dai tempi di <strong>Craxi</strong>, nonché un ruolo strategico divenuto importante, ne esce indebolita in Europa perché oggi ha mantenuto una tirannia giuridica incompatibile con i paesi europei. Senza contare che la riforma della giustizia era anche una condizione che i nostri partner ci richiedevano nel pnrr che potrebbe perfino essere rimesso in discussione.</p>



<p>PUNTO SECONDO: Nelle partite internazionali oggi in atto può convenire a Cina, USA (sì USA), Israele e Russia (che sulle infiltrazioni sovversive ha la sua sola forza) di cercare di cambiare, ora o tra un anno, maggioranza italiana e soprattutto premier. Lo scopo è triplice: riportarci alla sottomissione totale di tre anni fa; indebolire – eliminando il nostro ruolo di mediazione e di filtro – l’Europa; boicottare e frenare l’Eurafrica con il Piano <strong>Mattei</strong>.</p>



<p>PUNTO TERZO: La tirannide è stata messa in discussione. Ne è uscita con sollievo, ma è vendicativa. Abbiamo già visto alla vigilia quali sono stati i messaggi sia sostanziali (la Cassazione su Cgil e <strong>Cavallini</strong>) sia a parole (“con voi faremo i conti dopo”).<br>Chi li conosce sa bene che non sanno perdere ma non sanno neppure vincere perché, non trattandosi di gente solare, serena, forte, ma di cultori della formula subdola, della calunnia impunita, non sanno cosa siano la temperanza e la magnanimità.<br>Lo conosciamo sulla nostra pelle, per alcuni di noi non è una novità, ci siamo abituati.<br>Prepariamo anche gli altri che s’illudono che non sia così!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mi complimento con chiunque si sia battuto per il SÌ, ben sapendo che si trattava quasi di una missione impossibile</h2>



<p>Ora non dobbiamo viverla coma una disfatta, bensì come il richiamo al proprio posto di combattimento per difendere la nostra terra – Italiana ed Europea – e il nostro diritto, conquistato, di stare a testa alta. Soprattutto quando la canaglia si ringalluzzisce.</p>



<p>Nessun avvilimento e nessun disfattismo.<br>I privilegi tenuti in piedi in qualsiasi modo non cambiano nulla nella LORO decadenza e nell’inesorabile tramonto di chi non ha più alcun rapporto con la realtà e con la natura.</p>



<p>Come si è già visto in altri scenari, la difesa con unghie e denti di uno status che fa acqua da tutte le parti rende solo più lacerante la fine.</p>



<p>La LORO fine, perché sono in declino irreversibile, incapaci ormai di gestire qualsiasi loro vittoria, in quanto sono in crisi di corrispondenza con la realtà e non hanno alcuna possibilità di venirne fuori.</p>



<p>Non siamo noi a dover disperare del domani.<br><strong>E comunque, buon 23 marzo, anche allora sembrò partire sconfitto&#8230;</strong></p>



<p></p>
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